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Nuova Emigrazione: Le cifre di chi abbandona il Mezzogiorno, i giovani che partono sono tre volte di più dei dati ufficiali.

di Francesca Coleti (*) e Massimo Angrisano (**) – (da Il Manifesto dell’11/a/2017)

Per la prima volta dopo molti anni, nel 2016 il saldo migratorio in Campania e in molte regioni del mezzogiorno è risultato negativo. In poche parole, la bilancia tra il numero di immigrati che hanno stabilito residenza nella nostra regione e quello dei giovani che invece sono partiti per cercare lavoro all’estero, pende dalla parte di questi ultimi.

La nuova emigrazione del mezzogiorno è tre volte superiore ai dati Istat e supera il numero degli immigrati e profughi: costatazione fin troppo facile per la Filef (la Federazione italiana lavoratori emigrati e famiglie) che invita a contare non le cancellazioni di residenza di chi è partito già da anni, ma l’iscrizione ai registi di ricerca lavoro nei paesi meta dei giovani meridionali – Germania e Gran Bretagna prima di tutti – dove le cifre superano di tre/quattro volte quelle contabilizzate dall’Aire, l’anagrafe italiana dei residenti all’estero.

“Via dall’Italia in centomila”. Falso: sono quasi il triplo. Fuori dai piedi - Secondo la Federazione lavoratori emigranti quelli che vanno via sono di più di quelli che Istat riesce a censire: ecco perché.

di Gianluca Roselli - (da Il Fatto Quotidiano 24 dicembre 2016)

Causa l’infelice uscita del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, si è tornati a parlare della fuga degli italiani all’estero. Un esodo di massa, iniziato con i primi vagiti della crisi economica tra il 2007 e il 2008, che non sembra arrestarsi. E nel 2017, saranno trascorsi dieci anni. I numeri, però, sono ben più alti di quelli certificati dall’Istat. Secondo l’Istituto di Statistica, gli emigranti italiani sono stati 101mila nel 2014 e 107mila nel 2015. In realtà, nell’ultimo biennio, sarebbero emigrate tra le 250 e le 300mila persone all’anno.

Questi numeri arrivano da Filef (Federazione italiani lavoratori emigranti e famiglie), uno dei principali organismi a radunare associazioni e circoli di italiani all’estero. La differenza sta nella modalità di calcolo. L’Istat, infatti, elabora i dati basandosi sul numero di persone che si cancellano dal comune italiano di residenza. Il cambio di residenza, però, in media arriva dopo quattro anni di vita e lavoro all’estero. Filef, invece, si basa sulle registrazioni effettuate appena arrivati nel nuovo Paese.

In Germania, per esempio, per lavorare si deve segnalare la propria presenza alla polizia e quel dato va subito al ministero dell’Interno. In Gran Bretagna, occorre avere un “national insurance number”, una sorta di codice fiscale. E anche in questo caso i dati vengono registrati immediatamente. Così, per prendere questi due Paesi, i primi come emigrazione italiana in Europa, nel 2014 in Germania i dati tedeschi parlano dell’arrivo di 57.523 italiani contro un dato Istat di 11.731; mentre nel 2015 ne sono arrivati 70.338 (mentre Istat parla di 14.270): 45mila in più nel 2014 e 56mila nel 2015. Lo stesso conteggio si può fare sulla Gran Bretagna: nel 2014 si sono trasferiti 42mila italiani, per l’Istat solo 12.933; nel 2015 sono 57.600, per Istat solo 13.425. I dati reali parlano dunque di 29 mila ingressi italiani in più nel 2014 e 44 mila nel 2015. Una bella differenza. E proprio l’immigrazione selvaggia è una delle cause di Brexit.

Sulle dichiarazioni del ministro del lavoro Poletti

di Rodolfo Ricci

Le dichiarazioni del riconfermato Ministro del Lavoro Poletti danno un’idea della qualità – non solo politica –  dell’uomo; le scuse tardive, lo confermano, perché mostrano, per la totale antinomia con quanto lui ha detto, che non sono farina del suo sacco, ma un suggerimento arrivato in extremis da altri. Poletti con le sue affermazioni mostra la totale ignoranza delle questioni che dovrebbero essere al centro della sua attenzione e del suo incarico: se per lui non è significativo e degno di considerazione che centinaia di migliaia di giovani italiani sono costretti a lasciare il paese per lavorare (ben oltre i supposti cento mila all’anno), lui non è un ministro del lavoro, ma è uno che lavora per altri ambiti e per altri ambienti.

REFERENDUM: Comunicato stampa di Claudio Micheloni, presidente Cqie Senato

Desidero ringraziare tutti gli elettori italiani residenti all'estero che hanno preso parte al referendum di domenica, indipendentemente dalla preferenza espressa nelle urne, e la rete diplomatico-consolare per il considerevole lavoro svolto al servizio dei cittadini.
Un milione e 246.342 elettori, pari al 30.75% degli aventi diritto, rappresentano un risultato importante e significativo in termini di partecipazione democratica, un risultato non scontato dopo il deludente tasso di partecipazione registrato in occasione delle elezioni dei Comites. Nel collegio Europa l'affluenza raggiunge il 33.7%, con 730.109 votanti.

La Costituzione è salva. Anche la rappresentanza degli italiani all’estero.

La Filef accoglie con soddisfazione lo straordinario risultato del referendum costituzionale. Si è trattato di una storica espressione di grande partecipazione popolare, massiccia ed unica nella storia recente d’Italia. I tentativi di manomissione della Carta costituzionale sono miseramente falliti. Se essa dovrà essere riformata, ciò dovrà essere fatto verso una maggiore valorizzazione della funzione parlamentare e di democrazia diretta, non verso il contrario. E l’obiettivo che ci riguarda tutti è quello della sua piena attuazione, ancora in gran parte disattesa.

Onore a Fidel Castro

“la morte di Fidel Castro addolora tutti coloro che nel mondo si sono battuti e si battono contro la sua divisione fra paesi ricchi e paesi poveri, contro qualsiasi forma di imperialismo e di sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

onore al compagno Fidel”

Filef

REFERENDUM, Italiani all’estero. La situazione è grave e purtroppo anche seria.

Si susseguono attacchi scomposti del fronte del sì, tra toni intimidatori, accenni di voto di scambio, e tante bugie.

Nessuno avrebbe potuto immaginare, qualche mese fa, che la campagna referendaria all’estero avrebbe portato ad uno scontro così duro. Il fronte del SI all’estero, costituito, essenzialmente dai comitati elettorali dei deputati eletti all’estero del PD, ha lanciato da alcune settimane una feroce offensiva mediatica contro tutti coloro che sostengono le posizioni del NO.
Attenzione ad un fatto: non si sono scagliati solo contro il NO in generale, talvolta utilizzando argomenti da bar dello sport, ma hanno preso di mira alcuni soggetti, singole persone e singole organizzazioni, tra cui la Filef nazionale e chi la dirige (che avevano reso pubblica la propria posizione da mesi, senza che nessuno avesse fatto alcuna obiezione di merito), solo dopo che, iniziata la campagna, hanno visto proliferare le adesioni al NO sui social network , attribuendone la causa a chi, insieme al comitato nazionale per il NO, stava facendo il suo dovere civico: cioè contribuire ad informare gli italiani nel mondo e a sostenere le ragioni del NO, dando, quantomeno, un contributo di confronto democratico a questa consultazione.

VOTO ALL’ESTERO: Intervista ad Alfiero Grandi, vice presidente del Comitato per il NO al referendum costituzionale


di Cambiailmondo.org
 

Alfiero Grandi, perché tanta attenzione sul voto degli italiani all'estero?

«Il voto degli italiani all'estero è oggetto di morbosa attenzione da parte del governo nella speranza di recuperare il distacco dal No che, stando ai sondaggi, è in testa nel territorio nazionale, anche se sarebbe un grave errore dormire sugli allori (dei sondaggi). Per questo il Comitato per il No ha organizzato in tutti i modi possibili un contatto con gli italiani all'estero. Abbiamo scartato l'invio della lettera a tutti gli elettori (il testo è disponibile sul nostro sito: www.iovotono.it) per ragioni di costo. Basti pensare che al costo ufficialmente fornito dalle poste (0,52 Euro) avremmo avuto bisogno di almeno 2 milioni di euro solo per i francobolli, mentre tutta la nostra campagna elettorale in Italia e all'estero costerà meno di 300.000 euro. Quindi abbiamo chiesto ai nostri 35 Comitati all'estero e ai nostri alleati di usare tutti gli strumenti tradizionali a partire da mail, telefonate, porta a porta ove possibile; la risposta è stata importante: sono molte centinaia gli attivisti per il NO tra gli italiani all’estero che stanno informando le diverse comunità in tutti i paesi».

Referendum: Il Comitato per il NO agli elettori italiani all'estero

Elettrice ed elettore,

il 4 dicembre c’è un importante appuntamento elettorale, in grado di cambiare la storia del nostro paese: il referendum per accogliere o respingere la riforma costituzionale fortemente voluta dal governo Renzi. Si tratta di un appuntamento decisivo, destinato ad avere conseguenze per le prossime generazioni e per questo desideriamo sottoporti il nostro punto di vista che ci porta a chiederti di votare No. Tra i motivi fondamentali c’è in primo luogo quello che il presidente del consiglio si è ben guardato dal citare nella sua lettera: la riforma sopprime il diritto degli italiani residenti allestero di eleggere i propri senatori.

REFERENDUM: Sei ragioni per cui NON "basta-un-sì"

Con il superamento del bicameralismo le leggi diverranno "più veloci, tempestive ed efficaci".

La tempestività di una legge dipende soprattutto dall'intelligenza e dalla preparazione della classe politica e dal suo rapporto con la realtà quotidianamente vissuta dai cittadini, non dalle regole. La velocità e l'efficacia del processo legislativo non sempre vanno d'accordo, come dimostrano le non poche leggi scritte per cavalcare l'onda del consenso mediatico.

L'appello a votare NO del sen. Claudio Micheloni, presidente delle Colonie Libere della Svizzera

Care amiche, cari amici,

chi di voi mi conosce meglio sa quanto vorrei essere presente alle iniziative di questa fase della campagna referendaria. Purtroppo non sempre il fisico sorregge lo spirito, quindi ho pensato di scrivervi queste righe in cui cercherò di condensare gli interventi che ho pronunciato in Senato, sperando che possano almeno in parte compensare la mia assenza.