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Basta con le bombe: l'editoriale di Frank Barbaro su Nuovo Paese di settembre 2016

L’immagine recente di Omran, il bimbo di 5 anni di Aleppo estratto vivo dalle macerie di un palazzo colpito da un bombardamento, ha commosso il mondo e soprattutto il mondo del "primo mondo". Una simile ondata di compassione è stata esibita un anno fa, il 2 settembre 2015, quando Aylan Kurdi, un bimbo di 3 anni, è stato pescato morto nella spiaggia di Bodrum, in Turchia: era partito dal Kurdistan siriano insieme alla sua famiglia in cerca di rifugio.

Ma sembra che queste reazioni non abbiano portato ad una rivalutazione della campagna di bombardamenti in atto in quella zona maledetta del Medio Oriente, culla di tanta civiltà, in cui tanta gente appartenente alla stessa razza - quella umana - continua a soffrire.

Le immagini scombussolanti di quei due bimbi sono indice della tragedia di quella parte del mondo, una tragedia creata e giustificata dall’Occidente con motivazioni umanitarie.

Ma ormai si conoscono bene le menzogne e i veri obiettivi della prima Guerra del Golfo, che ha giocato un ruolo determinante nell’aggravamento della situazione in tutta quella zona.

Dunque, come è possible che la compassione suscitata da quelle immagini inquietanti non ci porti ad un rifiuto della guerra, e della barbarie e viltà rappresentata dai bombardamenti?

E come è possibile che, nonostante nel primo mondo la vita di ciascuno abbia valore, i popoli benestanti siano così indifferenti all’uccisione indiscriminata e alla sofferenza degli altri?

Su quale terreno fertile si radica la paura seminata politicamente con frasi vuote come “i mussulmani vogliono distruggere il nostro stile di vita”?


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No more bombs


The recent image of Omran, the 5 year-old Aleppo boy pulled alive from the rubble of a bombed building, moved the world and especially the world of the First World.
A similar wave of compassion was shown a year ago when Aylan Kurdi, a 3 year-old boy, on 2 September 2015, was fished out dead on a beach in Bodrum, Turkey. His family had fled from Syria’s Kurdistan area in search of refuge.

But, it seems that these reactions have not led to a revaluation of the bombing campaign in place in the ill-fated Middle East, the cradle of so many civilizations, and where its people who belong to the same race - the human one - continue to suffer.

The disturbing images of those two infants are a sign of the tragedy underway in that part of the world, a tragedy created by the West and justified as a humanitarian mission.

However, the lies and real objectives of the first Gulf War, which played a decisive role in aggravating the situation in that region, are now well known.

So, how it is possible that the compassion aroused by those disturbing images does not lead to a rejection of war and the barbarism and cowardice shown by the bombing?
And, how is it that, despite the first world’s premium on individual life, wealthy people are so indifferent to indiscriminate killing and the suffering of others?

On what fertile soil does fear take hold with empty politically phrases like ‘Muslims want to destroy our way of life’?

 

 

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