“La guerra contro i civili”. Nuovo Paese-Giugno 2026, mensile della Filef Australia è on line

La guerra contro i civili

di Frank Barbaro

La storia insegna che sono le persone comuni a subire le guerre e le loro conseguenze.
Molte delle guerre europee ebbero origine da dispute tra monarchi imparentati tra loro, poiché in un’epoca in cui la nobiltà poteva sposarsi solo all’interno della stessa classe reale, i legami di sangue erano molto stretti. Non era raro che conflitti familiari si trasformassero in guerre tra regni, generando odio, paura e antagonismo sufficienti a convincere e arruolare sudditi fedeli nella difesa del proprio territorio.

Da allora, i grandi conflitti si sono evoluti in guerre tra nazioni, ma continuano a essere alimentati dalla necessità di difendersi da un nemico così designato. Tuttavia, la natura della guerra è cambiata radicalmente. Quando le guerre venivano combattute tra eserciti, anche su campi di battaglia ben definiti, le vittime erano principalmente i soldati.

Negli ultimi cento anni, questi conflitti prevalentemente militari si sono estesi oltre i campi di battaglia e le trincee, raggiungendo aree urbane densamente popolate, con effetti assai più devastanti in termini di vittime civili e distruzione del patrimonio urbano e ambientale.
Il National Institutes of Health degli Stati Uniti stima che durante la Prima guerra mondiale i civili abbiano rappresentato circa il 15% delle vittime totali.
Durante la Seconda guerra mondiale, il numero delle vittime civili aumentò drasticamente fino a raggiungere circa il 67% del totale, mentre nei conflitti contemporanei si stima che arrivino fino al 90%.

In molti casi oggi è improprio parlare di guerre, poiché si tratta spesso di potenze militarmente e tecnologicamente superiori che, da una posizione di sicurezza e distanza, infligge morte e distruzione su vasta scala. Queste potenze demonizzano la vittima e rivendicano per sé una superiorità morale.

Eppure, si tratta di azioni codarde che fanno uso di bombardamenti a distanza, riservando la sacralità della vita soltanto ai propri cittadini, mentre continuano a riproporre la retorica della lotta del bene contro il male.
Queste guerre contro i civili mettono in discussione modelli di difesa ormai superati e costosi, finanziati dai governi, e sollevano con urgenza una domanda fondamentale: quali interessi vengono realmente difesi, di chi sono questi interessi e contro chi vengono difesi?

 

 

 

The war on civilians

by Frank Barbaro

The historical fact is that ordinary people suffer wars and their aftermath.
Many of Europe’s wars had origins in squabbles among blood related monarchs given they were times when royalty could only marry royalty.
It was not uncommon for family fights to become wars between kingdoms that could generate enough hate, fear and antagonism to convince and enlist loyal subjects to defend the realm.
Major conflicts since have morphed into wars among and between nations but still driven by the need to defend against an enemy that had been so designated.

However, the nature of wars has changed fundamentally.
When wars were carried out between armies, even in designated battlefields, the casualties were mainly soldiers.
In the past 100 years these primarily military conflicts have broadened beyond battlefields and trenches into urban highly populated areas with more tragic impacts on civilian deaths and on built and natural environments.

The USA’s National Institutes of Health estimates that in World War I civilians accounted for up to 15% of total casualties.
During WWII the number of civilian deaths skyrocketed to up to 67% of total deaths while in current conflicts up to 90% of deaths are civilians.
In many cases it is wrong to consider them wars as they are usually a militarily and technologically superior power that from a safe distance inflict extensive and brutal death and destruction.

These powers demonise the victim and invoke a claim to a better moral code.
But, they are cowardly acts using remote bombing that reserves the sanctity of life only for its own whilst regurgitating the good against evil mantra.
These wars on civilians challenge outdated expensive defence spending by governments and urgently beg the question of what and whose interests are being defended and against whom.

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