{"id":14322,"date":"2018-03-16T22:12:06","date_gmt":"2018-03-16T21:12:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/?p=14322"},"modified":"2018-03-16T22:12:06","modified_gmt":"2018-03-16T21:12:06","slug":"claudio-micheloni-riflessioni-sui-risultati-delle-elezioni-italiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2018\/03\/16\/claudio-micheloni-riflessioni-sui-risultati-delle-elezioni-italiane\/","title":{"rendered":"CLAUDIO MICHELONI: RIFLESSIONI SUI RISULTATI DELLE ELEZIONI ITALIANE"},"content":{"rendered":"<div class=\"entry-thumb pull-right\">\n<div class=\"share-box pull-right\">\n<p>\u201cCare amiche, cari amici, accolgo volentieri la proposta rivoltami da Anna-Maria Cimini di dare il mio contributo alla riflessione sui risultati delle elezioni politiche. La portata del cambiamento, com&#8217;\u00e8 noto, \u00e8 enorme. Si ha quasi la sensazione che in queste elezioni siano giunti a compimento processi politici in qualche modo paralleli, di breve, medio e lungo termine\u201d. Queste le riflessioni sul voto del 4 marzo che\u00a0<strong>Claudio Micheloni<\/strong>, senatore eletto all\u2019estero nelle ultime tre legislature, affida alla newsletter della\u00a0<strong>Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera<\/strong>, di cui per anni \u00e8 stato il presidente.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"entry-content clearfix\">\n<p>Di seguito la versione integrale.<\/p>\n<p>\u201cMolti paragoni storici vengono proposti in queste ore sui vari media, dalle elezioni del 1976 a quelle del 1992, e probabilmente \u00e8 ancora presto per discernere i fenomeni di superficie dai cambiamenti pi\u00f9 profondi, dunque per capire se, e fino a che punto, queste elezioni possano rappresentare una cesura storica.<br \/>\nIn generale, occorre tener presente che quasi tutte le analisi che leggiamo in questi giorni, spesso presentate in forma apodittica, non sono altro che sondaggi successivi alle elezioni, normalmente basati su campioni e metodologie approssimative. Sono in contatto con un gruppo di giovani ricercatori che producono indagini molto pi\u00f9 raffinate, per le quali, tuttavia, occorre tempo: sar\u00f2 lieto di condividerle non appena mi sar\u00e0 possibile.<br \/>\nCredo che in questa fase la cosa pi\u00f9 importante sia porsi le domande giuste, e magari, ove possibile, sgombrare il campo dalle interpretazioni pi\u00f9 semplicistiche. Per fare un paio di rapidi esempi: sarebbe grottesco imputare il crollo del PD a dei difetti di comunicazione; non \u00e8 credibile considerare il successo imponente del M5S nelle regioni meridionali come un voto determinato esclusivamente dalla disperazione sociale e dalla chimera del reddito di cittadinanza.<br \/>\nUna prima traccia utile la si pu\u00f2 desumere dalla comparazione tra le elezioni italiane e i fenomeni politici pi\u00f9 rilevanti degli ultimi anni nel contesto globale: le elezioni tenutesi nei diversi paesi europei, la vittoria della Brexit, l&#8217;elezione di Trump.<br \/>\nIl populismo, comunque lo si voglia definire, cresce, ma questo di per s\u00e9 non ci dice molto: non \u00e8 una novit\u00e0, n\u00e9 lo possiamo vedere come un fenomeno omogeneo. Un dato che accomuna tutte queste vicende politiche, indipendentemente dai diversi esiti, \u00e8 la contrapposizione tra citt\u00e0 e campagna. La ritroviamo anche in Italia, ed \u00e8 interessante osservare come da noi appaia in una forma complessa: la destra pi\u00f9 forte nei piccoli centri, il M5S travolgente nelle citt\u00e0 medie e nelle periferie dei grandi agglomerati urbani (dove ovviamente anche la destra riscuote grandi consensi, ma non in tutto il Paese), ci\u00f2 che rimane del centrosinistra asserragliato nei centri storici delle grandi citt\u00e0 e nei quartieri residenziali ove abitano i ricchi.<br \/>\nSe prendiamo invece le indagini basate sulla discriminante anagrafica, vediamo come PD e Forza Italia mantengano le posizioni solo tra i pensionati, mentre il consenso al M5S, rispetto al 2013, si espande in tutte le fasce generazionali (tranne l&#8217;ultima, dove comunque cresce), con numeri simili a quelli che riscuoteva un tempo solo tra i pi\u00f9 giovani. Il voto giovanile, che in altri contesti si \u00e8 orientato su una scelta di sinistra radicale (Sanders, Corbyn), in Italia premia soprattutto il M5S e, in misura minore, la destra; il fatto che, anzich\u00e9 svanire o rimanere confinato in quell&#8217;alveo, tale consenso si estenda alle altre fasce anagrafiche, ci porta a pensare che la sua qualificazione come &#8220;voto di protesta&#8221; sia, quanto meno, riduttiva, se non ormai anacronistica.<br \/>\nI numeri potranno darci ulteriori spunti di riflessione nelle prossime settimane. Quello che mi sembra si possa dire gi\u00e0 adesso, se consideriamo in particolare l&#8217;affermazione del M5S, \u00e8 che tutte le etichette con cui si era cercato, dopo il 2013, di interpretarne il successo (protesta, populismo, marginalit\u00e0, frustrazione, etc.), sono saltate. Si trattava, in effetti, non tanto di tentativi di cogliere una realt\u00e0 in mutamento, ma di rimuoverla, riconducendola entro schemi rassicuranti.<br \/>\nSono passati decenni da quando abbiamo cominciato a discutere di crisi della rappresentanza, ma non riesco a ricordare una proposta, una teoria, un programma d&#8217;azione che aggredisse davvero la questione. Le diseguaglianze sociali aumentano, il divario nord-sud anche: la crisi globale, in tutto questo, ha ulteriormente aggravato le condizioni di un Paese che era a crescita zero gi\u00e0 da molto tempo, ma non le ha determinate.<br \/>\nSe provo a mettermi nei panni di un elettore, l&#8217;unica &#8220;risposta&#8221;, se tale si pu\u00f2 definire, che mi pare sia giunta dalla classe dirigente del paese e in particolare dal centrosinistra, \u00e8 un invito alla rinuncia, alla rassegnazione: votateci perch\u00e9 le cose non potrebbero andare meglio di cos\u00ec, mentre possono andare molto peggio; votateci perch\u00e9 la nostra classe dirigente \u00e8 l&#8217;unica in grado di gestire il Paese.<br \/>\nSe la prima affermazione \u00e8 discutibile, ma contiene almeno un nucleo amaro di verit\u00e0, la seconda, a maggior ragione se guardiamo alle candidature presentate da tutte le forze di centrosinistra, dal PD a LeU, \u00e8 palesemente falsa.<br \/>\nSapete gi\u00e0 cosa penso di Renzi e del suo gruppo dirigente: portano addosso la responsabilit\u00e0 di una sconfitta catastrofica, per la quale \u00e8 difficile trovare precedenti nella nostra storia. Forse and\u00f2 peggio solo nel 1924, quando gli elettori erano accolti ai seggi dai militi fascisti armati.<br \/>\nTuttavia, la mediocrit\u00e0 di queste persone \u00e8 tale da impedire di attribuire a loro il pur prestigioso ruolo di affossatori della sinistra italiana: da una parte si tratta, come gi\u00e0 accennato, di un processo globale e di lungo periodo; dall&#8217;altra parte, \u00e8 evidente che se individui di quella levatura sono riusciti a distruggere una storia secolare, tale storia era gi\u00e0 stata ridotta in condizioni disastrose.<br \/>\nChe fare? Dovremmo continuare a rassegnarci, prima di fronte allo snaturamento della sinistra, poi di fronte alla sua estinzione?<br \/>\nAlla prima domanda non so dare risposte certe, alla seconda s\u00ec: la risposta \u00e8 no.<br \/>\nNon dobbiamo rassegnarci, semplicemente perch\u00e9, se siamo di sinistra, non possiamo.<br \/>\nUna cosa la possiamo fare, anche perch\u00e9 per iniziare non c&#8217;\u00e8 bisogno di un nuovo segretario o di indicazioni dall&#8217;alto: ricostruire un&#8217;intelligenza collettiva.<br \/>\nNon sar\u00e0 facile, ma voi avete gi\u00e0 cominciato: \u00e8 un buon segno, e non \u00e8 poco\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>: Aise\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cCare amiche, cari amici, accolgo volentieri la proposta rivoltami da Anna-Maria Cimini di dare il mio contributo alla riflessione sui risultati delle elezioni politiche. 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