{"id":14417,"date":"2018-05-08T15:30:35","date_gmt":"2018-05-08T13:30:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/?p=14417"},"modified":"2018-05-08T15:30:35","modified_gmt":"2018-05-08T13:30:35","slug":"tutti-ne-parlano-nessuno-li-vede-quelli-che-se-ne-vanno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2018\/05\/08\/tutti-ne-parlano-nessuno-li-vede-quelli-che-se-ne-vanno\/","title":{"rendered":"Tutti ne parlano, nessuno li vede: &quot;Quelli che se ne vanno&quot;"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<a href=\"http:\/\/www.filef.net\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Quelli-che-se-ne-vanno-Enrico-Pugliese.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-14418 alignleft\" src=\"http:\/\/www.filef.net\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Quelli-che-se-ne-vanno-Enrico-Pugliese-187x300.jpg\" alt=\"\" width=\"187\" height=\"300\" \/><\/a>Per il giorno della Festa del Non Lavoro ci sembrava utile dare spazio a \u201cQuelli che se ne vanno\u201d non solo per analizzare la portata del fenomeno, inedito in alcune sue sfaccettature, ma per dare uno sguardo pi\u00f9 imparziale a quello che rimane. Dopo dieci anni di crisi economica e politica abbiamo dato tanto spazio alle conseguenze, i populismi, la crisi della sinistra, qui ci interessa anche analizzarne le cause. Se qualcuno pu\u00f2 avere dei dubbi se dopo le elezioni del 4 marzo si sia prodotta o meno, ancora una volta, la frattura storica tra Nord e Sud Italia; \u00e8 vero che il Nord ha paura di aver perso ormai quegli elementi che lo distinguevano, che lo facevano area industriale, \u201csviluppata\u201d[1], all&#8217;avanguardia dando, a nostro avviso adito, a fenomeni di sclerosi collettiva.\u00a0Il Nord che ha paura di farsi Mezzogiorno.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<br \/>\nIl libro di Enrico Pugliese[2], \u201cQuelli che se ne vanno\u201d analizza l&#8217;emigrazione italiana. Quella di cui tutti parlano e nessuno presta attenzione veramente, forse sperando che sia un fenomeno transitario. In questi ultimi anni, i politici di ogni provenienza l&#8217;hanno salutata come un fenomeno positivo di integrazione europea apponendo firme su firme ai vari trattati europei dal processo di Lisbona a quello di Bologna. In effetti, per loro, meglio milioni di giovani sparsi tra Francia, Inghilterra e Germania che milioni di disoccupati concentrati nel paese di origine. Se qualcuno ne ha parlato si rimproverava la cosiddetta fuga dei cervelli. Le menti pi\u00f9 geniali e brillanti d&#8217;Italia hanno preferito spendersi altrove perch\u00e8 troppo poco valorizzate e salariate. Verissimo, ma dai dati statistici sembra che questi siano solo il 30% dei giovani che lasciano il paese. Il 70% hanno un livello di istruzione inferiore alla laurea. Il testo ci spiega perch\u00e8 l&#8217;emigrazione italiana verso il Nord o all&#8217;estero \u00e8, invece, per la maggioranza proletaria.<br \/>\nMa prima di andare a fondo sulla composizione, a proposito di statistiche, il testo ci suggerisce come nella migliore tradizione italiana che i dati forniti dall&#8217;Istat appaiono sottostimati perch\u00e8 si basano sulle cancellazioni alle anagrafe degli emigrati. Ci sono delle differenze sostanziali, infatti, se si mettono a confronto i dati Istat e quelli dei paesi di arrivo. Come sootolinea Pugliese, dal confronto risultano valori superiori al 400%. Secondo i dati Istat tra il 2008 e il 2016 hanno lasciato l&#8217;Italia circa 700.000 persone che probabilmente superano il milione se il dato Istat non fosse sottostimato. Ogni anno partano sempre pi\u00f9 persone e ne tornano sempre di meno. L&#8217;Italia \u00e8 all&#8217;8\u00b0posto della classifica mondiale per numero di emigrati preceduto da paesi enormi come la Cina e l&#8217;India e da paesi colpiti dalla guerra come la Siria.<br \/>\nMa chi sono questi emigranti? La maggior parte sono giovani che a differenza della grande emigrazione intereuropea del secolo scorso sono alla loro prima esperienza lavorativa. La regione capofila da dove provengono gli emigranti \u00e8 settentrionale, la Lombardia, da poco raggiunta dal Lazio. Un fatto inedito che da un lato vuol dire che l&#8217;emigrazione proviene anche dalla forte crisi dei distretti industriali del Nord, dall&#8217;altra che si \u00e8 prodotta, secondo il sociologo, una sorta di emigrazione di rimbalzo. I Meridionali vanno nelle regioni del Nord come tappa intermedia per poi r-emigrare in Europa. Il Mezzogiorno come in passato continua ad avere \u201cil ruolo di area fornitrice di manodopera necessaria per lo sviluppo delle altre regioni e per paesi stranieri allo stesso modo di mezzo secolo addietro all&#8217;epoca delle grandi migrazioni intereuropee quando a trainare l&#8217;economia e ad attirare immigrati era lo sviluppo industriale nella sua fase fordista\u201d.<br \/>\nCi sono delle differenze importanti da sottolineare. La prima che se, all&#8217;epoca, il lavoro degli emigrati ha trascinato il Sud permettendo l&#8217;uscita di queste regioni dalla miseria contadina, oggi, questo non \u00e8 assolutamente dato. Nei paesi europei i giovani lasciano precariato per trovare altro precariato. Gli emigrati italiani sono quella componente della classe sulla quale si scaricano le difficolt\u00e0 del mercato del lavoro delle economie avanzate. Sono i primi ad essere espulsi nei momenti di crisi. Infatti, l&#8217;Europa domanda lavoro a basso livello di produttivit\u00e0, a basso costo di lavoro e con una maggiore flessibilit\u00e0. La maggior parte degli emigrati raggiungono l&#8217;Inghilterra, la Germania e la Francia. Tutti e tre i paesi fanno largo uso di contratti flessibili. In Inghilterra gli stranieri vengono assunti con il cosiddetto contratto a zero ore, in Germania con i mini jobs mentre in Francia sono recenti le riforme che deregolarizzano il mercato del lavoro, oggetto di grossi conflitti negli ultimi anni. Inoltre, \u00e8 appurato da alcuni recenti studi che nei paesi europei, compreso il nostro, si \u00e8 consolidata una discriminazione dal punto di vista lavorativo dell&#8217;origine nazionale. I settori dove per lo pi\u00f9 sono occupati gli Italiani sono quelli della ristorazione e della sanit\u00e0.<br \/>\nIl testo argomenta senza chiarire fino in fondo le motivazioni dell&#8217;emigrazione. Da spunti di ricerca da questo punto di vista. I motivi che rintraccia il libro sono diversi tra gli emigrati altamente scolarizzati e quelli che non lo sono ma un fattore sicuramente li accomuna: l&#8217;elevato livello di disoccupazione che ha spinto alla partenza pi\u00f9 di ogni altro driver.<br \/>\nLo Svimez aveva gi\u00e0 avvertito dello tsunami demografico che stava portando questa emigrazione di massa dal Meridione d&#8217;Italia composta da proletari tanto quanto da cervelli in fuga. A differenza delle emigrazioni del &#8216;900, nei prossimi anni il meridione superer\u00e0 il Nord per il basso tasso di natalit\u00e0. Da questa emigrazione non ci sar\u00e0 un ritorno di ricchezza n\u00e9 dal punto di vista delle risorse monetarie, n\u00e9 dei cervelli, n\u00e9 dal punto di vista dello \u201csviluppo\u201d.<br \/>\nDal libro che consigliamo di leggere, ci sorgono alcune riflessioni che sicuramente hanno necessit\u00e0 di essere approfondite. Il Nord Italia ha subito negli ultimi dieci anni quello che da sempre \u00e8 stato il destino del Meridione. In pratica i meridionali hanno contribuito non solo allo sviluppo delle regioni settentrionali lavorando nelle fabbriche del Nord e partecipando al movimento operaio con tutto quello che ha comportato in termini di emancipazione sociale ed economica ma hanno contribuito anche attraverso le rimesse al miglioramento delle condizioni delle aree di partenza. Siamo stati il motore dello \u201csviluppo\u201d dell&#8217;Italia intera. Il fattore su cui \u00e8 necessario fare una riflessione \u00e8 il seguente. Noi abbiamo contribuito in maniera forzata ad una modernit\u00e0 che non abbiamo scelto.<br \/>\nMa nel &#8217;92, dopo lo smantellamento progressivo della classe operaia avvenuto gi\u00e0 in precedenza, lo Stato, la classe padronale e i sindacati hanno deciso di fare un patto e di trasferire progressivamente le risorse dal lavoro al capitale. Questo vuol dire che in Italia, al Sud come al Nord, non si fanno investimenti pubblici e\/o privati in innovazione e tecnologia da allora. Alcune tesi economiche sostengono che se il costo del lavoro \u00e8 basso non c&#8217;\u00e8 nessun motivo per cui si debba investire in tecnologia. Quindi al di l\u00e0 delle paventate tesi sulla digitalizzazione, industria 4.0 ecc ecc, l&#8217;Italia \u00e8 il paese della terza Europa di recente sorpassato anche dalla Spagna. Questo mancato investimento ha portato da un lato alla deindustrializzazione, all&#8217;esternalizzazione, ad una struttura produttiva obsoleta e agli scalini pi\u00f9 bassi della gerarchia produttiva europea, dall&#8217;altro a subire la crisi come non mai che ha prodotto alti livelli di disoccupazione e l&#8217;emigrazione forzata. Come i paesi \u201csottosviluppati\u201d per il mondo noi siamo i \u201csottosviluppati\u201d d&#8217;Europa.<br \/>\nE allora una provocazione sorge necessaria: nordici come ci si sente ad essere i meridionali d&#8217;Europa? Il bisogno di sovranit\u00e0 leghista, la paura degli immigrati che arrivano in Italia, il bisogno di rimarcare ancora una volta la differenza con il sud[3]\u00a0da dove arriva? Dalla sensazione di essere gli ultimi data dall&#8217;impoverimento generale e da questo punto di vista l&#8217;emigrazione ne \u00e8 una conseguenza. Oggi come allora il problema \u00e8 rifiutarsi di essere subalterni nel sistema capitalistico e nei nuovi assetti che questo si \u00e8 dato. La meridionalizzazione diffusa del paese ci dovrebbe costringere a guardare a Sud e alle sue pratiche di resistenza passate e si spera future con pi\u00f9 interesse. Se c&#8217;\u00e8 per\u00f2 una aspetto che non convince di alcune tesi che vogliono fare del meridione un caso isolato \u00e8 la seguente. Gli Operai di fronte al Capitale chi erano se non i meridionali di fronte al Capitale? Se una lezione l&#8217;operaismo ci ha dato \u00e8 quella del soggetto che muove e si scontra, mette a nudo il capitale e i rapporti di produzione che questo sia operaio o meno. Allora lo era. Pensare di non aver fatto parte di questa storia non \u00e8 possibile. Il Sud nel suo \u201csottosviluppo\u201d voluto e indotto ne faceva parte interamente. Siamo stati e continuiamo ad essere parte di quella classe disgregata che viene strappata ai propri territori di origine a seconda delle esigenze del capitale. Resistere nei territori a questa usurpazione, a questo colonialismo che crea queste premesse \u00e8 sacrosanto capirne le modalit\u00e0 sta nel soggetto che pratica resistenze e sfida il capitale.<br \/>\nIl testo \u201cQuelli che se ne vanno\u201d che ha suscitato queste riflessioni aiuta a chiarire ancora di pi\u00f9 la gerarchia che ha creato il capitale dopo la crisi del 2008. Quella stessa che temevamo quando nello stesso anno abbiamo occupato le universit\u00e0 di tutta Italia. La crisi si \u00e8 dispiegata, ha approfondito i processi che erano gi\u00e0 in atto e ci ha collocato in un certa posizione subalterna. Il punto sta proprio qui cogliere questa subalternit\u00e0 oggi, la dove il capitale non investe ma depreda. La dove non \u201csviluppa\u201d ma indebita, la dove inquina e devasta i territori, la dove crea le condizioni per l&#8217;emigrazione di massa. Il tutto nella gerarchia globale della divisione del lavoro all&#8217;interno della quale, non ci siamo dimenticati ma meritano diversa trattazione, vanno inclusi gli immigrati che arrivano nel nostro paese e il ruolo delle donne nella riproduzione sociale. Tutti spunti aperti su cui dissentire, approfondire, dibattere. Buona lettura e buona festa del non lavoro. Qualsiasi cosa essa significhi oggi.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n1 I termini \u201csviluppato\u201d e \u201csottosviluppato\u201d li metteremo tra virgolette per sottolineare il punto di vista capitalista del loro significato non certo il nostro<br \/>\n2 Pugliese E. Quelli che se ne vanno, il Mulino, Bologna, 2018. Enrico Pugliese \u00e8 professore emerito di Sociologia del lavoro della Sapienza ed \u00e8 stato direttore dell&#8217;Istituto di Ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del CNR<br \/>\n3 Ad esempio con tutta la retorica prodotta all&#8217;indomani del voto sul reddito che vederebbe ancora una volta i meridionali tacciati come scrocconi. Oppure la diffusione delle fake news sulle file per il reddito agli sportelli all&#8217;Inps ecc ecc<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.infoaut.org\/approfondimenti\/tutti-ne-parlano-nessuno-li-vede-quelli-che-se-ne-vanno\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.infoaut.org\/approfondimenti\/tutti-ne-parlano-nessuno-li-vede-quelli-che-se-ne-vanno<\/a><br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>Leggi anche:<br \/>\nhttps:\/\/www.pressreader.com\/italy\/corriere-di-verona\/20180426\/281565176370226<br \/>\nhttps:\/\/www.hoepli.it\/libro\/quelli-che-se-ne-vanno\/9788815274847.html<br \/>\nhttps:\/\/www.laverita.info\/emigrazione-le-cifre-maurizio-belpietro-2563308289.html<br \/>\n&nbsp;<br \/>\nASCOLTA:<br \/>\nhttp:\/\/www.radioarticolo1.it\/audio\/2018\/05\/21\/36304\/quelli-che-se-ne-vanno-la-nuova-emigrazione-italiana<br \/>\nhttps:\/\/www.raiplayradio.it\/audio\/2018\/04\/TUTTA-LA-CITTAapos-NE-PARLA-ac89801a-fac8-46a8-979d-2aa6eed13882.html<br \/>\n&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per il giorno della Festa del Non Lavoro ci sembrava utile dare spazio a \u201cQuelli che se ne vanno\u201d non solo per analizzare la portata del fenomeno, inedito in alcune &hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":14419,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[20,10,6,18],"tags":[],"class_list":["post-14417","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-emigrazione","category-lavoro","category-nuova-emigrazione","category-rete-fiei"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14417","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14417"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14417\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14417"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14417"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14417"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}