{"id":14651,"date":"2018-09-24T22:53:13","date_gmt":"2018-09-24T20:53:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/?p=14651"},"modified":"2018-09-24T22:53:13","modified_gmt":"2018-09-24T20:53:13","slug":"berlino-movimenti-migratori-ed-europa-e-nuova-emigrazione-italiana-in-germania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2018\/09\/24\/berlino-movimenti-migratori-ed-europa-e-nuova-emigrazione-italiana-in-germania\/","title":{"rendered":"Berlino: Movimenti migratori in Europa e Nuova emigrazione italiana in Germania"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<em>Si \u00e8 svolto ieri (23-9-2018) a Berlino, organizzato dal circolo Filef &#8220;Carlo Levi&#8221; un&#8217;incontro sull&#8217;emigrazione in Europa e sulla nuova emigrazione italiana in Germania. L&#8217;occasione \u00e8 stata offerta dal lancio del progetto di orientamento e di assistenza ai nuovi giovani italiani che raggiungono fin dall&#8217;inizio del decennio in modo massiccio la capitale tedesca alla ricerca di lavoro. Il progetto sar\u00e0 svolto in collaborazione dell&#8217;Arbeitswohlfart (AWO), la storica fondazione di assistenza del movimento operaio tedesco nata all&#8217;inizio del &#8216;900 ed attiva in tutta la Germania in molti settori di attivit\u00e0, in gran parte gestiti su base di volontariato.<\/em><br \/>\n<em>L&#8217;incontro si \u00e8 svolto nella sede dell&#8217;Arbeitswohlfart di Friedenau, uno dei municipi pi\u00f9 importanti di Berlino, alla presenza di\u00a0oltre 50 partecipanti italiani e tedeschi provenienti da Berlino e da altre citt\u00e0\u00a0della Germania, tra cui parlamentari e attivisti della SPD e della Linke nazionali e del Land di Berlino, di rappresentanti dei sindacati e patronati italiani (Inca-Cgil e Ital-Uil), dell&#8217;Arbeitswohlfart di Berlino, di rappresentanti di partito e di operatori sociali.<\/em><br \/>\n<em>Gianfranco Ceccanei e Guente Freier, del circolo Carlo Levi,\u00a0hanno svolto le introduzioni alla discussione, cui sono seguiti il saluto di Diana Giannone, giovane rappresentante della SPD di Friedenau\u00a0e le relazioni di Thomas Hippe, responsabile dell&#8217;AWO di Berlin-Friedenau (Soziale Projecte der AWO Berlin und Chancen zur Verbesserung des Zusammenlebens zwischen Deutchen und Italienern) e di Rodolfo Ricci della Filef nazionale che ha esposto un quadro delle dinamiche migratorie intereuropee e dei loro effetti\u00a0sull&#8217;evoluzione politica nei diversi paesi europei in particolare tra paesi centro europei e paesi dell&#8217;est e del mediterraneo.<\/em><br \/>\n<em>Sono\u00a0seguiti gli interventi di diversi esponenti della realt\u00e0 sociale e politica berlinese e di altre citt\u00e0 tedesche\u00a0tra cui quello di Luigi Brillante, responsabile dell&#8217;Inca Cgil Germania, giunto da Francoforte.<\/em><br \/>\n<em>La traduzione dei diversi interventi \u00e8 stata realizzata da Tanino Bellanca e Gerda Dicke, del Circolo Carlo Levi.<\/em><br \/>\n<em>E&#8217; seguita una performance musicale di Francesco Casula,\u00a0e una degustazione di cucina siciliana preparata dal Ristorante &#8220;Il Brigantino&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>Di seguito pubblichiamo la relazione svolta da Rodolfo Ricci della Filef nazionale che ha sottolineato in particolare la distonia di una discussione politica e dell&#8217;opinione pubblica europea centrata essenzialmente sui flussi immigratori extraeuropei, mente si ignora, forse volutamente, che i movimenti migratori nel continente sono costituiti per ben due terzi da movimenti inter-europei, i quali vengono facilmente archiviati sotto la categoria di &#8220;libera circolazione&#8221;, mentre i dati disponibili mostrano con evidenza che si tratta di un&#8217;emigrazione causata dai fortissimi squilibri economi e sociali interni alla U.E.- Altro dato significativo \u00e8 quello relativo alle insorgenze di xenofobia e razzismo che sembrano manifestarsi con maggiore virulenza nella aree e nei paesi che subiscono maggiori flussi di emigrazione in uscita, piuttosto che da flussi di immigrazione.<\/em><br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.filef.net\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Filef-Berlin2-23-9-2018.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-14657 size-mh-magazine-lite-content\" src=\"http:\/\/www.filef.net\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Filef-Berlin2-23-9-2018-678x381.jpg\" alt=\"\" width=\"678\" height=\"381\" \/><\/a><\/p>\n<h2><\/h2>\n<h2><strong>\u201cMovimenti migratori e Europa\u201d<\/strong><\/h2>\n<p><em>R.Ricci, Filef Nazionale &#8211;\u00a0<\/em><em>Bozza\u00a0non corretta<\/em><br \/>\n<em>\u00a0<\/em><br \/>\n<em>Circolo Carlo Levi \/ AWO\u00a0<\/em><br \/>\n<strong>Berlino 23 Settembre 2018<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\nCari amiche ed amici,<br \/>\n\u00e8 un piacere avere questa occasione di nuovo incontro e di riflessione comune con voi, dopo quella di alcuni anni fa in Italia.<br \/>\nNel frattempo la situazione sociale e politica \u00e8 in rapido cambiamento in tutti i paesi e ci troviamo di fronte alla riemersione di fenomeni di xenofobia, razzismo e chiusure identitarie un po&#8217; dovunque.<br \/>\nIn Italia, il sistema politico che ha retto il paese per oltre 20 anni in un\u2019alternanza tra centro-destra e centro-sinistra \u00e8 miseramente crollato nelle elezioni dello scorso 4 marzo.<br \/>\nL\u2019opinione pubblica si \u00e8 massicciamente indirizzata verso forze politiche in parte nuove che hanno raccolto gli elementi di scontento e di protesta, di rancore sociale, e il cosiddetto bisogno di \u201csicurezza\u201d e \u201cprotezione\u201d che emergono da gran parte della popolazione.<br \/>\nDopo circa 4 mesi dal suo insediamento, il nuovo e governo \u201cgiallo-verde\u201d (dove per giallo si intende il Movimento 5 stelle e per verde la Lega), pur nelle sue forti contraddizioni, disomogeneit\u00e0 e atteggiamenti demagogici, ha il consenso del 65% dell\u2019elettorato potenziale. Quindi la base sociale che ne ha consentito la nascita, si \u00e8 ulteriormente ampliata.<br \/>\nLe forze progressiste e di sinistra si trovano in una situazione di ampio disorientamento e si pu\u00f2 anche dire, in una strutturale incapacit\u00e0 di imbastire una opposizione credibile e coerente.<br \/>\nTra sette mesi avremo l\u2019appuntamento delle elezioni europee ed \u00e8 facile ipotizzare che gli equilibri interni al Parlamento Europeo saranno quantomeno scossi.<br \/>\nTra le questioni che fanno volare le forze delle nuove destre in tutti i paesi c\u2019\u00e8 sicuramente \u201cla questione immigratoria\u201d.<br \/>\nEssa viene usata come elemento di ricomposizione e di compattazione di un blocco sociale aggredito dalla grande crisi economica che ormai ha superato i 10 anni, e individuata come uno dei principali rischi per coloro che percepiscono il futuro in una dimensione di instabilit\u00e0, di precariet\u00e0, di insicurezza sociale e di vita; si tratta della maggioranza delle persone.<br \/>\nLe sinistre non sono in grado di ribaltare e di rendere egemone una lettura diversa: la creatura che l\u2019Europa ha partorito, non \u00e8 frutto dell\u2019invasione dei nuovi barbari, ma di una crisi capitalistica che in questi anni ha trasferito immense ricchezze in sempre meno mani e ha, parallelamente, impoverito la grande maggioranza delle persone. Viviamo cio\u00e8 un classico momento di \u201cspostamento\u201d, in termini psicosociali, e di fuga dalle ragioni reali delle contraddizioni, alimentata anche da una narrazione mediatica ad hoc.<br \/>\nEd anche se in molti possono condividere e condividono una lettura critica della realt\u00e0 e sanno chi sono i responsabili della crisi, la immediatezza dei bisogni del presente e la difficolt\u00e0 di vedere la possibilit\u00e0 di un mutamento strutturale a breve termine, fanno s\u00ec che una alternativa di sinistra non emerga.<br \/>\nAnche perch\u00e9 le forze di centro-sinistra sono individuate, a ragione, tra le responsabili dello stato di cose presente.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n***<br \/>\n&nbsp;<br \/>\nPur nella sua gravit\u00e0, il momento storico che attraversiamo \u00e8 opportuno per riprendere una riflessione e una discussione, da tempo abbandonata e marginalizzata; anzi, si tratta forse di una necessit\u00e0 fondamentale se vogliamo recuperare efficaci strumenti di azione sociale e politica.<br \/>\nIn questo senso, vi propongo una possibile lettura degli eventi a partire proprio dalla questione migratoria, nelle sue due componenti, immigrazione ed emigrazione che si sono sviluppate e si declinano diversamente in ciascun paese di questa nostra Europa.<br \/>\nPer esempio per l\u2019Italia non \u00e8 solo importante il fenomeno immigratorio, ma anche la nuova emigrazione italiana, che \u00e8 una delle questioni centrali del lavoro che ha portato avanti in questi anni la Filef fin dai primi anni di questo decennio, da quando cio\u00e8 l\u2019emigrazione dall\u2019Italia ha ricominciato a crescere sensibilmente fino a raggiungere negli anni che vanno dal 2013 al 2017, <strong>circa 300mila espatri all\u2019anno<\/strong>: una quantit\u00e0 che non si registrava dagli anni \u201960 del \u2018900. Circa un quarto di questi espatri sono arrivati in Germania e un quinto in Gran Bretagna.<br \/>\nI nuovi flussi in uscita sono costituiti prevalentemente da giovani con livelli di formazione mediamente elevati (circa il 30% di laureati e il 35% di diplomati).<br \/>\nLe istituzioni e la politica italiana non ha ancora preso in seria considerazione questo fenomeno; tantomeno le istituzioni europee. Perch\u00e9 bisogna ricordare che la nuova emigrazione parte non soltanto dall\u2019Italia, ma anche dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Grecia e da tutti i paesi dell\u2019est-Europa. E va essenzialmente verso il centro-nord del continente, cio\u00e8 verso la Germania, la Svizzera, la Gran Bretagna, l\u2019Olanda, il Belgio e la Francia, oltre che verso il Nord America, l\u2019Australia e ad alcuni altri paesi dell\u2019est asiatico.<br \/>\nL\u2019Europa non si occupa della questione perch\u00e9 si tratta, formalmente, di <em>\u201clibera circolazione\u201d<\/em>; noi pensiamo che invece questa circolazione non sia cos\u00ec libera come si vuol dare a credere, ma sia piuttosto alimentata dai grandi movimenti e concentrazione di capitali\u00a0e dal parallelo riposizionamento delle economie nazionali in questi anni di crisi globale.<br \/>\nLa nuova emigrazione inter-europea \u00e8 un esempio valido di cosa accade quando a &#8216;governare&#8217; ci sono solo i mercati e la politica non fa il suo dovere di governance positiva, cio\u00e8 di riequilibrio tra ragioni di scambio e di coesione sociale di uno spazio comune.<br \/>\nPer quanto riguarda l\u2019Italia, si tratta di una entit\u00e0 che \u00e8 il doppio ed oltre degli attuali arrivi di profughi e migranti economici, ovvero dell\u2019immigrazione nel suo complesso, sulla quale si concentra la discussione politica e istituzionale nei modi che abbiamo accennato.<br \/>\nLa presenza italiana all\u2019estero, riferendoci ai dati delle anagrafi consolari, ha ormai superato nettamente lo stock di immigrazione (che \u00e8 di circa 5,2 milioni di immigrati), raggiungendo i 5,7 milioni di emigrati, con un aumento del 100% negli ultimi 15 anni e di oltre un milione e centomila solo negli ultimi 5 anni. A questi \u00e8 verosimile che bisognerebbe aggiungere un altro milione ed oltre di giovani e meno giovani che, per ragioni a noi note, non vengono censiti dalle statistiche. Stiamo dunque parlando di circa 7 milioni di italiani tra vecchia e nuova emigrazione, cio\u00e8 di oltre <strong>il 10%<\/strong> della popolazione italiana.<br \/>\nMentre la somma di immigrati ed emigrati raggiunge circa il 20% dell\u2019intera popolazione del paese, a conferma che l\u2019Italia \u00e8 un <u>crocevia migratorio<\/u> con caratteristiche uniche nel panorama europeo, <u>mentre si situa all\u20198\u00b0 posto nel mondo per entit\u00e0 di flussi di emigrazione in uscita<\/u>.<br \/>\nDi fronte a questi dati \u00e8 davvero sorprendente e per certi versi incomprensibile che la discussione pubblica sui movimenti migratori si sviluppi nei modi che conosciamo e che, allo stesso tempo, si ignori completamente la dimensione della nuova emigrazione italiana che, come voi capite, costituisce una grande questione nazionale perch\u00e9, se se ne vanno centinaia di migliaia di giovani laureati, questo rappresenta un <strong>costo molto alto<\/strong> per il paese che ha investito le sue risorse nella loro formazione ed educazione.<br \/>\nSecondo l\u2019OCSE, il costo sostenuto dall\u2019Italia per la formazione di un giovane fino alla laurea, si aggira intorno ai 170-180 mila Euro. Il costo di un ricercatore \u00e8 invece di circa 220 mila Euro. Se aggiungiamo i costi sostenuti dalle famiglie, arriviamo a circa 250 mila euro per un laureato e a 300 mila per un dottore di ricerca.<br \/>\nProviamo ora a fare una moltiplicazione, ipotizzando che il flusso migratorio di uno soltanto degli anni presi in considerazione, si insedi stabilmente all&#8217;estero: se dei 300mila italiani emigrati soltanto nel 2016, un terzo, cio\u00e8 circa 100mila erano laureati, il valore trasferito dall\u2019Italia ai paesi che hanno accolto questi giovani \u00e8 pari a circa 17 miliardi di Euro. Se vi aggiungiamo i diplomati arriviamo a circa 25 miliardi. Se vi aggiungiamo i non diplomati, arriviamo a circa 30 miliardi di investimento pubblico. Se vi aggiungiamo anche i costi sostenuti dalle rispettive famiglie dei nuovi migranti, il valore del \u201ccapitale umano\u201d trasferito senza alcuna compensazione si avvicina ai<strong> 50 miliardi.<\/strong><br \/>\n50 miliardi \u00e8 una cifra che corrisponde al <strong>3% del Pil italiano<\/strong>. Naturalmente, questo calcolo, ponderato rispetto ai costi di formazione in ogni paese, ha una valenza per tutti i paesi di emigrazione, siano essi europei o extraeuropei e serve solo a dare un\u2019idea dell\u2019immenso trasferimento di risorse che avviene con i processi migratori.<br \/>\nDa questo calcolo si pu\u00f2 procedere a quello delle mancate entrate fiscali e della riduzione di domanda che si registra nei paesi di emigrazione e al parallelo amento degli stessi valori che invece avviene nei paesi di immigrazione. Cio\u00e8 all\u2019evoluzione o involuzione del PIL e ai tassi di sviluppo, quindi ai tassi di produttivit\u00e0 delle economie donatrici o fruitrici dei flussi migratori. Si tratta di valori la cui somma complessiva pu\u00f2 dare dei risultati impressionanti.<br \/>\nE\u2019 indubbio che essi allargano le forbici e i differenziali gi\u00e0 esistenti tra queste categorie di paesi e che innescano una spirale che continua nella stessa direzione: a minore sviluppo segue generalmente maggiore emigrazione. Con tutto ci\u00f2 che ne consegue in termini di qualit\u00e0 della vita nei territori e nei paesi che erogano ad altre aree le proprie risorse umane.<br \/>\nFar conoscere l\u2019entit\u00e0 e le caratteristiche della nuova emigrazione inter-europea pu\u00f2 quindi costituire oggi un elemento importante per consentire una discussione pubblica sui fenomeni migratori pi\u00f9 equilibrata e pi\u00f9 fondata di quella a cui stiamo assistendo nei diversi paesi europei e a ridurre quindi le tendenze razziste e xenofobe. E consente di riposizionare il dibattito sulle classiche direttrici del rapporto tra centro e periferie, tra sviluppo e ritardo di sviluppo, indagandone le cause e i possibili rimedi.<br \/>\nRecentemente, a met\u00e0 di giugno scorso, \u00e8 stato pubblicato sul periodico <em>Le Monde Diplomatique<\/em> nelle varie edizioni nazionali, un dossier sull\u2019evoluzione demografica e sui movimenti migratori in Europa. Si tratta di uno studio realizzato da ricercatori francesi estremamente significativo e per molti aspetti inquietante. (\u201c<em>Dossier: Uno sconvolgimento demografico in Europa\u201d \u2013 Le Monde Diplomatique, 15 Giugno 2018<\/em>)<br \/>\nDa questo studio emerge che negli ultimi trenta anni, cio\u00e8 dopo la caduta del muro che ha diviso questa citt\u00e0, a causa del combinato disposto di decremento demografico e di nuova emigrazione, la popolazione di quasi tutti i paesi dell\u2019est europeo e dell\u2019Europa mediterranea si \u00e8 ridotta drasticamente: l\u2019Ucraina, ad esempio, ha perso circa il 20% della sua popolazione (9 milioni di abitanti), la Romania, il 14% (3,2 milioni), la Moldavia circa il 17%, la Bosnia il 20%, la Bulgaria e la Lituania circa il 21%, la Lettonia oltre il 25%. I paesi dei Balcani, pur avendo un incremento demografico positivo, hanno registrato tassi di emigrazione enormi, fino al 37% dell\u2019Albania. <strong>I tassi di emigrazione censiti in questi paesi sono superiori a quelli africani<\/strong> e si situano tra il 10 e il 18% delle rispettive popolazioni.<br \/>\nNello stesso periodo, i paesi centro europei (Francia, Germania, Olanda, Belgio, Svizzera e Gran Bretagna) hanno visto crescere o stabilizzarsi la propria popolazione grazie essenzialmente a questi movimenti inter-europei, i quali costituiscono <u>i due terzi del complesso dei movimenti migratori<\/u> (solo un terzo proviene infatti da paesi extraeuropei): negli stessi ultimi 30 anni, la Francia \u00e8 cresciuta di 9 milioni di abitanti (cio\u00e8 la stessa quantit\u00e0 persa dall\u2019Ucraina: trenta anni fa Francia e Ucraina avevano pi\u00f9 o meno la stessa popolazione), mentre la Germania ha avuto un saldo immigratorio positivo colossale: <strong>10 milioni di persone<\/strong>, in gran parte di lavoratori immigrati provenienti, <u>per i due terzi<\/u>, da altri paesi europei. Per mantenere stabile la sua popolazione sugli attuali livelli, in Germania, si prevede di far entrare nei prossimi 30-40 anni, altri 20 milioni di lavoratori, in modo da ottenere un saldo positivo di ulteriori 10 milioni di persone.<br \/>\nI paesi mediterranei, tra cui l\u2019Italia e la Spagna, hanno contenuto parzialmente la perdita di popolazione solo grazie all\u2019arrivo di immigrazione prevalentemente dall\u2019Africa, dall\u2019America Latina e dal Medio Oriente, mentre hanno ceduto consistenti flussi di emigrazione agli stessi paesi del centro nord Europa. L\u2019Italia, come ha sostenuto Enrico Pugliese nel suo ultimo libro \u201cQuelli che se ne vanno\u201d \u00e8 diventata una sorta di crocevia migratorio, con arrivi dalla costa sud del Mediterraneo e partenze verso il nord Europa che, dal 2013 in poi, risultano, come detto, nettamente superiori agli arrivi.<br \/>\nSono evidenti in queste cifre, la profondit\u00e0 degli squilibri economici, sociali e territoriali a livello continentale che, in mancanza di interventi, sono destinati ad aumentare. Squilibri improvvidamente sottaciuti e la cui tendenza sta disegnando un nuova geografia. La sostenibilit\u00e0 e la coesione del quadro comunitario risulta molto improbabile se si pensa che negli scenari che vengono presentati, paesi e territori gi\u00e0 aggrediti da forte decremento demografico ed emigrazione, sono destinati a perdere, gi\u00e0 nel prossimo decennio ulteriori quote di popolazione attiva: <strong>nel 2030, secondo il rapporto che ho citato, \u201cun quarto della popolazione della Croazia potrebbe scomparire\u201d.<\/strong> Paradossalmente, anche i L\u00e4nder della ex <strong>Germania Orientale<\/strong> potrebbero vedersi ulteriormente svuotati di popolazione a vantaggio delle regioni dell\u2019ovest del paese che hanno gi\u00e0 aspirato molta della sua popolazione dopo la riunificazione.<br \/>\nPer l\u2019Italia gli scenari sono altrettanto drammatici: lo Svimez (un centro di ricerca delle imprese del meridione italiano), fin dal 2015 ha previsto <strong>la perdita di 5,5 milioni<\/strong> di persone nel sud del nostro paese al 2050-2060. Recentemente l\u2019Istat (Istituto nazionale di statistica italiano) ha addirittura aggravato questa previsione portandola a circa <strong>7 milioni di persone per l\u2019intero paese<\/strong>, alla stessa data.<br \/>\nLe prospettive italiane risentono anch\u2019esse di movimenti di emigrazione interna da sud verso nord che si aggiungono a quelli verso l\u2019estero;<strong> il meridione ne paga e ne pagher\u00e0 quindi le maggiori conseguenze<\/strong>.<br \/>\nGi\u00e0 oggi ci troviamo di fronte a situazioni impressionanti che riguardano diverse \u00a0<strong>aree interne dell\u2019appennino<\/strong> italiano: da uno studio realizzato lo scorso anno da Carmine Nardone e Grazia Moffa (Cedom Universit\u00e0 di Salerno), nella fascia di paesi della provincia di Benevento fino ai 10.000 residenti, si \u00e8 registrata una perdita di popolazione che varia tra il 30% e il 35%, solo nel breve spazio di tempo del quinquennio 2011-2016.<br \/>\nSiamo di fronte a dimensioni davvero ragguardevoli, rispetto alle quali la politica appare del tutto assente. Sia a livello nazionale che europeo. Gli effetti che possono discendere da questa evoluzione sono tragici per i territori e le societ\u00e0 coinvolte dai nuovi esodi, ma altrettanto significative e problematiche saranno le dinamiche che coinvolgeranno i paesi accettori dei nuovi flussi.<br \/>\nAnche la crescita di xenofobia e razzismo in Europa \u00e8 in buona parte un esito di questi fenomeni.<strong> E\u2019 significativo notare come la intensit\u00e0 di xenofobia e razzismo si manifesti maggiormente nei paesi e nelle aree coinvolte <u>da flussi emigratori<\/u> piuttosto che <u>da flussi immigratori<\/u>.<\/strong> Un esempio \u00e8 costituito dai paesi del cosiddetto Patto di Visegrad e un altro da ci\u00f2 che accade nei L\u00e4nder della Germania dell\u2019est rispetto a quelli dell\u2019ovest.<br \/>\nSono cio\u00e8 gli enormi squilibri economici e sociali ad alimentare e a sostenere la nuova (ma antica) narrazione politica delle destre alla conquista dell\u2019egemonia in tutta Europa.<br \/>\nSu questo e su tutto il resto che ne consegue, la riflessione dovrebbe essere profonda, come altrettanto profonda dovrebbe essere l\u2019inversione di tendenza richiesta alle istituzioni e alla politica. E\u2019 il declino economico e il degrado sociale in interi paesi o territori e soprattutto la mancanza di speranza in un diverso futuro a creare rancore e risentimenti, chiusure identitarie e nuovi muri.<br \/>\nEludere una discussione sulle reali cause di questi esodi e dei decrementi demografici che li accompagnano dentro la nostra civile Europa non contribuisce a emancipare la discussione pubblica, anzi ne aggrava i termini con conseguenze sempre pi\u00f9 gravi.<br \/>\nE dunque, se le sinistre in Europa non saranno in grado di riformulare strategie di riequilibrio economico e di coesione sociale adeguate a queste enormi contraddizioni create dalla ampia libert\u00e0 concessa \u201cai mercati\u201d e \u201cai capitali\u201d, il destino che si delinea per le sinistre in Europa (e per l\u2019Europa nel suo complesso) sar\u00e0 quello di un grande futuro, ma purtroppo \u201calle spalle\u201d, come nella geniale battuta di un grande attore italiano, ma di origine tedesca, Vittorio Gasmann.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<em>Rodolfo Ricci<\/em><br \/>\n<em>Berlino\u00a023\/9\/2018<\/em><br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 svolto ieri (23-9-2018) a Berlino, organizzato dal circolo Filef &#8220;Carlo Levi&#8221; un&#8217;incontro sull&#8217;emigrazione in Europa e sulla nuova emigrazione italiana in Germania. 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