{"id":27923,"date":"2019-06-18T15:09:32","date_gmt":"2019-06-18T15:09:32","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=27923"},"modified":"2019-06-18T15:09:32","modified_gmt":"2019-06-18T15:09:32","slug":"i-nuovi-emigranti-italiani-non-vengono-piu-prevalentemente-dal-mezzogiorno-ma-da-tutte-le-regioni-della-penisola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2019\/06\/18\/i-nuovi-emigranti-italiani-non-vengono-piu-prevalentemente-dal-mezzogiorno-ma-da-tutte-le-regioni-della-penisola\/","title":{"rendered":"&quot;I nuovi emigranti italiani non vengono pi\u00f9 prevalentemente dal Mezzogiorno, ma da tutte le regioni della Penisola&quot;"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\">Maurizio Ambrosini si \u00e8 soffermato (su \u201cAvvenire\u201d del 16 giugno scorso) sull&#8217;emigrazione di tanti giovani italiani dal Bel Paese. Ecco qui alcuni passi della sua analisi:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u201cIl flusso in uscita in realt\u00e0 non si \u00e8 mai del tutto interrotto, ma ha assunto nuova lena con la crisi economica iniziata nel 2008 e si \u00e8 rafforzato negli ultimi anni. Nel 2017 si sono registrate oltre 243mila iscrizioni all\u2019Aire, ovvero all\u2019Anagrafe degli italiani residenti all\u2019estero [\u2026]. I nuovi emigranti non vengono pi\u00f9 prevalentemente dal Mezzogiorno, ma da tutte le regioni italiane. Un po\u2019 a sorpresa la prima regione di provenienza \u00e8 la Lombardia (33.658), seguita dal Veneto (23.657), mentre la Sicilia figura soltanto al terzo posto (22.086). La prima provincia, anch\u2019essa inattesa, \u00e8 invece Genova, con 15.375 nuovi registrati all\u2019Aire, seguita da Roma (11.663) e da Milano (10.162). [\u2026] Anche molti giovani italiani, come gli immigrati che arrivano in Italia, incontrano problemi di sovraqualificazione quando si spostano all\u2019estero: cio\u00e8, trovano spesso lavori inferiori ai loro livelli di istruzione e alle loro competenze. Non pochi fra loro quindi affrontano traiettorie professionali abbastanza simili a quelle degli immigrati in Italia, sebbene nutrite da motivazioni pi\u00f9 variegate: accettano una discesa sociale, inserendosi in occupazioni scarsamente qualificate, nella speranza di una successiva promozione. [\u2026] Forse anche per loro, come per gli immigrati stranieri in Italia, accettare un lavoro manuale lontano da casa \u00e8 meno disturbante per l\u2019autostima e l\u2019identit\u00e0 sociale che svolgerlo nei luoghi in cui sono conosciuti e socialmente inseriti\u201d.&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Di seguito l&#8217;articolo completo:<\/p>\n<h1>&nbsp;<\/h1>\n<h1><em>Italiani nel mondo.<\/em>&nbsp;Chi sono e che cosa ci dicono i nostri emigrati all&#8217;estero<\/h1>\n<p>&nbsp;<br \/>\n\u00abL\u2019attualit\u00e0 di un impegno nuovo \u00bb dice il titolo del convegno che si conclude oggi a Caltagirone e che ha celebrato il centenario dell\u2019appello &#8216;Ai liberi e forti&#8217; di don Luigi Sturzo. Tra i temi che connettono il manifesto politico sturziano con il nostro tempo compaiono anche i fenomeni migratori. Allora si trattava di tutelare e promuovere l\u2019emigrazione italiana nel mondo, oggi di gestire una mobilit\u00e0 internazionale che comprende non solo l\u2019arrivo di immigrati stranieri nel nostro Paese (perlopi\u00f9 \u2013 nonostante la narrativa politico-mediatica dominante \u2013 donne, europei e di tradizione cristiana), ma anche&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/attualita\/pagine\/i-24mila-minori-con-la-valigia\">nuove emigrazioni dall\u2019Italia verso l\u2019estero<\/a>. Il flusso in uscita in realt\u00e0 non si \u00e8 mai del tutto interrotto, ma ha assunto nuova lena con la crisi economica iniziata nel 2008 e si \u00e8 rafforzato negli ultimi anni.<br \/>\nNel 2017 si sono registrate oltre 243mila iscrizioni all\u2019Aire, ovvero all\u2019Anagrafe degli italiani residenti all\u2019estero (Fondazione Migrantes): un dato boom forse per le elezioni, ma probabilmente sottodimensionato, giacch\u00e9 molti italiani espatriati non si registrano ufficialmente. Molti nuovi emigranti praticano forme di mobilit\u00e0 circolatoria, escono e rientrano, o comunque per varie ragioni non si iscrivono presso i nostri consolati. I nuovi emigranti non vengono pi\u00f9 prevalentemente dal Mezzogiorno, ma da tutte le regioni italiane. Un po\u2019 a sorpresa la prima regione di provenienza \u00e8 la Lombardia (33.658), seguita dal Veneto (23.657), mentre la Sicilia figura soltanto al terzo posto (22.086). La prima provincia, anch\u2019essa inattesa, \u00e8 invece Genova, con 15.375 nuovi registrati all\u2019Aire, seguita da Roma (11.663) e da Milano (10.162). Partono non solo individui, ma anche famiglie, come agli inizi del Novecento. Tra i nuovi iscritti all\u2019Aire quasi un terzo (32,9%) sono minorenni, pochissimi sono gli anziani (6,6% sopra i 65 anni), gli altri appartengono alla popolazione in et\u00e0 lavorativa (Idos 2018).<br \/>\nSi insiste molto i sui cervelli in fuga, ma questa immagine fotografa solo parzialmente il profilo personale e le destinazioni occupazionali dei nuovi emigranti. \u00c8 certamente vero che gli espatriati non sono pi\u00f9 soltanto lavoratori manuali, e che molti italiani all\u2019estero hanno intrapreso brillanti carriere nella ricerca, nella finanza, nella sanit\u00e0 e in altri campi, ma la popolazione in movimento con competenze medio-basse \u00e8 cospicua. Per molti altri, forse la met\u00e0, invece non \u00e8 cos\u00ec. Anche molti giovani italiani, come gli immigrati che arrivano in Italia, incontrano problemi di sovraqualificazione quando si spostano all\u2019estero: cio\u00e8, trovano spesso lavori inferiori ai loro livelli di istruzione e alle loro competenze. Non pochi fra loro quindi affrontano traiettorie professionali abbastanza simili a quelle degli immigrati in Italia, sebbene nutrite da motivazioni pi\u00f9 variegate: accettano una discesa sociale, inserendosi in occupazioni scarsamente qualificate, nella speranza di una successiva promozione. Spesso gli italiani emigrati sottolineano il dinamismo e la mobilit\u00e0 professionale di mercati pi\u00f9 aperti, e i casi di successo, occorre ribadirlo, non mancano. Molti alla speranza di una carriera aggiungono l\u2019idea di un\u2019esperienza di vita, della conoscenza di mondi diversi, della possibilit\u00e0 di imparare o perfezionare una lingua straniera.<br \/>\nForse anche per loro, come per gli immigrati stranieri in Italia, accettare un lavoro manuale lontano da casa \u00e8 meno disturbante per l\u2019autostima e l\u2019identit\u00e0 sociale che svolgerlo nei luoghi in cui sono conosciuti e socialmente inseriti. C\u2019\u00e8 per\u00f2 una differenza: gli emigranti italiani sono sorretti da una cittadinanza forte, nell\u2019Unione Europea godono di diritti parificati con quelli dei cittadini nazionali, si sono scrollati di dosso quasi del tutto gli antichi pregiudizi e le odiose discriminazioni che al tempo di don Sturzo li colpivano. I loro compagni di destino in Italia non ancora. Fare memoria dell\u2019emigrazione di ieri e avere consapevolezza di quella di oggi dovrebbe incitarci ad assumere uno sguardo diverso verso l\u2019immigrazione che ha scelto l\u2019Italia come la terra in cui costruire il proprio futuro.<br \/>\n<b><i>Sociologo, Universit\u00e0 di Milano e Cnel<\/i><\/b><br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>FONTE<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/opinioni\/pagine\/chi-sono-e-che-cosa-ci-dicono-i-nostri-emigrati-all-estero\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.avvenire.it\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Maurizio Ambrosini si \u00e8 soffermato (su \u201cAvvenire\u201d del 16 giugno scorso) sull&#8217;emigrazione di tanti giovani italiani dal Bel Paese. 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