{"id":28286,"date":"2019-07-30T10:47:03","date_gmt":"2019-07-30T10:47:03","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=28286"},"modified":"2019-07-30T10:47:03","modified_gmt":"2019-07-30T10:47:03","slug":"documento-programmatico-unalleanza-per-il-clima-la-terra-e-la-giustizia-sociale-non-abbiamo-piu-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2019\/07\/30\/documento-programmatico-unalleanza-per-il-clima-la-terra-e-la-giustizia-sociale-non-abbiamo-piu-tempo\/","title":{"rendered":"DOCUMENTO PROGRAMMATICO. Un\u2019alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale. NON ABBIAMO PI\u00d9 TEMPO"},"content":{"rendered":"<p><strong>DOCUMENTO PROGRAMMATICO. Un\u2019alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale. NON ABBIAMO PI\u00d9 TEMPO<\/strong><br \/>\nCon l\u2019enciclica Laudato Si\u2019, papa Francesco ha chiesto agli abitanti della Terra, credenti e non credenti, di fermarsi a riflettere sull\u2019evidenza che l\u2019umanit\u00e0 sta creando le condizioni per la propria estinzione. L\u2019analisi \u00e8 inappellabile: \u00abLa maggior parte del riscaldamento globale degli ultimi decenni \u00e8 dovuta alla grande concentrazione di gas serra emessi soprattutto a causa dell\u2019attivit\u00e0 umana. La loro concentrazione nell\u2019atmosfera ostacola la dispersione del calore che la luce del sole produce sulla superficie della terra. A sua volta, il riscaldamento ha effetti sul ciclo del carbonio, crea un circolo vizioso che incider\u00e0 sulla disponibilit\u00e0 di risorse essenziali come l\u2019acqua potabile, l\u2019energia e la produzione agricola delle zone pi\u00f9 calde, e provocher\u00e0 l\u2019estinzione di parte della biodiversit\u00e0 del pianeta. Se la tendenza attuale continua, questo secolo potrebbe essere testimone di cambiamenti climatici inauditi e di una distruzione senza precedenti degli ecosistemi, con gravi conseguenze per tutti noi. L\u2019innalzamento del livello del mare, ad esempio, pu\u00f2 creare situazioni di estrema gravit\u00e0 se si tiene conto che un quarto della popolazione mondiale vive in riva al mare o molto vicino ad esso, e la maggior parte delle megalopoli sono situate in zone costiere\u00bb. \u00abIL CLIMA \u00c8 UN BENE COMUNE, DI TUTTI E PER TUTTI\u00bb, SCRIVE PAPA FRANCESCO, E \u00abL\u2019UMANIT\u00c0 HA ANCORA LA CAPACIT\u00c0 DI COLLABORARE PER COSTRUIRE LA NOSTRA CASA COMUNE\u00bb AFFIDANDOSI A \u00abUNA NUOVA SOLIDARIET\u00c0 UNIVERSALE\u00bb. Ma l\u2019enciclica non si limita a una predicazione del bene: delinea le fratture sociali e i guasti ambientali connessi al predominio economico e alla cultura predatoria industrialista che ci sovrasta, nomina le cause dell\u2019ingiustizia e indica gli strumenti per contrastarla, vede nell\u2019impegno dei cittadini e delle cittadine, degli attivisti e delle attiviste del mondo la via per la riconciliazione con le creature: umani, animali, piante, ecosistemi. La Laudato Si\u2019 \u00e8 un testo pienamente politico, in dialogo con la teologia della liberazione e i paradigmi del \u201cbuen vivir\u201d dei popoli nativi, confluiti nelle costituzioni della Bolivia e dell\u2019Ecuador. Le sue argomentazioni sono stringenti e le sue indicazioni rivoluzionarie. \u00abOggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull\u2019ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri\u00bb, scrive papa Francesco. Eppure, dopo quattro anni dalla pubblicazione dell\u2019enciclica, non si \u00e8 prodotta l&#8217;auspicata diffusione del \u201cgrido della Terra\u201d nelle coscienze, fatta eccezione per l\u2019avvento del movimento globale di ragazze e ragazzi decisi a difendere il proprio futuro e quello del pianeta. Tantomeno la politica sembra esserne stata risvegliata, bench\u00e9 la crisi ecologica sia tanto profonda e di cos\u00ec imprevedibile esito da mettere alla prova le convinzioni pi\u00f9 consolidate. Lo scenario che abbiamo di fronte ci mostra un\u2019umanit\u00e0 spezzata da diseguaglianze sempre pi\u00f9 profonde e una natura non pi\u00f9 in grado di rigenerarsi al ritmo di crescente consumo e degrado imposto dai suoi dominatori: si tratta di una consapevolezza che scuote le nostre stesse radici, interrogando il senso profondo di ogni politica. Per questo motivo abbiamo sentito la necessit\u00e0 di elaborare un documento programmatico che facesse propria la lezione dell\u2019enciclica, cercando di tradurla in indicazioni di lotta e resistenza culturale, etica e politica. La contraddizione tra la durata inconsueta della crisi in corso e la velocit\u00e0 incessante degli adattamenti cui il mondo artificiale (la tecnosfera) costringe quello naturale, porterebbe a dichiarare il fallimento del modello economico dominante. Invece assistiamo al perpetuarsi di un sistema ignaro delle persone e dei corpi, cui non basta ormai una sola Terra, in cui i poteri eludono le ribellioni e stremano ogni alternativa con la forza dell\u2019esclusione, arma ancor pi\u00f9 letale dello sfruttamento. Siamo su un crinale molto esposto, chiamati a fare i conti con un progetto economico e tecnocratico che accantona la natura e promuove il superamento dell\u2019umano. La crudezza di una crisi che mette in forse i presupposti della convivenza umana viene acuita dalle attuali politiche di respingimento di migranti e profughi. L\u2019abbandono in mare e alle frontiere e il progressivo scadimento delle condizioni di accoglienza in Italia e in Europa stanno portando allo snaturamento dell\u2019istituto dell\u2019asilo \u2013 forse la pi\u00f9 alta conquista del Novecento, dopo che la Seconda guerra mondiale e la Shoah ci hanno mostrato come l\u2019individuo possa essere annientato dalla violenza degli Stati, in assenza di una nuova entit\u00e0 statuale disposta a concedergli la protezione della cittadinanza. Ad esserne colpiti, insieme ai migranti \u2013 figure della modernit\u00e0 che ieri eravamo noi e che domani potremmo esserlo ancora \u2013 sono la solidariet\u00e0, l\u2019umanit\u00e0, intesa come avanzamento positivo della civilizzazione umana, e l\u2019impianto stesso dei diritti umani. Con questo documento ci proponiamo di portare un contributo all\u2019elaborazione di un programma alternativo ispirato all\u2019ecologia integrale: un contenitore organico di idee e di esperienze capaci di gettare luce l\u2019una sull\u2019altra e di indicare percorsi condivisi di esistenza e resistenza. Cos\u00ec come fa l\u2019enciclica, abbiamo cercato di superare le specializzazioni imposte da un\u2019idea parcellizzata di mondo, dove chi si occupa di migrazione non sempre vede le profonde implicazioni legate al cambiamento climatico e alla depredazione ambientale, chi si occupa di povert\u00e0 spesso non considera gli effetti della privatizzazione dei beni comuni e della finanziarizzazione dell\u2019economia, chi si batte contro il nuovo schiavismo non si mette in dialogo con le battaglie condotte dall\u2019ecofemminismo e dall\u2019antispecismo. L\u2019autoreferenzialit\u00e0 e la velocit\u00e0 orizzontale imposte dai nuovi media fanno s\u00ec che spesso siamo informati sui fatti ma ci sfuggono i processi e la direzione in cui essi ci portano, rendendoci connessi ma lontani, esposti a un doppio registro di realt\u00e0 \u2013 fattuale e virtuale. Ascoltarci e dotarci di strumenti condivisi che valorizzino e mettano in circolo le molteplici esperienze implica un ritorno al \u201cterrestre\u201d, una prospettiva che ci rimetta in sintonia con la biosfera e il senso del limite segnato dalla natura, consapevoli della stretta interconnessione tra il futuro della societ\u00e0 umana e la cura per l\u2019ambiente nella sua interezza. Se la biosfera \u00e8 un insieme di processi, rigenerazioni e riparazioni che contrastano e dilazionano nel tempo il disordine e l\u2019entropia, assumere coscientemente la cura della Terra e dei suoi abitanti \u2013 umani e non umani \u2013 \u00e8 l\u2019obiettivo culturale, antropologico, scientifico e politico da condividere.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>1. CLIMA<\/strong><br \/>\n1.1 La questione climatica come punto di non ritorno. Il mutamento del clima \u00e8 un processo complesso e non governabile nelle sue imprevedibili accelerazioni, le cui conseguenze potrebbero minare irreparabilmente la presenza umana sulla Terra. L\u2019aumento della temperatura media sul pianeta porter\u00e0 a modificazioni sostanziali e drammatiche del modo di vivere e relazionarsi, sia nelle citt\u00e0 sia in aree aggredite da siccit\u00e0 crescente, dall\u2019intensificarsi di eventi meteorologici estremi e dalla risalita del livello dei mari. Per la prima volta nella storia, la specie umana si trova a un punto di non ritorno, che possiamo avvicinare o allontanare a seconda del comportamento economico, politico e sociale dei singoli, delle comunit\u00e0, dei governi, degli attori politici ed economici. L\u2019umanit\u00e0 \u00e8 a un bivio e deve assumersi la responsabilit\u00e0 della propria salvezza o della propria perdita.<br \/>\n1.2 Contenere l\u2019aumento della temperatura al di sotto di 1,5 \u00b0C. Il cambiamento climatico ha un carattere di assoluta specificit\u00e0 e si manifesta come fenomeno globale che riguarda tutte le aree del nostro pianeta: perci\u00f2 \u00e8 stato definito la pi\u00f9 grande minaccia del terzo millennio. L\u2019instabilit\u00e0 climatica, oggi rilevabile ovunque, prelude a effetti catastrofici. I moniti del mondo scientifico richiedono che il ritardo dei governi, delle amministrazioni pubbliche, delle istituzioni, dei corpi sociali intermedi e dei singoli cittadini venga colmato al pi\u00f9 presto. Gli obiettivi degli accordi di Parigi, ratificati nel 2016 senza obblighi cogenti da 180 paesi, devono diventare oggetto di concertazione obbligatoria, con l\u2019introduzione di un meccanismo sanzionatorio concordato che prevenga i governi dall\u2019infrangere il limite di emissioni consentito per contenere l\u2019aumento della temperatura terrestre al di sotto di 1,5\u00b0C.<br \/>\n1.3 Combattere il negazionismo climatico. Interessi industriali, economici e finanziari legati alla produzione e all\u2019utilizzo di combustibili fossili, insieme a governi e media complici o succubi, alimentano un negazionismo di fatto che irride o ignora l\u2019origine antropica dei cambiamenti climatici in corso, suffragato dalle road map tracciate dall\u2019IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico). I popoli che abitano il pianeta \u2013 ad eccezione di quelli indigeni, non ancora egemonizzati da una cultura estrattiva \u2013 hanno finora ignorato il grido della Terra, distratti dalle finte emergenze di cui si fa scudo un sistema che non sa e non vuole abbandonare l\u2019obiettivo della crescita della produzione e dei consumi, insieme all\u2019illusione di uno sviluppo meramente quantitativo. Un sistema economico e politico che tende a scaricare la crisi ecologica sulle figure pi\u00f9 deboli dal punto di vista sociale ed economico, e su chi abita i territori pi\u00f9 vulnerabili del pianeta.<br \/>\n1.4 La giustizia climatica \u00e8 giustizia sociale. Se la posta \u00e8 la salvezza dell\u2019umanit\u00e0 sul pianeta \u2013 insieme a tutto il vivente, nella sua diversit\u00e0 biologica e nella sua unit\u00e0 elementare \u2013 giustizia climatica e giustizia sociale devono procedere di pari passo, come indica l\u2019enciclica Laudato Si\u2019. In un mondo in cui la stragrande maggioranza della popolazione, divorata da una crisi imposta, si impoverisce e perde diritti, venendo al contempo esposta alle conseguenze dei disastri climatici e ambientali, solo le grandi multinazionali e i gruppi finanziari globali vedono crescere vertiginosamente i propri profitti. Pretendere un profondo e non pi\u00f9 eludibile cambiamento del sistema produttivo e di consumo comporta una rivoluzione nelle scelte energetiche, nelle politiche che ne dipendono e nei modi di vita a livello globale: un cambiamento strutturale che pu\u00f2 procedere solo di pari passo con l\u2019estensione di diritti e giustizia sociale a livello universale.<br \/>\n1.5 Abbandonare una globalizzazione univoca. L\u2019esauribilit\u00e0 dei beni comuni, la crescente infertilit\u00e0 dei suoli e soprattutto l\u2019inevitabile aumento della temperatura del pianeta sono conseguenze di un ordine sociale che non contempla il futuro. \u00c9 urgente imboccare la strada di una conversione ecologica radicata nel locale, inteso come \u201cterrestre\u201d \u2013 unica prospettiva che risponda a un\u2019evoluzione dell\u2019umanit\u00e0 nel rispetto delle differenze, capace al contempo di confrontarsi con un sistema capitalista globale \u2013 superando la visione antropocentrica ed estrattivista che impedisce di combattere o anche solo mitigare e dilazionare nel tempo il cambiamento climatico e il degrado ambientale.<br \/>\n1.6 Frenare la domanda di energia e decarbonizzare l\u2019economia. Mantenere l\u2019aumento della temperatura globale entro 1,5\u00b0C, richiede profondi tagli delle emissioni di CO2 (dall&#8217;80 al 95% entro il 2050). In questa prospettiva, la maggior parte delle riserve di combustibili fossili deve rimanere incombusta sottoterra, compreso il gas, che viene invece estratto e trasportato con pesanti effetti ambientali. Il gas viene sostenuto e incentivato per interessi geopolitici, allo scopo di mantenere centralizzato il sistema energetico e impedire che l\u2019impiego dei fossili venga direttamente sostituito da fonti rinovabili gestite su reti territoriali, com\u2019\u00e8 ormai tecnologicamente possibile.<br \/>\n1.7 Territorializzare produzione e consumo energetico verso l\u2019autogestione. La rivoluzione industriale ha disconnesso i territori dalle fonti di energia e di materie prime, ma \u00e8 possibile ridisegnare citt\u00e0 e territori come sistemi in cui l&#8217;energia \u00e8 distribuita pi\u00f9 vicino alla domanda, e in cui la fonte \u00e8 diffusa e di provenienza solare diretta o indiretta (energia solare, eolica, biomasse). Ognuno pu\u00f2 produrre gran parte dell\u2019energia che serve alla sua abitazione, alla sua famiglia. In questo sistema, le perdite di rete sono minimizzate, l\u2019efficienza e il risparmio vengono incentivati, gli edifici sono a condizionamento passivo e in rete per scambiarsi il surplus accumulato, i rifiuti vengono trasformati in nuovi prodotti anche sulla base della loro progettazione, che mette in conto il recupero di componenti e materiali a fine vita.<br \/>\n1.8 Introdurre la Carbon Tax alla fonte. La Carbon tax alla fonte \u00e8 complementare alle eco-tasse sull\u2019utilizzatore finale. Va imposta alle compagnie che operano nel campo dei combustibili fossili, addebitando una tassa per tonnellata di CO2 emessa al pozzo minerario o al punto d\u2019ingresso del processo attivato dal combustibile. L\u2019ammontare del prelievo pu\u00f2 risultare neutrale perch\u00e9, una volta incassato, verrebbe ridistribuito come dividendo alla popolazione e in maggior misura agli indigenti che consumano meno: lo si potrebbe definire un reddito di cittadinanza ecologico. Per rimborsare il debito atmosferico che i Paesi sviluppati hanno contratto con i Paesi pi\u00f9 poveri del pianeta dovrebbe venir istituito un Fondo Atmosferico Globale finanziato con la carbon tax. Un\u2019altra utile misura per combattere la CO2 e i suoi effetti climalteranti \u00e8 introdurre, attraverso i modelli di valutazione integrata, la quantificazione reale dei danni associati a ogni tonnellata di aumento delle emissioni di CO2, non solo quelli economici \u2013 produttivit\u00e0 agricola, usi energetici, inondazioni \u2013 ma anche quelli alla salute o ai servizi ecologici resi alle societ\u00e0 dagli ecosistemi naturali.<br \/>\n1.9 Ridisegnare e riconvertire la mobilit\u00e0. Il trasporto collettivo \u00e8 la chiave di volta della riprogettazione necessaria della mobilit\u00e0. Per tutti gli autoveicoli va velocizzato il passaggio all\u2019elettrico in un quadro di progressiva riduzione del ricorso all\u2019auto di propriet\u00e0 individuale per sostituirlo con sistemi di trasporto collettivo, sia di massa che personalizzato, comunque alimentato da fonti di energia rinnovabile.. L\u2019indicazione per il phase out dei veicoli a benzina e diesel non deve andare oltre il 2030; nel contempo non va incoraggiato l\u2019uso del metano per autotrazione. Di riflesso alla riconversione del settore auto, va segnalato come il ricorso all\u2019elettricit\u00e0 in siderurgia e nei processi industriali dell\u2019indotto, assieme a processi a temperature meno elevate nella manifattura in generale, produca una significativa riduzione della domanda energetica.<br \/>\n1.10 Innescare la transizione energetica: consumo di territorio e rifiuti zero, 100% rinnovabili. L\u2019inversione della tendenza all\u2019aumento di emissioni di climalteranti deve portare entro il 2050 all\u2019azzeramento (previsto dalla COP di Parigi e confermato dal Parlamento europeo, ma non dalla Commissione europea) delle emissioni di CO2 per produrre elettricit\u00e0, con la chiusura delle centrali a carbone entro il 2025. Questi obiettivi sono totalmente disattesi ovunque. Li disattende anche il Piano nazionale per l\u2019energia e il clima, assunto alla fine del 2018 dal governo italiano: un piano irresponsabile che prevede di mantenere una quota fossile elevata nella produzione di elettricit\u00e0 e che punta sul metano sia a livello territoriale sia nel campo dei trasporti. La riduzione delle emissioni climalteranti deve essere un obiettivo primario perseguito anche in agricoltura e nell\u2019allevamento, di pari passo con lo stop al consumo di suolo e con la chiusura del ciclo di vita dei prodotti (\u201crifiuti zero\u201d), su cui l\u2019Unione europea deve finalmente emanare la direttiva da tempo in gestazione.<br \/>\n1.11 Organizzare le comunit\u00e0 dell\u2019energia e ripubblicizzare le municipalizzate. Le comunit\u00e0 dell\u2019energia si stanno diffondendo sotto forma di cooperative di produttori\/consumatori o direttamente di auto produzione di energia per gestire lo sfasamento tra la richiesta e la produzione locale con tecnologie di efficienza, gestione intelligente dei carichi e cambio di abitudini degli utenti, minimizzando i prelievi dalla rete che ricorre a fonti non rinnovabili. Infatti, la continua riduzione dei prezzi degli impianti e la possibilit\u00e0 di consumare direttamente e contemporaneamente l\u2019energia prodotta (oppure di scambiarla, ma anche accumularla) consente integrazioni di impianti e utenze di grande interesse basate sulle rinnovabili. Occorre abbattere i muri alzati contro la tendenza e integrare questi sistemi nel sistema energetico europeo ed italiano. Anche per questo, contrariamente alla tendenza in corso, sono da rilanciare le aziende energetiche municipali pubbliche, nella prospettiva di diffusione di una democrazia energetica.<br \/>\n1.12 Salvare le grandi foreste pluviali. Le regioni che costituiscono il sistema \u201crespiratorio\u201d del nostro Pianeta sono a rischio di distruzione, cos\u00ec come lo sono i \u201cpopoli della foresta\u201d che si oppongono agli interessi dei grandi proprietari terrieri e delle societ\u00e0 minerarie, del petrolio, della soia, della frutta e del legname. Agire per la giustizia climatica significa difendere i popoli della foresta dalla violenza, abbracciare la loro attivit\u00e0, rispettarne l\u2019autodeterminazione, contrapporre alla depredazione delle multinazionali e dei governi qualificate attivit\u00e0 di cooperazione e conservazione.<br \/>\n1.13 Il clima come cardine di tutte le lotte di giustizia sociale e ambientale. La priorit\u00e0 e l\u2019urgenza della lotta contro i cambiamenti climatici e di una conversione ecologica che riporti produzione e consumo entro i limiti della sostenibilit\u00e0, fanno s\u00ec che tutte le questioni messe all\u2019ordine del giorno dai conflitti sociali e dalla politica \u2013 lavoro, reddito, alloggio, salute, istruzione, sicurezza, politiche di migrazione, sviluppo della persona \u2013 debbano essere viste in dialogo con quell\u2019obiettivo primario, arricchendolo di articolazioni e al contempo trovando in esso la loro destinazione. \u00c9 un principio di valenza costituzionale, come emerge anche da una proposta di integrazione della costituzione tedesca avanzata fin dal 2006 in base alla quale \u201cLo Stato deve osservare il principio di sostenibilit\u00e0 nelle sue azioni e proteggere gli interessi delle generazioni\u201d. Questa consapevolezza sembra emergere anche dal Fridays for future, il movimento messo in moto dalla protesta di Greta Thunberg.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>2. DEPREDAZIONE AMBIENTALE<\/strong><br \/>\n2.1 Il disastro come dimensione politica del nostro tempo e come terreno della battaglia per i diritti. \u00c9 con la sofferenza e il disordine imposto dalle attuali emergenze che si devono misurare le crisi prodotte dalle politiche che determinano mutamenti climatici, inquinamento, guerre, conflitti, furto di terra e di acqua, estrattivismo, disseminazione di discariche tossiche, migrazioni. La vita umana sul pianeta \u00e8 messa in discussione da poteri globali che ne traggono vantaggio, con depredazioni sistematiche di suolo e risorse idriche, privatizzazioni dei beni comuni, liberalizzazioni del commercio di materie prime, trattati economici iniqui e politiche di \u201crisanamento del debito\u201d. \u00c9 in questa cornice che vanno ristabiliti i diritti delle comunit\u00e0 e dei singoli.<br \/>\n2.2 Fermare il land grabbing, paradigma dell\u2019esproprio. Tra le cause principali della riduzione in miseria delle comunit\u00e0 rurali e dei popoli della foresta c\u2019\u00e8 l\u2019accaparramento dei terreni agricoli e boschivi a vantaggio sia di grandi societ\u00e0 transnazionali o multinazionali e singoli grandi imprenditori, sia di Stati del Nord del mondo e di paesi emergenti come Cina e India. Negli ultimi 18 anni, \u00e8 passato di mano per cifre irrisorie \u2013 d\u2019intesa con i governi locali e grazie a paradisi fiscali e piattaforme finanziarie off-shore \u2013 un territorio pari a otto volte la superficie dell\u2019Italia, adibito principalmente a colture alimentari intensive e a produzioni di agrocarburanti, o ad aree industriali, soprattutto estrattive, e turistiche. Occorre fermare un modello di produzione e consumo che devasta le comunit\u00e0 locali creando le condizioni di emigrazioni inarrestabili e di lavoro in schiavit\u00f9, all\u2019unico scopo di ottenere profitti e assicurare continuit\u00e0 agli stili di vita dei paesi ricchi ed emergenti. Occorre portare in giudizio i grandi poteri nazionali e globali, sostenere le lotte delle comunit\u00e0 locali, restituire le terre alle comunit\u00e0 espropriate, agire sul piano comunicativo ed educativo per rendere tutti consapevoli degli impatti dei nostri stili di vita.<br \/>\n2.3 Fermare il water grabbing e le guerre per l\u2019acqua. Il land grabbing ha tra le sue conseguenze anche il water grabbing. Pi\u00f9 in generale, il modello della monocoltura imposto ai popoli africani, latinoamericani e asiatici \u00e8 basato su enormi consumi d\u2019acqua predata in loco agli acquiferi, che spesso viaggia verso i paesi ricchi incorporata nei prodotti agricoli alimentari, nella carne degli allevamenti e negli agrocombustibili. Enormi dighe costruite da multinazionali, spacciate per sviluppo sostenibile e finanziate dalla Banca Mondiale, bloccano i fiumi di 14 Stati africani e prosciugano laghi per produrre energia e dare acqua a gigantesche aziende agricole in mano a imprese cinesi, arabe e occidentali. I popoli che vivono a valle delle dighe sono spesso costretti a fuggire nel nome di un presunto interesse nazionale che li priva di terre, case ed economie di sussistenza tradizionali. Una situazione potenzialmente esplosiva: gi\u00e0 un rapporto del Pentagono del 2004 prevedeva che nell\u2019arco di vent\u2019anni l\u2019accesso all\u2019acqua sarebbe diventato un motivo primario di conflitti, e che molti dei principali bacini idrici sarebbero diventati luoghi ad alto rischio di guerra.<br \/>\n2.4 Impedire la scomparsa del contadino africano. L&#8217;Africa ha oggi un miliardo e duecento milioni di abitanti. Et\u00e0 media 18 anni. Nel 2050 saranno 3,5 miliardi. Il 60% della popolazione \u00e8 impegnato nell\u2019agricoltura, per quasi met\u00e0 di sussistenza e di villaggio. L\u2019accaparramento di terra e acqua a favore di imprese che non danno lavoro e la costruzione di enormi infrastrutture determinano il rapido svuotamento delle campagne e l\u2019inurbamento di milioni di persone negli slum delle megalopoli: la fine del contadino africano. Lo sfratto dei popoli indigeni dalle loro terre tradizionali \u2013 spesso catalogate come \u201csottoutilizzate\u201d o, nel caso di popoli nomadi, \u201cnon occupate\u201d \u2013 comporta la perdita dei mezzi di sostentamento, compromette i legami sociali e culturali con il territorio, mette a repentaglio l\u2019esistenza dei singoli e delle comunit\u00e0, provoca masse di sfollati e tensioni sociali e politiche sempre a rischio di sfociare in guerre locali.<br \/>\n2.5 Fermare il circolo vizioso degli accordi di libero scambio (EPA). Gli accordi di libero scambio (Economic Partnership Agreements) che l\u2019Unione europea, in nome della libert\u00e0 di mercato, ha imposto ad Africa, Caraibi e Pacifico (ACP) \u2013 cos\u00ec come gli analoghi DCFTA (Deep and Comprehensive Free Trade Area) che sta imponendo ai paesi del Maghreb e del Mashrek \u2013 impediscono agli africani e agli altri popoli di difendere i loro prodotti con i dazi doganali, mentre l\u2019UE pu\u00f2 sostenere, con enormi sovvenzioni, le multinazionali che producono cibo, cotone e altre merci. In questo modo i prodotti europei riescono a invadere l\u2019Africa, con pesanti conseguenze: i contadini locali diventano disoccupati, le multinazionali rilevano i terreni non pi\u00f9 coltivati con il land grabbing e vi impiantano monoculture finalizzate all\u2019esportazione, provocando crisi economiche e aumento dell\u2019emigrazione. Nel rapporto 2015, CONCORD \u2013 la Confederazione europea delle Ong per l\u2019emergenza e lo sviluppo \u2013 affermava: \u00abL\u2019Unione europea, la pi\u00f9 grande zona economica nel mondo, sta cercando di ottenere sproporzionati vantaggi commerciali da una delle regioni pi\u00f9 povere del mondo\u00bb.<br \/>\n2.6 L\u2019Agricoltura 4.0 compromette i diritti umani, sociali e della natura. Le multinazionali occidentali e cinesi stanno esportando in Africa e in altri paesi del Sud del mondo un modello agricolo ipertecnologico, la cosiddetta Agricoltura 4.0, con aziende agricole computerizzate, fornite di droni, GPS, tecnologie satellitari e digitali che impongono un\u2019accelerazione impensabile allo smantellamento delle comunit\u00e0 rurali, molto pi\u00f9 devastante rispetto ai tempi occorsi in Europa per produrre l\u2019inurbamento di massa e il disastro ambientale che ne \u00e8 conseguito. Solo la ricostituzione della piccola azienda familiare o comunitaria pu\u00f2 provvedere alla rigenerazione e alla ricostituzione della fertilit\u00e0 dei suoli.<br \/>\n2.7 Bloccare il capitalismo estrattivo e le grandi opere inutili. I popoli vengono depredati di terra e acqua da un estrattivismo dissennato di petrolio, gas, gas di shisto e minerali strategici come il coltan. Incessante \u00e8 la ricerca e l\u2019estrazione delle \u201cterre rare\u201d e dei minerali preziosi per la sempre pi\u00f9 ampia diffusione dell\u2019elettronica di consumo, per il profitto delle colossali multinazionali del settore e a danno di popolazioni e territori. Scavi, trivellazioni, dighe, costruzioni di infrastrutture, ferrovie e ponti sono per lo pi\u00f9 attivit\u00e0 devastanti, in particolare per culture e popolazioni che vivono di allevamento e agricoltura di sussistenza. In ogni continente, il capitalismo estrattivo ha devastato e degradato vaste aree di territorio, inquinato fonti d\u2019acqua, intensificato il collasso climatico, decimato la fauna selvatica, le specie acquatiche e i sistemi viventi. Si deve ridurre il fabbisogno di nuove risorse attraverso riduzioni della domanda, incentivi alle fonti rinnovabili e il disinvestimento nell\u2019esplorazione e nell\u2019estrazione di combustibili fossili.<br \/>\n2.8 Trasparenza e certificazione obbligatoria per i prodotti estrattivi. In molti paesi bande armate e signori della guerra costringono le popolazioni locali a lavorare nelle miniere in condizioni di schiavit\u00f9, insicurezza ed esposizione a sostanze tossiche, spesso utilizzando bambini. Occorre promuovere il boicottaggio dei prodotti di cui \u00e8 chiara l\u2019origine da processi o contesti devastanti, esigendo che i governi di quei paesi fermino l\u2019attivit\u00e0 estrattiva da giacimenti non controllati e mettano in sicurezza o chiudano le infrastrutture esistenti; che le grandi aziende del settore garantiscano ai consumatori trasparenza e responsabilit\u00e0 nell\u2019estrazione e lavorazione delle materie prime introducendo nei commerci internazionali clausole di sostenibilit\u00e0 ambientali e sociali con sistemi di certificazione obbligatoria; che gli Stati di residenza fiscale delle grandi multinazionali varino norme congiunte per obbligare le aziende alla trasparenza. Occorre ridurre la richiesta di molti materiali attraverso campagne globali di sensibilizzazione sul consumo di oggetti prodotti in condizione di schiavit\u00f9, violazione dei diritti umani e devastazione dell\u2019ecosistema. Appoggiamo la campagna europea sui minerali del conflitto e i lavori del Forum sociale di Johannesburg sull\u2019estrattivismo.<br \/>\n2.9 Rifondare la cooperazione allo sviluppo. L\u2019Africa \u00e8 il continente pi\u00f9 ricco del mondo, ma anche il pi\u00f9 misero; \u00e8 stata derubata storicamente delle sue risorse umane, con lo schiavismo e il colonialismo, e viene derubata oggi con la cosiddetta cooperazione allo sviluppo. Il ritorno dei fondi investiti in questo campo \u00e8 di 1 a 10 in media. Le politiche di cooperazione (una volta dette \u201caiuti\u201d) fanno solo l\u2019interesse del pi\u00f9 forte. Raramente c\u2019\u00e8 trasparenza nei bandi, e l\u2019approccio non premia la difesa della dignit\u00e0 dei lavoratori ma i grandi progetti, le burocrazie e le istituzioni, sia del donatore che del beneficiario. Si gonfiano interventi che non rispondono ai bisogni delle popolazioni locali e non costruiscono convivenza. Popoli indigeni e culture sono stati cancellati da opere finanziate dalla Banca Mondiale. La cooperazione va rifondata con comunit\u00e0 e attori locali, su un piano di parit\u00e0 tra i partner e di trasparenza su obiettivi, metodi e implementazione.<br \/>\n2.10 Difendere i difensori della Terra. Gran parte delle fonti energetiche fossili si trovano in terre delicatissime dal punto di vista ecologico o abitate da comunit\u00e0 indigene o contadine che scontano il costo sociale e ambientale del climate change e le ricadute devastanti della frontiera estrattiva. Tra i difensori e le difensore della terra, dell\u2019acqua e delle foreste uccisi o minacciati, la maggioranza \u00e8 rappresentata da chi si oppone alle grandi infrastrutture, all\u2019avanzata dell\u2019agribusiness, all\u2019estrazione di petrolio e affini e ai traffici abusivi di rifiuti tossici. Blockadia, nella definizione di Naomi Klein, \u00e8 l\u2019entit\u00e0 globale \u2013 dal Salento all\u2019Amazzonia, dall\u2019Honduras alle foreste canadesi \u2013 i cui cittadini sono gli attivisti che mettono il proprio corpo a difesa del clima e della Terra. Il circolo vizioso tra estrattivismo, occultamento di sostanze tossiche e climate change crea nuove geografie di repressione e contrazione degli spazi di agibilit\u00e0 democratica. Per questo \u00e8 essenziale provvedere strumenti di protezione per chi difende la Casa comune. La Conferenza di Parigi delle Parti ONU ha affermato che i cambiamenti climatici generano effetti devastanti sul godimento dei diritti umani fondamentali e che ogni politica climatica deve essere centrata su un approccio fondato sui diritti umani, sulla valorizzazione dell\u2019esperienza delle donne, sulla lotta alla povert\u00e0, i diritti dei popoli indigeni, la partecipazione pubblica, l\u2019eguaglianza di genere, la giustizia climatica e intergenerazionale. La difesa di questi diritti non deve essere intaccata dalla cessione della sovranit\u00e0 popolare a tribunali arbitrali presso i quali Stati e Governi possono venir chiamati in giudizio da imprese o gruppi privati tutte le volte che la legislazione ostacola il perseguimento dei loro interessi, cos\u00ec come previsto dall\u2019accordo Ceta, imposto dalla Commissione europea contro il volere popolare, e dall\u2019accordo Ttip, in gestazione da alcuni anni con clausole segrete che violano i principi pi\u00f9 elementari della democrazia.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>3. MIGRANTI E PROFUGHI <\/strong><br \/>\n3.1 DIRITTO DI MIGRARE. Migrare \u00e8 un diritto universale. Spostarsi e incontrare altre comunit\u00e0 e culture \u00e8 stata la principale molla che ha fatto progredire, insieme alla civilt\u00e0, le basi della convivenza. Nel corso degli ultimi decenni, le migrazioni hanno sempre pi\u00f9 le caratteristiche di una fuga forzata, provocata da guerre, povert\u00e0 estrema, carestie, catastrofi climatiche o ambientali. Chi cerca una via di salvezza deve poter godere di accoglienza e possibilit\u00e0 di inserimento attraverso un equo sistema comune di asilo a livello europeo che abbia a cardine il principio di non respingimento sancito dalla Convenzione di Ginevra.<br \/>\n3.2 La migrazione come progetto politico. I migranti, abbandonando i loro paesi, non si limitano a &#8220;perdere&#8221; qualcosa; praticano, anche, una scelta forte di rottura con il proprio mondo e investono nell&#8217;esperienza migratoria per costruire e ricostruire competenze personali e collettive, forza sociale, reti di solidariet\u00e0 e di condivisione. Migrare \u00e8 un atto di riappropriazione dell\u2019esistenza che pu\u00f2 avere, e spesso ha nei fatti, un significato &#8220;politico&#8221; ben visibile nei paesi di origine.<br \/>\n3.3 Imparare da migranti e profughi. Le vicende esistenziali di profughi e migranti forzati molto spesso riassumono tutto l\u2019arco delle sofferenze che attanagliano la vita umana sulla Terra: miseria, disastri sociali e ambientali, conflitti, pericoli mortali, violenze patite nei paesi di origine e lungo il cammino \u2013 muri, steccati, guardie, prigioni, stupri, torture, abbandono, riduzione in schiavit\u00f9 \u2013 poi il viaggio per mare, spesso il naufragio, la morte dei propri cari o dei compagni, e infine, giunti alla meta, la segregazione che accompagna la cosiddetta accoglienza nei paesi di transito e di arrivo. I migranti sono la parte pi\u00f9 misera e derelitta dell\u2019umanit\u00e0, ma anche quella costretta a conoscerla meglio. Una conoscenza umana e politica che possono trasmetterci dal vivo, insieme alla volont\u00e0 e a una forte motivazione per cercare di cambiare le cose.<br \/>\n3.4 Contro l\u2019esternalizzazione delle frontiere. Nel tentativo di impedire l\u2019ingresso di migranti e profughi nel territorio dell\u2019UE, la Commissione europea e gli Stati membri hanno stretto accordi con paesi terzi, come la Turchia, il Sudan e il Niger, perch\u00e9 impiantassero campi di prigionia al di l\u00e0 del Mediterraneo dove trattenere con la forza uomini, donne e minori in cambio di vantaggi economici e politici. Questi accordi, a cominciare da quello tra Ue e Turchia, vanno tutti revocati. Cos\u00ec come va revocato ogni accordo con le autorit\u00e0 libiche, di cui l\u2019Unione \u2013 con l\u2019Italia in prima fila \u2013 addestra ed equipaggia la sedicente guardia costiera, affinch\u00e9 i naufraghi raccolti in mare siano riportati nei campi di prigionia la cui realt\u00e0 di tortura, schiavismo, stupro e messa a morte \u00e8 conclamata da numerosi rapporti di autorit\u00e0 internazionali.<br \/>\n3.5 Aprire i porti. Nel tentativo di impedire l\u2019ingresso di migranti e profughi nel territorio dell\u2019UE, la Commissione europea e gli Stati membri hanno predisposto misure di deterrenza che si stanno rivelando omicide. Da un lato il soccorso in mare \u00e8 stato progressivamente dismesso in nome della lotta al traffico di esseri umani e di una politica dissuasiva delle partenze, che vedeva le operazioni di ricerca e soccorso come un fattore di attrazione (pull factor); dall\u2019altro, si \u00e8 fatto in modo di impedire il lavoro umanitario delle ong e si sono tollerate le politiche di \u201cchiusura dei porti\u201d da parte degli Stati mediterranei, a cominciare dall\u2019Italia e da Malta. Nessuno Stato membro deve poter derogare dai principi universali del soccorso, e l\u2019Unione deve mettere in pratica la vocazione di solidariet\u00e0 dalla quale \u00e8 nata, con un\u2019equa e reale distribuzione dei naufraghi tra Stati membri.<br \/>\n3.6 Istituire una missione europea di ricerca e soccorso nel Mediterraneo in collaborazione con le Ong. Fino a quando i viaggi per mare non saranno resi inutili dall\u2019introduzione di norme che tutelino il diritto di migrare, occorre coordinare una solida missione europea di ricerca e soccorso (SAR) in collaborazione con le Ong umanitarie, che veda una redistribuzione dei migranti secondo la destinazione di elezione per il ricongiungimento con familiari e riferimenti sociali, la competenza linguistica e le possibilit\u00e0 di lavoro e inserimento.<br \/>\n3.7 Predisporre canali di ingresso sicuri e legali in Europa. I cittadini europei non possono essere portati a pensare che sofferenza, abuso e morte siano una possibilit\u00e0 scontata per chi vuole entrare in Europa, n\u00e9 i governi possono essere indifferenti, quando non complici, davanti al ripetersi di stragi in mare ed esecuzioni, tortura e schiavismo nei lager libici. Il solo modo per mettere fine a innumerevoli e inaccettabili morti \u00e8 rendere superfluo il traffico di esseri umani con politiche che garantiscano una migrazione sicura: canali d\u2019ingresso legali in Europa; meccanismi di redistribuzione dei migranti negli Stati membri; superamento del Regolamento di Dublino, in particolare per quel che riguarda il primo paese di arrivo; possibilit\u00e0 di liberi viaggi di andata e ritorno tra paese di origine e paese di accoglienza.<br \/>\n3.8 Evacuare i campi di detenzione in Libia. Molti centri di detenzione per i migranti in Libia, riconosciuti luoghi di tortura, violenza e messa a morte, si trovano ora in zone teatro di scontri continui tra fazioni in guerra. Si tratta di persone in condizione di grande vulnerabilit\u00e0 e pericolo, fuggite da conflitti o persecuzioni nei propri Paesi solo per ritrovarsi intrappolate in nuovi conflitti e violenze. La comunit\u00e0 internazionale, a cominciare dal governo italiano, deve adoperarsi perch\u00e9 tutte le parti coinvolte nel conflitto accettino di sottostare agli obblighi derivanti dal diritto internazionale, deve mettere in atto ogni misura perch\u00e9 migranti e profughi siano evacuati in luoghi sicuri, e istituire corridoi umanitari per evacuare i pi\u00f9 vulnerabili fuori dal Paese. Le condizioni attuali in Libia continuano a evidenziare che il Paese rappresenta un luogo pericoloso per rifugiati e migranti e che quanti fra essi sono soccorsi e intercettati in mare non devono esservi ricondotti. L\u2019UNHCR ha chiesto ripetutamente che si metta fine alla detenzione di rifugiati e migranti.<br \/>\n3.9 Introdurre la figura giuridica del rifugiato ambientale. Il rapporto di causa-effetto tra degrado ambientale e spostamenti di popolazioni \u00e8 sempre pi\u00f9 stretto. Secondo uno studio della Banca Mondiale, entro il 2050 l\u2019esodo di chi sar\u00e0 costretto ad abbandonare il proprio territorio per motivi ambientali coinvolger\u00e0 143 milioni di persone, assai di pi\u00f9 che non per i conflitti. Riscaldamento globale, depauperazione o avvelenamento dei territori e delle riserve idriche, calamit\u00e0 naturali e il venir meno dell\u2019abitabilit\u00e0 di interi territori innescano guerre e conflitti per l\u2019accaparramento delle risorse e producono la fuga di milioni di persone. Questa evidenza rende insostenibile la distinzione tra migranti economici e profughi di guerra, introdotta dall\u2019Unione europea con il cosiddetto \u201capproccio hotspot\u201d allo scopo di limitare il riconoscimento del diritto d\u2019asilo e giustificare il respingimento della maggior parte dei migranti forzati.<br \/>\n3.10 Monitorare la legittimit\u00e0 dei rimpatri. La Commissione europea e le sue agenzie \u2013 prima fra tutte Frontex, recentemente denominata Agenzia europea della Guardia di frontiera e costiera \u2013 hanno attuato politiche e operazioni di rimpatrio condotte a livello di Stati membri in violazione dei principi costituzionali di quegli stessi Stati, la cui sovranit\u00e0 \u00e8 stata violata. In osservanza delle indicazioni dell\u2019Agenda europea sulla migrazione, implementate in Italia dai governi che si sono succeduti dal 2015 a oggi, sono stati stretti memorandum d\u2019intesa tra corpi di Polizia, saltando il dovuto passaggio parlamentare. In nessun caso una persona pu\u00f2 essere costretta a tornare in un paese insicuro, come dice il diritto internazionale, e sicuramente non sono sicuri la Libia, l\u2019Egitto e altri paesi dove l\u2019Italia effettua rimpatri. Le operazioni di rimpatrio devono essere condotte in presenza di osservatori indipendenti di ong e societ\u00e0 civile.<br \/>\n3.11 Combattere l\u2019uso mediatico e politico della retorica dell\u2019\u201cinvasione\u201d. I migranti che giungono in Europa non sono che una minima parte dei tanti uomini e donne costretti ad abbandonare le proprie terre e divenire rifugiati in regioni e paesi limitrofi. A fronte di un numero di arrivi in Europa percentualmente irrilevante, \u00e8 necessario smontare la costruzione di un\u2019emergenza epocale, la cui minaccia procura da anni un dividendo elettorale a chi la promuove. A tale costruzione, in particolare per quel che riguarda Italia, Grecia e Balcani, ha contribuito la Commissione europea tramite l\u2019Agenzia europea di controllo delle frontiere Frontex, un organo che non \u00e8 espressione del Parlamento europeo, n\u00e9 \u00e8 soggetto al suo controllo, e che dunque non pu\u00f2 avere un ruolo di indirizzo delle politiche migratorie dell\u2019UE.<br \/>\n3.12 Salvaguardare cittadini solidali, associazioni della societ\u00e0 civile ed esperienze di accoglienza diffusa. L\u2019impegno per l\u2019accoglienza coinvolge un vasto schieramento sociale impegnato in iniziative di solidariet\u00e0: attivisti e Ong ai confini di mare e di terra, nelle strutture e nei progetti di accoglienza, nelle mobilitazioni contro le politiche securitarie e razziste, nella comunicazione, nell\u2019assistenza legale, in progetti di cooperazione transnazionale. Attivisti e organizzazioni che spesso operano in ordine sparso: occorre invece che si incontrino evolvendo in un movimento unitario, che elaborino programmi comuni a partire dalle proprie specifiche esperienze, che abbiano voce forte e aiutino i migranti a far sentire la loro. Per questo sono importanti politiche europee di sostegno alla libert\u00e0 e agibilit\u00e0 della societ\u00e0 civile. Tra queste, l\u2019abolizione del reato di favoreggiamento dell\u2019ingresso clandestino in assenza di lucro e la tutela del Mediatore europeo. Altrettanto importante \u00e8 che l\u2019UE valorizzi e sostenga le comunit\u00e0 e i comuni che praticano l\u2019accoglienza e che (come nel caso di Riace) vengono perseguitati, con il risultato di condurre al fallimento politiche improntate all\u2019umanit\u00e0, alla cooperazione e al benessere di tutti.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>4. CITTADINANZA, ACCOGLIENZA E POLITICHE PER IL RITORNO <\/strong><br \/>\n4.1 Tutela delle persone vulnerabili. Gran parte delle persone colpite da politiche e misure di esclusione, condannate alla \u201cclandestinit\u00e0\u201d, vengono inevitabilmente in contatto con varie forme di illegalit\u00e0 o criminalit\u00e0 (le donne e i minori, in particolare, con il mercato della prostituzione). Per questo le strutture dell\u2019accoglienza \u2013 che non pu\u00f2 mai essere intesa come segregazione e limitazione della libert\u00e0 personale \u2013 devono consentire reali percorsi di inserimento e vanno intese nell\u2019ambito delle istituzioni preposte alla tutela di tutte le persone vulnerabili. Generalmente le vittime di tratta, avviate alla prostituzione con violenze e stupri ripetuti, non trovano ostacoli all\u2019immigrazione, che viene fatta pagare con l\u2019estorsione e il ricatto alle famiglie di origine. \u00c9 necessario che l\u2019Unione contrasti questo mercato all\u2019origine eliminando la sovrapposizione politica fra tratta e traffico di esseri umani.<br \/>\n4.2 Inclusione come democrazia e argine alla \u201cguerra tra poveri\u201d. Migranti e rifugiati, fatti oggetto di politiche di segregazione sociale e lavorativa, rischiano di essere percepiti \u2013 soprattutto dalle fasce di popolazione meno garantita \u2013 come un costo sociale, una potenziale minaccia alla sicurezza, un\u2019indebita concorrenza sul lavoro e nell\u2019accesso a un welfare sempre pi\u00f9 ridotto. Se da un lato l\u2019invisibilit\u00e0 giuridica rende disponibile una manodopera illimitata da sfruttare in condizioni estreme, in balia di organizzazioni criminali a cui fano capo intere filiere della trasformazione e della distribuizione, anche le strutture preposte all\u2019accoglienza possono finire con il costituire un fattore di segregazione e di stigmatizzazione. Per questo \u00e8 necessario predisporre strutture di accoglienza disseminate sul territorio secondo il positivo modello Sprar, e promuovere una piena inclusione sociale, giuridica, lavorativa, educativa e sanitaria di migranti e rifugiati, che dia accesso ai diritti di cittadinanza.<br \/>\n4.3 Ius soli e ius culturae per le seconde generazioni. In Italia sono oltre un milione i ragazzi e le ragazze al di sotto dei diciotto anni d\u2019et\u00e0, nati e cresciuti in Italia, formati nelle scuole italiane, parlanti italiano, che continuano a essere considerati \u201cstranieri\u201d dallo Stato italiano. Quasi fossero eternamente migranti, la loro permanenza nel paese \u00e8 soggetta ai dettami del testo Unico sulle Migrazioni. Le norme vigenti in Italia sono tra le pi\u00f9 restrittive in Europa. Deve essere riconosciuta la cittadinanza a chi nasce in Italia, e per cultura a chi, giunto prima dei dodici anni di et\u00e0, abbia frequentato in Italia uno o pi\u00f9 cicli scolastici. L\u2019applicazione dello ius soli e dello ius culturae dovrebbe diventare materia di diritto dell\u2019Unione e oggetto di armonizzazione tra gli Stati membri. Il diritto di cittadinanza per nascita \u00e8 la base per l\u2019uguaglianza formale e sostanziale di tutti i cittadini: non una concessione o un premio, ma il riconoscimento di un\u2019appartenenza che in nessun caso pu\u00f2 essere revocata per legge.<br \/>\n4.4 Diritto di voto e di eleggibilit\u00e0 per gli stranieri residenti. Il diritto di voto e di eleggibilit\u00e0 alle elezioni amministrative per lo straniero regolarmente residente da almeno cinque anni, ratificato nel Capitolo C della Convenzione di Strasburgo del 1992, non trova diretta applicazione nell\u2019ordinamento italiano a causa della sua mancata ratifica. Il diritto alla partecipazione politica consentirebbe un maggior coinvolgimento nelle dinamiche democratiche del paese e dovrebbe essere garantito in ogni Stato membro, diventando materia di armonizzazione.<br \/>\n4.5 Libera circolazione nell\u2019UE e divieto di restrizione della libert\u00e0 personale. Chiunque si trovi nello spazio europeo, indipendentemente dalla cittadinanza, deve poter godere del pieno esercizio di pari diritti, cos\u00ec come chiede la Carta di Lampedusa, cui facciamo riferimento. Per questo vanno chiusi tutti i centri di detenzione per migranti e profughi, nelle loro variabili denominazioni, che configurano una forma di detenzione fuori dal diritto interno e internazionale, e per questo la circolazione entro lo spazio Schengen deve essere libera per tutti.<br \/>\n4.6 Cittadinanza europea di residenza. Occorre promuovere un concetto di cittadinanza non legato alle sole circostanze di nascita o vincolo territoriale, ma all\u2019esercizio di prevalenti interessi esistenziali e familiari, tramite la possibilit\u00e0 di una cittadinanza europea di residenza o di cittadinanze plurime, fondate sia sui legami di origine sia sulla dimensione transnazionale dell\u2019esistenza. L\u2019obiettivo \u00e8 il riconoscimento della facolt\u00e0 di ciascuno di esercitare i diritti e i doveri fondamentali della persona in qualunque luogo (ius dignitatis humanae). La subordinazione della cittadinanza europea al possesso della cittadinanza nazionale comporta l\u2019esclusione dei cittadini non comunitari legalmente residenti negli Stati membri e dei loro familiari dal godimento di alcuni diritti.<br \/>\n4.7 Lavoro come fattore di inclusione. Lavoro come fattore di inclusione. Per includere ci vogliono empatia e progettualit\u00e0, ma anche casa, lavoro, scuola, assistenza sanitaria, tutele giuridiche, diritto di organizzarsi. Il fattore pi\u00f9 importante \u00e8 il lavoro regolare, che d\u00e0 reddito, indipendenza, possibilit\u00e0 di avere casa, famiglia e rapporti con i compagni di lavoro e i vicini di casa, da cui imparare lingua e abitudini e a cui trasmettere, se lo vogliono, la propria cultura: canto musica, racconti, immagini, miti e poesia. L\u2019immigrazione, se inquadrata in una nuova politica economica, pu\u00f2 portare ad aumentare le possibilit\u00e0 produttive, le occasioni culturali, la ricchezza di relazioni e, quindi, le opportunit\u00e0 di occupazione.<br \/>\n4.8 Cooperazione internazionale con le comunit\u00e0 locali e i migranti. Occorre vigilare che i fondi per la cooperazione internazionale e gli aiuti umanitari non vengano usati per scopi non accettabili, come l\u2019esternalizzazione delle frontiere, e che siano invece usati a reale beneficio delle comunit\u00e0 locali, secondo una pianificazione condivisa con le popolazioni stesse. Lo slogan \u201caiutiamoli a casa loro\u201d o la richiesta di \u201cun piano Marshall per l\u2019Africa\u201d sono enunciati ipocriti, in assenza di indicazioni e controlli su chi dovrebbe avviare la rigenerazione del suolo, dell\u2019ambiente e della convivenza nei paesi di provenienza di migranti e rifugiati. Certamente a garantire il buon uso degli aiuti non possono essere i governi o le imprese che, con le loro speculazioni, hanno costretto migliaia di uomini e donne alla fuga.<br \/>\n4.9 Sostegno delle comunit\u00e0 diasporiche nel paese di arrivo. Migranti e richiedenti asilo devono potersi organizzare anche come comunit\u00e0 nazionali o regionali delle rispettive diaspore: non solo per la difesa delle proprie condizioni di vita e lavoro, ma anche per contrastare le politiche predatorie e guerrafondaie condotte a danno dei rispettivi paesi di origine; e anche di venir dotati dei mezzi necessari a promuovere e contribuire alla rigenerazione del suolo e dell\u2019ambiente nei territori del loro reinsediamento. I migranti organizzati, con forti legami con le comunit\u00e0 di origine, devono essere messi in condizione, se lo desiderano, di progettare percorsi volontari e non forzati di ritorno. Se accolti in spirito di fratellanza e sorellanza, la presenza in Europa di tanti migranti pu\u00f2 rafforzare i rapporti diretti, sociali, culturali ed economici tra le comunit\u00e0 ospitanti e quelle di origine.<br \/>\n4.10 Conversione ecologica come terreno di incontro tra migranti e nativi. I posti di lavoro necessari ad accogliere in Europa milioni di migranti sono il complemento indispensabile di politiche di conversione ecologica che vedano occupati allo stesso modo, con pari dignit\u00e0 e diritti, migranti e disoccupati nativi, a tutti i livelli di competenza e specializzazione, dalla manovalanza alla progettazione. I finanziamenti europei dei progetti che rispondono ai programmi e ai requisiti della conversione ecologica dovrebbero essere garantiti in ragione del numero dei migranti assunti. In questo modo si aprirebbe una competizione tra Stati, citt\u00e0 e regioni per accogliere i nuovi arrivati, invece che per respingerli.<br \/>\n4.11 Agire con i migranti per la conversione ecologica nei paesi di provenienza. A pagare i costi della devastazione della Terra sono soprattutto i pi\u00f9 poveri, che non hanno strumenti per difendersi da siccit\u00e0, alluvioni, eventi catastrofici. Anzich\u00e9 muovere ai migranti una guerra crudele e insensata, occorre che l\u2019Unione europea si faccia promotrice di politiche di vasto respiro che arrestino e, dove possibile, invertano la deriva causata dai mutamenti climatici, collaborando con i migranti residenti nel proprio territorio che mantengono rapporti stretti con le comunit\u00e0 di origine: gli unici soggetti in grado di imporre una svolta positiva alle condizioni politiche, sociali e ambientali dei rispettivi paesi di origine.<br \/>\n4.12 Un\u2019area mediterranea di cooperazione energetica. I rapporti di sfruttamento dei Paesi europei \u2013 Francia e Regno Unito in testa \u2013 nei confronti delle popolazioni del Maghreb e dell\u2019Africa subsahariana hanno rotto l\u2019unit\u00e0 della regione mediterranea, la sua identit\u00e0 costruita in millenni di ibridazioni e di meticciato, facendola diventare una periferia dell\u2019Europa, una frontiera, un cimitero di migranti e un luogo di scambi ineguali. La decarbonizzazione potrebbe avere implicazioni di grande valenza sull\u2019area mediterranea. L\u2019approvvigionamento energetico distribuito e la cultura cooperativa possono promuovere la convivenza dei popoli che si affacciano sul Mare Nostrum, favorendo lo sviluppo di legami culturali pi\u00f9 aperti e un\u2019autentica integrazione tra l\u2019una e l\u2019altra sponda. Si faciliterebbero in tal modo scambi di esperienze, integrazioni di standard e un trasferimento di tecnologie e ricerca applicata all\u2019industria e all\u2019agricoltura, rendendo pi\u00f9 permeabile anche la linea di demarcazione tra Nord e Sud d\u2019Europa. L\u2019Europa per prima ne trarrebbe beneficio, optando per un\u2019autonomia energetica fondata su sole, vento e acqua anzich\u00e9 su petrolio gas e carbone. Una strategia che \u00e8 esattamente l\u2019opposto di quanto capitali tedeschi e francesi stanno progettando per la costruzione di megacentrali a concentrazione solare sul Sahara la cui energia verrebbe trasportata e consumata attraverso cavi sottomarini in Europa.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>5. POVERT\u00c0 ED ECONOMIA DELLO SCARTO <\/strong><br \/>\n5.1 Giustizia sociale e giustizia ambientale: due facce della stessa medaglia. Non ci sono due crisi, una ambientale e una sociale, ma una sola e complessa crisi socio-ambientale interamente legata a un modello di sviluppo connesso a un\u2019economia lineare che sfrutta le risorse in una visione di brevissimo termine, finalizzata alla massimizzazione del profitto; una visione produttivistica e consumistica, che accetta come conseguenza inevitabile la produzione di scarti. Occorre allora guardare \u00abla stretta relazione fra povert\u00e0, fragilit\u00e0 sociali e fragilit\u00e0 del pianeta, da cui discende che giustizia sociale e giustizia ambientale sono due facce della stessa medaglia\u00bb, e fare degli scartati della Terra dei punti di ascolto, di scambio, di cambiamento, di cura, di relazioni, di umanit\u00e0.<br \/>\n5.2 Lo scarto come paradigma delle diseguaglianze. \u00abLa cultura dello scarto colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura\u00bb, scrive papa Francesco. Non diversamente dal sistema industriale, che alla fine del ciclo di produzione e consumo non ha sviluppato la capacit\u00e0 di assorbire e riutilizzare rifiuti, residui e scorie, il sistema sociale tende a vedere le persone non (pi\u00f9) produttive \u2013 a causa di disagio psichico o fisico, malate, anziane, povere, disoccupate, marginali \u2013 come oggetti inutili e ingombranti. Lo scandalo delle discariche fisiche e umane disseminate sul pianeta \u00e8 la rappresentazione pi\u00f9 chiara delle conseguenze dell\u2019attuale sistema economico. Contro di esse deve svilupparsi un\u2019azione politica, ecologica e di solidariet\u00e0 umana.<br \/>\n5.3 Destinazione universale dei beni della Terra. \u00abNon pu\u00f2 un gruppetto di individui controllare le risorse di mezzo mondo. Non possono persone e popoli interi aver diritto a raccogliere solo le briciole\u00bb. La povert\u00e0 non \u00e8 un destino ma il frutto di diseguaglianze crescenti prodotte dal sistema economico e finanziario dominante. La privazione cui sono soggetti poveri ed emarginati \u2013 primi tra questi i migranti \u2013 riguarda, oltre all\u2019evidente aspetto economico, il rapporto di godimento dell\u2019ambiente come casa comune. \u00abNon sono pi\u00f9 sostenibili le inaccettabili disuguaglianze economiche che impediscono di mettere in pratica il principio della destinazione universale dei beni della Terra. Siamo tutti chiamati a intraprendere processi di condivisione rispettosa, responsabile e ispirata ai dettami della giustizia distributiva\u00bb, scrive papa Francesco.<br \/>\n5.4 Contro la criminalizzazione dei poveri. Chi non ha pi\u00f9 nulla, neppure le risorse psicofisiche per tentare qualche forma di resistenza individuale, viene ormai considerato un problema di ordine pubblico e decoro, di cui disporre l\u2019allontanamento dai centri urbani. Assistiamo al radicarsi di un razzismo sociale e istituzionale messo in atto contro una categoria di esseri umani considerati colpevoli \u2013 per immoralit\u00e0 e destino \u2013 del proprio naufragio, quasi si trattasse di uno stigma genetico. \u00c9 necessario promuovere politiche di sostegno e rispetto per chi si trova in condizione di sofferenza e di emarginazione, considerando il povero come segnale estremo della crisi complessiva di un sistema sociale che va risanato.<br \/>\n5.5 L\u2019accentramento della ricchezza \u00e8 un crimine. Dal 2015, l\u20191% pi\u00f9 ricco della popolazione mondiale possiede pi\u00f9 del restante 99%. Attualmente vi sono nel mondo pi\u00f9 di duemila miliardari. La loro ricchezza ha registrato un incremento pari a 7 volte l\u2019ammontare delle risorse necessarie per far uscire dallo stato di povert\u00e0 estrema 800 milioni di persone. Un simile accentramento di risorse e ricchezza rappresenta la condanna di intere popolazioni del pianeta e non pu\u00f2 che essere considerato un crimine. Si sta distruggendo in questo modo anche la classe media lavoratrice dei paesi cosiddetti sviluppati, che \u00e8 stata la spina dorsale degli avanzamenti sociali negli ultimi secoli, rigettando nella povert\u00e0 altri milioni di persone. \u00c9 necessaria una tassazione dei patrimoni accompagnata a una politica di equa redistribuzione e welfare. L\u2019elusione e l\u2019evasione fiscale sono forme di fuga e deresponsabilizzazione di fronte agli obblighi nei confronti della collettivit\u00e0 e devono essere perseguite.<br \/>\n5.6 Ripristinare il welfare. La costruzione di un sistema di sicurezza sociale in Italia \u00e8 stato il risultato di un percorso politico-sociale che ha consolidato la convergenza tra l\u2019acquisizione di elaborazioni teoriche, azioni politiche e lotte sociali. I risultati straordinari ottenuti con l\u2019attivit\u00e0 legislativa orientata all\u2019attuazione del dettato costituzionale sul versante della previdenza, della tutela e integrazione delle persone disabili, del diritto al lavoro e alla maternit\u00e0, e in generale dei diritti sociali come fondamento della cittadinanza, sono ora messi in discussione. Occorre revocare un percorso regressivo verso forme brutali di diseguaglianza reso possibile non per motivi economici, come asserito, ma per motivi politico-ideologici.<br \/>\n5.7 Contrastare il neoschiavismo. A livello globale, 40,3 milioni di persone sono costrette al lavoro forzato: pi\u00f9 che in qualsiasi altro periodo storico. Donne e ragazzi rappresentano il 71% della moderna schiavit\u00f9, i bambini il 25%. Un mercato che genera 150 miliardi di dollari all\u2019anno di profitti, pi\u00f9 di un terzo dei quali nei paesi sviluppati, compresi quelli dell\u2019Unione europea. Nei ghetti italiani del caporalato, braccianti nativi e migranti condividono esistenze private della dignit\u00e0, vivono in condizioni di sottomissione alla criminalit\u00e0, muoiono di fatica nei campi e di abbandono e di stenti nelle baraccopoli (1.500 decessi accertati in 6 anni in Italia). Esseri umani migranti scompaiono nell\u2019edilizia, morti per incidenti nei cantieri e fatti scomparire da datori di lavoro per evitare guai con la legge. Ma fantasmi sono anche i lavoratori a cottimo, i rider, le assistenti familiari (\u201cbadanti\u201d) non in regola e tutte quelle persone invisibili al diritto, esposte a incidenti e precariet\u00e0, per le quali vanno previste tutele legali, sindacali e assicurative, oltre a un salario degno, come affermato dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell\u2019Onu.<br \/>\n5.8 Reddito minimo per una vita dignitosa. Occorre introdurre una misura vincolante per tutti gli Stati membri dell\u2019Unione europea che preveda, a livello individuale e come standard minimo, un reddito pari almeno al 60% di quello medio in ciascun paese, come indicato dalla Raccomandazione sul reddito minimo adottata nella Risoluzione del Parlamento europeo del 20 ottobre 2010.<br \/>\n5.9 Diritto alla casa. Occorre sospendere l\u2019esecutivit\u00e0 degli sfratti per \u201cmorosit\u00e0 incolpevole\u201d e negoziare soluzioni abitative alternative in modo da evitare la dispersione della famiglia e l\u2019ampliamento delle fasce di popolazione prive di abitazione. Occorre rendere esigibile il diritto a una residenza, quanto meno nominale, per i senza fissa dimora, consentendo loro di fruire delle prestazioni sanitarie e sociali garantite a tutti i cittadini. Occorre mettere a disposizione per finalit\u00e0 sociali il patrimonio immobiliare sfitto, individuando le mediazioni necessarie, senza ledere i diritti dei piccoli proprietari.<br \/>\n5.10 Riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalit\u00e0 organizzata e ai corrotti. Occorre facilitare e potenziare la destinazione sociale dei beni confiscati alla criminalit\u00e0 organizzata \u2013 come previsto dalla Direttiva europea sul congelamento e la confisca dei proventi di reato alla criminalit\u00e0 organizzata approvata dal Parlamento europeo nel 2014 \u2013 poich\u00e9 rappresentano uno strumento di coesione sociale e di welfare. \u00c9 necessaria la confisca dei beni ai corrotti, sia per un utilizzo che contrasti la povert\u00e0 e generi risorse da investire nell\u2019innovazione sociale, sia per combattere le mafie e la corruzione, responsabili di aumentare le disuguaglianze e minare la fiducia nelle istituzioni. Va impedito quindi che i beni confiscati vengano rimessi sul mercato sottraendo cos\u00ec una risorsa comune socialmente simbolica e rischiando di riconsegnare i beni alla stessa criminalit\u00e0.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>6. CONVERSIONE ECOLOGICA, DEBITO, FINANZA <\/strong><br \/>\n6.1 Conversione ecologica e produttiva. In mancanza di un radicale cambio di rotta, i cambiamenti climatici diventeranno irreversibili nel giro di uno o due decenni al massimo. La sola risposta a questa minaccia \u00e8 costituita da una conversione ecologica della produzione, degli stili di vita e del consumo che coinvolga i settori portanti dell\u2019economia: energia, agricoltura, allevamento, alimentazione, edilizia, mobilit\u00e0, assetto dei territori, gestione delle risorse, ricerca e istruzione. La continuit\u00e0 tra l\u2019essere umano, il vivente e il suolo \u2013 fatti tutti della stessa materia \u2013 impone di ridurre all\u2019essenziale il consumo di risorse, non per renderci tutti pi\u00f9 poveri ma perch\u00e9 la vita di tutti possa essere pi\u00f9 ricca di relazioni ed esperienze. Tutto ci\u00f2 che eccede le necessit\u00e0 di una vita dignitosa \u00e8 sottratto ad altri esseri, umani e animali, e alle generazioni future: li fa vivere peggio, quando non impedisce o impedir\u00e0 loro persino di vivere.<br \/>\n6.2 Una nuova cultura ambientale da diffondere. La conversione ecologica \u00e8 il processo teorico e pratico in cui la Laudato Si\u2019 individua la via obbligata per la salvezza dell\u2019umanit\u00e0. I suoi contorni sono stati delineati da alcuni teorici dell\u2019ecologia integrale, da molti movimenti popolari con milioni di membri e da diverse culture indigene, oggi rivalutate, cui l\u2019enciclica ha attinto. Le economie possono essere molto diverse da quella neoliberista oggi predominante: economia civile, bioeconomia, economia sociale-solidale, economia di liberazione. Anche l\u2019economia del distretto che \u00e8 succeduta al fordismo, incapace di far fronte ai grandi flussi planetari di merci, informazioni, finanza, migranti e mutamenti climatici, pu\u00f2 trovare nell\u2019ambientalismo una prospettiva percorribile per non soccombere di fronte a una competitivit\u00e0 sempre pi\u00f9 feroce e senza scopo. Questa pluralit\u00e0 di sguardi e pratiche deve essere considerata una ricchezza da mettere in circolo e potenziare con politiche e finanziamenti.<br \/>\n6.3 Oltre la green economy. Conversione ecologica e green economy non sono la stessa cosa, anche se per alcuni aspetti possono coincidere: quest\u2019ultima risponde a criteri di convenienza economica dentro gli assetti di potere e le diseguaglianze vigenti, mentre la conversione ecologica investe tutti gli ambiti dell\u2019esistenza umana, del vivente e del suolo, riconoscendo a ciascun essere della Terra dei diritti. Il fallimento dei meccanismi di compravendita dei diritti di emissione \u2013 contemplati nel Protocollo di Kyoto \u2013 sta a testimoniare l\u2019incoerenza e il danno procurato dalla mercificazione delle risorse naturali.<br \/>\n6.4 Necessit\u00e0 del conflitto e della democrazia partecipata. La conversione ecologica si basa sia sul conflitto in difesa dei beni comuni sia sulla partecipazione popolare, senza la quale non \u00e8 possibile realizzare la svolta radicale necessaria a vincere l\u2019inerzia dei governi del mondo, impermeabili a ogni denuncia dell\u2019imminente catastrofe climatica. Per questo la conversione comporta una democratizzazione profonda della societ\u00e0 che, senza delegittimare gli istituti della democrazia rappresentativa, li affianchi con nuove forme di democrazia partecipata, anche e soprattutto nel governo delle imprese \u2013 a partire da quelle in crisi \u2013 con il coinvolgimento di maestranze, sindacati, management, governi locali, associazioni civiche e ambientali. Al contrario, per\u00f2, in tutto il mondo lo spazio civico, dove la cittadinanza attiva e la partecipazione possono realizzarsi, si sta restringendo, sotto i colpi di leggi che attaccano il diritto di riunione, manifestazione, organizzazione. Difendere lo spazio civico \u00e8 una necessit\u00e0 primaria.<br \/>\n6.5 Sostituire l\u2019agricoltura industriale con un\u2019agricoltura di comunit\u00e0. La conversione ecologica trova un suo modello, seppure per ora in contesti limitati, nel conflitto in corso nel mondo agricolo. Da un lato c\u2019\u00e8 un\u2019agricoltura industriale fondata su una chimica di origine bellica che distrugge i suoli e avvelena, con fertilizzanti, pesticidi di sintesi e Ogm, acque, ambiente, cibo ed esseri umani che se ne nutrono, e che mette l\u2019alimentazione in mano alla finanza speculativa, generando enormi sprechi in un mondo dove un miliardo di esseri umani soffre la fame. Dall\u2019altro si profila, sempre pi\u00f9 solida, un\u2019agricoltura ecologica, multifunzionale, di prossimit\u00e0, fatta da imprese di piccola taglia che, facendo ampio ricorso ai risultati della ricerca scientifica in campo agronomico, recupera semenze, saperi e culture tradizionali obliterate dall\u2019industrializzazione. Un\u2019attivit\u00e0 che spesso si mette in rapporto diretto con l\u2019utenza, che garantisce uno sbocco certo e remunerativo ai suoi prodotti esautorando il mercato, superando la concezione del cibo come merce, innescando un processo di graduale superamento dei ruoli rigidi di produzione e consumo e, talvolta, coinvolgendo i destinatari dei suoi prodotti nel lavoro nei campi. Cos\u00ec una comunit\u00e0 pu\u00f2 recuperare un rapporto diretto con la terra, secondo i modelli detti community farming, Community Supported Agricolture (CSA), Distretti di Economia Solidale (DES), Gruppi di acquisto solidale (GAS).<br \/>\n6.6 Espandere l\u2019economia solidale di comunit\u00e0. Il modello GAS, DES, CSA pu\u00f2 essere esteso, con le dovute specificit\u00e0, in altri ambiti per ora di nicchia: in campo energetico (fonti rinnovabili ed efficienza), nell\u2019ecoedilizia e nel cohousing, nella mobilit\u00e0 condivisa e flessibile, nel recupero delle risorse, nella gestione del territorio in campo educativo e persino \u2013 grazie alla tecnologia di fabbricazione personalizzata o di piccola serie introdotta con la stampante in 3D &#8211; in alcuni ambiti della produzione manifatturiera: cio\u00e8 in tutti i settori portanti della conversione ecologica. Certamente questo modello non potr\u00e0 coprire tutto l\u2019arco dei processi produttivi; le politiche industriali e il commercio a livello nazionale e internazionale continueranno ad avere un ruolo insostituibile, ma dovranno fare perno su comunit\u00e0 che nel rapporto con il territorio, le sue specificit\u00e0, le sue tradizioni e le sue risorse, possono recuperare una propria ragion d\u2019essere e valorizzare i rapporti diretti, anche faccia a faccia, tra le persone.<br \/>\n6.7 Sostenere la necessaria dialettica tra locale e globale. La conversione ecologica non pu\u00f2 che procedere sulle gambe dell\u2019iniziativa e della mobilitazione locale, in un rapporto dialettico \u2013 conflittuale e partecipativo \u2013 con le istituzioni del governo locale; ma deve essere orientata da visione e prospettiva planetarie, senza le quali rischia di chiudersi in un localismo competitivo che invece di promuovere la solidariet\u00e0, mette ogni comunit\u00e0 contro tutte le altre. Ma a motivare iniziativa e mobilitazione non possono essere solo considerazioni di carattere generale; serve l\u2019aderenza a un bisogno di migliorare l\u2019organizzazione della vita quotidiana che sia dettato non solo dagli interessi, ma anche da quel desiderio di libert\u00e0, di bellezza, di affetti che la civilt\u00e0 della competizione universale sta soffocando.<br \/>\n6.8 Sottrarsi al cappio del debito. Progetti e iniziative locali di riconversione possono svilupparsi solo se finanziati con piani di investimento di dimensioni generali che revochino le politiche di austerit\u00e0 che li soffocano, rilancino la spesa pubblica la cui riduzione toglie risorse alla vita associata e allentino i vincoli del debito pubblico, vera arma di distruzione di massa con cui la finanza globale tiene in pugno le politiche pubbliche di tutti gli Stati. Anche la Laudato Si\u2019 afferma l\u2019ineludibilit\u00e0 di questo compito, indicando il potere della finanza mondiale e il suo peso sulla vita di ciascuno come una \u201creligione\u201d che calpesta i diritti del creato, le ragioni del vivente e della natura.<br \/>\n6.9 Avviare un auditing sul debito. In molti paesi sono state avviate indagini per individuare la parte illegittima o odiosa del debito pubblico, premessa ineludibile per ripudiarla e rendere sostenibile la vita economica. Sulla formazione del debito pubblico dell\u2019Italia hanno pesato soprattutto l\u2019evasione fiscale, le controriforme fiscali, gli interessi pagati alla speculazione internazionale e la corruzione, fonte a sua volta di sprechi a spese dell\u2019erario. La lotta per sottrarsi al cappio del debito va sviluppata con la pi\u00f9 ampia mobilitazione. Per questo \u00e8 necessario avviare un auditing a tutti i livelli dell\u2019ordinamento statuale. Sosteniamo in questo senso la proposta di una Conferenza europea sul Debito.<br \/>\n6.10 Contro la predazione della finanza. Occorre contrastare e rimuovere le forme speculative e di rendita che impediscono alla moneta e alla finanza di svolgere il proprio ruolo di mezzo di scambio e di sostegno alle attivit\u00e0 economiche e sociali (pubbliche e private) nell\u2019interesse generale. \u00c9 necessario valorizzare le forme di credito e di risparmio popolare, cooperativo, etico e mutualistico, e restituire alle comunit\u00e0 la titolarit\u00e0 di politiche autonomamente decise, anche con il ricorso a monete locali non convertibili. Occorre inoltre mettere al bando i paradisi fiscali, anche con misure che colpiscano le imprese e i cittadini che vi fanno ricorso; vietare l\u2019intervento delle agenzie di rating sulle scelte politiche e degli Stati e disporre una forte vigilanza sui loro conflitti d\u2019interessi e sulle turbative d\u2019asta (come previsto dalle leggi correnti). Occorre escludere gli operatori borsistici dalle attivit\u00e0 che riguardano beni e servizi strategici per la vita delle persone e delle comunit\u00e0 (casa, acqua, energia, alimentazione, salute).<br \/>\n6.11 Fermare le politiche economiche di austerity. Le politiche fiscali restrittive dell\u2019UE, in particolare il Fiscal compact e il Patto di stabilit\u00e0, devono essere abbandonate perch\u00e9 responsabili dell\u2019aumento della povert\u00e0 e dell\u2019esclusione sociale in tutta Europa. L\u2019obiettivo del \u201cpareggio strutturale\u201d per i bilanci pubblici deve essere sostituito da una strategia coordinata che permetta agli Stati membri di attuare le politiche fiscali necessarie a garantire i diritti fondamentali.<br \/>\n6.12 Abbandonare il Prodotto interno lordo (PIL) come indicatore dello sviluppo. Il dibattito economico e il confronto politico in Italia e nel mondo continuano a definire e misurare i propri obiettivi in base alla crescita del PIL (Prodotto interno lordo): un indicatore fuorviante, perch\u00e9 misura esclusivamente l\u2019andamento delle vendite e il costo dei servizi pubblici, indipendentemente dai benefici che possono portare alla popolazione, e includendo anche il valore monetario di interventi, produzioni e spese che si traducono spesso in un peggioramento della salute, dell\u2019ambiente e della convivenza. Il PIL \u00e8 stato fatto oggetto di molte critiche ma non \u00e8 mai stato abbandonato. E\u2019 necessario introdurre nel dibattito pubblico criteri di valutazione del bene comune che non siano pi\u00f9 legati a misurazioni solo monetarie.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>7. LAVORO<\/strong><br \/>\n7.1 HOMO FABER DI FRONTE ALLA RESPONSABILIT\u00c0 DELLA CASA COMUNE. Dice l\u2019enciclica: \u00abSe cerchiamo di pensare quali siano le relazioni adeguate dell\u2019essere umano con il mondo che lo circonda, emerge la necessit\u00e0 di una corretta concezione del lavoro, perch\u00e9, se parliamo della relazione dell\u2019essere umano con le cose, si pone l\u2019interrogativo circa il senso e la finalit\u00e0 dell\u2019azione umana sulla realt\u00e0. Non parliamo solo del lavoro manuale o del lavoro della terra, bens\u00ec di qualsiasi attivit\u00e0 che implichi qualche trasformazione dell\u2019esistente (\u2026) Qualsiasi forma di lavoro presuppone un\u2019idea sulla relazione che l\u2019essere umano pu\u00f2 o deve stabilire con l\u2019altro da s\u00e9\u00bb. Nel corso della realt\u00e0 storica della modernit\u00e0 \u00e8 prevalsa una concezione dell\u2019essere umano principalmente come homo faber, come colui che trasforma il mondo con il proprio lavoro per adattarlo e subordinarlo alle proprie esigenze e, per riuscirci, potenzia incessantemente le proprie capacit\u00e0 produttive attraverso strumenti tecnologici e sistemi organizzativi sempre pi\u00f9 sofisticati e complessi.<br \/>\n7.2 Il mito del progresso e la rovinosa separazione tra produttivit\u00e0 maschile e riproduttivit\u00e0 femminile. L\u2019aumento della produttivit\u00e0 del lavoro ha indubbiamente consentito di soddisfare molti bisogni materiali e desideri delle popolazioni della Terra, ma ha finito per divenire lo scopo ultimo e totalizzante della cooperazione umana, fino a coincidere con l\u2019idea stessa di Progresso. Allo sviluppo delle forze produttive (nella concezione progressista ottimista, tanto capitalista borghese quanto marxista) \u00e8 stata affidata l\u2019uscita dell\u2019umanit\u00e0 da una \u201cpreistoria\u201d e l\u2019avvento di una societ\u00e0 finalmente conforme alla presunta superiore natura umana che si sarebbe al fine liberata dalla dipendenza dal bisogno. Quasi che l\u2019esito finale della storia fosse gi\u00e0 iscritto in tale traiettoria e che all\u2019agire politico non restasse che definirne modi e tempi. Con ci\u00f2 confermando un approccio che assegnava all\u2019uomo, maschio, il dominio della Terra, mentre alla donna \u00e8 stato via via assegnato un ruolo relegato nella sfera riproduttiva, considerata \u201cimproduttiva\u201d, perci\u00f2 subalterna e servile.<br \/>\n7.3 Riportare il lavoro nell\u2019interdipendenza tra essere umano ed ecosfera. Una simile concezione ha conferito al lavoro produttivo in quanto tale \u2013 indipendentemente dalle condizioni in cui si svolge e dai beni che crea o trasforma \u2013 una dignit\u00e0 intrinseca, un ruolo emancipatorio. Questa visione, tanto mitica quanto ingannevole e pericolosa, ha contribuito, assieme alla fede nello sviluppo tecnologico, a spingere l\u2019umanit\u00e0 a concepirsi come separata dalla natura e a scindere i suoi destini da quelli dell\u2019ecosfera terrestre, al punto da mettere in pericolo le basi stesse della propria esistenza. Un radicale cambio di paradigma non pu\u00f2 che riportare il lavoro nell\u2019alveo della contiguit\u00e0 e interdipendenza tra l\u2019essere umano e la Terra, la natura, l\u2019insieme del vivente.<br \/>\n7.4 Le tre dimensioni del lavoro degno. Tre sono le dimensioni che deve assumere un lavoro degno: soddisfare chi lo compie, mettere in relazione le persone, creare beni e servizi utili. Attraverso il lavoro, le persone fanno emergere i propri talenti e le proprie capacit\u00e0 creative, cooperano tra loro per realizzare progetti condivisi, producono cose di interesse comune. Al contrario, nel corso della storia dell\u2019industrializzazione forzata dei sistemi produttivi, una esasperata parcellizzazione delle mansioni, una serializzazione e automatizzazione dei processi, una individualizzazione delle relazioni di potere squilibrate tra prestatori d\u2019opera e proprietari dei mezzi di produzione hanno progressivamente comportato lo svilimento e la svalutazione del lavoro. Tanto che oggi la prestazione lavorativa viene per lo pi\u00f9 percepita come una maledizione, piuttosto che come la principale via che d\u00e0 un senso alla vita di ogni persona. Per rimettere al centro il lavoro, per tornare a conferirgli un elevato riconoscimento sociale, bisogna quindi che le attivit\u00e0 lavorative tutte \u2013 anche le pi\u00f9 umili e meno retribuite lungo la filiera della produzione del valore monetario delle merci \u2013 tornino ad acquisire una intrinseca dignit\u00e0.<br \/>\n7.5 Fermare la competizione al ribasso tra lavoratori. Il lavoro non deve essere trattato dalle imprese come un puro costo (meglio se eliminabile con un robot) n\u00e9 come una funzione impersonale, ma come la principale forza civilizzatrice a disposizione dell\u2019umanit\u00e0. In tal senso la disoccupazione \u2013 con gli enormi bisogni insoddisfatti che comporta \u2013 appare come il pi\u00f9 assurdo e mortificante spreco di risorse umane. Questo percorso di ri-significazione e ri-valorizzazione del lavoro potr\u00e0 avvenire partendo dal basso attraverso la ricostruzione delle reti di solidariet\u00e0 orizzontale tra i lavoratori tutti, che \u00e8 stata il frutto pi\u00f9 prezioso delle lotte che il movimento operaio aveva sviluppato nel corso di una storia secolare. Solo se il lavoro riuscir\u00e0 a riottenere una capacit\u00e0 contrattuale nei riguardi dello strapotere economico e finanziario dei gruppi che controllano l\u2019economia mondiale sar\u00e0 possibile fermare la competizione universale al ribasso tra lavoratori \u2013 che ha anche avuto l\u2019obiettivo e l\u2019effetto di trasferire i rischi di impresa dall\u2019alta finanza alle imprese e da queste ai lavoratori.<br \/>\n7.6 Lavoro e giustizia ambientale tra dimensione locale e globale. Per generare una soggettivit\u00e0 collettiva capace di confrontarsi con il limite delle risorse e la minaccia rappresentata dai cambiamenti climatici, operando per la sopravvivenza e l\u2019integrit\u00e0 dell\u2019intera biosfera, \u00e8 necessario che i lavoratori promuovano relazioni positive con le popolazioni situate nei vari luoghi del pianeta, nell\u2019attenzione alla tutela dei diritti e agli impatti delle attivit\u00e0 produttive negli ecosistemi naturali. Un\u2019iniziativa di trasformazione sociale che veda il coinvolgimento di lavoratori e lavoratrici deve andare dentro e oltre il tradizionale quanto irrinunciabile conflitto con le controparti e con il capitale, per ridefinirsi come soggetto collettivo di fronte alle deformazioni imposte dalla produzione governata dalla logica del massimo profitto, per denunciare e arginare l\u2019evidente limite delle risorse e la minaccia incombente rappresentata dai cambiamenti climatici e dalle loro conseguenze.<br \/>\n7.7 Connessione tra lotte per le condizioni di lavoro, per l\u2019ambiente e per la libert\u00e0 femminile. Nella fase attuale, la via della cooperazione attraverso il lavoro non produce automaticamente socialit\u00e0 se non quando assume una corresponsabilit\u00e0 nell\u2019operare per la sopravvivenza e l\u2019integrit\u00e0 dell\u2019intera biosfera: \u00e8 perci\u00f2 auspicabile che, a fianco delle mobilitazioni globali in atto come la lotta contro i cambiamenti climatici e il moltiplicarsi delle iniziative messe in moto dal femminismo, il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori, oggi frammentato in soggettivit\u00e0 individuali, deboli e tecnologicamente subalterne, possa recuperare una dimensione collettiva, socialmente e politicamente forte.<br \/>\n7.8 Riportare la produzione al servizio della vita e dei territori. La riconquista della dignit\u00e0 e della centralit\u00e0 del lavoro passa attraverso la riconversione ecologica delle produzioni industriali. La legittimit\u00e0 dei lavori e il loro valore sociale possono essere riconosciuti solo nella misura in cui il lavoro diviene salvaguardia della convivenza tra umano e naturale. Riportare la produzione al servizio della vita significa rivalutare il lavoro facendo emergere un nuovo protagonismo di tutti gli attori sociali (responsabilit\u00e0 sociale allargata delle imprese all\u2019interno di un quadro di politiche macroeconomiche attente al rispetto di stringenti clausole sociali e ambientali a scala globale e in tutte le fasi delle filiere produttive), creando legami di riconoscimento reciproco, aiuto e solidariet\u00e0 tra produttori e fruitori. In tal senso vanno il pi\u00f9 possibile ri-territorializzate le attivit\u00e0 produttive creando legami di prossimit\u00e0 con i territori e promuovendo economie di piccola scala che favoriscano la diversificazione produttiva adattandosi alle esigenze delle comunit\u00e0 insediate, restituendo loro un ruolo determinante le scelte produttive.<br \/>\n7.9 Il lavoro di riparazione. L\u2019\u201cuomo artigiano\u201d, paradigma di una figura alternativa &#8211; soprattutto grazie a una ritrovata soddisfazione nel proprio lavoro &#8211; a quella che ha dominato la trasformazione del mestiere in attivit\u00e0 seriali e parcellizzate in epoca fordista e la flessibilit\u00e0 \u2013 cio\u00e8 la disponibilit\u00e0 incondizionata &#8211; imposta al lavoratore in epoca postfordista, trova un\u2019esemplificazione nel lavoro di riparazione, che \u2013 nella prospettiva di una messa al bando dell\u2019\u201dobsolescenza programmata\u201d \u2013 richiede competenze, manualit\u00e0 e attenzione, se non anche creativit\u00e0 e passione per l\u2019oggetto riparato; ma anche, e sempre di pi\u00f9, nell\u2019attivit\u00e0 individuale o di piccolo gruppo del fabbricante indipendente che lavora con stampanti in 3D. Ma le condizioni dell\u2019affermazione di questo paradigma, cio\u00e8 la trasformazione del lavoro in una libera attivit\u00e0, risiedono in grande misura al di fuori dell\u2019ambito del suo operato, nel contesto di una comunit\u00e0 che condivide con ciascun lavoratore scopi e condizioni delle attivit\u00e0 dei suoi membri.<br \/>\n7.10 Ecodesign in funzione di riuso, riparazione e riduzione dello scarto. Le iniziative per estendere la vita utile dei prodotti del lavoro umano, garantirne la manutenzione, la riparazione o il riutilizzo \u2013 sia nella continuit\u00e0 del possesso che nel passaggio da una mano all\u2019altra, da un utilizzatore all\u2019altro \u2013 non sono solo il modo migliore per prendersi cura delle cose ma anche una forma di rispetto per il lavoro, la fatica e l\u2019intelligenza di chi ha concorso alla loro concezione, realizzazione e distribuzione. Quando ci sbarazziamo di un prodotto usa-e-getta, pensato e fabbricato per essere scartato quanto prima, a essere degradato \u00e8 anche il lavoro di chi ha contribuito a fabbricarlo. Diffondere una progettazione in funzione del recupero integrale di parti, componenti o materiali di ogni prodotto (ecodesign) comporta attivit\u00e0 ad alta intensit\u00e0 di lavoro a tutti i livelli di qualificazione, con un possibile saldo positivo dell\u2019occupazione e crescita della consapevolezza ecologica e della soddisfazione personale sia in chi produce sia in chi compra un prodotto.<br \/>\n7.11 Sostenere le esperienze mutualistiche nel recupero di aziende. Di fronte alla chiusura e delocalizzazione di un numero sempre pi\u00f9 alto di aziende, si apre la prospettiva di forme di autogestione che oltre ai lavoratori coinvolgano intere comunit\u00e0, sull\u2019esempio di quanto \u00e8 avvenuto in Argentina con le f\u00e1bricas recuperadas. In Italia questa strada \u00e8 stata imboccata in diverse aziende dismesse, come la Maflow, che sei anni fa chiuse licenziando 330 lavoratori, portando via i macchinari e abbandonando lo stabilimento. Gli operai decisero di formare una regolare cooperativa e negli spazi vuoti hanno aperto botteghe artigiane creando un centinaio di posti di lavoro, mentre veniva preparato un business plan con il concorso di varie Universit\u00e0. La capacit\u00e0 di coinvolgere nel processo una parte della comunit\u00e0 locale e un vasto movimento di sostegno a livello nazionale ha fatto della Ri-Maflow un caso esemplare che ha meritato l\u2019attenzione di papa Francesco.<br \/>\n7.12 Trasferimento del lavoro nocivo ad attivit\u00e0 di conversione ecologica. Soprattutto l\u00e0 dove lavori pesanti, nocivi, malpagati e declassati si presentano come unica alternativa alla disoccupazione, alla mancanza totale di reddito, alla miseria e all\u2019esclusione, il trasferimento di una consistente quota dell\u2019occupazione attuale ad attivit\u00e0 funzionali alla conversione ecologica dell\u2019apparato produttivo deve essere prospettato, progettato e poi attuato con modalit\u00e0 che coinvolgano direttamente i lavoratori oggi collocati al fondo della scala sociale e che, restituendo un ruolo positivo alla loro nuova collocazione, ne facciano la principale base di consenso a una transizione ormai necessaria.<br \/>\n7.13 Contrastare la smaterializzazione del lavoro. La ricchezza posseduta dalle persone pi\u00f9 facoltose nel mondo \u00e8 per due terzi frutto di eredit\u00e0, rendita monopolistica o rapporti clientelari, mentre il lavoro, manuale o intellettuale, \u00e8 sempre pi\u00f9 smaterializzato e separato dal lavoratore. Il conflitto \u00e8 stato progressivamente spostato contro un nemico simbolico \u2013 lo straniero, il migrante, il profugo \u2013 visto come colui che insidia le residue certezze di un\u2019esistenza sempre pi\u00f9 precaria e alienata. La moltiplicazione delle solitudini sul lavoro \u2013 che sia interinale, a progetto, in \u201cprova\u201d, a \u201cscadenza\u201d, \u201cin nero\u201d, \u201csubappaltato\u201d o in capo a cooperative satellite impiegate dalle aziende \u2013 ha offuscato la coscienza di un interesse comune, dentro e fuori i luoghi della produzione. Tuttavia il lavoro \u2013 che ha un ruolo determinante nel costruire relazioni e concretezza \u2013 deve misurare la propria utilit\u00e0 in base ai bisogni che riesce a soddisfare, e per questo dovrebbe poter contribuire allo sviluppo della persona e all\u2019espressione di capacit\u00e0, creativit\u00e0, competenze sociali e ambientali.<br \/>\n7.14 Impedire l\u2019uberizzazione del lavoro manuale e intellettuale. Autisti a chiamata su piattaforme digitali, rider che effettuano consegne in bicicletta, persone \u201caffittate\u201d a ore per i servizi pi\u00f9 vari, lavoratori reclutati al bisogno su internet, operai cottimizzati a domicilio per svolgere microcompiti remunerati pochi centesimi, lavoratori dell\u2019intelletto che svolgono compiti specializzati in concorrenza al ribasso sulle tariffe: non appena si alzi il tappeto della retorica dell\u2019impresa individuale, appare uno scenario di solitudini e di dissoluzione di ogni dignit\u00e0 nel lavoro. Tutti gli Stati accettano la logica delle imprese, permettendo di considerare come lavoratori autonomi persone totalmente prive di diritti, di assistenza sanitaria e pensionistica, di ferie pagate, che devono adattarsi a remunerazioni molto basse quando non offensive, e che possono essere licenziate all\u2019istante. \u00c9 necessario rivendicare un regime europeo universale di protezione sociale e promuovere forme di cooperazione economica e sociale, cos\u00ec da accrescere la solidariet\u00e0 in un\u2019economia non predatoria, rispettosa delle capacit\u00e0 e delle competenze.<br \/>\n7.15 Estendere su scala globale la solidariet\u00e0 e i diritti del lavoro. Con il decentramento produttivo e le delocalizzazioni, le filiere della produzione si articolano nello spazio dell\u2019intero pianeta. L&#8217;economia di mercato, nelle sue varianti, impiega contemporaneamente persone con diversi salari, diverse normative, diverse nazionalit\u00e0 e diverse tutele sindacali, messe in relazione tra loro esclusivamente attraverso i processi produttivi, senza la mediazione di istituzioni nazionali e locali, statuali o categoriali. Ci\u00f2 che oggi \u00e8 nelle mani della gestione aziendale, locale o multinazionale, deve essere oggetto di negoziazione internazionale, a difesa dei diritti dei lavoratori e della loro estensione su scala globale. Per questo vanno promossi meccanismi di cooperazione dei lavoratori delle multinazionali impiegati nelle sedi dei paesi pi\u00f9 ricchi con quelli delle realt\u00e0 lavorative che operano nei paesi a maggiore rischio di sfruttamento.<br \/>\n7.16 Una strategia ecologica per la piena occupazione. L\u2019Unione europea si \u00e8 data una strategia per il 2020 che punta all&#8217;aumento del 75% del tasso di occupazione degli uomini e delle donne di et\u00e0 compresa tra i 20 e i 64 anni, con creazione di maggiori opportunit\u00e0 di formazione permanente, possibilit\u00e0 di conciliare lavoro e vita privata, creazione di strutture per l&#8217;infanzia, potenziamento della sicurezza del lavoro e della protezione sociale. La relativa e incerta espansione occupazionale in corso interessa quasi solo lavoratori maschi e a termine, mentre un lavoro permanente e decoroso \u00e8 una speranza sempre pi\u00f9 flebile, tanto che nel 2017 pi\u00f9 di 60mila italiani in et\u00e0 compresa tra i 18 e i 39 anni si sono trasferiti all\u2019estero. Questo deficit occupazionale pu\u00f2 venir superato solo promuovendo una politica economica e industriale fondata sulla riconversione ecologica. Nel campo delle energie rinnovabili, l\u2019innovazione, al contrario dell\u2019automazione nel manifatturiero tradizionale, \u00e8 ad alta intensit\u00e0 di lavoro. Occorre anche portare a piena dignit\u00e0 le occupazioni basate su rapporti personali diretti: cura, assistenza sanitaria e sociale, training, insegnamento, gestione del bene comune, sostenendole con processi di riconoscimento, di formazione e di adeguato inquadramento.<br \/>\n7.17 Ridurre l\u2019orario di lavoro a parit\u00e0 di retribuzione. Mentre l\u2019irrazionale eccesso di capacit\u00e0 trasformativa della produzione accelera il degrado del mondo naturale, sperimentiamo scissioni ingovernabili tra mondo artificiale e naturale, tra tempo fisico e tempo biologico, tra tempo produttivo e tempo proprio, che contrastano ogni possibile conciliazione tra tempo del mondo, tempo di vita e tempo di lavoro. L\u2019enorme \u201cdividendo\u201d ottenuto dal sistema produttivo a spese della natura e del lavoro nell\u2019organizzazione su nuove scale temporali e spaziale della produzione su nuove scale temporali e spaziali pu\u00f2 e deve essere restituito alla natura salvaguardando la qualit\u00e0 dell\u2019ambiente, e deve essere distribuito tra i lavoratori con la riduzione generalizzata, politicamente sostenuta, dell\u2019orario di lavoro a parit\u00e0 di retribuzione.<br \/>\n7.18 Prevenire delle morti sul lavoro. La lotta per il miglioramento delle condizioni nei luoghi di lavoro (tanto pi\u00f9 se &#8220;liquidi&#8221;) deve comprendere la tutela della salute, la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, la protezione ecologica dei territori interessati dalla produzione, nella consapevolezza che i primi ad essere esposti alle conseguenze del capitalismo di rapina sono i lavoratori nelle fabbriche, i loro familiari e i residenti, come dimostrano il caso ILVA. Strumenti di tutela e prevenzione devono essere introdotti per salvaguardare i lavoratori \u201cin nero\u201d, che spesso sono migranti privi di permesso di soggiorno, divenuti veri e propri fantasmi i cui corpi, in caso di incidenti mortali nei cantieri o nei lavori agricoli e boschivi, vengono sempre pi\u00f9 spesso gettati in discariche o bruciati, resi veri e propri \u201cscarti\u201d, per evitare le conseguenze della denuncia di un infortunio dovuto ad assenza di dispositivi di sicurezza.<br \/>\n7.19 Riconoscere il lavoro di cura. Come ci sono le discariche dove gli oggetti di cui ci sbarazziamo e a cui l\u2019organizzazione produttiva non \u00e8 in grado di offrire una seconda chance, cos\u00ec ci sono le discariche delle persone che non servono, o non servono pi\u00f9, alla produzione o al consumo: bambini, anziani, malati, disabili. Se queste \u201cesistenze residuali\u201d rispetto alla produzione sono sotto tutela, parliamo di lavoro di cura: un\u2019attivit\u00e0 che ha come oggetto non la produzione di beni, bens\u00ec la gestione di una molteplicit\u00e0 di esseri umani esterni al circuito economico-produttivo, che viene svolta in misura assolutamente prevalente da donne. Per la maggior parte, il lavoro di cura viene affidato ad attivit\u00e0 domestiche non retribuite. A volte le persone che lo svolgono non sono nemmeno membri della famiglia per cui lavorano: hanno lasciato la propria famiglia altrove e spesso sono in condizione di irregolarit\u00e0, e dunque di precariet\u00e0 e ricattabilit\u00e0. Sia che avvenga in forma remunerata, come impiego, sia che avvenga in forma gratuita, come gestione familiare, il lavoro di cura deve uscire dall\u2019ambito di disconoscimento, quando non di servaggio, in cui \u00e8 stato relegato, ed entrare appieno nella pienezza dei diritti che devono essere riconosciuti a tutti i lavoratori e lavoratrici.<br \/>\n7.20 Badare a se stessi e pretendere servizi sociali per chi non pu\u00f2 farlo. Storicamente, la liberazione dal lavoro ha significato, per chi era in grado di farlo, scaricare le incombenze pesanti o sgradevoli su figure sottomesse \u2013 donne, schiavi, servi, coloni \u2013 o, con lo sviluppo di scienza e tecnica, sulle macchine. Il patriarcato ha costretto le donne a svolgere gratuitamente e \u201cnaturalmente\u201d il lavoro di soddisfare i bisogni primari nelle famiglie: sesso, procreazione e cura degli uomini tutti, non solo bambini, vecchi e malati. Per una piena ecologia integrale, occorre educare tutti a badare a s\u00e9, a rispettare la libert\u00e0 degli altri e ad aiutarsi a vicenda nei rapporti familiari e di vicinato, e pretendere servizi pubblici gratuiti per chi ne ha necessit\u00e0.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>8. VIVENTE <\/strong><br \/>\n8.1 \u00abPrendersi cura di tutto ci\u00f2 che esiste\u00bb. \u00abL\u2019ecologia integrale\u00bb, si legge nell\u2019enciclica, \u00abrichiede apertura verso categorie che trascendono il linguaggio delle scienze esatte o della biologia e ci collegano con l\u2019essenza dell\u2019umano. San Francesco entrava in comunicazione con tutto il creato, e predicava persino ai fiori e li invitava a lodare e amare Iddio, come esseri dotati di ragione. La sua reazione era molto pi\u00f9 che un apprezzamento intellettuale o un calcolo economico, perch\u00e9 per lui qualsiasi creatura era una sorella, unita a lui con vincoli di affetto. Per questo si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto ci\u00f2 che esiste\u00bb. Riconoscere la sorellanza della natura e accogliere gli animali come creature capaci di sensibilit\u00e0 e intelligenza ha innumerevoli conseguenze sul nostro modo di percepire il mondo e sulle nostre scelte. Portandoci a superare il primato del logos, dell\u2019apprezzamento intellettuale e del calcolo economico, l\u2019ecologia integrale ci collega al cosmo, dove l\u2019umano \u00e8 parte di \u00abtutto ci\u00f2 che esiste\u00bb.<br \/>\n8.2 Superare l\u2019antropocentrismo. Pur istituendo una continuit\u00e0 con l\u2019animale nella sfera evolutiva, biologica e genetica, il pensiero occidentale moderno ha tracciato un confine che separa culturalmente e moralmente gli umani dai non umani. Siamo educati a pensare in termini dicotomici il rapporto tra natura e cultura e tra animalit\u00e0 e umanit\u00e0, interiorizzando una dissociazione fra soggetti umani e oggetti animali, con questo dimenticando che noi stessi siamo Natura. \u00abL\u2019antropocentrismo moderno\u00bb, scrive papa Francesco, \u00abparadossalmente ha finito per collocare la ragione tecnica al di sopra della realt\u00e0, perch\u00e9 questo essere umano non sente pi\u00f9 la natura n\u00e9 come norma valida, n\u00e9 come vivente rifugio\u00bb. Sono parole essenziali e rivoluzionarie: ponendo la ragione tecnica al di sopra della realt\u00e0, un antropocentrismo proiettato verso la logica del profitto e il dominio e la derealizzazione della natura ha condotto alle attuali devastazioni ambientali, allo sterminio di molte specie, al pi\u00f9 brutale sfruttamento-annientamento del mondo animale, fino all\u2019invenzione degli allevamenti industriali, vere e proprie fabbriche di sterminio riservate ai non umani.<br \/>\n8.3 Riconoscere il dolore del vivente. Attraverso l\u2019uso di categorie che educano a considerare l\u2019animale privo di pensiero e sensibilit\u00e0, la modernit\u00e0 ci ha resi ciechi al dolore, alla soppressione, al consumo e allo smaltimento di esseri viventi prodotti e processati industrialmente come cose. Ma se non siamo capaci di riconoscere e di lasciarci coinvolgere dal dolore del vivente, come possiamo rispettare gli altri esseri umani? L\u2019asservimento-bestializzazione degli animali ha prodotto i modelli dell\u2019asservimento-bestializzazione di tutti gli \u201cinferiori\u201d (donne, stranieri, \u201cselvaggi\u201d: altri, nella gerarchizzazione istituita dal dominio patriarcale), alimentando e giustificando il razzismo, il sessismo e lo schiavismo che nascono dalla predazione del lavoro, del sesso, del piacere, della cura. A questa consapevolezza devono corrispondere azioni sul piano educativo, legislativo, dei consumi e degli stili di vita.<br \/>\n8.4 Le conseguenze dell\u2019allevamento intensivo per il clima. L&#8217;allevamento di animali destinati alla macellazione \u00e8 responsabile almeno del 15% di tutte le emissioni di gas a effetto serra di origine antropica: le cinque maggiori compagnie globali che producono carne e latticini rilasciano nell\u2019atmosfera, ogni anno, pi\u00f9 CO2 di quella diffusa da tre colossi petroliferi come Eni, Shell e BP. Poich\u00e9 il consumo medio di carne a persona \u00e8 quasi raddoppiato negli ultimi 50 anni, gli animali da allevamento rappresentano ormai il 60% dei mammiferi terrestri. Le ingenti quantit\u00e0 di risorse vegetali necessarie per i mangimi sono prodotte in monoculture che comportano l\u2019erosione di terreni agricoli e l\u2019abbattimento di grandi aree di foresta, risultando tra le prime cause di perdita di biodiversit\u00e0. La mega-industria della macellazione \u00e8 pesantemente coinvolta nel land grabbing e nell\u2019inquinamento legato ai trasporti: per esempio, societ\u00e0 cinesi rilevano vaste estensioni di terreni in Africa per coltivare il foraggio che poi trasportano negli allevamenti in Cina. Per produrre un chilo di carne servono dai 15 ai 20.000 litri di acqua, 20 volte pi\u00f9 che per un chilo di cereali o verdure. Quasi un terzo del consumo d&#8217;acqua globale \u00e8 dovuto all&#8217;allevamento di animali da macello. Un\u2019inversione drastica dei regimi alimentari, con la riduzione o l\u2019azzeramento del consumo di carne, \u00e8 una delle condizioni essenziali per realizzare un contenimento dei cambiamenti climatici.<br \/>\n8.5 Le conseguenze dell\u2019allevamento intensivo per gli esseri umani. Gli allevamenti su vasta scala sottraggono cibo di origine vegetale agli esseri umani pi\u00f9 esposti alla fame, allo scopo di alimentare \u2013 e spesso sovralimentare \u2013 di carne la popolazione pi\u00f9 ricca. Questa fascia di consumatori, prevalentemente occidentali, sviluppa antibiotico-resistenza e una maggiore incidenza di malattie metaboliche e degenerative a causa dell\u2019utilizzo intensivo di farmaci somministrati agli animali per attenuare le infezioni causate dall\u2019immobilit\u00e0 forzata e dal sovraffollamento nelle gabbie, e di ormoni per aumentare il peso della carne da macellare. Il crudele e dannoso sistema degli allevamenti intensivi, anche ittici, paradigma della devastazione inflitta al pianeta da un modello di sfruttamento antropocentrico e predatorio, deve essere normato in funzione del rispetto degli animali, dei consumatori e dell\u2019ecosistema, e non pu\u00f2 ricevere finanziamenti comunitari.<br \/>\n8.6 Tagliare i sussidi all\u2019agricoltura e agli allevamenti intensivi e vietare i trasporti extra UE di animali vivi per la macellazione. Negli ultimi decenni, i fondi pubblici assegnati in modo distorto e dannoso hanno fatto crescere le grandi aziende agricole di stampo intensivo e industriale, contribuendo di fatto alla scomparsa delle realt\u00e0 pi\u00f9 piccole e pi\u00f9 sostenibili. Nel 2021 l\u2019Unione europea applicher\u00e0 la nuova \u201cPolitica Agricola Comune\u201d (PAC). Chiediamo all\u2019Unione europea e al governo italiano di tagliare i sussidi alle aziende e agli allevamenti intensivi e sostenere aziende agricole che producono con metodi ecologici. Chiediamo di vietare l&#8217;esportazione degli animali vivi verso i Paesi extra UE, che alle sofferenze del trasporto a lunga distanza aggiunge la brutalit\u00e0 di una morte inflitta con metodi considerati illegali nell\u2019Unione europea.<br \/>\n8.7 Promuovere il rispetto giuridico del vivente e i diritti della natura. Molte societ\u00e0 estendono la nozione di \u201cpersona\u201d al di l\u00e0 degli esseri umani: animali, alberi, piante, colline, laghi e fiumi sono persone, e come tali hanno diritti. Paesi come la Bolivia e l\u2019Ecuador hanno inserito i diritti della Terra (Pachamama) nelle proprie costituzioni. Anche in Europa \u00e8 necessario pensare la tutela giuridica delle innumerevoli e multiformi espressioni della natura, a cominciare dagli animali non umani, in base al loro valore intrinseco (bellezza, rarit\u00e0, ricchezza infinita di forme) e alla loro soggettivit\u00e0 (senzienza, intelligenza, emozioni\/affetti). Occorrono norme vincolanti sulla protezione delle specie, che garantiscano non solo la conservazione fisica ma anche la trasmissione culturale e sociale tra individui, messa a rischio dove l\u2019habitat \u00e8 costantemente disturbato ed eroso. Occorrono norme rigide sulle condizioni di allevamento, trasporto e vendita degli animali di qualsiasi specie, accompagnate da un\u2019attivit\u00e0 educativa che ne restringa progressivamente l\u2019ambito. Esiste una rigorosa ricerca scientifica senza utilizzo di animali che va incoraggiata e finanziata.<br \/>\n8.8 Tutelare la libert\u00e0 e la sapienza dei popoli indigeni. Il paradigma del \u201cbuen vivir\u201d dei popoli nativi, detentori di un rapporto con il pianeta e i suoi abitanti oggi pressoch\u00e9 estirpato dalla vocazione predatoria della cultura occidentale, \u00e8 stato rivalutato da decenni di lotte e da da nuove esperienze politiche, sociali, culturali. \u00c9 necessario ascoltare e difendere chi, nel mondo, segue un percorso di vita capace di abbracciare il vivente e la casa comune, articolando relazioni non basate sullo sfruttamento e spesso pagando con la propria vita l\u2019opposizione al potere economico globale. Occorre riconoscere il ruolo dei popoli indigeni nel proteggere ambiente e biodiversit\u00e0, nella lotta al cambiamento climatico, nell\u2019assunzione dei diritti della natura. Occorre sostenere le lotte dei popoli indigeni contro le istituzioni finanziarie e i progetti di sviluppo che non rispettano l\u2019ambiente in cui essi vivono, n\u00e9 il loro diritto all\u2019autodeterminazione, che si esercita con il consenso libero, previo e informato su qualsiasi progetto possa avere un impatto su loro diritti umani e territoriali, sulle loro terre o le loro risorse.<br \/>\n8.9 Istituire un tribunale internazionale per i Diritti della Natura. \u00c9 necessario introdurre un\u2019articolazione di diritto pubblico internazionale che, sulla base di una Dichiarazione universale dei Diritti della Natura, preveda il diritto degli ecosistemi di esistere e il dovere dell\u2019umanit\u00e0 di rispettarne i cicli vitali. Sosteniamo l\u2019istituzione di un Tribunale per i Diritti della Natura al fine di introdurre e far rispettare nuovi concetti giuridici inerenti il riconoscimento dei diritti di animali, foreste, specie, distretti ambientali. Il Tribunale potr\u00e0 condannare Stati e imprese per crimini ambientali, in particolare quelli connessi ai cambiamenti climatici.<br \/>\n8.10 Istituire un\u2019Agor\u00e0 degli abitanti della Terra. Gli abitanti della Terra sono pi\u00f9 di sette miliardi e mezzo, e ad essi appartiene di vivere insieme e salvaguardare la vita della casa comune, il primato dell\u2019uguaglianza e il rispetto dei diritti e delle responsabilit\u00e0 verso il mondo umano e non umano. Poich\u00e9 sta agli esseri umani l\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 verso la Terra, che un\u2019espansione e uno sfruttamento continui minacciano di devastare senza possibilit\u00e0 di ritorno, appoggiamo la proposta di costruire una sfera pubblica sovrastatale intesa come sistema di limiti e vincoli ai poteri altrimenti incontrollati della politica e dei mercati. Un demanio planetario di garanzie sovranazionali in materia di ambiente, salute, lavoro, per la tutela dell\u2019abitabilit\u00e0 del pianeta.<br \/>\n8.11 Fermare il consumo di suolo. L\u2019estrattivismo, la coltivazione intensiva, la cementificazione e il cambiamento climatico alterano ecosistemi e paesaggi, territori e comunit\u00e0, ridisegnano le geografie del potere e dell\u2019esclusione, ridefiniscono le relazioni tra i popoli e tra l\u2019umano e la natura. Per questo \u00e8 importante fermare il consumo di suolo e confinare le nuove costruzioni e infrastrutture allo spazio gi\u00e0 edificato.<br \/>\n8.12 Preservare il paesaggio. La bellezza del paesaggio agrario storico italiano, risultato di un secolare processo produttivo virtuoso, \u00e8 il contrario dello scenario determinato dall\u2019agricoltura industrializzata, monoculturale e intensiva, che rende monotono il territorio e impoverisce il suolo. La devastazione dello scenario rurale deve essere fermata e risanata con percorsi di rigenerazione architettonica rispettosa dell\u2019armonia, consapevole della necessit\u00e0 di luoghi d\u2019incontro con la natura.<br \/>\n8.13 Il diritto alla citt\u00e0. La crescita edilizia metropolitana disordinata e invasiva, costituita da zone per lo pi\u00f9 monofunzionali, \u00e8 incapace di generare ricchezza di vita e di immagine urbana. I recenti movimenti per il diritto alla citt\u00e0, nati in Brasile e diffusi in tutto il mondo, chiedono il riconoscimento giuridico delle funzioni e degli spazi urbani, allo scopo di ordinare il pieno sviluppo delle funzioni sociali della citt\u00e0 e garantire il benessere dei suoi abitanti. Allo stesso modo, papa Francesco ricorda \u00abcome sono belle le citt\u00e0 che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Come sono belle le citt\u00e0 che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell\u2019altro\u00bb. La citt\u00e0 ha un corpo architettonico e al tempo stesso pu\u00f2 rivelare un\u2019anima civica orientata da valori collettivi: capitale civico, bene pubblico, funzioni sociali della propriet\u00e0 urbana. La propriet\u00e0 privata, in quest\u2019ottica, deve essere ripensata in chiave di compatibilit\u00e0 con l\u2019interesse generale.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>9. STILI DI VITA E BENI COMUNI <\/strong><br \/>\n9.1 Cultura del limite. \u00ab\u00c9 giunto il momento di prestare nuovamente attenzione alla realt\u00e0 con i limiti che essa impone, i quali a loro volta costituiscono la possibilit\u00e0 di uno sviluppo umano e sociale pi\u00f9 sano e fecondo\u00bb, scrive papa Francesco. Occorre fermare e sanare i crimini prodotti dal \u00absogno prometeico di dominio sul mondo\u00bb per mezzo di un\u2019ecologia integrale fondata su una cultura del limite, che riduca il potere umano sugli altri uomini, sulla Terra e sul vivente, cercando di coinvolgere su questi obiettivi anche le comunit\u00e0, i governi locali e le altre forme di democrazia e partecipazione dal basso. Occorre fermare i grandi accordi di commercio globale che depredano la Terra e la privano della biodiversit\u00e0 necessaria alla vita, privatizzano le risorse, si accaparrano i servizi. Parimenti, va contrastata l\u2019eco-criminalit\u00e0 organizzata globale. L\u2019esportazione illegale di rifiuti tossici, le \u201cterre dei fuochi\u201d globali, dalla Campania alla Somalia, il traffico illegale di animali rari e di loro parti, il trafugamento di specie vegetali protette sono crimini che mostrano come l\u2019ecocidio proceda di pari passo con le mafie internazionali.<br \/>\n9.2 Azioni quotidiane per il pianeta. \u00ab\u00c8 molto nobile assumere il compito di avere cura del creato con piccole azioni quotidiane, ed \u00e8 meraviglioso che l\u2019educazione sia capace di motivarle fino a dar forma ad uno stile di vita\u00bb, scrive papa Francesco nell\u2019enciclica. \u00abL\u2019educazione alla responsabilit\u00e0 ambientale pu\u00f2 incoraggiare vari comportamenti che hanno un\u2019incidenza diretta e importante nella cura per l\u2019ambiente, come evitare l\u2019uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potr\u00e0 mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili, e cos\u00ec via [\u2026]. Riutilizzare qualcosa invece di disfarsene rapidamente, partendo da motivazioni profonde, pu\u00f2 essere un atto di amore che esprime la nostra dignit\u00e0\u00bb. Questi comportamenti quotidiani devono avere un supporto organizzativo che li faciliti, in termini di distribuzione, educazione e strutture di raccolta, trattamento e riciclo di scarti e prodotti dismessi, baratto, scambio del tempo.<br \/>\n9.3 Diritto alla salute. Attuare il diritto alla salute sancito dalla Costituzione significa, in primis, il diritto ad un ambiente di vita e di lavoro salubre. Eppure la salute \u00e8 stata ridotta a merce estremamente redditizia, mentre il diritto di ciascuno alla prevenzione e alla cura \u00e8 sempre pi\u00f9 labile. La privatizzazione della sanit\u00e0, veicolata dal ritorno a sistemi mutualistici e di assicurazioni individuali sul modello statunitense, mette in discussione l&#8217;universalit\u00e0 del servizio sanitario, fondato sul pubblico, e l\u2019uguaglianza nell&#8217;accesso alle cure, garantiti dalla tassazione generale. A fronte di ingenti investimenti nella ricerca sul genoma per la medicina privata individualizzata, milioni di persone non possono accedere alle terapie di base e rinunciano a curarsi o si indebitano per far fronte alle spese. \u00c9 necessario confermare e rafforzare un\u2019assistenza sanitaria universale, che non veda la sempre pi\u00f9 ridotta percentuale di ricchi del pianeta accedere a cure da cui gli altri sono progressivamente esclusi in base al reddito.<br \/>\n9.4 Dalla terapia alla prevenzione, nel continuum umanit\u00e0-ambiente. La salute umana e animale \u00e8 sotto attacco soprattutto a causa del deterioramento e dell\u2019inquinamento dell\u2019ambiente, in un rapporto che conferma la continuit\u00e0 tra natura ed essere umano. Le discipline e le tecnologie mediche hanno compiuto grandi progressi in campo terapeutico e diagnostico nel combattere i danni subiti dal corpo umano, ma hanno trascurato, spesso rendendosene complici, il deterioramento dell\u2019ambiente \u2013 che comprende aria, acqua e alimenti \u2013 che li provoca. Spostare l\u2019asse della difesa della salute dalla terapia alla prevenzione, dalla cura degli organi a quella del continuum umanit\u00e0-ambiente \u00e8 uno dei risvolti pi\u00f9 rilevanti della conversione ecologica.<br \/>\n9.5 L\u2019amianto come paradigma della devastazione ambientale. L\u2019amianto (o asbesto) \u00e8 un esempio della devastazione portata da uno sviluppo cinico e incapace di riparare ai danni commessi, e un indicatore di quanto debole sia la priorit\u00e0 della salute umana, pur sancita da tutte le Costituzioni del mondo, rispetto agli interessi economici. Bench\u00e9 l\u2019inalazione di fibre di amianto possa causare malattie polmonari mortali, la sua presenza continua a essere pervasiva in fabbriche, edifici, scuole, ospedali, teatri, caserme. L\u2019abolizione globale dell\u2019amianto in ogni sua forma (estrazione diretta o indiretta, lavorazione, impiego produttivo, commercializzazione, esportazione, importazione) cos\u00ec come quella degli altri agenti tossici nocivi cancerogeni cui non pu\u00f2 essere attribuito alcun valore limite (pesticidi, diossine, glifosato, pfas, fumi dei termovalorizzatori, ecc.) deve essere un impegno europeo. Devono essere realizzati censimenti, mappature e bonifiche dei siti contaminati, e deve essere garantita assistenza, anche giuridica, ai cittadini colpiti da esposizione all\u2019amianto e ad altre sostanze tossiche &#8211; cancerogene. Le sostanze ad elevata tossicit\u00e0 (cancerogeni, mutageni, teratogeni, interferenti endocrini, sostanze altamente cumulabili nell&#8217;ambiente) devono essere espulse dai cicli produttivi e dalle merci ed essere sostituite con sostanze non pericolose, secondo il principio di &#8220;rischio zero&#8221;.<br \/>\n9.6 Affrontare le cause alimentari della cronicit\u00e0. Nelle societ\u00e0 di libero mercato, la nutrizione \u00e8 oggetto di condizionamenti finalizzati ad assicurare la persistenza dei modelli intensivi di produzione e distribuzione, con la conseguenza di un massiccio consumo di prodotti alimentari dannosi per la salute che causa il dilagare di obesit\u00e0, diabete e disturbi cardiovascolari. L\u2019epidemia di malattie croniche in atto a livello globale costituisce un indicatore dello stato del \u201cmetabolismo contemporaneo\u201d cui \u00e8 urgente porre rimedio.<br \/>\n9.7 Diritto a un consumo consapevole e rispettoso. Occorre contrastare la trasformazione dei cittadini in consumatori, riportando democrazia e diritti nel modo di alimentarsi, vestirsi, utilizzare i prodotti che accompagnano le nostre esistenze. Occorre sostenere e promuovere l\u2019autodeterminazione alimentare, con filiere di consumo etico, sostenibile, rispettoso dei diritti dei lavoratori e senza crudelt\u00e0 sugli animali, possibilmente in forme condivise, come avviene nei gruppi di acquisto solidale. Le etichette e le confezioni dei prodotti devono fornire a livello europeo le indicazioni su provenienza, metodi di coltura e\/o lavorazione, lavoro degnamente retribuito, benessere animale.<br \/>\n9.8 Diritto al tempo proprio e al riposo. Negli ultimi quarant\u2019anni, le telecomunicazioni, la digitalizzazione, l\u2019accesso alle banche dati, la rapidit\u00e0 di interconnessione e di elaborazione hanno accentuato la possibilit\u00e0 di espropriazione del tempo per alcuni e del possesso del tempo altrui per altri. Il tempo di vita, di ozio, di apprendimento \u00e8 soggetto a esproprio; per questo il riscatto del \u201ctempo proprio\u201d rappresenta un\u2019esigenza primaria dell\u2019esistenza. Si produce e si compra 7 giorni su 7 e 24 ore su 24, totalmente e virtualmente saturati. Occorre conquistare tempo liberato per gli umani e per il vivente, reintroducendo il precetto della cessazione di qualsiasi attivit\u00e0 lavorativa (Shabbat) come giusto e necessario riposo della Terra, degli animali e degli uomini.<br \/>\n9.9 Diritto alla bellezza. \u00abSe ci accostiamo alla natura e all\u2019ambiente senza apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo pi\u00f9 il linguaggio della fraternit\u00e0 e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati\u00bb, scrive papa Francesco. La fruizione della bellezza \u00e8 una forma essenziale di appartenenza al mondo, di resistenza culturale e di legame sociale; ma sempre pi\u00f9 persone sono confinate nelle periferie delle citt\u00e0, in agglomerati invivibili, private del contatto con la natura e dell\u2019esperienza e dell\u2019educazione al bello, compreso l\u2019accesso all\u2019arte. L\u2019incontro emozionato ed esperto con la bellezza promuove \u00abil pieno sviluppo della persona umana e la sua piena salute fisica e psichica\u00bb, cos\u00ec che il diritto alla bellezza pu\u00f2 ritenersi \u00abfondamentale diritto dell\u2019individuo e interesse della collettivit\u00e0\u00bb.<br \/>\n9.10 Diritto di convivenza e unione con la natura. Condizione imprescindibile e preliminare per rendere possibile la convivenza tra gli esseri umani \u00e8 che si realizzino forme di convivenza e unione con la natura. L\u2019inquinamento dell\u2019aria, del suolo, dei mari \u00e8 un attentato all\u2019habitat non solo degli umani ma di ogni specie vivente, che ferisce tanto il corpo dei singoli quanto le comunit\u00e0, mutilate nella loro coesione vitale. Studiare e praticare forme di coabitazione con la natura, senza pretese di centralit\u00e0, contribuisce a creare negli esseri umani la capacit\u00e0 di contenere la propria violenza.<br \/>\n9.11 Riappropriarsi dei beni comuni attraverso le reti solidali. I beni comuni naturali, come l\u2019acqua, le risorse e le energie naturali, e immateriali, come i saperi, i linguaggi e le istituzioni che regolano la convivenza, se privatizzati e trasformati in merce subiscono un degrado e una svalorizzazione legati al progressivo assorbimento e consumo nel ciclo economico. Poich\u00e9 in realt\u00e0 sono beni di tutti e di nessuno, non hanno prezzo per il loro uso e ci si deve attenere ai principi della preservazione anche a favore delle future generazioni. \u201cComune\u201d non significa negare la propriet\u00e0 individuale di beni condivisibili, e nemmeno la propriet\u00e0 pubblica di beni demaniali che servono al buon funzionamento dello Stato e dei servizi generali, ma indica la necessit\u00e0 di definire nuove modalit\u00e0 di autogoverno di cittadine e cittadini e conseguenti forme giuridiche che consentano la gestione condivisa di beni e servizi collettivi. Un&#8217;economia policentrica fondata principalmente sull&#8217;autogestione dei beni comuni d\u00e0 origine a forme democratiche praticate dalle comunit\u00e0 locali.<br \/>\n9.12 Giustizia tra le generazioni. \u00abLa protezione dell&#8217;ambiente o, detta altrimenti, la salvaguardia del creato, deve diventare sempre di pi\u00f9 un compito prioritario, vitale, perch\u00e9 non ci impegna soltanto a difendere i beni ricevuti gratuitamente, quanto a consegnarli alle generazioni future\u00bb, scrive papa Francesco. Gli studenti del mondo che scendono in piazza per i Fridays for the future sono i soggetti incarnati di quella che, nei negoziati internazionali, \u00e8 stata accettata \u2013 finora solo sulla carta \u2013 come giustizia intergenerazionale.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>10. ECOFEMMINISMO <\/strong><br \/>\n10.1 Liberazione delle donne, della natura, del vivente. Il pensiero ecofemminista ha mostrato le intersezioni tra sessismo, razzismo, specismo, colonialismo, diseguaglianze sociali e razziali, aprendo la strada alla possibilit\u00e0 e alla necessit\u00e0 di battaglie comuni che collochino in uno stesso orizzonte la tutela della natura, del vivente, delle donne e di tutti gli esseri che la cultura occidentale patriarcale ha segnato come inferiori e passibili di sfruttamento in una gerarchia che vede il mondo come un possesso e un bottino.<br \/>\n10.2 Rispettare il corpo e la differenza sessuata. \u00abIl nostro corpo ci pone in una relazione diretta con l\u2019ambiente e con gli altri esseri viventi\u00bb, dice l\u2019enciclica. \u00abUna logica di dominio sul proprio corpo si trasforma in una logica a volte sottile di dominio sul creato. Imparare ad accogliere il proprio corpo, ad averne cura e a rispettare i suoi significati \u00e8 essenziale per una vera ecologia umana. Anche apprezzare il proprio corpo nella sua femminilit\u00e0 o mascolinit\u00e0 \u00e8 necessario per poter riconoscere s\u00e9 stessi nell\u2019incontro con l\u2019altro diverso da s\u00e9. [\u2026] Pertanto, non \u00e8 sano un atteggiamento che pretenda di cancellare la differenza sessuale perch\u00e9 non sa pi\u00f9 confrontarsi con essa\u00bb.<br \/>\n10.3 Valorizzare la differenza femminile. Occorre difendere e rivalutare tutto ci\u00f2 che il patriarcato ha soffocato, sottomesso o tolto dalla scena pubblica e politica: corporeit\u00e0, emozioni, sapienza intuitiva, cooperazione, cura, nonviolenza, potere di generare e creare contro potere di possedere, pensiero circolare come registro differente da quello del pensiero lineare.<br \/>\n10.4 Sradicare la violenza contro le donne. Ogni anno nel mondo vengono uccise 87mila donne per motivi di genere. Dal 2000 a oggi, in Italia sono state uccise pi\u00f9 di tre donne ogni settimana. Pi\u00f9 del 50% dei femminicidi avviene per mano del partner o di membri maschili della famiglia. Non \u00e8 che la punta dell\u2019iceberg, perch\u00e9 un terzo delle donne nel mondo sperimenta forme di violenza durante la propria vita. Nove donne su cento, nel corso della propria esistenza lavorativa, sono state oggetto di molestie o di ricatti a sfondo sessuale sul luogo di lavoro. La violenza maschile \u00e8 espressione diretta di un sistema di potere patriarcale che ha permeato cultura, politica, relazioni pubbliche e private. Occorre agire per porre fine alle discriminazioni che sono alla radice della violenza contro le donne promuovendo l\u2019uguaglianza di genere nel rispetto delle diversit\u00e0, e finanziare luoghi di libert\u00e0 e autodeterminazione per le donne. Le case rifugio e i centri antiviolenza, sempre pi\u00f9 spesso chiusi per revoca dei finanziamenti, devono essere sostenuti come luoghi di civilt\u00e0 e inclusione.<br \/>\n10.5 Eliminare la pratica delle mutilazioni genitali femminili. Sono oltre cento milioni nel mondo le donne che hanno subito la pratica della mutilazione dei genitali e circa tre milioni, ogni anno, le donne a rischio di mutilazione. Il Parlamento europeo stima che siano circa 500 mila le donne e le bambine che in Europa devono subire questa menomazione. Occorrono strumenti adeguati e un\u2019azione combinata tra istituzioni e societ\u00e0 civile che permettano di superare i riti d\u2019iniziazione e sottomissione femminile.<br \/>\n10.6 Contrastare la prostituzione legalizzata. L\u2019attivit\u00e0 estrattiva predatoria agita sulla Terra \u00e8 simile a quella che il patriarcato agisce sul corpo delle donne: la prostituzione, che implica la riduzione della donna a merce, \u00e8 tra i primi segni di una cultura di sopraffazione e abuso che si vuole raccontare come espressione di libert\u00e0 e scelta. \u00c9 impensabile che la prostituzione \u2013 ovvero lo stupro a pagamento, spesso governato da sfruttatori di donne (e talvolta di uomini, persino bambini) in condizione di schiavit\u00f9 o sotto il ricatto della povert\u00e0 e precariet\u00e0 \u2013possa diventare un lavoro legalizzato e accettato dallo Stato, sul quale pagare le tasse. Lo sfruttamento che nasce dalla predazione del sesso e del piacere non pu\u00f2 essere ammantato di valore di scambio, n\u00e9 spacciato per autodeterminazione e libert\u00e0 di scelta.<br \/>\n10.7 Contrastare la tratta di donne, bambini e minori. La tratta di donne e minori migranti \u00e8 tra le forme di commercio dei corpi pi\u00f9 redditizie e ignobili. Oltre a perseguire i trafficanti, occorre individuare e sanzionare il mercato finale, in particolare per quel che riguarda il traffico di organi. I percorsi di fuoriuscita di donne e minori dalla violenza e dallo sfruttamento non possono essere affrontati con politiche repressive, ma garantendo reddito di autodeterminazione, diritti e servizi.<br \/>\n10.8 Pari opportunit\u00e0, diritto d\u2019asilo e contrasto della violenza di prossimit\u00e0 per donne migranti e rifugiate. Per promuovere l\u2019accoglienza e una piena integrazione femminile \u00e8 necessario assicurare servizi di cura dei bambini per le donne rifugiate e richiedenti asilo, che \u2013 a differenza dei maschi della stessa famiglia \u2013 non possono accedere all\u2019istruzione, a corsi di integrazione e meno che mai a un lavoro, a causa dell\u2019impossibilit\u00e0 di sospendere l\u2019attivit\u00e0 materna e familiare di cura. Nei centri di accoglienza, occorre contrastare la violenza di prossimit\u00e0 verso donne, uomini, minori, persone con orientamenti sessuali diversi e anziani, e riconoscere le loro lotte quotidiane dentro e fuori i confini, con la garanzia di un effettivo accesso alle procedure e all\u2019ottenimento della protezione internazionale. Occorre risignificare il diritto d\u2019asilo per le donne che si sottraggono a ogni forma di violenza economica, fisica, psicologica e patriarcale sia nei paesi di origine che di transito.<br \/>\n10.9 Difendere la libert\u00e0 delle persone con orientamenti sessuali diversi (LGBTI). Discriminazione, violenza e abuso fanno parte della vita quotidiana di molte persone LGBTI, in Europa e nei paesi di migrazione, dove spesso sono accettate pratiche persecutorie nei loro confronti. Il contrasto alla violenza di genere e dei generi deve valorizzare le molteplici e ineliminabili differenze che caratterizzano gli individui e le comunit\u00e0, per un\u2019ecologia che abbia come fulcro il rispetto della pluralit\u00e0, la capacit\u00e0 di ascolto e di scambio e il rifiuto della prevaricazione.<br \/>\n10.10 Autodeterminazione e libert\u00e0 delle donne. In opposizione ai poteri istituzionali, statuali ed economici che vogliono decidere al loro posto, le donne nel mondo devono avere spazi di sorellanza e agibilit\u00e0 autonoma, che devono essere agevolati da politiche comunitarie. Sono necessarie azioni positive di rafforzamento delle capacit\u00e0 di iniziativa femminile, sia per native, sia per migranti e rifugiate. Le politiche di cooperazione internazionale devono essere finalizzate, in accordo con le organizzazioni locali, al contrasto di matrimoni precoci e forzati, al diritto di decidere della propria maternit\u00e0 e al pari accesso all\u2019istruzione e al lavoro.<br \/>\n10.11 Combattere la povert\u00e0 femminile. In tutto il mondo, la cosiddetta \u201ceconomia dell&#8217;1%\u201d si fonda su lavoratori mal pagati, spesso donne, che ricevono salari di sussistenza e sono privati dei diritti fondamentali. Garantire alle donne pieni diritti ed eguali possibilit\u00e0 economiche, culturali e sociali \u00e8 indispensabile per affrontare la povert\u00e0 estrema e instaurare un principio di giustizia sociale. Le donne sono le principali vittime della povert\u00e0. Se avessero uguale accesso all\u2019istruzione e alle risorse rispetto agli uomini, la povert\u00e0 mondiale si ridurrebbe del 17%, e 150 milioni di persone in meno nel mondo soffrirebbero la fame.<br \/>\n10.12 Incentivare attivit\u00e0 di empowering delle donne. Le donne sono le principali vittime della povert\u00e0, e a livello globale hanno minori risorse, diritti, opportunit\u00e0 rispetto agli uomini. Vincoli culturali patriarcali spesso impediscono loro l\u2019accesso all\u2019istruzione, al mercato del lavoro e alla vita politica e sociale. La conseguenza \u00e8, in un circolo vizioso, la continua esposizione a violenza e soprusi, pur avendo spesso la responsabilit\u00e0 della produzione del cibo e della cura della famiglia. Le donne sono vittime, ma non sono deboli: nelle situazioni pi\u00f9 esposte, nei conflitti, nei campi profughi, nelle famiglie povere o disagiate, le donne sono coloro che riescono a garantire la sopravvivenza e la cura degli altri. Questa straordinaria capacit\u00e0 di resilienza deve essere riconosciuta e valorizzata. Occorre garantire alle donne diritti, formazione, accesso alle risorse e alla terra, accesso al lavoro a pari retribuzione. Occorre modificare le relazioni di potere nei diversi ambiti del vivere sociale e personale, per fare in modo che conoscenze, esperienze, aspirazioni, bisogni, opinioni e obiettivi delle donne siano presi in considerazione e che sia data loro pari possibilit\u00e0 di partecipare ai processi decisionali in ambito politico, economico e sociale.<br \/>\n10.13 La resistenza alimentare come pilastro dell\u2019ecologia integrale. L\u2019accaparramento del sistema alimentare, dei semi e della terra da parte delle multinazionali ha prodotto la marginalizzazione delle donne e delle loro conoscenze, soprattutto nel Sud del mondo. Il sapere e la creativit\u00e0 di contadine e contadini si traducono in economia della natura, essenziale per rispondere alla crisi ambientale, climatica e democratica che sta impoverendo e minacciando il pianeta. Lo stesso vale per la sapienza sul cibo, oggi snaturato, impoverito, avvelenato, strappato dalle radici che ne legano la preparazione alla vita e alla terra.<br \/>\n10.14 Inserire il rispetto di genere negli accordi commerciali e nei servizi pubblici. Le politiche commerciali hanno un enorme impatto sulla vita delle donne. Occorre inserire clausole sul rispetto dei diritti delle donne e le questioni di genere in ogni fase negoziale e in ogni trattato commerciale stipulato tra Unione europea e Stati terzi, e sottrarre alla logica della privatizzazione i servizi pubblici che garantiscono i diritti fondamentali, a cominciare dal diritto ai servizi sociali, all\u2019educazione, alla formazione, alla salute, inclusa quella sessuale e riproduttiva.<br \/>\n10.15 Promuovere un linguaggio sessuato e non violento. Nella scrittura dell\u2019enciclica, papa Francesco ha scelto i termini \u201cesseri umani\u201d o \u201cdonne e uomini\u201d e mai (se non nelle citazioni da altri testi) il termine \u201cuomo\u201d per indicare l\u2019intera umanit\u00e0. Poich\u00e9 una delle radici della sopraffazione si cela nel linguaggio, che \u00e8 un elemento centrale nella costruzione delle identit\u00e0 individuali e collettive, \u00e8 necessario promuovere nelle scuole, nella societ\u00e0 e nella vita quotidiana un uso della lingua attraversato dalla cultura della differenza sessuata e della non violenza. Gi\u00e0 dalla sua grammatica, la lingua italiana istituisce una rigida distinzione che implica la scomparsa del femminile, nell\u2019imposizione di un neutro declinato al maschile. Per questo va incoraggiato un uso del linguaggio che restituisca la storia delle donne.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>11. DIRITTO DI PACE E MINACCIA NUCLEARE <\/strong><br \/>\n11.1 Arrestare l\u2019orologio dell\u2019Apocalisse. Il simbolo che rappresenta meglio il pericolo che gli esseri umani costituiscono per il pianeta \u00e8 \u201cl&#8217;orologio dell\u2019Apocalisse\u201d (Doomsday Clock), le cui lancette segnano il tempo che manca alla probabilit\u00e0 di una catastrofe globale causata dall\u2019uomo. Questo dispositivo simbolico, introdotto da un consesso internazionale di scienziati atomici, nel gennaio 2019 segnava appena due minuti alla mezzanotte, tenendo conto delle pi\u00f9 grandi minacce del nostro secolo: clima e nucleare. Cosa fare per arrestare le lancette attraverso la cura della Terra e la pace?<br \/>\n11.2 Sfatare l\u2019immaginario di potenza legato al possesso dell\u2019atomica e al proliferare delle armi nucleari. Una narrazione ipocrita che, negli anni Cinquanta, ha slegato l\u2019aggettivo \u201catomico\u201d dagli eventi terribili di Hiroshima e Nagasaki per associarlo all\u2019eccezionalit\u00e0 e persino alla bellezza, ha contribuito a far accettare la divisione del pianeta basata sul terrore reciproco imposto da chi pu\u00f2 dotarsi di testate sempre pi\u00f9 potenti, rivolte verso il fronte nemico. Il movimento pacifista globale ha contribuito alla fine di questa impostura, alla fine della guerra fredda e al disarmo nucleare. Purtroppo stiamo tornando indietro e, dopo la denuncia da parte di Trump dell\u2019accordo sugli euromissili, assistiamo a un proliferare di armi nucleari in numerosi paesi, alcuni retti da regimi e dittature militari, e a un rilevante commercio illegale di materiale utile alle bombe nucleari.<br \/>\n11.3 Mettere al bando l\u2019arsenale nucleare mondiale. C\u2019\u00e8 un\u2019evoluzione nella coscienza globale, ancora inavvertita nei paesi legati ad alleanze militari, che riguarda la denuncia dell\u2019illegalit\u00e0 del possesso di armamenti atomici. Occorre istituire una norma universale che neghi al possesso di armi nucleari il rango di fattore strategico irrinunciabile, in quanto non esiste un diritto all&#8217;autodifesa degli Stati &#8220;sovrani&#8221; che preceda il diritto alla sopravvivenza dell&#8217;umanit\u00e0. Ne segue che non bisogna modernizzare le armi nucleari; che la deterrenza non deve prevedere lo stato di allerta per quelle che lo sono; che le dottrine militari non ne devono prevedere l&#8217;impiego in nessuna circostanza. La guerra nucleare non \u00e8 una guerra ma un cataclisma che porta alla scomparsa della specie umana; il diritto alla sopravvivenza dell&#8217;umanit\u00e0 non pu\u00f2 essere messo in gioco da pretese &#8220;difensive&#8221; dei singoli Stati.<br \/>\n11.4 Mobilitarsi per un futuro senza bomba. Il 7 luglio 2017, a New York, i governi di 122 Stati si sono impegnati sulla base del Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari (TPNW) a non produrre n\u00e9 possedere questo genere di armi, a non usarle n\u00e9 a minacciare di usarle, a non trasferirle n\u00e9 a riceverle direttamente o indirettamente. Nessuno degli Stati in possesso di armi nucleari e nessuno dei membri della NATO, come l\u2019Italia, aderisce al trattato. Se aderisse, l\u2019Italia dovrebbe disfarsi delle bombe nucleari USA schierate sul proprio territorio in violazione del Trattato di Non Proliferazione; nel caso di una decisione comune europea, ben sei paesi dovrebbero rinunciare al possesso di tali ordigni, come dei missili a raggio intermedio promessi dagli USA dopo l\u2019uscita dal Trattato INF. Diversi parlamentari, sindaci e organizzazioni della societ\u00e0 civile italiana hanno rivendicato l\u2019adozione di quel trattato, giuridicamente vincolante. Dobbiamo esigere un\u2019Unione europea \u201cnuclear free\u201d, liberandoci non solo degli ordigni, ma anche dei reattori civili che ad essi sono connaturati. Occorre dare impulso nei territori a una visione tuttora ristretta agli \u201caddetti ai lavori\u201d, creando comitati e lanciando petizioni da presentare alle assemblee comunali e da trasferire poi a livello pi\u00f9 alto, accompagnate da una adeguata pressione popolare sui siti nucleari.<br \/>\n11.5 Mettere al bando il nucleare civile. Le tragedie di Cernobyl e Fukushima, le cui conseguenze sugli addetti agli impianti, sulla popolazione e sul territorio, e la loro prevedibile durata che compromette decine di generazioni a venire, vengono tenute rigorosamente segrete devono indurre tutti a considerare il nucleare civile non meno pericoloso di quello sviluppato a fini bellici.<br \/>\n11.6 Spostare investimenti dalla macchina militare alla prevenzione della catastrofe climatica. Dopo il Vertice per la Terra di Rio de Janeiro del 1992, \u00e8 cresciuta la percezione che l\u2019umanit\u00e0 possa perire non solo per la forza distruttiva della bomba ma anche per la progressione brusca del cambiamento climatico. Dirottare risorse dal mondo fossile a quello \u201cpulito\u201d \u00e8 la reiterazione complementare a quella di \u201csvuotare gli arsenali e riempire i granai\u201d. Lo spostamento di investimenti dalla macchina militare alla prevenzione della catastrofe climatica \u00e8 un\u2019urgenza assoluta che dobbiamo reclamare in ogni istanza responsabile.<br \/>\n11.7 Creare occupazione riconvertendo l\u2019industria di guerra e dei fossili La conversione ecologica \u00e8 una svolta necessaria per la sopravvivenza dell\u2019intera umanit\u00e0. La comunit\u00e0 internazionale la postula attraverso tutti gli accordi giuridici nei quattro campi in cui si articola il diritto alla pace: disarmo, ecologia, diritti umani, giustizia sociale. Occorre garantire reddito e occupazione ai lavoratori dei settori da riconvertire. Il bando ai combustibili fossili adottato a Parigi con l\u2019accordo sul clima va accompagnato al bando del nucleare sia militare sia civile, e i primi fondi per affrontare questa transizione potranno essere ricavati dalla sospensione dei lavori per le grandi opere nocive, dal risparmio sulle spese militari destinate ad armi o missioni incostituzionali e dall&#8217;abolizione degli incentivi alle fonti fossili.<br \/>\n11.8 Portare alla luce le cause ecologiche delle guerre. Guerre per il petrolio, guerre per l&#8217;acqua, guerre per la terra, guerre per l&#8217;atmosfera: la scarsit\u00e0 di risorse e il loro rapido deterioramento sono all\u2019origine di conflitti di devastante impatto sulle condizioni di vita provocando ondate di emigrazioni. Il degrado di materia vitale alla massima velocit\u00e0 (i processi naturali non ricorrono alla combustione) e l\u2019impiego inusitato di energia (le esplosioni richiedono che le trasformazioni energetiche si consumino nel pi\u00f9 breve tempo possibile) trascendono le potenzialit\u00e0 di metabolizzazione della natura e impediscono una rigenerazione della vita. Si stima che il solo Pentagono produca il 5% della CO2 globale. La produzione di CO2 dell&#8217;insieme dei sistemi militari mondiali potrebbe ammontare al 15% della CO2 totale (per oltre la met\u00e0 imputabile ai paesi della NATO). Eppure, il settore militare \u00e8 esente (non viene contabilizzato) da obblighi stabiliti nelle convenzioni internazionali (COP) per il clima. Ne dobbiamo esigere l\u2019osservazione e l\u2019incorporamento nelle quote da azzerare entro il 2050.<br \/>\n11.9 Il diritto di pace, sostegno di un\u2019ecologia integrale. Il diritto \u201cdi\u201d pace \u00e8 l\u2019opposto del diritto che vige in guerra e riguarda l\u2019uguaglianza e la giustizia sociale non meno che le modalit\u00e0 di relazione con la natura, senza le quali non c\u2019\u00e8 pace possibile, n\u00e9 in ambito nazionale n\u00e9 in quello internazionale. Il diritto di pace attribuisce al popolo il potere di autodeterminazione e conferma il ruolo antagonistico della sovranit\u00e0 popolare rispetto a quello delle \u00e9lites economico-politiche dominanti, in piena antitesi con l\u2019approccio sovranista che fa discendere la protezione dei \u201csudditi\u201d dal governo, senza mediazione di rappresentanza democratica. La pace \u00e8 indissolubilmente connessa all\u2019ecologia integrale, che combatte la rapina degli elementi naturali \u2013 l&#8217;aria, l&#8217;acqua, la terra, la flora e la fauna \u2013 da cui dipende la vita tutta e quella delle generazioni a venire. Un punto di riferimento iniziale \u00e8 rappresentato dalla Dichiarazione ONU sul Diritto alla Pace, adottata il 19.12.2016: Ognuno ha il diritto di godere la pace in modo che tutti i diritti umani sono promossi e protetti e lo sviluppo pienamente realizzato (art.1).<br \/>\n11.10 Attuare l\u2019articolo 11 della Costituzione sul ripudio della guerra. Il Nuovo Modello di Difesa italiano presentato nel 1991 prevede la difesa armata degli interessi italiani ovunque nel mondo, in piena violazione dell&#8217;art.11 della Costituzione, promuove l&#8217;acquisizione di sistemi d&#8217;attacco e di proiezione a lungo raggio e mortifica la corretta applicazione della Legge sulla esportazione di armi (L.185\/1990). La presenza dell\u2019Italia nella NATO \u2013 la cui spesa militare vale il 52% di quella mondiale \u2013 va riconsiderata: dal 1999 con l\u2019adozione del \u201cNuovo Concetto Strategico\u201d, la NATO non \u00e8 pi\u00f9, nemmeno formalmente, un\u2019alleanza difensiva. L\u2019Unione europea e l\u2019Italia devono rinunciare alla capacit\u00e0 di proiezione militare all&#8217;estero, adottando un modello strettamente difensivo, non nucleare, nel rispetto integrale dello Statuto ONU che solo pu\u00f2, come ultima ratio, usare la forza militare per riportare la pace.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>12. UMANO, VIRTUALE E ARTIFICIALE: CONIUGARE SOLIDARIET\u00c0 E INNOVAZIONE <\/strong><br \/>\n12.1 ARMONIZZARE UMANO E ARTIFICIALE. L\u2019uso quotidiano di apparecchiature elettroniche \u2013 schermi, TV, smartphone, GPS, computer, connessioni internet, lettori di DVD o di codici a barre \u2013 ha sconvolto ritmi, percezione delle distanze e modalit\u00e0 di relazioni. L\u2019evoluzione della scienza moderna \u00e8 cos\u00ec estranea alla cultura comune da essere considerata faccenda per addetti ai lavori, sicch\u00e9 si continua a fare riferimento a spiegazioni scientifiche che hanno sostenuto la precedente era industriale \u2013 fondate sul determinismo newtoniano, secondo cui tutto ci\u00f2 che avveniva aveva una causa definita e dava luogo a un effetto definito \u2013 ma che non possono dar conto dell\u2019odierna complessit\u00e0, che, come avverte la fisica quantistica, ci mette di fronte a un mondo non scomponibile in unit\u00e0 dotate di esistenza indipendente e che ci appare piuttosto come una rete di relazioni tra le varie parti del tutto, che includono sempre l\u2019osservatore come elemento essenziale. Il patrimonio di conoscenza che viene impiegato per accelerare e intensificare produzione e consumo nell\u2019economia capitalista non \u00e8 pi\u00f9 in grado di prevedere il limite di compatibilit\u00e0 tra la vita umana e il sistema artificiale che ne deriva, se appena si mettono nel conto le risorse rigenerabili che consentirebbero riproducibilit\u00e0 e sopravvivenza. L\u2019umanit\u00e0, con il suo corredo insostenibile di protesi elettroniche, si \u00e8 circondata di un mondo artificiale parallelo, virtuale, caratterizzato da istantaneit\u00e0 e ubiquit\u00e0, in cui operano leggi che non sono le stesse che la nostra mente percepisce attraverso i nostri sensi. Un mondo artificiale in accelerata espansione a cui si accede solo attraverso tecnologie proprietarie e i cui principi di funzionamento sono sconosciuti alla maggioranza degli utilizzatori. Ne nasce una dissonanza e una dissintonia tra spazio-tempo biologico e spazio-tempo artificiale, che sono sottratti al controllo sociale e al campo della discussione politica. La conoscenza, l\u2019istruzione e una corretta divulgazione scientifica vanno considerati diritti da generalizzare per democratizzare la tecnica e armonizzare umano e artificiale.<br \/>\n12.2 Regole e trasparenza nella trasformazione del mondo in dati. La digitalizzazione di ogni sorgente di informazione e conoscenza, con la trasformazione di testi, suoni e immagini in cifre\/bit immagazzinate ed elaborate da algoritmi proprietari, determina una realt\u00e0 virtuale parallela al mondo reale, che si sottrae al controllo sociale nel presente, condiziona la trasmissione della memoria del passato, influenza le previsioni del futuro. La raccolta di dati, la loro messa in rete, la disponibilit\u00e0 e gli strumenti per farne uso sono terreno di una battaglia da non sottovalutare, nonostante evidenti ritardi politico-culturali. Gli algoritmi che presiedono alle operazioni in Internet, influenzano i modi di vivere: mobilit\u00e0, salute, memoria, relazioni, economia, informazione, innovazione e, soprattutto, linguaggio. Con l\u2019attivazione di sensori biologici si mira addirittura a privatizzare e rendere commerciabile il patrimonio genetico di tutto il mondo vivente. Oggi possedere algoritmi imposti agli utenti con il monopolio dei motori di ricerca e delle piattaforme significa poter estendere a miliardi di persone pregiudizi e discriminazioni in aree come la selezione delle news, la pubblicit\u00e0, la ricerca di lavoro, l\u2019assistenza e la salute. Il mondo virtuale va assoggettato a regole trasparenti per impedire l\u2019espropriazione della sfera personale e l\u2019accanimento nel controllo del comportamento sociale.<br \/>\n12.3 Discernere tra intelligenza artificiale e pensiero, tra calcolabilit\u00e0 e verit\u00e0. La cultura del network non potrebbe essere accettata per assoggettamento volontario al potere costituito, se non consentisse una libert\u00e0 radicale dell\u2019espressione: le informazioni, il chiacchiericcio, i post, i like, le immagini condivise sono \u201cpostati\u201d e resi pubblici attraverso la mediazione delle piattaforme, che li rendono materia prima da elaborare per essere venduta e massimizzare i profitti facendo leva su un gigantesco deposito virtuale governato dall\u2019intelligenza artificiale. L\u2019IA opera sulla base di una matematizzazione della realt\u00e0 \u2013 compresa la vita stessa \u2013 e pretende di simulare la razionalit\u00e0 umana. Una meccanizzazione del genere \u00e8 certamente essenziale nella logica d\u2019impresa e della sua espansione, ma se investe i processi intellettuali e affettivi si trasforma in un\u2019entit\u00e0 magica attraverso la quale la calcolabilit\u00e0 prende il posto della verit\u00e0. Dopo l\u2019automazione del lavoro, arriva quella del pensiero: una forma di alienazione nei cui confronti occorre esercitarsi al conflitto.<br \/>\n12.4 Tassare tutte le operazioni finanziarie. In un settore immateriale come quello finanziario, il grosso delle transazioni mondiali avviene attraverso programmi automatici gestiti dai computer. L\u2019introduzione di strumenti informatici sofisticati ha reso di fatto inaccessibile il controllo dei mercati finanziari da parte della maggioranza degli investitori. Lo strumento informatico che governa i mercati si basa su modelli matematici che nascondono l\u2019ideologia sottostante al capitalismo finanziario e la finalit\u00e0 di produrre danaro con un\u2019iniqua distribuzione dei rischi. Con l\u2019imposizione della Tobin Tax, un prelievo minimo su ogni transazione finanziaria, le operazioni di speculazione sarebbero registrate, diventerebbero analizzabili e automaticamente rallentate. \u00c9 un obbiettivo redistributivo, oltre che di trasparenza e democrazia, che pu\u00f2 essere destinato al sostegno della riconversione ecologica.<br \/>\n12.5 Un green new deal per l\u2019occupazione e contro l\u2019alienazione della tecnica. Tecnica e capitalismo producono alienazione e ostacolano la comprensione d\u2019insieme del mondo in cui ciascuno si ritrova inserito. Si rende necessario un progetto che impedisca a un\u2019\u00e9lite tecnocratica di progettare e automatizzare a senso unico le filiere di produzione, che finiscono con il creare persone escluse, non pi\u00f9 reinseribili nel mondo del lavoro. L\u2019autonomia personale e collettiva nei confronti della tecnica e dell\u2019organizzazione del lavoro \u00e8 premessa e tratto fondante di qualsiasi progetto di riconversione. Gran parte del lavoro manifatturiero di domani verr\u00e0 automatizzato, sostituendo umani con robot, intelligenza artificiale e stampanti 3D azionate in remoto. Un green new deal richiede un grande piano di investimenti per attuare la conversione ecologica dell\u2019economia e della societ\u00e0. Uno dei pilastri portanti del green new deal \u00e8 la \u201crivoluzione energetica\u201d, proposta e sostenuta per decenni dal movimento ambientalista contro l\u2019energia nucleare e le fonti fossili e per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili (FER), che ha portato a far crescere di otto volte gli investimenti sulle FER, fino ai 330 miliardi $ del 2016, nello stesso periodo nel quale i beni capital intensive di riferimento del mainstream economico \u2013 edilizia e automobile \u2013 subivano crolli a due cifre. Altre due imprescindibili opzioni per il green new deal sono i beni durevoli sostenibili, quali sono la quasi totalit\u00e0 dei beni della green economy, e il \u201cterzo mercato\u201d, quello dei beni e servizi il cui valore d\u2019uso vale pi\u00f9 del valore di scambio, che \u00e8 gi\u00e0 popolato da una miriade di operatori e associazioni senza fini di lucro. Una politica economica basata su queste leve configura innovazione e spostamenti nei settori produttivi, con un complessivo incremento dell\u2019occupazione. Una politica \u201cbottom up\u201d nella prospettiva della sostenibilit\u00e0 ambientale e della coesione sociale.<br \/>\n12.6 Ridurre consumo e impatto ambientale degli strumenti elettronici e digitali. La diffusione di tecnologie elettroniche e digitali produce consumi di energia e impatti ambientali resi pressoch\u00e9 invisibili dal carattere \u201cimmateriale\u201d che sembra contraddistinguere i nuovi processi. Ma anche se consumo e impatto non sono tangibili come nella fabbrica tradizionale, massicce sono comunque le risorse fisiche impiegate nell\u2019alimentazione delle reti, degli innumerevoli server, dei grandi elaboratori, dei \u201ccloud\u201d in cui si immettono e conservano enormi quantit\u00e0 di dati e programmi, sia quelli capillarmente e densamente distribuiti, sia quelli concentrati in impianti privati di difficile accesso, in molti casi sottoposti a vigilanza militare e, comunque, al di fuori del controllo pubblico. Una sola e-mail da 1 megabyte arriva a emettere fino a 19 grammi di CO2 e le e-mail inviate ogni giorno sono 190 miliardi. Anche nell\u2019era digitale vale il principio di sufficienza: oltre a non eccedere nelle comunicazioni, \u00e8 buona pratica eliminare le mail che non servono pi\u00f9 svuotando il cestino, allegare foto in bassa risoluzione, impostare un filtro antispam.<br \/>\n12.7 Democratizzare il sistema tecnico e indirizzarlo alla riconversione. Il sistema tecnico tende a smaterializzare anche l\u2019esperienza collettiva e la progettualit\u00e0 umana generando una societ\u00e0 che delega sempre pi\u00f9 ogni capacit\u00e0 e possibilit\u00e0 di decisione allo stesso sistema tecnico (machine learning, algoritmi che imparano da soli, ecc.), riducendo la politica a una dimensione meramente funzionale\/amministrativa. \u00c9 un processo che sancisce la fine della memoria e nega uno sguardo su un mondo altro e possibile. Nel prevalere del tecnocapitalismo come potere sull\u2019umano, la democrazia deve mantenere e praticare il bilanciamento dei poteri al proprio interno, rispettare il principio del limite, perseguire il controllo di ogni eccedenza di un potere sugli altri, compreso quello della specie umana sulla natura. Un\u2019evoluzione della partecipazione si pu\u00f2 configurare in istituzioni locali \u2013 come i comitati di cittadini e lavoratori \u2013 per progettare e gestire gli interventi, i piani energetici e di mobilit\u00e0, le iniziative della conversione ecologica.<br \/>\n12.8 Umanizzare la tecnica valorizzando il dualismo tra maschile e femminile. Il riduzionismo tecnologico dimentica che la differenza \u00e8 un valore ed \u00e8 la forza di una societ\u00e0 costituita da una molteplicit\u00e0 di differenze: linguistiche, religiose, culturali, ma soprattutto sessuali. Contro le culture del possesso esclusivo ed escludente e contro l\u2019indifferenziazione sessuale del modo di (ri)produzione, occorre custodire e valorizzare l\u2019unit\u00e0 antropologica tra il mondo maschile e il mondo femminile. Il modello scientista e tecnocratico mutua dallo schema maschilistico di potere un prototipo dell\u2019umano che non riconosce la ricchezza creativa della generativit\u00e0 e la riduce a duplicazione, gemmazione, clonazione. In questo modello, l\u2019uomo che si vorrebbe produrre (non riprodurre) non c\u2019\u00e8 perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 la parte femminile, non c\u2019\u00e8 la differenza sessuale.<br \/>\n12.9 L\u2019ecologia integrale come antidoto alla tecnocrazia. Tecnica ed economia predatoria condividono il superamento di ogni limite\/ostacolo come espressione di una volont\u00e0 di potenza impersonale; vivono di velocizzazione infinita in uno stato di eccezione permanente. Illudersi di avere a disposizione un rimedio tecnico per ogni problema ambientale che si presenta significa isolare fattori che sono tra loro connessi inseparabilmente nel funzionamento della biosfera. La cultura ecologica non si limita ad adottare tecnologie riparatrici per tentare di contenere a valle processi che, per la loro elevata entropia, non sono in grado di rigenerare la natura; \u00e8 uno sguardo diverso, un atteggiamento olistico e precauzionale, una pratica politica associata a un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualit\u00e0 che danno forma non solo a una resistenza di fronte all\u2019avanzare del paradigma tecnocratico, ma a un suo autentico capovolgimento.<br \/>\n12.10 Valorizzare il \u201cluogo\u201d, ponte tra locale e globale, tra campagna, citt\u00e0 e periferia. Il luogo \u00e8 lo spazio dove convivono nel tempo umani e non, dove si costruiscono affetti e progetti, e si costituisce la consapevolezza delle potenzialit\u00e0 che il territorio e la comunit\u00e0 in cui siamo inseriti offrono a tutti e tutte. \u201cLuogo\u201d \u00e8 ovunque culture e biografie si mescolano e si riconoscono reciprocamente. A differenza di realt\u00e0 pi\u00f9 ampie, quello che accade in un luogo \u00e8 totalmente verificabile dalle persone che lo abitano, in un rapporto fecondo tra responsabilit\u00e0, rappresentanza diretta, delega e controllo dal basso. Il \u201cluogo\u201d non ammette esclusioni, trasforma il multiculturalismo in meticciato, antidoto a una globalizzazione univoca segnata dal primato dell\u2019artificiale sull\u2019umano. Luoghi devono diventare anche le aree metropolitane e le periferie, territori a met\u00e0 tra citt\u00e0 e campagna, annientati dalla perdita di memoria, dai veleni industriali e dalla cementificazione del suolo. Bisogna liberarli dal vincolo della citt\u00e0 come conservazione: il futuro delle periferie si scontra infatti con i \u201cguardiani del centro\u201d. Dobbiamo invece diventare \u201cguardiani delle periferie\u201d da far vivere e non pi\u00f9 da abitare da rifugiati atomizzati.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>13. EDUCAZIONE, COMUNICAZIONE, RESISTENZA, ANTIFASCISMO <\/strong><br \/>\n13.1 INCONTRO E DIALOGO COME STILE DI VITA. Nonostante l\u2019iper-connessione nel mondo virtuale, le nostre esistenze sono sempre pi\u00f9 connotate dall\u2019individualismo, fatte di muri e diseguaglianze, condizionate dagli interessi di una minoranza attenta a difendere ed espandere i propri privilegi. \u00abManca la coscienza di un\u2019origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti\u00bb, scrive papa Francesco. \u00abEmerge cos\u00ec una grande sfida culturale, spirituale ed educativa che implicher\u00e0 lunghi processi di rigenerazione\u00bb. Questa sfida ha come elemento portante l\u2019incontro e il dialogo, e vede come centrale il ruolo dell\u2019educazione: scuola e universit\u00e0, ma anche processi di autoformazione capaci di coinvolgere il mondo del lavoro e delle professioni e la cittadinanza nel suo insieme.<br \/>\n13.2 Inclusione scolastica. La scuola \u00e8 il luogo fondamentale di apprendimento non solo di nozioni ma di relazione sociale e cittadinanza. La dispersione scolastica \u00e8 una ferita che radica fin nell\u2019infanzia il seme della diseguaglianza. Per questo occorrono politiche che affrontino il disagio sociale, dato in particolare da povert\u00e0 e migrazione, e prevedano incentivi e sostegno per gli studenti e le famiglie. Vanno sanzionati e prevenuti atti di discriminazione (come nei casi di Adro, Monfalcone, Lodi e Pisa) che utilizzino circolari ministeriali, ordinanze comunali e interpretazioni distorte delle leggi per escludere bambini e bambine dai servizi scolastici essenziali.<br \/>\n13.3 La scuola come occasione di integrazione delle famiglie. Attraverso la scuola, con iniziative aperte al territorio, si possono creare occasioni di incontro capaci di coinvolgere le famiglie nella vita della comunit\u00e0. Le scuole e le universit\u00e0 devono fare fisiologicamente parte del tessuto urbano e sociale in cui operano e restare aperte al territorio anche al di fuori dell\u2019orario delle attivit\u00e0 scolastiche. Per superare i \u201cmuri\u201d fisici e mentali che chiudono le nostre esistenze \u2013 in misura maggiore quanto pi\u00f9 limitate sono le possibilit\u00e0 economiche e culturali di esperire realt\u00e0 diverse \u2013 occorrono politiche di socializzazione capaci di ricucire l\u2019estraneit\u00e0 dai luoghi di residenza e dalle biografie di chi vi abita, aprendo forme di dialogo e cooperazione. La scuola pu\u00f2 diventare il principale elemento connettivo di una comunit\u00e0, in particolare nei confronti di quelle famiglie o gruppi verso cui esiste uno stigma sociale, o dove le donne sono sottoposte a forti meccanismi di reclusione. Occorre promuovere la presenza di scuole popolari nei territori \u2013 in particolare quelli pi\u00f9 disagiati e periferici \u2013 rivolte non solo ai giovani in et\u00e0 scolare ma al loro tessuto familiare e sociale, dove promuovere cultura dei diritti, della legalit\u00e0, della convivenza nella differenza.<br \/>\n13.4 Insegnanti di sostegno e valorizzazione di ogni studente. Classi affollate, con una presenza eccessiva di bambini e ragazzi migranti, specie se appena arrivati e non in possesso della lingua del paese d\u2019arrivo o di cognizioni di base, possono costituire un fattore di degrado dell\u2019insegnamento e del ruolo includente della scuola. Questa situazione contribuisce ad alimentare reazioni di diffidenza e rifiuto nella popolazione e va affrontata con supporti adeguati: insegnanti di sostegno, mediatori culturali e interpreti, riduzione del numero degli alunni e alunne per classe, attivit\u00e0 parascolastiche. Al tempo stesso, \u00e8 importante dare supporto alle scuole perch\u00e9 sappiano valorizzare, nelle classi e nelle attivit\u00e0 rivolte alle famiglie e al territorio, la presenza di studenti migranti o appartenenti a famiglie immigrate, rom e sinte, o di diverso orientamento sessuale, o che siano portatori di qualsiasi altra forma di differenza socialmente soggetta a potenziale pregiudizio, per la ricchezza di esperienze, di conoscenze, e anche di sofferenze, di cui sono portatori.<br \/>\n13.5 Liberare la scuola dall\u2019ideologia del merito. La cultura manageriale, introducendo nel processo educativo sistemi indifferenziati di valutazione e finalizzando l\u2019insegnamento al risultato conseguito nei test, spinge a snaturare la funzione della scuola, svuotandola del profondo e indispensabile valore dei rapporti personali e della cooperazione tra docente e allievo e degli allievi tra di loro. Inculcare fin dall\u2019infanzia l\u2019ideologia del merito, secondo cui ciascuno \u00e8 responsabile della propria condizione, dei propri successi e fallimenti, produce una coazione a competere che elude la domanda fondamentale su \u201cchi\u201d decide del merito: un\u2019astrazione che non si presenta mai come il risultato di una valutazione tra pari, finalizzata a individuare e valorizzare i talenti di ciascuno perch\u00e9 vengano messi a disposizione di tutti. La meritocrazia diviene cos\u00ec una legittimazione etica della condanna morale di chi ha meno \u2013 socialmente, economicamente, fisicamente \u2013 che viene lasciato ai margini e scartato.<br \/>\n13.6 Per una scuola indipendente dal mercato. Le tasse dei cittadini devono essere destinate al sostegno di una scuola pubblica inclusiva e formativa, e di universit\u00e0 libere e sganciate da modelli aziendalisti. L\u2019istruzione privata deve rispettare gli standard definiti in sede statuale in tutto il territorio nazionale ed essere sostenuta esclusivamente dalle comunit\u00e0 che se ne fanno carico. L\u2019accesso a un\u2019istruzione pubblica garantita a tutti non pu\u00f2 essere compromesso da una diversa destinazione, anche parziale, delle necessarie risorse.<br \/>\n13.7 Contrasto di linguaggi d\u2019odio e bullismo. Nelle scuole si registra una preoccupante crescita di atti di bullismo e violenza verso chi \u00e8 ritenuto pi\u00f9 debole o diverso, linguaggi volgari e dileggio nei confronti di altri studenti e persino di insegnanti, sia da parte di studenti sia dei loro genitori. L\u2019educazione al rispetto, alla non violenza e alla gestione dei conflitti, alla responsabilit\u00e0 sociale, all\u2019affettivit\u00e0, all\u2019amore e alla sessualit\u00e0 che riconosca il limite della libert\u00e0 degli altri, che inviti alla curiosit\u00e0 e all\u2019incontro, alla ricerca di soluzioni ai problemi personali, famigliari e sociali, non pu\u00f2 essere ridotta all\u2019ora di educazione civica, sessuale o ambientale. Il linguaggio in uso, sempre pi\u00f9 povero anche a causa dell\u2019uso pervasivo del web \u2013 con emoticons, aggressioni anonime, fake news e pornografia accessibile ai bambini \u2013 non permette di cogliere la fisicit\u00e0, l\u2019emotivit\u00e0 e la scoperta degli incontri, riduce sempre pi\u00f9 spesso lo stare insieme a modalit\u00e0 da branco o da clan, dove il collante diventano le manifestazioni di avversit\u00e0 e odio nei confronti di donne, anziani, malati, disabili, persone con diverso orientamento sessuale, poveri, immigrati, rom e sinti. Oggetto del linguaggio d\u2019odio sono divenute, in Italia e in diverse parti d\u2019Europa, anche le persone che praticano la solidariet\u00e0 nei confronti delle categorie \u201codiate\u201d, e le stesse leggi e convenzioni che sanciscono i principi di eguaglianza, solidariet\u00e0, soccorso e asilo. Vittime del linguaggio d\u2019odio sono divenute, in Italia e in diverse parti d\u2019Europa, non solo le persone che praticano la solidariet\u00e0 nei confronti delle categorie \u201codiate\u201d, ma le stesse leggi e convenzioni che sanciscono i principi di eguaglianza, solidariet\u00e0, soccorso e asilo. L\u2019esempio diseducativo dato da politici, rappresentanti delle istituzioni e testate giornalistiche deve essere sanzionato da un vasto movimento di opinione, attuando capillari misure di contrasto e controinformazione, in particolare nelle scuole e sui social media.<br \/>\n13.8 Educazione all\u2019ecologia integrale. \u00c9 importante promuovere percorsi educativi e conoscitivi di alfabetizzazione ecologica fin dalle scuole primarie, insegnando il rispetto per la casa comune, la responsabilit\u00e0 e la cura verso il vivente, le implicazioni positive di un consumo equo e sobrio, di una cultura avversa alla crudelt\u00e0, attenta ai diritti umani e naturali, alla dignit\u00e0 del lavoro, alla pace, al godimento della bellezza e del tempo.<br \/>\n13.9 La comunicazione, tra informazione e fake news. I social media consentono una diffusione veloce e capillare di informazioni ma anche di narrazioni distorte e notizie false, spesso create ad arte e veicolate al fine di ottenere consenso culturale, politico ed elettorale. Il risultato pi\u00f9 eclatante \u2013 oltre alla vittoria referendaria del \u201cLeave\u201d per la Brexit \u2013 riguarda la migrazione, avendo indotto gli italiani, contro ogni dato statistico, a percepirsi come \u201cassediati\u201d, sottoposti a \u201cinvasione\u201d o addirittura a rischio di \u201csostituzione etnica\u201d. Contro la macchina mediatica di menzogne e propaganda e l\u2019avanzare della realt\u00e0 virtuale e aumentata (deepfake), che permette alla falsificazione di diventare irriconoscibile, occorrono strumenti di informazione, conoscenza, approfondimento e decostruzione da portare nelle scuole, nei posti di lavoro e nei luoghi di aggregazione, sia reali sia virtuali. Ma sono il rapporto diretto, il racconto testimoniale, lo scambio vivo di esperienze a ripristinare un approccio affidabile alla realt\u00e0.<br \/>\n13.10 Contro la propaganda della paura. Vedere l\u2019altro come minaccia alimenta paura e risentimento, fa crescere rabbia e impotenza, apre la strada a una cultura che ha bisogno del nemico per affermarsi. Innescando lotte tra deboli e contro gli ultimi, la paura si ripercuote sulla dimensione democratica della vita pubblica, produce guasti nel tessuto umano e sociale. Per questo, oltre a dare risposte politiche \u2013giustizia distributiva, accesso al welfare, pari possibilit\u00e0 di godimento e responsabilit\u00e0 della casa comune \u2013 al sentimento di insicurezza e precariet\u00e0 delle persone, \u00e8 necessario arginare culturalmente e mediaticamente i danni prodotti da chi strumentalizza l\u2019insicurezza e la usa come capitale politico.<br \/>\n13.11 Campagne di educazione contro xenofobia e razzismo. Poich\u00e9 l\u2019aspirazione a migrare \u00e8 non solo insopprimibile ma legittima \u2013 come riconosciuto anche dal Global Compact per la migrazione sancito dall\u2019ONU nel 2018 \u2013 \u00e8 necessario promuovere un diverso sguardo su chi sceglie di lasciare il proprio paese per ricominciare una vita altrove. Al tempo stesso, \u00e8 necessario valorizzare la piena cittadinanza &#8211; sociale, politica e culturale &#8211; di chi ha eletto l\u2019Italia come proprio paese di residenza, o addirittura vi \u00e8 nato. Sono necessarie capillari attivit\u00e0 di educazione a partire dalle scuole, dai media e dai luoghi di lavoro per contrastare la semina di xenofobia e razzismo, spesso anche istituzionale, degli ultimi anni.<br \/>\n13.12 Antirazzismo. \u00c9 sempre pi\u00f9 pervasivo l\u2019utilizzo di un\u2019ideologia razzista consapevolmente tratta dalle politiche coloniali e fasciste da gruppi di estrema destra che si radicano nei territori e portano discorsi d\u2019odio e segregazione nelle scuole, nelle fabbriche, nei quartieri pi\u00f9 degradati. Assieme a un capillare lavoro di resistenza culturale sui territori, vanno monitorate le forme di razzismo istituzionale attuate dalle amministrazioni locali che adottano provvedimenti di discriminazione nei confronti dei migranti e di repressione nei confronti dei cittadini solidali. Le istituzioni hanno il compito di mantenere la convivenza democratica e il dettato costituzionale, in Italia e in Europa; per questo occorre vigilare sui governi, i parlamenti e le istituzioni nazionali ed europee, quando, con legislazioni speciali, strategie mediatiche, prassi amministrative, selezione tra nazionalit\u00e0 \u201caccettabili\u201d e \u201cpericolose\u201d, operazioni di polizia segnate dal racial profiling, moltiplicazione dei campi di detenzione, inoculano di fatto il razzismo nel corpo sociale europeo.<br \/>\n13.13 Antifascismo. In alcuni stati europei, gruppi di estrema destra hanno trovato appoggi governativi e possibilit\u00e0 di disseminazione. L\u2019avanzata di formazioni neofasciste e razziste che minacciano di formare blocchi di influenza nell\u2019Unione ci impegna a promuovere collaborazione e scambio tra governi, studiosi, associazioni e gruppi antifascisti. La memoria storica \u00e8 un valore fondativo che va preservato e risignificato, per questo non devono avere spazio insegnamenti e pratiche che neghino o riducano l\u2019enormit\u00e0 della Shoah e del genocidio di rom e sinti, dello sterminio di omosessuali, malati di mente, oppositori politici ed emarginati \u2013 prostitute, poveri \u2013 che vennero considerati \u201casociali\u201d dalla politica eliminazionista nazifascista. La chiara consapevolezza della matrice colonialista, razzista e genocida del fascismo e del nazifascismo deve improntare le scelte delle istituzioni, che non devono offrire alcuno spazio a chi ne promuove l\u2019ideologia.<br \/>\n13.14 Linguaggi di fraternit\u00e0 e sorellanza. Si sta sgretolando una cultura originata e alimentata da concezioni e pratiche di fratellanza, amicizia, giustizia, lotta alla povert\u00e0, condivisione con le persone pi\u00f9 fragili. Al suo posto si fa strada una cultura impregnata di identit\u00e0 chiuse, di individualismo anche feroce, di un io possessivo che invoca sicurezza e rifiuto di apertura all\u2019altro. A tutto ci\u00f2 occorre contrapporre un linguaggio della fraternit\u00e0, della sorellanza e della bellezza. \u00abSe noi ci accostiamo alla natura e all\u2019ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo pi\u00f9 il linguaggio della fraternit\u00e0 e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati\u00bb.<br \/>\n13.15 Cittadinanza attiva e politica come patrimonio comune. \u00c9 cruciale sviluppare una resistenza culturale capace di coinvolgere una pluralit\u00e0 di punti di vista, di riflessioni, di esperienze e di competenze; restituire centralit\u00e0 a una visione politica dei problemi, ricostruendo convergenza tra iniziative politiche e forze sociali e intellettuali, ricreando il nesso necessario tra Costituzione, Carta europea dei diritti, diritto internazionale e societ\u00e0. Solo rinvigorendo nella pratica quotidiana i valori della solidariet\u00e0 e della politica intesa come patrimonio comune \u00e8 possibile rinnovare la democrazia, nella condivisione di saperi e di forme di partecipazione e cittadinanza attiva.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>HANNO CONTRIBUITO ALLA STESURA E ALLA REVISIONE DEL DOCUMENTO:<\/strong><br \/>\nMario Agostinelli (presidente Energia Felice) Luigi Agostini (presidente Federconsumatori) Pino Albini (direttore Ticonzero) Aurelio Angelini (ordinario di sociologia dell\u2019ambiente all\u2019Universit\u00e0 di Palermo) Annecie Audate (direttrice VIDES Internazionale &#8211; Centro Italiano Opere Femminili Salesiane) Gianna Luigia Badoni (consigliera nazionale Pax Christi) Guido Barbera (presidente CIPSI) Raffaella Bolini (ARCI) Aldo Bonomi (presidente ASTEER) Sergio Bontempelli (Associazione Diritti e Frontiere &#8211; ADIF) Maurizio Bove (responsabile Dipartimento Immigrazione CISL Milano) Antonio Bruno (insegnante) Maria Agostina Cabiddu (ordinario di diritto pubblico al Politecnico di Milano, direttivo Coordinamento democrazia costituzionale) Paolo Cacciari (giornalista) Marco Caldiroli (presidente Medicina Democratica) Eugenio Cantore (No-TAV, Gruppo cattolici per la vita nella valle) Erika Capasso (presidente Hayat onlus) Vittorio Capecchi (direttore \u201cInchiesta\u201d) Laura Cima (Prima le persone, gi\u00e0 presidente Gruppo parlamentare Verde) Lisa Clark (Rete Italiana per il Disarmo) Virginio Colmegna (presidente Casa della carit\u00e0) Angelo Consoli (Ufficio europeo Jeremy Rifkin) Antonio De Lellis (Comitato per l\u2019Annullamento del Debito Illegittimo, Attac Italia) Giorgio De Michelis (professore di informatica teorica e sistemi informativi all\u2019Universit\u00e0 Insubria di Varese) Thierry Dieng (Movimento Ubuntu) Angela Dogliotti (presidente Centro Studi Sereno Regis) Gianluca Felicetti (presidente Lega Anti Vivisezione \u2013 LAV) Enzo Ferrara (Associazione Italiana Esposti Amianto \u2013 AIEA) Grazia Francescato (gi\u00e0 presidente di WWF Italia e Verdi) Antonio Frascone (tecnico ENEA ISPRA) Giovanni Fusar Poli (coordinatore Punti Pace Nord Pax Christi) Mario Galasso (direttore Caritas Diocesana di Rimini) Stefano Galieni (Associazione Diritti e Frontiere &#8211; ADIF) Raniero La Valle (giornalista) Massimo Lettieri (presidente Ri-Maflow) Oreste Magni (presidente Ecoistituto Valle del Ticino) Gigi Malabarba (Ri-Maflow) Emilio Molinari (Costituzione Beni Comuni) Daniela Padoan (presidente Associazione Laudato Si\u2019) Elio Pagani (Pax Christi) Alessandro Pagano (segretario FIOM Lombardia) Riccardo Petrella (presidente IERPE &#8211; gruppo promotore Banning Poverty) Pier Paolo Poggio (presidente Fondazione Micheletti) Giovanna Procacci (sociologa, Libera) Roberta Radich (Coordinamento nazionale No-Triv) Eliana Rasera (If Italia) Paola Regina (avvocata internazionalista) Francesco Remotti (professore emerito di antropologia culturale all\u2019Universit\u00e0 di Torino) Simona Sambati (Casa della carit\u00e0) Roberto Savio (direttore \u201cOther News\u201d, Forum Sociale Mondiale) Massimo Scalia (docente di fisica matematica all\u2019Universit\u00e0 La Sapienza) Karl-Ludwig Schibel (Comitati per il clima) Mario Sommella (Prima le persone) Giuseppe Vanacore (presidente Associazione Nazionale Emodializzati &#8211; ANED) Vincenzo Vasciaveo (responsabile delle relazioni esterne Distretto di Economia Solidale Rurale &#8211; Parco Agricolo Sud Milano) Fulvio Vassallo Paleologo (presidente Associazione Diritti e Frontiere) Guido Viale (presidente Osservatorio Solidariet\u00e0) Luca Zevi (architetto)<br \/>\n&nbsp;<br \/>\nALTRI CONTRIBUTI E ADESIONI SONO TUTTORA IN ARRIVO DOCUMENTI DI RIFERIMENTO:<br \/>\n&#8211; Enciclica Laudato si\u2019 &#8211; Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al 3\u00b0 incontro mondiale dei movimenti popolari, 5 novembre 2016<br \/>\n&#8211; Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al Forum internazionale \u201cMigrazioni e pace\u201d, 21 febbraio 2017<br \/>\n&#8211; Documento Associazione Laudato Si\u2019 10 punti &#8211; Lettera-appello Associazione Laudato Si\u2019<br \/>\n&#8211; Carta degli abitanti della Terra, Sezzano, gennaio 2019<br \/>\n&#8211; Luigi Ferrajoli, Manifesto per l\u2019uguaglianza<br \/>\n&#8211; Abbiamo un piano<br \/>\n\u2013 Non una di meno<br \/>\n&nbsp;<br \/>\nRIFERIMENTI GIURIDICI E DI INDIRIZZO<br \/>\n&#8211; I principi internazionali a garanzia della pacifica convivenza tra popoli stabiliti dall&#8217;intero impianto di norme e convenzioni internazionali nel &#8220;sistema delle Nazioni Unite&#8221;<br \/>\n&#8211; i principi e valori fondanti dell&#8217;Unione europea, sanciti nei Trattati istitutivi dell&#8217;Unione europea<br \/>\n&#8211; i diritti naturali dell&#8217;uomo, sanciti dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell&#8217;uomo del 1948 e tutelati (a seguito dell&#8217;istituzione del Consiglio d&#8217;Europa) dalla Convenzione europea dei diritti dell&#8217;uomo nell&#8217;ambito dei Paesi aderenti alla Convenzioni (oltre che da altre Convenzioni nell&#8217;ambito del sistema inter-americano e africano)<br \/>\n&#8211; Carta dei diritti fondamentali dell\u2019UE (Carta di Nizza)<br \/>\n&#8211; Agenda 2030 ONU: 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) &#8211; Global Compact for Migration ONU<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DOCUMENTO PROGRAMMATICO. Un\u2019alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale. 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