{"id":28873,"date":"2019-11-05T18:59:25","date_gmt":"2019-11-05T18:59:25","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=28873"},"modified":"2019-11-05T18:59:25","modified_gmt":"2019-11-05T18:59:25","slug":"la-nuova-migrazione-dal-mezzogiorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2019\/11\/05\/la-nuova-migrazione-dal-mezzogiorno\/","title":{"rendered":"La nuova migrazione dal Mezzogiorno"},"content":{"rendered":"<div class=\"articolo_sommario\"><em>Dal 2000 a oggi ha lasciato il Sud oltre un milione di giovani. Nel frattempo l\u2019economia delle regioni meridionali \u00e8 entrata in recessione e l\u2019impatto sul lavoro del reddito di cittadinanza \u00e8 stato nullo. Ecco i dati principali del nuovo rapporto Svimez<\/em><\/div>\n<div class=\"articolo_testo\" data-advertorial=\"NO\">\n<div class=\"articolo_testo-content\">\n&nbsp;<br \/>\n<strong>Dall\u2019inizio del 2000 \u201channo lasciato il Mezzogiorno 2 milioni e 15 mila residenti<\/strong>: la met\u00e0 sono giovani di et\u00e0 compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati; il 16% circa si sono trasferiti all&#8217;estero\u201d. E, di questi, oltre 850 mila di loro non tornano pi\u00f9 nel Mezzogiorno. \u00c8 quanto emerge dal\u00a0<strong>r<\/strong><strong>apporto Svimez\u00a0<\/strong>presentato oggi (4 novembre). Nel 2017, in presenza di un tendenziale rallentamento della ripresa economica, \u201csi sono cancellati dal Mezzogiorno oltre 132 mila residenti, un quarto dei quali ha scelto un Paese estero come residenza, una quota decisamente pi\u00f9 elevata che in passato, come pi\u00f9 elevata risulta la quota dei laureati, un terzo del totale\u201d.<br \/>\n<strong>La Svimez\u00a0<\/strong><strong>ha rilevato come la nuova migrazione sia figlia dei profondi cambiamenti intervenuti nella societ<\/strong><strong>\u00e0\u00a0<\/strong><strong>meridionale<\/strong>, che sta invecchiando e non si dimostra in grado di trattenere la sua componente pi\u00f9 giovane \u2013 le fasce di et\u00e0 25-29 anni e 30-34 anni \u2013 sia quella con un elevato grado di istruzione e formazione, sia coloro che hanno orientato la formazione verso le arti e i mestieri. Oltre il 68% dei cittadini italiani che nel 2017 ha lasciato il Mezzogiorno per una regione del Centro-Nord\u00a0aveva almeno un titolo di studio di secondo livello. La consistente perdita dei giovani laureati interessa tutte le regioni del Mezzogiorno e assume un rilievo maggiore in Basilicata e in Abruzzo, rispettivamente il 33,9% e il 35%. Nelle altre regioni meridionali la quota dei laureati che si trasferisce al Centro-Nord supera sempre il 30% con l&#8217;eccezione della Campania (29,1%) e della Sardegna (28%).<br \/>\n<strong>Per quanto riguarda l\u2019economia, nel 2019 il Sud\u00a0<\/strong><strong>\u00e8\u00a0<\/strong><strong>entra<\/strong><strong>to\u00a0<\/strong><strong>in \u201crecessione\u201d,\u00a0<\/strong>con un Pil stimato in calo dello 0,2%, a fronte del +0,3% del Centro-Nord (+0,2% la media nazionale). Per il 2020 si prevede una debole ripresa: il Mezzogiorno crescer\u00e0 non oltre lo 0,2% (a fronte dello 0,6% dell&#8217;Italia nel complesso). \u201cUno dei lasciti negativi della crisi \u2013 si legge nel dossier \u2013 \u00e8 l&#8217;ampliamento dei divari di competitivit\u00e0 tra aree forti e deboli del Paese, a svantaggio di quest&#8217;ultime\u201d.<br \/>\nIn questo quadro, l\u2019associazione giudica\u00a0<strong>\u201cutile\u201d il reddito di cittadinanza,\u00a0<\/strong><strong>tuttavia\u00a0<\/strong><strong>ritiene\u00a0<\/strong><strong>che\u00a0<\/strong><strong>abbia avuto \u201cun impatto nullo\u201d sul lavoro<\/strong>. \u201cLa povert\u00e0 \u2013 spiega la Svimez \u2013 non si combatte solo con un contributo monetario; occorre ridefinire le politiche di welfare ed estendere a tutti in egual misura i diritti di cittadinanza. La misura, invece di richiamare persone in cerca di occupazione, le sta allontanando dal mercato del lavoro\u201d.<br \/>\n<strong>Fracassi (Cgil), investimenti per contrastare divari territoriali e disuguaglianze\u00a0<\/strong><br \/>\n\u201cNuova battuta d&#8217;arresto dell&#8217;economia meridionale in un quadro di stagnazione nazionale. Le preoccupanti spaccature socio-economiche tra Nord e Sud, ma anche tra aree interne e resto del Paese vanno saldate attraverso il rilancio degli investimenti pubblici affrontando le sfide della transizione ecologica e dell\u2019innovazione digitale\u201d. Cos\u00ec la vicesegretaria generale della Cgil Gianna Fracassi commenta il rapporto Svimez. In particolare la dirigente sindacale evidenzia alcuni nodi contenuti nel rapporto: \u201cSi diffonde il lavoro povero, soprattutto tra giovani e donne, diminuiscono i servizi, peggiorano i dati sull&#8217;abbandono scolastico, mentre il fenomeno delle migrazioni sanitarie \u00e8 costante. Ci\u00f2 rende chiaro &#8211; spiega &#8211; come sia prioritario garantire i livelli essenziali delle prestazioni, invece di continuare a parlare di regionalismo differenziato. Permane poi un divario infrastrutturale e dei servizi di mobilit\u00e0, una limitazione del diritto per i cittadini meridionali a muoversi, e un grande freno allo sviluppo dei territori\u201d. \u201cIl rilancio infrastrutturale e in generale degli investimenti pu\u00f2 realizzarsi &#8211; sottolinea Fracassi &#8211; solo attraverso un intervento deciso e urgente sulla capacit\u00e0 amministrativa della PA e sulla governance delle politiche pubbliche impoverite di personale e competenze da dieci anni di blocco del turnover, soprattutto al Sud. Per questo occorre un piano straordinario di assunzioni qualificate accompagnato da investimenti maggiori sulla formazione\u201d. Inoltre, prosegue la vicesegretaria generale, \u201cil nostro Paese non ha una vera politica industriale, come dimostra il moltiplicarsi delle crisi, mentre la frammentazione dei soggetti e degli strumenti genera spesso sovrapposizioni e inefficacia. Chiediamo che venga istituita un\u2019Agenzia per lo Sviluppo, un nuovo soggetto unico che governi le politiche di sviluppo industriale e coordini gli altri attori.\u00a0L&#8217;unica prospettiva reale di crescita per il Mezzogiorno e l\u2019Italia intera \u00e8 tornare ad investire. Per farlo l&#8217;iniziativa privata non \u00e8 sufficiente, occorre &#8211; conclude &#8211; rilanciare l\u2019intervento pubblico orientando gli investimenti anzitutto al rafforzamento delle reti sociali di cittadinanza, scuola e sanit\u00e0\u201d.\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<strong>FONTE<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.rassegna.it\/articoli\/la-nuova-migrazione\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.rassegna.it\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 2000 a oggi ha lasciato il Sud oltre un milione di giovani. 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