{"id":29406,"date":"2019-02-04T12:09:36","date_gmt":"2019-02-04T12:09:36","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=29406"},"modified":"2019-02-04T12:09:36","modified_gmt":"2019-02-04T12:09:36","slug":"precario-sottopagato-in-fuga-il-lavoro-trasformato-dalla-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2019\/02\/04\/precario-sottopagato-in-fuga-il-lavoro-trasformato-dalla-crisi\/","title":{"rendered":"Precario, sottopagato, in fuga. Il lavoro trasformato dalla crisi"},"content":{"rendered":"<div class=\"mtm _5pco\" data-testid=\"post_message\" data-ft=\"{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}\">\n<strong>di Roberto Ciccarelli<\/strong><br \/>\n2008-2018. Boom dei contratti brevi nel rapporto sul mercato del lavoro pubblicato dall&#8217;Istat, Inps, Inail, Anpal e Ministero del lavoro. In dieci anni triplicata l\u2019emigrazione italiana all\u2019estero, cresce anche la sotto-occupazione. 10,6 per cento di lavoratori stranieri in Italia, nel 2008 erano il 7,1%. L\u2019aumento accompagnato da \u00abuna marcata segmentazione etnica del mercato del lavoro\u00bb. 104 denunce in pi\u00f9 di incidenti mortali sul lavoro nel 2018 (+10,1%) tra cui i 15 del Ponte Morandi a Genova e la morte di 16 braccianti negli incidenti a Lesina e Foggia.<br \/>\nContinua l\u2019evasione degli italiani da un paese prigione, impoverito e rancoroso dove cresce il lavoro discontinuo, il part-time involontario, il precariato a tempo determinato e di breve durata. Dall\u2019inizio della crisi , da cui non si \u00e8 mai usciti, il loro numero \u00e8 triplicato: quasi 115 mila persone nel 2017 dai 40 mila emigrati nel 2008. Il rapporto sul \u00abmercato del lavoro\u00bb, reso noto ieri dal Ministero del lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal smonta, ancora una volta, la leggenda pi\u00f9 ricercata dalla narrazione del vittimismo nazionale: di questo enorme numero di persone emigrate dall\u2019Italia, solo una parte \u00e8 in possesso di un titolo di studio medio-alto: 33 mila ha un diploma, 28 mila almeno la laurea l\u2019anno scorso. Numeri significativi, rivelatori della condizione del lavoro culturale (il 18% dei dottori di ricerca vive all\u2019estero), che vanno tuttavia compresi all\u2019interno di un fenomeno di massa irriducibile alle retoriche sulla \u00abfuga dei cervelli\u00bb. Se esiste un\u2019emergenza, tra le tante, questa \u00e8 l\u2019emigrazione degli italiani, non la molto propagandata \u00abinvasione\u00bb dei migranti da parte delle destre e dai populisti al governo, e all\u2019opposizione. Il rapporto sul mercato del lavoro \u00e8 la smentita del senso comune razzista.<br \/>\nNELLA MIGRAZIONE \u2013 degli italiani, come di coloro che arrivano nel nostro paese \u2013 andrebbe riconosciuto anche un atto di resistenza soggettiva contro la precariet\u00e0; l\u2019assenza di misure di welfare universali; i tagli alla spesa pubblica, le convulsioni della rappresentanza politica che nulla ha fatto per affrontare problemi strutturali e, ancora oggi, \u00e8 impotente rispetto ai tagli colossali (circa 9 miliardi) a scuola, universit\u00e0 e ricerca realizzati dal governo Berlusconi tra il 2008 e il 2011. In questa cornice il rapporto considera anche la struttura economica basata su piccole imprese posizionate sui segmenti bassi della produzione. E la domanda di lavoro \u00e8 talmente bassa da risultare inadeguata rispetto al sapere generale posseduto da una forza lavoro altamente istruita. Presi con la necessaria prudenza, i dati del rapporto parlano di 5 milioni 569 mila persone, il 24% della forza lavoro attiva, il 35% di questa porzione \u00e8 composta da diplomati e laureati. Il duplice problema della sotto-occupazione e della sovra-istruzione colpisce, in maggioranza, i precari dipendenti a termine e, in particolare, nei settori alberghiero, della ristorazione e dei servizi alle famiglie.<br \/>\n\u00c8 OPPORTUNO VALUTARE il fatto che la mobilit\u00e0 della forza lavoro si inserisce nelle asimmetrie del mercato del lavoro di arrivo. \u00c8 presumibile che i cittadini italiani emigranti in un altro paese trovino un salario e garanzie o, perlomeno superiori rispetto a quelle che non hanno in patria. Lo stesso accade per gli stranieri immigrati in Italia. E si trova inserito in rapporti sociali e produttivi sempre pi\u00f9 segnati dal razzismo. \u00abL\u2019aumento della quota di occupazione meno qualificata, accompagnata dalla marcata segmentazione etnica del mercato del lavoro italiano, ha favorito la presenza di lavoratori immigrati pi\u00f9 disposti ad accettare lavori disagiati e a bassa specializzazione\u00bb si legge nel rapporto. Tra il 2008 e il 2018 \u00abgli stranieri sono passati dal 7,1% al 10,6% degli occupati\u00bb. Nei servizi alle famiglie su 100 occupati 70 sono stranieri.<br \/>\nIL DECENNIO analizzato dal rapporto conferma i caratteri strutturali del mercato del lavoro: basso tasso di occupazione (58,5%), il penultimo in Europa. La crescita registrata nell\u2019ultimo biennio, celebrata per motivi meramente propagandistici prima dal Pd e oggi dai Cinque Stelle, ha solo riportato questo tasso al livello di dieci anni fa. Per raggiungere il tasso di occupazione medio europeo (67.9%), servirebbero 3,8 milioni di occupati in pi\u00f9. Una chimera, considerate le prime avvisaglie di recessione \u00abtecnica\u00bb registrate a dicembre 2018. La realt\u00e0 \u00e8 questa: una crescita occupazionale definita \u00aba bassa intensit\u00e0 lavorativa\u00bb che pu\u00f2 essere descritta cos\u00ec: pi\u00f9 precari occupati, per meno ore, e pagati sempre peggio.<br \/>\nLA CRISI HA CAMBIATO anche la natura del lavoro, a partire da quello dipendente. Una tendenza razionalizzata dal Jobs Act (non modificato dall\u2019attuale governo, nonostante le promesse elettorali) che ha fatto crescere i rapporto di lavoro a tempo determinato (+735 mila, non vanno oltre sei mesi) e gli impieghi a tempo parziale, spesso involontari. In totale 3,1 milioni di occupati precari. Quando si dir\u00e0 che l\u2019occupazione \u00abaumenta\u00bb si dovr\u00e0 tenere conto che aumenta il tasso di precariet\u00e0 nell\u2019ambito del lavoro esistente, di per s\u00e9 gi\u00e0 ridotto. Per questa ragione il numero delle persone occupate nel 2018 supera di 125 mila unit\u00e0 il 2008, ma la quantit\u00e0 del loro lavoro \u00e8 inferiore. Sarebbero necessarie 1,8 milioni di ore lavorate in pi\u00f9 e oltre un milione di unit\u00e0 di lavoro a tempo pieno per recuperare il livello di dieci anni fa.<br \/>\nNON SORPRENDER\u00c0 il fatto che i lavori che mancano sono nella sanit\u00e0, nell\u2019istruzione e nella pubblica amministrazione, colpiti dall\u2019austerit\u00e0, dal blocco dei contratti e del turn-over. In questo quadro si confermano le sperequazioni territoriali tradizionali. Se il Sud resta fermo ai livelli pre-crisi con una perdita di 262 mila occupati, nel Centro-Nord ce ne sono 376 mila in pi\u00f9. Interessanti anche i dati sulle agevolazioni fiscali alle imprese con i quali si \u00e8 voluto finanziare il capitale e le imprese sperando che assumessero. Questo, tra l\u2019altro, \u00e8 l\u2019obiettivo di quel sussidio in cambio di lavoro obbligatorio chiamato \u00abreddito di cittadinanza\u00bb. L\u2019impatto dei bonus \u00abGiovannini\u00bb, \u00abGaranzia giovani\u00bb e quelli del Jobs Act hanno inciso del 28% sull\u2019occupazione totale. Gli incentivi si sono concentrati a Sud, come far\u00e0 anche il governo Lega-Cinque Stelle. Fin\u2019ora hanno inciso per il 19% sui dipendenti totali. Un fallimento della politica dell\u2019offerta, costata miliardi di euro, che non tarder\u00e0 a ripetersi, spostando altre risorse pubbliche a favore del capitale.\n<\/div>\n<p>&nbsp;<br \/>\nIl Manifesto del 26\/2\/2019<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Ciccarelli 2008-2018. 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