{"id":29489,"date":"2020-02-10T11:32:25","date_gmt":"2020-02-10T11:32:25","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=29489"},"modified":"2020-02-10T11:32:25","modified_gmt":"2020-02-10T11:32:25","slug":"dati-eurispes-questione-meridionale-oggi-la-propaganda-per-lautonomia-differenziata-smontata-punto-per-punto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2020\/02\/10\/dati-eurispes-questione-meridionale-oggi-la-propaganda-per-lautonomia-differenziata-smontata-punto-per-punto\/","title":{"rendered":"Dati Eurispes. Questione meridionale oggi: la propaganda per l\u2019autonomia differenziata smontata punto per punto"},"content":{"rendered":"<div class=\"entry-content\">\n<strong>di Gilberto Trombetta<\/strong><br \/>\nGrazie all\u2019impressionante mole di dati e di citazioni (pi\u00f9 di 1000 pagine) contenute nel 32esimo rapporto Eurispes, \u201cItalia 2020\u201d*, diventa facile dimostrare come le argomentazioni su cui si regge la propaganda a sostegno dell\u2019autonomia regionale differenziata non solo siano completamente slegate dalla realt\u00e0 dei fatti, ma spesso addirittura antitetiche a essa.<br \/>\nTutta la narrazione del Nord virtuoso e del Sud parassita si regge sul nulla pi\u00f9 assoluto.<br \/>\nAnzi, a ben vedere \u00e8 vero spesso l\u2019esatto contrario.<br \/>\nIl Sud sottofinanziato dai tempi della Cassa del Mezzogiorno rispetto al Nord, ha visto inevitabilmente aumentare il divario col resto del Paese. Continuando per\u00f2 a pagare parte della ricchezza del Nord.<br \/>\nSe passasse l\u2019autonomia regionale, i primi a subire danni enormi alla propria economia sarebbero proprio le Regioni del Nord. E quindi i loro cittadini.<br \/>\nI danni sarebbero enormi ovviamente anche per il Sud, che vedrebbe cristallizzata in eterno una evidente condizione strutturale di sottofinanziamento e quindi di arretratezza.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>DAL GENERALE AL PARTICOLARE<\/strong><br \/>\n\u00abUna popolazione che si \u00e8 adattata allo stato di perenne crisi ma che continua a \u201cbruciare\u201d ricchezza e risparmi\u00bb per usare le parole degli autori.<br \/>\n1 italiano su 3 (37,5%) ha riscontrato negli ultimi 12 mesi, economicamente parlando, un peggioramento netto o parziale. Nelle isole il numero sale a 7 persone su 10 (72%), un divario rispetto ad altre parti del Paese del 30\/40%.<br \/>\n1 famiglia su 2 (47,7%) \u00e8 costretta a utilizzare i risparmi per arrivare a fine mese (+2,6% rispetto al 2019). Per 1 italiano su 3 (34,1%) saldare la rata del mutuo \u00e8 un problema. Mentre 1 su 4 (22,3%) ha difficolt\u00e0 nell\u2019affrontare le spese mediche. Infatti 1 su 3 (32,5% degli italiani) ha rinunciato a effettuare controlli medici per motivi economici.1 italiano su 5 ha rinunciato a terapie e interventi medici (20%) o a sottoporsi a visite specialistiche per la cura di patologie specifiche (20,1%). Numero che raddoppia nelle isole dove la percentuale sale al 40%.<br \/>\n1 italiano su 4 (27%) probabilmente non riuscir\u00e0 a risparmiare nei prossimi 12 mesi e un altro quarto (24,8%) ne \u00e8 certo.<br \/>\nUn terzo degli italiani (33,3%) \u00e8 stato aiutato dalla famiglia (cio\u00e8 i famosi padri e nonni che ci rubano il futuro secondo la narrazione liberale) per far fronte alle difficolt\u00e0 economiche. Pi\u00f9 di 1 italiano su 10 (12,4%) \u00e8 stato costretto a tornare a vivere nella casa della famiglia di origine per le difficolt\u00e0 economiche.<br \/>\n1 italiano su 5 accetta lavori senza contratto (21,5%) pur di lavorare e quasi 1 u 4 (23,9%) svolge pi\u00f9 lavori contemporaneamente (il famoso part time involontario, quando cio\u00e8 ti pagano cos\u00ec poco da essere costretto a fare pi\u00f9 lavori sottopagati per campare).<br \/>\n1 italiano su 10 (11,9%) \u00e8 stato vittima dell\u2019usura per colpa delle difficolt\u00e0 di accesso al credito (erano il 7,8% nel 2018).<br \/>\nQuasi la met\u00e0 dei cittadini (il 41,2% del campione) sostiene che qualcuno tra i propri familiari si \u00e8 trasferito all\u2019estero per migliorare la propria situazione economica\/lavorativa:<br \/>\nAl Sud, nelle Isole e al Centro prevalgono i trasferimenti all\u2019interno dei confini nazionali (rispettivamente 39,4%; 34,4% e 19%); mentre al Nord sono pi\u00f9 frequenti i trasferimenti all\u2019estero (27,3% Nord-Est e 15,3% Nord-Ovest) rispetto a quelli verso altre citt\u00e0 italiane (15,3% Nord-Est; 12,2% Nord-Ovest).<br \/>\nSecondi lo Svimez tra il 2002 e il 2017, gli emigrati dal Mezzogiorno sono stati pi\u00f9 di 2 milioni, di cui la met\u00e0 sotto i 35 anni, con circa 200.000 laureati.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>COSA CHIEDONO GLI ITALIANI<\/strong><br \/>\nDal campione risulta chiaro cosa chiedano i cittadini al Governo: pi\u00f9 investimenti in ricerca e sviluppo (81%); aumento delle pensioni minime (80,6%); pi\u00f9 meccanismi di redistribuzione (80%); nuove politiche di sostegno alle imprese (79%); diversi meccanismi di accesso al credito (70,7%; una diversa legge elettorale (63,3%).<br \/>\nDa alcune risposte risulta anche purtroppo evidente come decenni di narrazione abbiano clamorosamente falsato la percezione della realt\u00e0 per quanto riguarda il divario tra Nord e Sud del Paese.<br \/>\nCome per l\u2019insostenibilit\u00e0 del debito pubblico, o la percezione di vivere in uno dei Paesi pi\u00f9 pigri, corrotti ed evasori del mondo, anche la percezione della questione meridionale \u00e8 falsata da una narrazione palesemente sganciata dai fatti reali.<br \/>\nCapita cos\u00ec che quasi 2 italiani su 3 (63,7%) si dicano contrari a pagare le tasse allo Stato per i trasferimenti fiscali tra Regioni. Un numero simile infatti a coloro che si esprimono a favore dell\u2019autonomia delle Regioni (57,6%).<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>LA QUESTIONE MERIDIONALE: PERCEZIONE E REALT\u00c0<\/strong><br \/>\nCominciamo dalla conclusione a scanso di equivoci. E cio\u00e8 dal parere unanime di diversi studiosi.<br \/>\n\u00abSe l\u2019Italia dunque superasse le sue miopi illusioni di poter procedere a pezzi semi-separati, tornando a considerarsi Paese e sviluppando quindi anche il Sud, diverrebbe il Paese pi\u00f9 competitivo d\u2019Europa e forse del mondo\u00bb.<br \/>\nE ricordiamo un piccolo dato storico: a differenza di molti luoghi comuni, la Cassa per il Mezzogiorno assorbiva appena lo 0,5% del PIL italiano (mai pi\u00f9 dello 0,7%), mentre gli investimenti pubblici al Nord ammontavano a circa il 3,5% del PIL.<br \/>\nQuesto dato da solo spiega in buona parte il divario di sviluppo mai colmato tra Nord e Sud del Paese. Non solo, spiega anche l\u2019evidente aumento di tale divario.<br \/>\nVeniamo adesso al presente.<br \/>\nNel 2017 lo Stato ha speso 15.297 euro pro capite al Centro-Nord contro i 11.939 al Meridione (grafico 1).<br \/>\nCiascun cittadino del Sud ha ricevuto in media 3.358 euro in meno rispetto a un suo connazionale residente al Centro-Nord.<br \/>\nDal 2000 al 2017 le otto regioni meridionali occupano i posti pi\u00f9 bassi della classifica per distribuzione della spesa pubblica (grafico 2) mentre le Regioni del Nord Italia si trovano costantemente nella parte alta.<br \/>\nSe si calcola quanto avrebbe dovuto ricevere il Sud in spesa pubblica rispetto alla sua popolazione sul totale, l\u2018ammanco rispetto a quanto effettivamente ricevuto \u00e8 da capogiro: 840 miliardi di euro (circa 46,7 miliardi di euro l\u2019anno dal 2000 al 2017).<br \/>\nAlla faccia di certa narrazione che vorrebbe il Sud \u201cinondato\u201d di una quantit\u00e0 immane di risorse pubbliche sottratte al Centro-Nord.<br \/>\nAnche i dati Svimez presentati alla Camera dei deputati lo scorso novembre conferano l\u2019aumento del divario tra Sud e Centro-Nord.<br \/>\nSolo nel 2018 il gap occupazionale tra le due aree \u00e8 stato di quasi 3 milioni di persone. Negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019 gli occupati al Sud \u00absono calati di 107mila unit\u00e0 (-1,7%)\u00bb, viceversa al Centro-Nord \u00absono cresciuti di 48mila unit\u00e0 (+0,3%)\u00bb.<br \/>\nI dati Svimez evidenziano come il calo della crescita del Sud sia dovuto a una diminuzione della domanda interna, dovuta all\u2019ulteriore crollo sia della capacit\u00e0 di spesa delle famiglie, sia dei fondi pubblici rispetto al Centro-Nord (solo negli ultimi 10 anni la spesa pubblica \u00e8 stata ridotta al Sud dell\u20198,6% mentre \u00e8 stata accresciuta dell\u20191,4% al Centro-Nord).<br \/>\nUna situazione accertata al di l\u00e0 di ogni ragionevole dubbio anche dalla Commissione Bicamerale per l\u2019Attuazione del Federalismo Fiscale, nata proprio per appurare l\u2019entit\u00e0 del presunto immane flusso di denaro giungente al Mezzogiorno dal Nord.<br \/>\nPeccato che il lavoro della commissione abbia dimostrato una situazione diametralmente opposta a quella che si riteneva sussistesse.<br \/>\nIn quest\u2019ottica \u00e8 ancora pi\u00f9 grave, eversiva addirittura, la proposta di legge sull\u2019autonomia regionale differenziata che non tenendo conto delle sperequazioni esistenti a danno del Sud Italia \u2013 se attuata \u2013 cristallizzerebbe il presente come condizione \u201cnormale\u201d e quindi perenne.<br \/>\nQuesto perch\u00e9 la Commissione \u2013 nonostante le evidenze \u2013 ha stabilito i fabbisogni dei Comuni sulla base della loro spesa storica, cio\u00e8 attribuendo somme pari a quelle da essi sempre ricevute.<br \/>\nAccade cos\u00ec che un numero enorme di Comuni del Sud Italia, nonostante vi risiedano numerosi bambini, non ha diritto alla presenza di nemmeno un asilo nido.<br \/>\n\u00c8 il caso di Altamura che con 1.800 bambini riceve 0 euro per gli asili nido. O di Reggo Calabria con i suoi 3 asili. Mentre a Reggio Emilia ce ne sono 60.<br \/>\nAndiamo adesso a vedere le singole voci di spesa.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>PREVIDENZA<\/strong><br \/>\nNel 2017, il settore della Previdenza ha assorbito il 34,6% della spesa pubblica totale. Al Centro-Nord il valore \u00e8 stato di 5.439 euro per abitante, mentre al Mezzogiorno di 3.860.<br \/>\nUn valore che per tutto il periodo esaminato, dal 2000 al 2017, \u00e8 sempre stato diverso il favore del Nord (grafico 3).<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>SANIT\u00c0<\/strong><br \/>\nLa Sanit\u00e0 \u00e8 il settore che assorbe la maggiore quantit\u00e0 di risorse pubbliche dopo quello di Previdenza e Integrazioni Salariali.<br \/>\nAnche qui la sproporzione tra la spesa pubblica per il Centro-Nord e quella per il Mezzogiorno \u00e8 notevole. Nel 2010 e nel 2014 la differenza ha raggiunto, rispettivamente, i 438 e 439 euro pro capite, mentre nel 2011 lo scarto ha addirittura sfiorato i 500 euro (grafico 4).<br \/>\nBisogna poi considerare che la minore spesa pubblica per la sanit\u00e0 alimenta la cosiddetta mobilit\u00e0 sanitaria, il fenomeno dei malati che dal Sud vanno a farsi curare al Nord.<br \/>\nSolo nel 2017 oltre 937.000 pazienti fra ricoveri ospedalieri e day hospital, pi\u00f9 i familiari che in molti casi sono costretti ad abbandonare il proprio lavoro). Un fenomeno che sottrae ulteriori risorse al Sud andando ancora una volta ad arricchire il Nord: 4,6 miliardi di euro solo nel 2017.<br \/>\nUn fenomeno in costante crescita che costringe tantissime famiglie meridionali, sotto la soglia minima di povert\u00e0, a indebitarsi.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>AMMINISTRAZIONI LOCALI<\/strong><br \/>\nQuesto settore comprende tutte le spese per il funzionamento delle strutture amministrative dello Stato, delle Regioni, delle Province, dei Comuni e di ogni altro Ente pubblico, in ogni loro aspetto (sia in termini di beni e attrezzature che di personale lavoratore). SI tratta del terzo comparto per quantit\u00e0 di risorse pubbliche assorbite<br \/>\nAnche qui, davanti ai freddi dati crolla un\u2019altra leggenda metropolitana.<br \/>\nAl Nord ci sono 1.471.000 dipendenti pubblici contro il 1.227.000 del Sud e delle Isole.<br \/>\nNel Nord-Est ci sono 4,9 dipendenti pubblici ogni 100 abitanti contro i 4,5 del Sud (la media nazionale \u00e8 4,6).<br \/>\nTra il 2011 e il 2015 il Centro-Nord ha aumentato il numero di dipendenti pubblici di 26.000 unit\u00e0, mentre il Sud \u00e8 stato costretto a ridurlo di 14.000.<br \/>\nUna forbice aumentata progressivamente nel corso degli ultimi 20 anni (grafico 5).<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>TRASFERIMENTI FISCALI E MERCATO INTERNO<\/strong><br \/>\nSmontiamo adesso un altro mito della narrazione liberal-secessionista.<br \/>\nIl PIL del Nord Italia dipende molto meno di quanto si creda dalle esportazioni all\u2019estero e molto di pi\u00f9 di quanto non si pensi dalla vendita dei prodotti al Sud.<br \/>\nLa situazione di import-export tra Nord e Sud Italia, tutta a vantaggio del Settentrione, \u00e8 resa possibile proprio da quei tanto discussi trasferimenti fiscali dal Nord a Sud.<br \/>\nDetto ancora pi\u00f9 semplicemente: se fossero annullati o anche solo ridotti (come all\u2019atto pratico si concretizzerebbe con l\u2019ottenimento dell\u2019autonomia differenziata), il primo a farne le spese sarebbe proprio il Nord, che ne subirebbe le conseguenze peggiori.<br \/>\nAltro che Nord libero di prosperare senza la palla al piede del Sud Italia.<br \/>\nAnche perch\u00e9 come dimostra inequivocabilmente uno studio della Banca d\u2019Italia, i 45 miliardi di euro annui che in media, nel decennio 1995-2005, sono stati trasferiti da Nord a Sud sono tornati indietro con gli interessi grazie ai prodotti che il Nord gli ha nel frattempo venduto: 63 miliardi di euro all\u2019anno.<br \/>\nMiliardi che diventano 70,5 all\u2019anno se si aggiungono anche i soldi che il Nord incassa per i rimborsi della mobilit\u00e0 sanitaria di cui abbiamo parlato sopra.<br \/>\nA essere pignoli ci sarebbe da considerare come un vero e proprio costo \u2013 anzi un trasferimento fiscale occulto dal Sud al Nord \u2013 anche quello della formazione dei giovani meridionali laureati che emigrano poi al Nord per lavorare.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>UNA E INDIVISIBILE (L\u2019UNIONE FA LA FORZA)<\/strong><br \/>\n\u00c8 importante evidenziare come, sempre secondo Bankitalia, l\u2019aumento di 1 solo euro del PIL al Sud produca una crescita di 40 centesimi del PIL al Centro-Nord.<br \/>\nMentre non accade il contrario. L\u2019aumento del PIL di 1 euro al Centro-Nord determina infatti una crescita per l\u2019intero Paese di soli 10 centesimi.<br \/>\nInsomma, investire sulla crescita del Sud piuttosto che su quella del Centro-Nord comporterebbe un guadagno per l\u2019intero Paese quattro volte maggiore.<br \/>\nInoltre un aumento di spesa dei consumatori del Sud di 100 euro innalza la produzione al Centro-Nord di 51,8 euro (di 20,2 euro al Nord-Ovest, di 14,3 euro al Nord-Est e di 17,3 al Centro).<br \/>\nI dati non lasciano spazio alla vuota retorica e smontano decenni di narrazione contro il Sud del Paese.<br \/>\n\u00abSe si puntasse sullo sviluppo produttivo del Sud (anche seguendo delle eccellenze produttive in esso gi\u00e0 esistenti), l\u2019economa italiana potrebbe superare quella di Francia e Germania.<br \/>\nA tale proposito, sarebbe fondamentale l\u2019integrazione tra agricoltura, industria, turismo, logistica e infrastrutture, tenendo presente, fra l\u2019altro, il ruolo strategico del Sud Italia come centro del Mediterraneo (soprattutto in vista dell\u2019instaurarsi delle nuove rotte commerciali, quali quella della nuova \u201cVia della Seta\u201d con la Cina).<br \/>\nSecondo molti studiosi, se l\u2019Italia dunque superasse le sue miopi illusioni di poter procedere a pezzi semi-separati, tornando a considerarsi Paese e sviluppando quindi anche il Sud, diverrebbe il Paese pi\u00f9 competitivo d\u2019Europa e forse del mondo\u00bb.<br \/>\n[* Italia 2020 https:\/\/eurispes.eu\/ricerca-rapporto\/rapporto-italia-2020\/]<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>FONTE<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-dati_eurispes_questione_meridionale_oggi_la_propaganda_per_lautonomia_differenziata_smontata_punto_per_punto\/32703_33001\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/<\/a>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gilberto Trombetta Grazie all\u2019impressionante mole di dati e di citazioni (pi\u00f9 di 1000 pagine) contenute nel 32esimo rapporto Eurispes, \u201cItalia 2020\u201d*, diventa facile dimostrare come le argomentazioni su cui &hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":29490,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[31,26,97,24,29],"class_list":["post-29489","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-nuova-emigrazione","tag-emigrazione-italiana","tag-lavoro","tag-meridione","tag-nuova-emigrazione","tag-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29489","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29489"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29489\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/29490"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29489"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29489"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29489"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}