{"id":31177,"date":"2020-04-19T14:22:42","date_gmt":"2020-04-19T14:22:42","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=31177"},"modified":"2020-04-19T14:22:42","modified_gmt":"2020-04-19T14:22:42","slug":"covid-19-lagricoltura-non-e-solo-questione-di-frutta-e-verdura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2020\/04\/19\/covid-19-lagricoltura-non-e-solo-questione-di-frutta-e-verdura\/","title":{"rendered":"COVID-19: Enrico Pugliese, L\u2019agricoltura non \u00e8 solo questione di frutta e verdura"},"content":{"rendered":"<div class=\"entry-content\">\n<strong>di Enrico Pulgliese<\/strong> (da Il Manifestoa)<br \/>\nIl problema con l\u2019immigrazione \u2013 scriveva Max Frisch oltre mezzo secolo addietro \u2013 \u00e8 che \u00abcercavamo braccia e sono arrivati esseri umani, (Menschen)\u00bb.<br \/>\nSi tratta di una contraddizione assolutamente insanabile che ha posto seri problemi al capitalismo e alle classi dirigenti dei paesi di immigrazione le quali hanno tentato sempre di porvi rimedio con la stessa soluzione: l\u2019utilizzo dei migranti per lavoro stagionale. In questo modo si hanno le braccia a disposizione per un periodo limitato senza il fastidio di avere a che fare con esseri umani, persone che rischiano di accampare diritti sociali e civili.<br \/>\nQuesta storia antica riguarda in modo particolare l\u2019agricoltura. Sia in sistemi agricoli tradizionali che nelle moderne agricolture capitalistiche, anche tecnologicamente avanzate, il ricorso all\u2019immigrazione temporanea ha avuto ed ha un ruolo assolutamente determinante per alcuni ordinamenti colturali. Si tratta soprattutto delle produzioni ortofrutticole come in California o nelle aree ad agricoltura ricca del Nord e del Sud d\u2019Italia.<br \/>\nLe migrazioni rurali, temporanee per definizione, storicamente non hanno conosciuto confini. In Italia dalle aree di piccola e povera agricoltura contadina o del bracciantato precario delle aree capitalistiche si partiva per regioni vicine e lontane nel paese e all\u2019estero. Il lavoro stagionale alleggeriva la pressione sulla terra dell\u2019azienda contadina e compensava la sottoccupazione endemica del bracciantato precario.<br \/>\nI contadini piemontesi partivano per la vendemmia in Francia e le mondine del Mantovano partivano verso i campi di riso del Vercellese per un paio di messi di duro lavoro. Questi e altri lavoratori stagionali scomparvero poi cacciati dallo sviluppo tecnologico dell\u2019agricoltura (nelle risaie le mondine furono sostituite dagli erbicidi fitoselettivi ) o attratti dallo sviluppo industriale del paese.<br \/>\nMa non diminu\u00ec il bisogno di braccia per lavori precari e stagionali nel quadro di uno sviluppo agricolo basato sul modello californiano: agricoltura ricca e mano d\u2019opera povera. A soddisfare questa necessit\u00e0 a partire dagli anni settanta hanno provveduto gli immigrati provenienti dal terzo mondo ai quali si sono aggiunti negli anni novanta i cittadini dei paesi dell\u2019Europa dell\u2019Est.<br \/>\nIl nesso tra ricchezza dell\u2019agricoltura e povert\u00e0 della mano d\u2019opera non ha nulla di paradossale. Il modello \u00e8 reso possibile dall\u2019esistenza di uno sterminato esercito operaio di riserva che ha sempre garantito la disponibilit\u00e0 di una mano d\u2019opera tanto pi\u00f9 sfruttata e ricattabile quanto maggiore era la condizione di irregolarit\u00e0.<br \/>\nPoi nel nostro paese ogni tanto arrivavano le benemerite sanatorie e ci\u00f2 permetteva a molti di uscire dal ghetto e trovarsi una occupazione migliore. Cos\u00ec in agricoltura restavano gli ultimi arrivati e quelli pi\u00f9 sfortunati. Ma la sanatoria faceva di nuovo diventare le \u00abbraccia\u00bb esseri mani.<br \/>\nA correre ai ripari in Italia furono Bossi e Fini con la loro legge di peggioramento del T. U. delle leggi sull\u2019immigrazione e l\u2019introduzione, al posto del permesso di soggiorno, di un nuovo tipo di permesso altamente limitativo dei diritti dei lavoratori: \u00abil contratto di soggiorno\u00bb che legava la possibilit\u00e0 di ingresso e permanenza dell\u2019immigrato a uno specifico contratto di lavoro allo scadere del quale era previsto il ritorno in patria.<br \/>\nNon si trattava di una novit\u00e0. Esprimenti di questo tipo erano stati fatti in vari paesi \u2013 in particolare negli Stati uniti d\u2019America con il cosiddetto \u00abbracero program\u00bb \u2013 ed erano risultati fallimentari. Il programma americano iniziato ai tempi della seconda guerra mondiale fece entrare negli Stati uniti milioni di immigrati messicani destinati al lavoro agricolo stagionale, che per\u00f2 restarono in larga parte definitivamente. Nel 1964 il programma fu abolito per iniziativa dei sindacati.<br \/>\nIn Italia con l\u2019allargamento dell\u2019Unione europea e l\u2019ingresso dei paesi pi\u00f9 poveri dell\u2019Est il sogno padronale della stagionalit\u00e0 cominci\u00f2 per qualche verso a realizzarsi. Titolari del diritto di muoversi all\u2019interno dei confini dell\u2019Ue lavoratori rumeni e bulgari- certo non i pi\u00f9 forti sul mercato del lavoro \u2013 cominciarono a emigrare secondo un modello di emigrazione stagionale: una pratica seguita informalmente come ai vecchi tempi.<br \/>\nMa ecco che arriva il coronavirus: con la paura e il lockdown \u00e8 difficile muoversi. La frutta e la verdura soprattutto al Nord rischiano di non essere raccolte se i migranti non arrivano. Ed allora si invocano corridoi umanitario-vegetali per far venire gli stagionali: \u00e8 la sofferenza per la frutta e la verdura che intenerisce non quella dei lavoratori.<br \/>\nD\u2019altra parte soprattutto nel Mezzogiorno gli immigrati dell\u2019agricoltura bloccati nei ghetti sono spesso irregolari e non possono muoversi per andare a lavorare. Rischiano fermi di polizia, fogli di via, rimpatri forzati. A meno di una immediata regolarizzazione per motivi umanitari possono contare solo sulla carit\u00e0 privata o sull\u2019aiuto di amici e gruppi di solidariet\u00e0. E il problema non riguarda solo gli irregolari nelle campagne.<br \/>\nNelle stesse condizioni si trovano badanti e soprattutto lavoratori domestici delle grandi citt\u00e0. Neanche essi possono muoversi e andare lavorare perch\u00e9 corrono gli stessi rischi. Come fanno il colf equadoregno o la badante a ore ucraina, da anni a Roma senza permesso di soggiorno regolare, a recarsi da Torre Spaccata dove abitano ai Parioli o al quartiere africano dove risiedono i loro datori di lavoro?<br \/>\nAnche per loro \u00e8 urgente la regolarizzazione. Non \u00e8 solo una questione di frutta e verdura.\n<\/div>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<strong>FONTE<\/strong>: <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/lagricoltura-non-e-solo-questione-di-frutta-e-verdura\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/ilmanifesto.it\/lagricoltura-non-e-solo-questione-di-frutta-e-verdura\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Enrico Pulgliese (da Il Manifestoa) Il problema con l\u2019immigrazione \u2013 scriveva Max Frisch oltre mezzo secolo addietro \u2013 \u00e8 che \u00abcercavamo braccia e sono arrivati esseri umani, (Menschen)\u00bb. 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