{"id":31626,"date":"2020-05-13T21:46:49","date_gmt":"2020-05-13T21:46:49","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=31626"},"modified":"2020-05-13T21:46:49","modified_gmt":"2020-05-13T21:46:49","slug":"covid-19-se-affollare-le-stazioni-non-e-dovuto-al-coronavirus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2020\/05\/13\/covid-19-se-affollare-le-stazioni-non-e-dovuto-al-coronavirus\/","title":{"rendered":"COVID-19: Se affollare le stazioni non \u00e8 dovuto al Coronavirus"},"content":{"rendered":"<div class=\"header-standard header-classic single-header\">\n<div class=\"post-box-meta-single\"><em>di Antonio Sanguinetti. Sociologo, esperto di migrazioni internazionali. Collabora con l\u2019Universit\u00e0 di Roma Tre e l\u2019istituto di ricerca Irpss del Cnr<\/em><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"post-entry\">\n<div class=\"inner-post-entry\">\n<div class=\"elementor elementor-10253\" data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"10253\" data-elementor-settings=\"[]\">\n<div class=\"elementor-inner\">\n<div class=\"elementor-section-wrap\">\n<section class=\"elementor-element elementor-element-16ccac4 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default elementor-section elementor-top-section\" data-id=\"16ccac4\" data-element_type=\"section\">\n<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n<div class=\"elementor-row\">\n<div class=\"elementor-element elementor-element-6ee7a48e elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column\" data-id=\"6ee7a48e\" data-element_type=\"column\">\n<div class=\"elementor-column-wrap  elementor-element-populated\">\n<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n<div class=\"elementor-element elementor-element-16948e60 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"16948e60\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n<div class=\"elementor-widget-container\">\n<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\nNei giorni dell\u2019emergenza\u00a0<em>Coronavirus<\/em>\u00a0si \u00e8 tornati a scrivere di migrazione dei meridionali. Questa volta, per\u00f2, ad averla riportata alla luce \u00e8 stato il movimento in direzione opposta: dal Nord verso il Sud. Il 7 marzo, poche ore dopo l\u2019annuncio del\u00a0<em>premier<\/em>\u00a0Conte sulla costituzione delle \u201czone rosse\u201d in Lombardia e altre 14 province, in centinaia hanno affollato la stazione di Milano alla disperata ricerca di un treno verso le citt\u00e0 di origine e residenza.<br \/>\nLe immagini riprese con i cellulari mostravano delle persone che, trascinando i propri\u00a0<em>trolley<\/em>, si affrettavano a raggiungere il binario di partenza. Il comportamento \u00e8 stato immediatamente stigmatizzato da tutti: ciascuno con il tono che gli \u00e8 proprio, da quello preoccupato a quello folcloristico del presidente della Regione Campania. Tuttavia, i giornalisti hanno indagato superficialmente sui motivi alla base di un comportamento giudicato unanimemente irresponsabile. Gli articoli pi\u00f9 che altro hanno indugiato nel racconto di studenti presi dal panico di rimanere soli per un tempo indefinito, distanti centinaia di chilometri dai propri cari e senza una rete familiare su cui fare affidamento. Ma gli universitari fuori sede sono soltanto una parte, significativa, insufficiente a rappresentare tutta la popolazione migrante proveniente dal Sud.<br \/>\n<strong>Secondo i dati Istat sul trasferimento di residenza dal 2002 al 2018 sono emigrati verso il Centro-Nord quasi 2 milioni di persone e nel solo 2018 sono stati oltre 117mila. Un numero della rivista\u00a0<i>Sociologia del Lavoro<\/i>\u00a0(121\/2011) evidenzia i nuovi aspetti della migrazione verso le regioni settentrionali.<\/strong>\u00a0La recente migrazione, infatti, presenta come carattere prevalente la molteplicit\u00e0 di impieghi. Non si tratta pi\u00f9 esclusivamente di operai, come negli anni del boom economico, ma si va dalla intermediazione monetaria e finanziaria fino all\u2019industria e alla ristorazione. Probabilmente l\u2019unico tratto che accomuna una buona parte di questa nuova emigrazione \u00e8 la precariet\u00e0 lavorativa.\u00a0<strong>Non \u00e8 difficile immaginare che tra la folla alla stazione di Milano molti erano precari impegnati nei settori che risentiranno maggiormente della attuale crisi, come le attivit\u00e0 dell\u2019indotto turistico o il settore della gastronomia. Inoltre, alcuni autori hanno evidenziato come dalla fine degli anni \u201890 al primo decennio del nuovo secolo, si \u00e8 consolidato il numero di pendolari a lungo raggio. Si tratta di lavoratori residenti al Sud che prestano la loro attivit\u00e0 nelle regioni non confinanti. In particolare queste modalit\u00e0 di impiego sono collocate nella lunga catena di appalti e sub-appalti, per cui la distribuzione del lavoro dall\u2019azienda titolare si snoda fino a comprendere una molteplicit\u00e0 di imprese pi\u00f9 piccole.<\/strong>\u00a0Chi svolge questo tipo di lavori si intrattiene nelle regioni del Nord per un tempo limitato, che pu\u00f2 essere qualche mese all\u2019anno o solo dal luned\u00ec al venerd\u00ec.<\/p>\n<blockquote><p><strong>La pendolarit\u00e0 del lavoro tra Nord e Sud \u00e8 incrementata anche dopo le stabilizzazioni dei docenti avvenuta a seguito della riforma della\u00a0<i>Buona scuola<\/i>, tramite la quale gli insegnanti sono stati assegnati a istituti scolastici molto lontani dalla propria residenza. Per chi \u00e8 entrato di ruolo, si trattava di un\u2019opzione grosso modo obbligata, considerando che se non avessero accettato la loro posizione sarebbe decaduta.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Come mostra il rapporto 2017 a cura di Michele Colucci e Stefano Gallo sulle migrazioni interne in Italia\u00a0<em>In cattedra con la valigia. Gli insegnanti tra stabilizzazione e mobilit\u00e0<\/em>\u00a0(Donzelli, 2017), il personale che rientrava nelle assunzioni spesso aveva alle spalle una lunga esperienza di precariet\u00e0 nella scuola, per cui la loro et\u00e0 media risultava abbastanza elevata e per lo pi\u00f9 si trattava di persone con famiglia radicata nei luoghi di origine. Ma cos\u00ec volle l\u2019algoritmo del Ministero e tanti si trasferirono temporaneamente al Nord, in attesa di un ulteriore trasferimento o persino della pensione.<br \/>\nNon \u00e8 un caso, pertanto che molte ricerche sulle recenti migrazioni interne abbiano come terreno di studio i treni notturni, le stazioni dei pullman o le sale di attesa dei voli\u00a0<em>low cost<\/em>, ossia i luoghi abituali di aggregazione spontanea del lavoro mobile. Tutto ci\u00f2 ben prima che i decreti Conte sul\u00a0<em>lockdown<\/em>\u00a0gli puntassero i riflettori. Il dato davvero preoccupante \u00e8 che siano stati proprio i rappresentanti delle istituzioni a non accorgersi delle condizioni di vita dei lavoratori delle proprie regioni.<br \/>\nFinora il\u00a0<em>Coronavirus<\/em>\u00a0non ha avuto un contagio diffuso al Sud. Per fortuna i casi sono limitati e le regole sull\u2019isolamento stanno riducendo il rischio della moltiplicazione degli infetti. La sorte \u00e8 stata particolarmente clemente con i meridionali. Se fosse andata diversamente l\u2019impatto sul sistema sanitario sarebbe stato tremendo. D\u2019altronde non \u00e8 un segreto, gli stessi presidenti delle regioni pi\u00f9 volte lo hanno ribadito: la sanit\u00e0 \u00e8 allo stremo.<br \/>\nDal 2010 tutte le regioni meridionali sono sotto stretta osservanza del \u201c<em>Piano di rientro<\/em>\u201d, ci\u00f2 vuol dire che, pi\u00f9 delle altre, hanno dovuto ridurre la spesa sanitaria. Per attuare i tagli molte delle strutture sanitarie regionali sono state commissariate e il ruolo di commissario \u00e8 stato affidato al Governatore. Il caso pi\u00f9 estremo spetta alla Calabria: nel 2010 inizia la fase commissariale, dal 2015 il commissario\u00a0<em>ad acta<\/em>\u00a0\u00e8 un esterno, nel 2019 vengono commissariati anche i direttori generali dell\u2019Asp e i\u00a0<em>manager<\/em>\u00a0delle Aziende Ospedaliere. Nonostante la gestione straordinaria, il debito \u00e8 aumentato e i Livelli essenziali di assistenza (Lea) sono peggiorati drasticamente. I \u201c<em>Piani di rientro<\/em>\u201d imposti alle regioni meridionali (ma non solo, poich\u00e9 hanno interessato anche Liguria, Piemonte e Lazio) hanno comportato un taglio consistente della spesa soprattutto per quanto riguarda due aspetti: la riduzione del personale medico sanitario, con il blocco del\u00a0<em>turn-over<\/em>, e la chiusura degli ospedali pi\u00f9 piccoli, con il ri-ordino della rete ospedaliera. Il risultato \u00e8 stato il deterioramento di un sistema sanitario gi\u00e0 deficitario, il quale attualmente non riesce a fronteggiare nemmeno l\u2019ordinario. Infatti sono in molti coloro che preferiscono curarsi fuori regione.<br \/>\nTornando alla recente attualit\u00e0, in un articolo del\u00a0<em>Corriere della Sera<\/em>\u00a0su \u201cl\u2019esodo da Milano\u201d, veniva raccolta la testimonianza di un signore campano appena dimesso dall\u2019ospedale che si accingeva a rientrare a casa. Anche gli emigrati sanitari, dunque, sono stati parte della fuga dalle regioni del Nord.<br \/>\n<strong>La Fondazione Gimbe ha recentemente pubblicato un rapporto sulla mobilit\u00e0 sanitaria interregionale. I dati mostrano come il ricorso alle cure sanitarie in una regione differente dalla propria sia un comportamento diffuso su tutto il territorio nazionale. Tuttavia solo le regioni del Sud hanno accumulato un debito enorme, questo per due ragioni: sono proporzionalmente di pi\u00f9 i pazienti che scelgono di curarsi fuori e il movimento \u00e8 solo unilaterale, ossia quasi nessuno dal Nord decide di curarsi negli ospedali del Sud.<\/strong>\u00a0I debiti accumulati sono delle vere e proprie voragini: nel solo 2017 la Campania ha accumulato un passivo di 323 milioni, la Calabria di 278 milioni. Mentre, nello stesso arco di tempo la Lombardia ha un attivo di oltre 800 milioni di euro e l\u2019Emilia Romagna di 300 milioni.<br \/>\n<strong>Vista dal Sud l\u2019emergenza\u00a0<i>Coronavirus<\/i>\u00a0ha esasperato alcuni problemi gi\u00e0 noti, connessi all\u2019emigrazione e al sistema sanitario in rovina. La folle \u201ccaccia all\u2019untore\u201d e la \u201cfuga dal Nord\u201d non hanno fatto altro che mettere a rischio la salute sia delle persone in viaggio sia dei residenti. I presidenti delle regioni e i sindaci, senza mostrare n\u00e9 solidariet\u00e0 n\u00e9 vicinanza, non hanno provato in alcun modo a gestire ordinatamente i ritorni. Troppo protesi all\u2019esercizio della propria autorit\u00e0, non hanno visto camerieri, insegnanti, operai, manovali, ma untori da umiliare per incrementare la loro presenza in televisione o i\u00a0<i>click<\/i>\u00a0su\u00a0<i>internet<\/i>.<\/strong>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<strong>FONTE<\/strong>: <a href=\"https:\/\/confronti.net\/2020\/05\/se-affollare-le-stazioni-non-e-dovuto-al-coronavirus\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/confronti.net\/2020\/05\/se-affollare-le-stazioni-non-e-dovuto-al-coronavirus\/<\/a>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;\n<\/p><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/section>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Sanguinetti. Sociologo, esperto di migrazioni internazionali. 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