{"id":31880,"date":"2020-05-28T16:59:23","date_gmt":"2020-05-28T16:59:23","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=31880"},"modified":"2020-05-28T16:59:23","modified_gmt":"2020-05-28T16:59:23","slug":"covid-19-lo-stato-figliol-prodigo-nellera-del-coronavirus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2020\/05\/28\/covid-19-lo-stato-figliol-prodigo-nellera-del-coronavirus\/","title":{"rendered":"Covid-19: LO STATO, FIGLIOL PRODIGO NELL\u2019ERA DEL CORONAVIRUS"},"content":{"rendered":"<p>passata \u00e8 la tempesta, odo gli augelli far festa.<br \/>\n<em>G. Leopardi, La quiete dopo la tempesta<\/em><\/p>\n<p>\u2026La risposta fallimentare al coronavirus dimostra che la societ\u00e0 americana \u00e8 malata e che la leadership globale dell\u2019America \u00e8 morta.<br \/>\n<em>Walter R. Mead, storico<\/em><\/p>\n<p>\u201c\u2026Cari amici italiani, vi aiutiamo perch\u00e9 vi amiamo, a differenza dei vostri alleati\u201d.<br \/>\n<em>Vitalij Tret\u2019jakov, Universit\u00e0 Lomonosov \u2013 Mosca<\/em><\/p>\n<p>L\u2019Italia impari a non preoccuparsi degli USA e ad amare la Cina\u201d.<br \/>\n<em>Song Weiqing, prof. Universit\u00e0 di Macao<\/em><\/p>\n<p>Europa matrigna: \u201c\u2026tutti per uno, nessuno per tutti\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>di Vittorio Stano<\/strong><\/p>\n<p>La disciplina con cui gli italiani hanno finora affrontato l\u2019emergenza ha sbalordito in primo luogo gli italiani scettici e, di rimando, tutti quelli che nel mondo intero ci considerano cicale incapaci di sentirsi parte di qualcosa di pi\u00f9 grande di cui prendersi cura.<\/p>\n<p>In questi mesi gli italiani hanno dimostrato di essere orgogliosi di appartenere a un\u2019eccezionale storia collettiva.<\/p>\n<p>Si \u00e8 svelata agli occhi di chi vuol vedere, una domanda di Comunit\u00e0 e di Stato, mai prima sperimentata. E\u2019 confortante ricavare da questa prestazione la smentita della morte dello Stato nazionale, cos\u00ec come raccontato dalla vulgata tardoliberista. Questa prova, se coltivata, potr\u00e0 produrre una classe dirigente nuova, capace di garantire una necessaria e qualitativamente migliore offerta politica.<\/p>\n<p>Pur se tra comprensibili errori iniziali la Repubblica, con i suoi modesti e credibili portabandiera, ha stabilito tempi, modi e obiettivi della difesa dall\u2019epidemia. E\u2019 stato uno stress-test per il popolo intero dal quale l\u2019Italia ne esce riconfermata.<\/p>\n<p>Da quanto di questo slancio conserveremo verso la nuova normalit\u00e0 dipender\u00e0 il nostro futuro.<\/p>\n<p>Il ritorno al vecchio teatrino politico dei veti incrociati condotto dai diversi professionisti della caciara, presenti nel Parlamento, \u00e8 foriero di sciagure. Negli ultimi mesi il minimo che potevano fare i cacicchi del centrodestra e anche qualcuno nella maggioranza di governo, \u00e8 stato non avvelenare ulteriormente la quarantena degli italiani con le loro insulse prese di posizione. Fare politica per mera visibilit\u00e0 e ricerca spudorata del consenso alla propria politica personale o di partito, offende i sacrifici che gli italiani hanno fatto. Adesso gli italiani si aspettano che i virologi tornino alla virologia, i tecnici alla tecnica, le burocrazie ad amministrare senza eccessi la continuit\u00e0, i politici alle responsabilit\u00e0 politiche. Tutti devono contribuire a una coerenza d\u2019intenti ragionando da italiani sull\u2019Italia di domani e di dopodomani.<\/p>\n<p>La pandemia ha alterato il ritmo della storia e avvicinato, quindi, la resa dei conti. L\u2019Italia ha bisogno di fiducia in se stessa, nelle sue capacit\u00e0 per realizzare le potenzialit\u00e0. Questo ci consentir\u00e0 di rientrare nella storia come siamo, n\u00e9 pi\u00f9 in alto n\u00e9 pi\u00f9 in basso e non come altri, in Europa e nel mondo, vorrebbero fossimo. Le avversit\u00e0 possono migliorare, non sempre deprimere. In questa inaudita congiuntura qualcosa si sta muovendo. E\u2019 l\u2019ora per politici di polso, competenti, onesti e immunizzati contro il velleitarismo di diversi cacicchi politici nostrani.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019Italia \u00e8 sola. L\u2019America s\u2019interessa al Belpaese quale antenna di controllo e trampolino di lancio nel Mediterraneo centrale, tra Alpi e Africa, Tirreno e Balcani adriatici. Non ha dollari per noi. I Russi ci ricordano che ci amano da sempre, nonostante i nostri alleati e i Cinesi ci invitano a non preoccuparci degli USA e ad amare loro. Fino ad ora russi, cinesi e cubani hanno vinto la gara degli aiuti a Roma.<\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea, invece, \u00e8 una caricatura di s\u00e9 stessa. E\u2019 avara e matrigna. Bisognerebbe ricalibrare il nostro europeismo a prescindere. Gli altri paesi europei usano l\u2019UE per coltivare i loro interessi nazionali. In questa situazione l\u2019euro \u00e8 un fallimento politico che crea divergenza e non convergenza. Il tribunale costituzionale tedesco di Karlsruhe ha posto domande giuste e ha dato risposte giuridicamente ineccepibili con la recente sentenza sul programma di Quantitative Easing. Non \u00e8 una novit\u00e0. Lo ha sempre fatto dalla ratifica del Trattato di Maastricht in poi, raccogliendo la lezione della migliore dottrina costituzionale weimariana e la Verfassungslehre di K. Schmitt. I tedeschi sono furbi in senso hobbesiano (T.Hobbes, \u201cHomo homini lupus\u201d). Fingono coerenza, ragionevolezza e cooperazione, ma impongono con vigore inflessibile agli altri il rispetto delle regole pattuite, senza peraltro rispettarle essi stessi. Da questa asimmetria traggono un vantaggio competitivo, soprattutto nel surplus commerciale, che viola anche i parametri del trattato di Maaastricht, ma che nessuno sottopone a un controllo severo. Questo costruisce il vantaggio, rispetto ad altri paesi, nel reperire risorse per affrontare adeguatamente la pandemia. I tedeschi (e i loro sodali) pretendono che gli altri sottostiano a un \u201cpatto iniquo\u201d, che ricorda un passaggio del Contratto Sociale che Jean Jaques Rousseau ha lasciato ai posteri: &lt;&lt;\u2026 voi avete bisogno di me perch\u00e9 io sono ricco e voi siete poveri, facciamo dunque un accordo: io vi conceder\u00f2 l\u2019onore di servirmi, a condizione che voi mi ridiate il poco che vi resta per il disturbo che mi prender\u00f2 di comandarvi&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la legge del pi\u00f9 forte che i tedeschi vogliono imporre in virt\u00f9 della superiorit\u00e0 morale che si auto-attribuiscono. Ma gi\u00e0 Hobbes con il suo \u201cLeviatano\u201d ci insegnava che patti del genere sono invalidi e che \u00e8 grave errore tollerare coloro che nei patti sociali si comportano con furbizia mascherata da buon senso. Il patto deve essere dissolto e recuperare a ciascuno il proprio diritto all\u2019autodifesa. La Corte di Karlsruhe ci ricorda che l\u2019UE non \u00e8 uno Stato federale, ma un\u2019 unione di Stati regolata da trattati, i cui \u201csignori\u201d rimangono gli Stati. Non c\u2019\u00e8 alcuna sovranit\u00e0 originaria europea. Cosa aspettiamo a reagire, insieme a chi la pensa come noi in Europa? Con la summenzionata sentenza giuridica nell\u2019EU non si \u00e8 determinata in queste settimane nessuma novit\u00e0, semmai la conferma definitiva della sua inemendabilit\u00e0. I tedeschi (e i loro tirapiedi) ritengono di essere i signori, mentre i Paesi del Sud sono destinati a servire.<\/p>\n<p>I mirabolanti strumenti caldeggiati da Sassoli e Gentiloni per affrontare la crisi pandemica sono prestiti, e di dimensione inadeguata, sottoposti a condizionalit\u00e0, alleggerite momentaneamente. Infine l\u2019Italia, probabilmente, accetter\u00e0 il MES perch\u00e9 tutto l\u2019establishment lo vuole. I 5stelle, raccontandoci che hanno ottenuto garanzie e miglioramenti, piegheranno, forse, il capo. I cacicchi dell\u2019establishment attualmente stanno vietando a loro stessi di pensare a un\u2019alternativa. Il virus per questi non rappresenta alcuna discontinuit\u00e0 epocale. In questo caso la crisi economica che gi\u00e0 incombe sar\u00e0 punitiva verso quei ceti un tempo rappresentati dalla sinistra di popolo e dei ceti medi produttivi, sempre pi\u00f9 spinti verso il basso.<\/p>\n<p>Che cosa ci aspetta , dunque, nei prossimi mesi? Dall\u2019atmosfera ovattata degli uffici ministeriali in cui la pandemia aveva costretto il dibattito politico, giungono segnali di uno scontro pi\u00f9 duro di quello che esisteva in precedenza , che sta esplodendo in parlamento e continuer\u00e0 nelle piazze. Le macerie della crisi sanitaria, economica e sociale si stagliano man mano, dalla densa coltre di nebbia profusa dai \u201cbollettini di guerra\u201d che ci giungevano quotidianamente sui divani della quarantena. La nebbia si sta diradando portandosi il virus, si spera, e ci sta lasciando l\u2019asprezza dello scontro politico che chiamer\u00e0 tutti a scelte radicali.<\/p>\n<p>La crisi causata dal Covid19 ha semplificato i termini dello scontro. Ci sono due schemi di ripresa divergenti che si stagliano sulla scena: quello privatistico, guidato dal profitto e della rendita e imperniato sull\u2019impresa privata e quello guidato dagli interessi dei lavoratori e imperniato sullo Stato imprenditore.<\/p>\n<p>Nell\u2019era del Covid19 lo Stato (sociale) \u00e8 tornato di moda. Adesso tutti tornano a bussare alla sua porta e come figlioli prodighi, dopo aver sperperato tutto il patrimonio vanno da Lui a chiedere \u2026 Aiuto! , cio\u00e8 nuovo soccorso. Vogliono che lo Stato sociale salvi di nuovo la pelle al sistema. Ne ha tanto bisogno, poverino! Tutti hanno bisogno di un buon padre di famiglia che, al momento opportuno, riprenda le redini e conduca verso un approdo sicuro. Ma lo Stato sociale \u00e8 una stampella del capitalismo\u2026 \u00e8 nato per espandere il capitalismo. Lo Stato sociale oltre a sostenere il sistema, ne ha anche bisogno perch\u00e9 attinge le risorse proprio dal sistema stesso. Ma adesso come fa lo Stato sociale ad attingere risorse dal sistema visto che questo sta crollando? E non ha pi\u00f9 risorse da offrire? E\u2019 un cane che si morde la coda. E\u2019 un problema senza soluzione?<\/p>\n<p>Il funzionamento del modello privatistico lo conosciamo bene. E\u2019 quello operante da tantissimi anni in tutto l\u2019Occidente. Conosciamo bene i meccanismi che lo sorreggono: sgravi fiscali, deregulation ambientale ed urbanistiche, revoca (deroga) dei contratti nazionali del lavoro, riduzione dei diritti e aumento della precariet\u00e0. E\u2019 quello che chiede con chiarezza e spropositata violenza il neoeletto presidente di Confindustria Bonomi al Governo. Ma tutti noi sappiamo gi\u00e0, per esperienza, che tutto questo non ha funzionato fino ad oggi, n\u00e9 funzioner\u00e0 in futuro. E allora? Bisogna invertire la tendenza. Lo Stato non deve creare lavoro, ma smettere di creare disoccupazione come fatto nell\u2019ultimo trentennio. La strada \u00e8 quella dello Stato imprenditore. E in quale direzione e su quali settori dovrebbero essere rivolte le attenzioni dell\u2019imprenditorialit\u00e0 pubblica? Sui monopoli naturali e sui servizi essenziali per i cittadini. Dovrebbe favorire l\u2019innovazione tecnologica e la riconversione ecologica dell\u2019economia. Infine dovrebbe combattere le piaghe della disoccupazione, del precariato e del lavoro nero. Anzich\u00e9 ribassare i salari nella corsa all\u2019esportazione, si dovrebbe implementare la domanda interna di beni e servizi per i cittadini, creando un nuovo sviluppo basato sull\u2019innovazione e sull\u2019ambiente. Deve essere lo Stato ad investire direttamente in una ripresa della piena e buona occupazione, con salari adeguati e diminuendo gli orari di lavoro. La classe dirigente che bene ha affrontato la prima fase del contrasto alla pandemia \u00e8 chiamata a continuare il lavoro con un cambio di prospettiva di natura copernicana.<\/p>\n<p>Mantenere lo status quo, considerato il quadro economico e di finanza pubblica \u201ceccezionale\u201d che si prospetta, porterebbe verso un default controllato di fatto dalla Germania, che ci manterr\u00e0 nella gabbia dell\u2019euro e con la troika in casa. Ci ricordiamo della Grecia? Il passo successivo sarebbe una mega-patrimoniale sulla ricchezza degli italiani medi impoveriti, mentre i benestanti spostano i loro immani patrimoni nei paradisi fiscali, anche europei. E\u2019 uno scenario da incubo. Senza inclusione sociale dei ceti popolari e medi impoveriti la democrazia non tiene e il Paese cadrebbe alla merc\u00e8 di forze straniere che lo tratterebbero come una colonia.<\/p>\n<p>Gli immani patrimoni dei ricchi italiani sono passati sotto la lente dell\u2019occhiuto Thomas Fricke, giornalista della rivista tedesca \u201cSpiegel\u201d che qualche settimana fa a nome dei suoi concittadini chiedeva: &lt;&lt;Devono pagare i poveri tedeschi per i ricchi italiani?&gt;&gt;<\/p>\n<p>Infatti, vorrei sapere anch\u2019io perch\u00e9 il governo italiano non attinge ai patrimoni degli italiani ricchi per finanziare la crisi, al posto di stare ad elemosinare una solidariet\u00e0 pelosa all\u2019EU, che non arriver\u00e0? Il cittadino tedesco sa che l\u2019Italia registra la pi\u00f9 vasta ricchezza privata di famiglie ed imprese non finanziarie in Europa, pari a oltre 9.800 miliardi di \u20ac (PIL italiano: 1.610 miliardi di \u20ac), dei quali oltre 4mila in attivit\u00e0 finanziarie (conti correnti, azioni, obbligazioni,\u2026), e a fronte di un debito privato fino ad oggi modesto (dati Banca d\u2019Italia, ISTAT, 9.5.2019). Gi\u00e0, perch\u00e9 l\u2019Italia non attinge a questi patrimoni? Bisogna chiedere, forse, il permesso ai \u201cfratelli\u201d europei che permettono lo stazionamento degli stessi nelle loro banche? Questo \u00e8 lo stato dei depositi italiani nei paesi EU: Olanda 73 miliardi; Lussemburgo 48 miliardi; Regno Unito \u2013 non pervenuto; Irlanda \u2013 non pervenuto. E\u2019 pervenuto invece l\u2019 ammontare della ricchezza degli italiani detenuta negli Stati Uniti: 32 miliardi.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dire peste e corna dei politici tedeschi, ma, \u00e8 indubbio, loro gli interessi dei loro concittadini li sanno difendere. E quelli italiani sanno fare altrettanto? Il famoso economista francese Thomas Piketty diversi anni or sono col suo libro \u201cIl Capitale nel XXI secolo\u201d metteva in guardia i governanti dei paesi ricchi di fronte all\u2019allargarsi della forbice sociale tra ricchi e poveri. Il motore principale dell\u2019ineguaglianza minaccia oggi di generare disuguaglianze tali da esasperare il malcontento e minare i valori democratici. Le linee di condotta economica non sono atti divini. In passato, azioni politiche hanno arginato pericolose disuguaglianze e lo possono fare ancora. E allora per l\u2019Italia, signor presidente del consiglio Conte, se non ora, quando?<\/p>\n<p><a name=\"_GoBack\"><\/a>La linea del MES \u00e8 impervia, far\u00e0 solo perdere tempo. Per fare gli eurobond si ha bisogno di chiedere ai cittadini di altri paesi (che in questo periodo hanno i loro problemi!). La BCE, invece, pu\u00f2 stampare moneta, quanta ne vuole senza chiederlo a nessuno (?!). Per farlo, i paesi che ne hanno diritto votano a maggioranza\u2026 e la BCE \u00e8 formalmente indipendente, anche se ha bisogno di una legittimazione politica. Con quei soldi dovrebbe acquistare senza limiti i titoli di Stato italiani. Ma\u2026 si sa, questi potrebbero rimanere i desiderata di qualche neoliberista di centrosinistra pentito di aver creduto nel \u201cvincolo esterno\u201d europeo che fino a poco tempo fa ripeteva il suo mantra: &lt;&lt; \u2026ce lo chiede l\u2019Europa!&gt;&gt;<\/p>\n<p>Oggi nell\u2019era del Covid19 torna, come il \u201cfigliol prodigo\u201d, a chiedere la protezione dello Stato. Ma lo Stato tout court non \u00e8 la soluzione del problema. Non lo \u00e8 mai stato. La soluzione va cercata altrove. E\u2019 giusto il momento di pensare ad una organizzazione sociale \u201ccosciente\u201d capace anche di pianificazione sensata, fondata su principi radicalmente diversi dalla \u201cvalorizzazione del capitale\u201d. Il percorso \u00e8 ancora lungo e tortuoso. C\u2019\u00e8 bisogno del ritorno della politica, di buona politica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>passata \u00e8 la tempesta, odo gli augelli far festa. G. 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