{"id":32039,"date":"2020-06-10T09:20:05","date_gmt":"2020-06-10T09:20:05","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=32039"},"modified":"2020-06-10T09:20:05","modified_gmt":"2020-06-10T09:20:05","slug":"leonardo-zanier-sindacalista-e-poeta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2020\/06\/10\/leonardo-zanier-sindacalista-e-poeta\/","title":{"rendered":"Leonardo Zanier, sindacalista e poeta"},"content":{"rendered":"<p><em>Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, la prefazione di Michele Colucci al libro <\/em>Una vita migrante. Leonardo Zanier, sindacalista e poeta<em> di Paolo Barcella e Valerio Furneri, uscito per Carocci<\/em>.<\/p>\n<p>di <strong>Michele Colucci<\/strong><\/p>\n<p>La Carnia \u00e8 una terra che si muove, dove i rischi sismici sono conosciuti e temuti. Non solo si muove, di continuo e incessantemente, ma \u00e8 incastonata in un reticolo di confini e di frontiere che \u2013 anche loro \u2013 si sono spostati di frequente, generando molteplici conseguenze sui suoi abitanti. Chiss\u00e0 se anche la tendenza geologica alla mobilit\u00e0 e la prossimit\u00e0 ai confini hanno influito sulla straordinaria propensione degli abitanti della Carnia alle migrazioni. Quello che \u00e8 certo \u00e8 che l\u2019impatto dell\u2019emigrazione sulla regione, nelle tante stagioni in cui il fenomeno si \u00e8 manifestato, \u00e8 stato fortissimo, fino a plasmare in modo decisivo le culture, le vite, la terra, i rapporti politici e sociali.<\/p>\n<p>Leonardo Zanier ha vissuto direttamente e in prima persona tutte le stratificazioni locali, nazionali e internazionali dell\u2019esperienza migratoria, tenendo sempre come baricentro e come punto di riferimento il territorio della Carnia, che non era per lui semplicemente una \u201czona di partenza\u201d ma un luogo in cui tornare di continuo, uno stimolo culturale e linguistico, una sfida politicapiena di significati da svelare e da conquistare di volta in volta, usando gli strumenti della letteratura, quelli della ricerca o quelli della dialettica politica. Questa appartenenza cos\u00ec viscerale e cos\u00ec intensa alla sua regione non si pu\u00f2 in alcun modo scindere da un\u2019altra appartenenza, altrettanto forte e profonda: la militanza nelle organizzazioni del movimento operaio, la fiducia nella possibilit\u00e0 di trasformare le condizioni materiali di quell\u2019esercito sterminato di lavoratori e lavoratrici che come lui dalla sua regione si erano messi in cammino alla ricerca di dignit\u00e0 e di riscatto. E a fianco all\u2019appartenenza regionale e alla consapevolezza politica non dobbiamo dimenticare il rapporto continuo e strettissimo con la Svizzera, dove Zanier \u00e8 sbarcato come lavoratore emigrato alla fine degli anni cinquanta iniziando un lento e inesorabile percorso di radicamento che lo ha visto passo dopo passo diventare uno dei punti di riferimento pi\u00f9 importanti del variegato mondo dell\u2019associazionismo italiano, all\u2019interno di una stagione di conflitti durissima.<\/p>\n<p>La biografia politica, professionale e intellettuale di Zanier qui meticolosamente ricostruita da Paolo Barcella e Valerio Furneri si pu\u00f2 effettivamente ricondurre a questi tre poli: la Carnia, la Svizzera, la militanza sociale e politica. Il vastissimo spettro delle attivit\u00e0 svolte da Zanierruota attorno a questi tre assi, che anno dopo anno vengono riempiti e innervati di nuovi percorsi: il lavoro, attorno a cui ruotano gran parte delle vicende che lo hanno visto protagonista, la scuola e la formazione, la scrittura, la poesia, le lotte combattute a fianco degli emigrati italiani, le battaglie intraprese in Friuli per riscattare un territorio abbandonato e sempre pi\u00f9 spopolato.<\/p>\n<p>Il ritorno alla biografia dei militanti politici rappresenta neipi\u00f9 recenti sviluppidella storiografia una delle esercitazioni pi\u00f9 ricche di stimoli e di prospettive, soprattutto per quanto riguarda il contesto italiano e gli anni riconducibili alla seconda met\u00e0 del Novecento. Attraverso le biografie \u00e8 infatti possibile entrare in profondit\u00e0 nelle pieghe delle organizzazioni, delle vertenze, delle cesure che compongono l\u2019ossatura della storia italiana pi\u00f9 recente, svelando le caratteristiche salienti non solo delle persone ma anche dei luoghi dove i militanti hanno agito. Le particolari condizioni storiche che hanno reso possibile il dipanarsi di biografie in cui vita e militanza si intrecciano e si confondono sono infatti strettamente collegate allo straordinario radicamento che i soggetti politici avevano nei luoghi in cui operavano. Si tratta di veri e propri \u201cuomini-territorio\u201d, che conoscevano palmo a palmo le citt\u00e0, i paesi, le regioni, i quartieri dove svolgevano le proprie attivit\u00e0 politiche e sociali. Nel caso di Zanier il radicamento territoriale non \u00e8 dentro un unico luogo ma opera in contesti diversificati, prima in Friuli e poi in Svizzera, mantenendo inalterata la capacit\u00e0 di incidere nella realt\u00e0 partendo dalla sua conoscenza approfondita e meticolosa, anche in un contesto mobile per definizione come quello migratorio.Questo volume su Zanier viene pubblicato a pochi mesi di distanza da altri due libri, tra i tanti che si potrebbero ricordare, che hanno scelto di descrivere biografie di \u201cuomini-territorio\u201d: il volume su Aldo Natoli di Ella Baffoni e Peter Kammerer e quello su Pio La Torre curato da Tommaso Baris e Gregorio Sorgon\u00e0<a href=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/leonardo-zanier-sindacalista-poeta\/?fbclid=IwAR1MNdcYJ2UH6MIPNy9GB5u5rMMC9elGsgUX6VYifYL0lbEoElyyPGraUmA#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Sono soggetti lontanissimi geograficamente da Zanier: la vicenda di Natoli si sviluppa dentro la citt\u00e0 di Roma e in particolare dentro i suoi quartieri di periferia mentre quella di La Torre ha come centro la Sicilia e in particolare la provincia di Palermo. Ma i punti di contatto tra le tre vicende non mancano: l\u2019appartenenza alle organizzazioni di massa del movimento operaio, l\u2019attenzione alla ricerca e all\u2019inchiesta, l\u2019importanza attribuita alla dimensione della pianificazione urbana e territoriale, la centralit\u00e0 del lavoro e in particolare del lavoro edile, la necessit\u00e0 di tenere insieme vertenzialit\u00e0 sindacale e prospettiva politica, la capacit\u00e0 di costruire alleanze andando oltre i blocchi sociali di riferimento, la tendenza a intercettare \u2013 cercando di anticiparle \u2013 le grandi trasformazioni economiche e sociali, le numerose conquiste strappate nelle rispettive stagioni di mobilitazione.<\/p>\n<p>Paolo Barcella e Valerio Furneri hanno scelto di dividere in due parti il volume. La prima parte \u00e8 dedicata alla ricostruzione del percorso biografico di Zanier (1935-2017), mentre nella seconda viene affrontata la sua produzione poetica. Entrambe le prospettive vengono elaborate a partire dalla consultazione di una mole davvero impressionante di fonti, che colpiscono per la loro articolazione e diversit\u00e0: schedature della onnipresente polizia svizzera, appunti e riflessioni del protagonista, contributi di critica letteraria, programmi di lavoro nell\u2019ambito dei progetti di formazione, articoli della stampa quotidiana, brani di poesia e di prosa, corrispondenze con intellettuali ed esponenti del sindacato, solo per citare alcune tipologie. I due autori hanno saputo valorizzare con grande maestria un materiale non facile da maneggiare, riuscendo a ricomporre in una narrazione avvincente e puntuale i tantissimi tasselli del mosaico-Zanier.<\/p>\n<p>La sezione dedicata alla ricostruzione biografica muove dalla crescita e formazione del protagonista durante il fascismo, la guerra e il dopoguerra passando poi alle prime tappe migratorie in Marocco, il ritorno in Friuli e la precocissima esperienza come insegnante e coordinatore della scuola professionale di Comeglians, la nuova partenza per la Svizzera, le esperienze lavorative e sindacali, l\u2019impegno nelle realt\u00e0 associative dedicate alle comunit\u00e0 italiane.<\/p>\n<p>Zanier vive intensamente e in prima persona le vicende durissime dell\u2019emigrazione italiana nella Confederazione. La sorveglianza poliziesca, la repressione delle iniziative politiche e sindacali, le proibitive condizioni di lavoro, la rigidissima politica migratoria, la precariet\u00e0 alloggiativa: la congiuntura del ventennio compreso tra la fine degli anni cinquanta e la fine degli anni settanta presenta i tratti di un sistema spietato, immaginato per estrarre al massimo le capacit\u00e0 lavorative della manodopera straniera riducendone al minimo i diritti e le aspettative. Pur movendosi in un contesto cos\u00ec apparentemente sfavorevole, Zanier grazie alla sua intelligenza politica e organizzativa riesce a incunearsi negli ingranaggi della macchina della politica migratoria, puntando a rovesciare tutti quegli elementi che portavano la manodopera italiana a perpetuare una condizione di perenne debolezza. La sua scelta \u00e8 chiara fin dai primi anni sessanta: puntare sull\u2019istruzione e la formazione, con lo scopo di migliorare la preparazione tecnica, avere pi\u00f9 strumenti per potersi rapportare alle controparti imprenditoriali e politiche, fornire un punto di riferimento alle giovanissime generazioni figlie dell\u2019immigrazione stagionale, combattere le discriminazioni. Zanier inizia quindi ad aver un ruolo di primissimo piano nelle Colonie libere (organizzazioni di mutuo soccorso legate alla sinistra attive da decenni nel paese), nelle strutture della Cgil sul territorio confederale e nel tessuto dell\u2019associazionismo italiano. Il coronamento del suo sforzo di ricomposizione \u00e8 rappresentato dalla nascita e dall\u2019affermazione in Svizzera dell\u2019Ecap, l\u2019organismo di formazione della Cgil, che diventa un eccezionale strumento di emancipazione, prima per i lavoratori italiani e poi per generazioni di altre comunit\u00e0 straniere.<\/p>\n<p>Anche grazie a Zanier le organizzazioni legate all\u2019immigrazione straniera compiono nel 1970 un vero e proprio capolavoro politico. Quando in Svizzera l\u2019ondata xenofoba trova nelle proposte di James Schwarzenbach un percorso politico e un consenso di massa si giunge a un contestatissimo referendum, previsto per il 7 giugno 1970. I cittadini sono chiamati a esprimersi sulla possibilit\u00e0 di irrigidire ancora di pi\u00f9 le politiche migratorie arrivando a perseguire giganteschi rimpatri di massa. L\u2019associazionismo italiano decide di giocarsi la partita fino in fondo e avvia una capillare campagna finalizzata a sconfiggere nelle urne referendarie la proposta. Campagne, montagne, villaggi, piccole e grandi citt\u00e0 vengono attraversate dagli attivisti, che raccontano le proprie esperienze migratorie e cercano di disinnescare la bomba xenofoba. Complice anche lo scetticismo di una parte importante del mondo imprenditoriale (preoccupato di non poter pi\u00f9 contare sugli immigrati), dopo una campagna elettorale durissima Schwarzenbach perde il referendum.<\/p>\n<p>Il volume di iniziative pensate per sostenere l\u2019immigrazione in Svizzera \u00e8 davvero notevole e nel caso di Zanier va inquadrato alla luce dell\u2019impegno parallelo per rivitalizzare le aree di partenza, quei territori friulani, la Carnia in particolare, che anche a causa dello spopolamento avevano perso coesione e potenzialit\u00e0 di sviluppo. L\u2019azione di Zanier si concentra quindi anche sulla Carnia e conosce un rafforzamento improvviso a seguito del terremoto del 1976. Gli sforzi per rilanciare a livello economico e sociale il territorio vengono concepiti da Zanier dentro la medesima cornice con cui aveva avviato, in Svizzera, il lavoro a fianco al mondo dell\u2019immigrazione: partire dalla formazione, dal saper fare, dalla valorizzazione del patrimonio umano e naturale. In questa ottica viene messo in piedi il progetto di un \u201calbergo diffuso\u201d, pionieristico percorso di turismo sociale immaginato per rilanciare l\u2019economia puntando su un modello sostenibile, coinvolgendo anche coloro che in quanto emigranti avevano lasciato il territorio ma che potevano essere considerati veri e propri agenti di sviluppo. Ma l\u2019azione di Zanier non si ferma alla Carnia, prosegue ancora con nuovi incarichi in Svizzera e, siamo gi\u00e0 tra gli anni ottanta e novanta, coinvolge anche altre comunit\u00e0 straniere, allargando la base degli utenti dell\u2019Ecap anche a tutto il resto dell\u2019immigrazione, che intanto aveva cambiato di segno coinvolgendo non pi\u00f9 prevalentemente i paesi dell\u2019Europa meridionale come l\u2019Italia ma anche i Balcani, il Nordafrica, il Medio oriente.<\/p>\n<p>La seconda parte del volume \u00e8 dedicata allo Zanier poeta. Come sottolineano pi\u00f9 volte gli autori le scelte poetiche sono da leggere in strettissimo collegamento con le scelte politiche, a partire da quella che nell\u2019Italia degli anni cinquanta-sessanta \u00e8 una vera e propria scelta di rottura: l\u2019uso del dialetto. Zanier pubblica la sua prima raccolta di poesie nel 1964. Il titolo del volume \u00e8 gi\u00e0 un programma, letterario e politico: <em>Libers\u2026di scugn\u00eel\u00e2<\/em>. Letteralmente si pu\u00f2 tradurre come \u201cLiberi\u2026di doverpartire\u201d. Come sottolineano gli autori si tratta di un titolo solo apparentemente paradossale. La scelta dell\u2019emigrazione per Zanier, raccontata e descritta nelle poesie, non \u00e8 solo una scelta di costrizione ma \u00e8 anche una scelta di riscatto. E lo stesso uso del dialetto\u00e8 rivendicato dentro un percorso di emancipazione: si presenta infatti come uno strumento di riappropriazione, nell\u2019ottica di poter raggiungere le corde pi\u00f9 intime e pi\u00f9 sensibili di coloro che come l\u2019autore conoscevano il dialetto friulano e lo consideravano come un elemento decisivo della propria appartenenza culturale. Il dialetto in Zanier \u2013 proprio come l\u2019emigrazione \u2013 viene concepito non dentro una cornice di ripiegamento nel privato, nella sfera della nostalgia e in fondo della rassegnazione ma viene scelto come strumento di liberazione: proprio per questo le sue poesie sono lette, apprezzate, imparate, diffuse negli strati pi\u00f9 bassi della popolazione, non solo emigrata. In molti si accorgono di lui anche nel mondo delle lettere e della cultura pi\u00f9 \u201calti\u201d, citiamo tra tutti Tullio De Mauro. Ma per lungo tempo la sua scelta dialettale lo porter\u00e0 a essere considerato come un autore minore, mentre la sua fama cresce e lo porta a pubblicare, dopo alcune ristampe della prima, una seconda raccolta nel 1976, <em>Che Diaz\u2026 us al meriti<\/em>, seguita nel 1981 da <em>Sboradura e sanc<\/em>, volume che compare nella collana \u201cL\u2019Italia della Italie\u201d diretta proprio da Tullio De Mauro presso l\u2019editore Nuova Guaraldi.<\/p>\n<p>Zanier a partire dagli anni ottanta rafforza la sua produzione letteraria e alle prime tre raccolte seguono molti altri volumi: si impone in modo originale nel panorama letterario nazionale e internazionale. I suoi componimenti raccontano di partenze e ritorni, di viaggi, di montagne e pianure, di sogni e di speranze, di agricoltura e di allevamento, di paesaggi e di lavoro. Si tratta di una produzione sterminata: questa biografia potr\u00e0 indubbiamente contribuire a farla apprezzare e conoscere ancora di pi\u00f9. E potr\u00e0 sicuramente rafforzare uno sguardo nuovo verso le migrazioni, il territorio e il lavoro di cui oggi c\u2019\u00e8 un grande bisogno: uno sguardo non paternalista, attento a riconoscere la dignit\u00e0 delle persone e le infinite potenzialit\u00e0 della voglia di riscatto e di emancipazione. D\u2019altronde \u201cnon c\u2019\u00e8 nessuna contraddizione tra il saperci tutti diversi e tutti fratelli\u201d, come afferm\u00f2 proprio Zanier rispondendo a un\u2019intervista nel 2010. <em>\u201cNelle tue liriche \u2013 <\/em>chiedeva l\u2019intervistatore<em> \u2013 si mescola un bisogno quasi radicale di andare oltre i limiti imposti dalla societ\u00e0 capitalista,- che ci relega nel ruolo di stranieri-stagionali anche in patria -, con un legame quasi stifteriano con la tua terra d\u2019origine, con la tua Heimat. Un bisogno di socialismo e di abbattimento delle barriere nazionali che per\u00f2 finisce per far cozzare il naso contro i confini eretti dagli odori degli alti pecci millenari. Come coniugare la libert\u00e0 per tutti con i profumi di un luogo particolare? <\/em><\/p>\n<p><em>\u201cOvunque ci sono pecci millenari \u2013 <\/em>rispose Zanier.<em> Se non sono pecci saranno ulivi o palme o baobab o filari di gelsi o filari di olivi, o campi di riso. I luoghi, e i profumi particolari credo siano miliardi, ognuno ne \u201cpossiede\u201d almeno uno o se \u00e8 fortunato, se ha girato il mondo, altri se ne aggiungono. Lo stesso luogo credo sia vissuto in modo particolare e diverso da ognuno che a quel luogo appartiene e si \u00e8 insediato nei suoi neuroni. Occorrono manipolazioni formidabili per farli apparire identici. Non c\u2019\u00e8 nessuna contraddizione tra il saperci tutti diversi e tutti fratelli<a href=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/leonardo-zanier-sindacalista-poeta\/?fbclid=IwAR1MNdcYJ2UH6MIPNy9GB5u5rMMC9elGsgUX6VYifYL0lbEoElyyPGraUmA#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><strong>[2]<\/strong><\/a>\u201d.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/leonardo-zanier-sindacalista-poeta\/?fbclid=IwAR1MNdcYJ2UH6MIPNy9GB5u5rMMC9elGsgUX6VYifYL0lbEoElyyPGraUmA#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> E. Baffoni \u2013 P. Kammerer, <em>Aldo Natoli. Un comunista senza partito<\/em>, Edizioni dell\u2019asino, Roma, 2019; T. Baris \u2013 G. Sorgon\u00e0, <em>Pio La Torre. Dirigente del Pci<\/em>, Istituto poligrafico europeo, Palermo, 2018.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/leonardo-zanier-sindacalista-poeta\/?fbclid=IwAR1MNdcYJ2UH6MIPNy9GB5u5rMMC9elGsgUX6VYifYL0lbEoElyyPGraUmA#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>https:\/\/forumeditrice.it\/percorsi\/lingua-e-letteratura\/furlanie\/carnia-kosakenland-kazackaja-zemlja\/leonardo-zanier-un-lirico-friulano-sopra-il-pelo-della-lingua\/file<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>: <a href=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/leonardo-zanier-sindacalista-poeta\/?fbclid=IwAR1MNdcYJ2UH6MIPNy9GB5u5rMMC9elGsgUX6VYifYL0lbEoElyyPGraUmA\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, la prefazione di Michele Colucci al libro Una vita migrante. 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