{"id":33376,"date":"2020-10-06T18:45:36","date_gmt":"2020-10-06T18:45:36","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=33376"},"modified":"2020-10-06T18:45:36","modified_gmt":"2020-10-06T18:45:36","slug":"se-non-ora-quando-loccasione-da-non-mancare-per-il-rientro-dei-cervelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2020\/10\/06\/se-non-ora-quando-loccasione-da-non-mancare-per-il-rientro-dei-cervelli\/","title":{"rendered":"Se non ora, quando? L\u2019occasione da non mancare per il rientro dei cervelli."},"content":{"rendered":"<div class=\"sharedaddy sd-sharing-enabled\">\n<div class=\"robots-nocontent sd-block sd-social sd-social-icon sd-sharing\">\n<p class=\"sd-title\"><strong>di Brunello Rosa<\/strong> (da: https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/)<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<section class=\"post-body\">La pandemia da Covid-19 ha innescato una crisi economica paragonabile a quella della Grande Depressione degli anni venti. Nel 2020 si \u00e8 assistito ad una contrazione dell\u2019attivit\u00e0 economica in doppia cifra in gran parte dei Paesi sviluppati e nei mercanti emergenti. Per il 2020, il Fondo Monetario Internazionale stima una contrazione del GDP nell\u2019ordine del 5% a livello globale. La crisi occupazionale che ne deriver\u00e0, e che come al solito seguir\u00e0 quella economica, avr\u00e0 effetti molto pesanti dal punto di vista sociale.<br \/>\nA fronte di questa crisi, c\u2019\u00e8 stata una risposta di politica economica imponente a livello globale, con governi e banche centrali impegnati nell\u2019approvazione e implementazione di larghi pacchetti di stimolo fiscale e monetario nell\u2019ordine di svariati trilioni di dollari. In Europa, questa reazione di politica economica si \u00e8 tradotta in misure di stimolo fiscale da parte dei governi nazionali, di accomodamento monetario da parte della Banca Centrale Europea ed, infine, nell\u2019adozione di politiche di rilancio dell\u2019attivit\u00e0 economica a livello comunitario, con l\u2019approvazione del pacchetto di stimolo Next Generation EU, che include la Recovery and Resilience Facility. Questo insieme di risposte continentali viene comunemente indicato, nel linguaggio corrente e giornalistico, come \u201cRecovery Fund\u201d. Per brevit\u00e0 e immediatezza di esposizione, adotteremo anche noi questa convenzione.<br \/>\nUno dei punti cardine del Recovery Fund, \u00e8 che i fondi vengono erogati dalle istituzioni europee solo a fronte di progetti volti ad introdurre un cambiamento strutturale nell\u2019economia in questione, con particolare riferimento alle linee guida della commissione Von Der Leyen, volte a incoraggiare lo sviluppo sostenibile e la trasformazione digitale dell\u2019economia. L\u2019idea sottostante al Recovery Fund consiste nel fatto di cogliere l\u2019occasione della crisi per introdurre un cambiamento strutturale, un cambio di fase che in tempi \u201cnormali\u201d non si sarebbe prodotto. In questo senso, a mio avviso bisognerebbe cogliere l\u2019occasione del Recovery Fund per invertire una tendenza ormai consolidata negli anni, ma non per questo meno negativa, all\u2019emigrazione all\u2019estero dei nostri talenti: un fenomeno che \u00e8 stato rappresentato negli anni con l\u2019espressione \u201cfuga dei cervelli\u201d, che a mio avviso ne minimizza la portata, ma che \u2013 ancora una volta \u2013 adotteremo per brevit\u00e0 ed immediatezza di esposizione.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>Un Fenomeno Di Portata Storica E Dimensioni Demograficamente Rilevanti<\/strong><br \/>\nFiumi di inchiostro sono stati versati per descrivere la vastit\u00e0 del fenomeno [1]. In un <a href=\"https:\/\/www.italchamind.eu\/pdf\/TIUK-Paper-Migration.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">recente studio<\/a> pubblicato dall\u2019associazione <a href=\"https:\/\/www.italchamind.eu\/tiuk_association\/tiuk-association\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Talented Italians In the UK<\/a>\u00a0[2] si parla apertamente di \u201cterza diaspora\u201d degli Italiani, dopo quella post-unitaria del 1870-1920 e quella seguita alla fine della seconda guerra mondiale (1948-1970), per descrivere l\u2019esodo di Italiani verso altri paesi in cerca di lavoro e di una speranza di una vita migliore, o pi\u00f9 appagante. L\u2019analisi settoriale dello studio certifica che il fenomeno non riguarda pi\u00f9 solo coloro che si impegnano nella ricerca scientifica o nella carriera accademica (che si potrebbe frettolosamente catalogare come \u201ccervelli in fuga\u201d), ma ormai riguarda tutti i settori dell\u2019attivit\u00e0 economica, dalla medicina alla finanza, dall\u2019ospitalit\u00e0 alla manifattura, dalle costruzioni alle attivit\u00e0 professionali.<br \/>\nOgni anno, centinaia di migliaia di Italiani hanno lasciato la madrepatria negli ultimi decenni, fino a far giungere gli iscritti all\u2019AIRE (l\u2019anagrafe italiana residenti all\u2019estero) la ragguardevole cifra di quasi 6 milioni. Questa cifra rappresenta evidentemente una sottostima, considerando che non tutti coloro che lasciano l\u2019Italia si iscrivono all\u2019AIRE (per esempio, per continuare a godere dell\u2019assistenza sanitaria gratuita in Italia). A livello cumulato, si stima ci siano ormai 70 milioni di Italiani o cittadini di origine Italiana nel mondo, a seguito delle tre ondate migratorie menzionate in precedenza. Una cifra superiore a quella degli attuali residenti del paese, di circa 60 milioni, stando <a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/77877#:~:text=Al%209%20ottobre%202011%2C%20data,ammonta%20a%2059.433.744%20unit%C3%A0.\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">all\u2019ultimo censimento<\/a>.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>Il Costo Astronomico Della Diaspora degli Italiani<\/strong><br \/>\nGli effetti economici della diaspora degli Italiani, ancorch\u00e9 molto difficili da stimare, sono facilmente intuibili. Se il PIL di un paese misura la somma dei redditi prodotti dai residenti, \u00e8 del tutto evidente che ogni qualvolta un residente Italiano si trasferisce all\u2019estero, i suoi redditi andranno ad incrementare il PIL del paese ospite, e non figureranno in quello del paese di origine [3]. Ma dati i ben noti meccanismi di moltiplicazione economica, un reddito prodotto all\u2019estero genera consumi ed investimenti all\u2019estero (e non nel paese di origine). Cos\u00ec come una famiglia costituita all\u2019estero costituisce un formidabile volano economico per il paese ospitante, che non viene colto dal paese di partenza.<br \/>\nPer usare una terminologia derivante dall\u2019ambito giuridico civilistico, al fenomeno del \u201clucro cessante\u201d derivante dall\u2019emigrazione si aggiunge quella del \u201cdanno emergente\u201d, e cio\u00e8 dalle spese sostenute per formare il \u201ccervello con la valigia\u201d in termini di educazione, spesa sanitaria, sociale ed assistenziale, solo per limitarsi a quelle immediatamente riscontrabili.<br \/>\nCercando di mettere insieme questi elementi in una stima del costo dell\u2019emigrazione italiana all\u2019estero, il Centro Studi di Confindustria [4] ha stimato che (anche solo limitandosi agli effetti diretti e tralasciando gli imponenti effetti moltiplicativi) ogni anno la fuga dei cervelli costa all\u2019Italia circa l\u20191% di PIL. Ripeto, ogni anno.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>Le Cause Della Diaspora E Gli Interventi Fatti<\/strong><br \/>\nQuesto fenomeno \u00e8 talmente evidente che da parecchi anni si \u00e8 provato a porvi rimedio. Per esempio sono stati approntati diversi piani di \u201ccontroesodo\u201d, per lo pi\u00f9 basati su una serie di incentivi fiscali al rientro, quali una cospicua riduzione del carico tributario per un certo numero di anni dopo il rientro [5].<br \/>\nQuesti piani hanno senz\u2019altro avuto il merito di cercare di porre un argine al fenomeno, ma non lo hanno certo fermato, n\u00e9 ne hanno invertito la tendenza. Verso alcune destinazioni, anzi, si \u00e8 assistito ad un\u2019accelerazione negli ultimi anni (per esempio, in UK, anche dopo Brexit). Questo deriva dal fatto che la fuga dei cervelli pu\u00f2 essere solo in minima parte spiegata dall\u2019eccessivo carico tributario sulle famiglie e sui lavoratori (che pure esiste), dovendosi invece ascrivere ad una serie di cause strutturali di cui l\u2019esodo \u00e8 solo la logica conseguenza.<br \/>\nTra queste \u00e8 immediato individuare, in ordine sparso, la mancanza di opportunit\u00e0 di lavoro, (specialmente nel sud del paese, specialmente per le donne); il nepotismo, il clientelismo e la corruzione (reale e percepita); la presenza della criminalit\u00e0 organizzata su vaste porzioni del territorio nazionale; l\u2019eccessiva ed oppressiva burocrazia; la mancanza o insufficienza di infrastrutture materiali ed immateriali; l\u2019arretratezza tecnologica in molti settori; le chiusure corporative e la rigidit\u00e0 dei contratti di lavoro in alcuni casi, o l\u2019eccessiva flessibilit\u00e0 in altri; la difficolt\u00e0 di accesso al credito per giovani in assenza di garanzie reali da parte della famiglia di origine; la scarsa disponibilit\u00e0 del capitale di rischio per nuove iniziative imprenditoriali; il declino di interi settori manifatturieri una volta capaci di offrire opportunit\u00e0 di lavoro; la dimensione asfittica dei mercati finanziari, soprattutto non bancari; lo scarso collegamento tra il mondo degli studi e quello del lavoro; le risorse irrisorie spese per la ricerca e sviluppo, sia a livello pubblico che privato (rispetto ai paesi nostri diretti concorrenti); la sottovalutazione del merito rispetto a criteri di anzianit\u00e0 e appartenenza. E si potrebbe agevolmente continuare con l\u2019elenco delle cause che hanno indotto milioni di nostri connazionali a lasciare l\u2019Italia nei decenni scorsi, a sentire le loro risposte alla domanda su cosa li abbia spinti al trasferimento all\u2019estero. Questi motivi, agli occhi dei nostri lettori, suonano familiari o campati per aria da zelanti cervelli con la valigia?<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>Aggredire Le Cause Per Ridurre L\u2019Effetto<\/strong><br \/>\nPer anni, parlando del fenomeno, policymakers anche considerati \u201cilluminati\u201d o \u201cgiovani\u201d hanno fatto spallucce, trincerandosi dietro la trita espressione che \u201cun\u2019esperienza all\u2019estero fa sempre bene\u201d e che quindi il fenomeno andasse addirittura incoraggiato [6]. A questo punto, a mio avviso la misura \u00e8 colma, e tali atteggiamenti vanno ormai apertamente stigmatizzati, non potendoli pi\u00f9 giustificare come semplici <em>boutade<\/em>. Un\u2019esperienza all\u2019estero \u00e8 un\u2019ottima cosa, se prevede un percorso di rientro, che permetta al cittadino di riportare in patria le esperienze acquisite all\u2019estero, altrimenti si tratta di un viaggio di sola andata di cui beneficia solo il paese ospitante, a fronte dei costi di formazione e crescita sostenuti dal paese di partenza.<br \/>\nIn questo senso, basterebbe imparare da paesi anche molto vicini a noi e simili per molti aspetti a noi, come la Francia. Di francesi in giro per il mondo ce ne sono milioni, ed in posizione di vertice ce ne sono decine di migliaia, cos\u00ec come di Italiani. Ma la differenza \u00e8 che la Francia, prima o dopo, li riporta quasi tutti a casa, offrendo loro opportunit\u00e0 di impiego a carriera all\u2019altezza del curriculum e delle esperienze conseguite all\u2019estero. Lo stesso non si pu\u00f2 dire dell\u2019Italia [7]. Anzi il potenziale rientrante viene spesso vissuto con fastidio, come qualcuno che viene a rompere gli equilibri consolidati, i percorsi di carriera predefiniti, gli equilibri di potere, ed in quanto tale, da respingere. Al punto che non pochi di coloro che sono rientrati, per esempio attratti dall\u2019incentivo fiscale, sono poi ripartiti una volta scontratisi con il \u201cmuro di gomma\u201d descritto in precedenza.<br \/>\nOra, se le cause della partenza sono quelle sinteticamente elencate di sopra \u00e8 ovvio che una riduzione significativa del fenomeno della fuga dei cervelli si pu\u00f2 solo avere aggredendo sistematicamente e massicciamente le cause che lo hanno generato, che come abbiamo visto sono molteplici, interconnesse, molto radicate e stratificate nel tempo e nel territorio [8].<br \/>\nIn questo senso, i fondi del Recovery fund potrebbero e dovrebbero essere impiegati a questo fine, visto che si ottempererebbe in pieno al requisito primo di partenza (al di l\u00e0 dell\u2019etichetta \u201cgreen\u201d o \u201ctech\u201d che si voglia dare a questo o quel provvedimento) e cio\u00e8 che i \u201csoldi dell\u2019Europa\u201d non vadano dispersi in <a href=\"https:\/\/www.sivempveneto.it\/i-piani-dei-ministri-triplicano-la-spesa-del-recovery-fund-dai-209-miliardi-previsti-a-700-si-va-dalla-space-economy-allerasmus-per-i-giovani-imprenditori\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">mille rivoli di fantasiosa spesa corrente<\/a>, ma piuttosto impiegati per finanziare quelle riforme strutturali \u201cdi seconda generazione\u201d [9] che permetterebbero all\u2019Italia di riguadagnare competitivit\u00e0 nel mondo post-covid.<br \/>\nDi esempi di come strutturare una piano coerente di rilancio della nostra economia ce ne sono molti, ed alcuni molto ben fatti [10]. Qui si propone di mettere l\u2019accento su quelle riforme che pi\u00f9 direttamente andrebbero nella direzione di tamponare l\u2019esodo dei nostri connazionali. Tra queste riforme, particolare enfasi dovrebbero avere le proposte rivolte a creare un ambiente di business pi\u00f9 favorevole (non solo in termini fiscali) ed un substrato culturale pi\u00f9 predisposto verso il talento e l\u2019innovazione, rispetto alla seniority e alla conservazione.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>Vista L\u2019incertezza, I Nostri Connazionali Pensano Al Rientro: Ma Sapremmo Accoglierli?<\/strong><br \/>\nChiaramente, si sarebbe detto una volta, una domanda nasce spontanea: Ma siamo proprio sicuri che i nostri connazionali vogliano rientrare? Secondo un recente rapporto dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.talentsinmotion.org\/it\/index.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Associazione Talents in Motion<\/a>, il 71% degli espatriati intervistati aspirerebbero a rientrare. Questa percentuale \u00e8 molto alta, ancorch\u00e9 in calo rispetto all\u201974% dell\u2019anno precedente. Come prima motivazione si troverebbe il ricongiungimento familiare (82%). Inoltre, il 16% degli intervistati ritiene che l\u2019Italia possa offrire opportunit\u00e0 di carriera e di crescita professionale. Un dato sembra emergere chiaramente: di fronte ad una prospettiva lavorativa e familiare positiva, gran parte dei nostri connazionali sarebbe pronta a tornare.<br \/>\nTale percentuale \u00e8 ovviamente destinata a salire a causa della pandemia, non solo perch\u00e9 purtroppo la perdita del lavoro all\u2019estero costringer\u00e0 al rientro diversi emigrati, ma perch\u00e9 le nuove ed emergenti forme di organizzazione del lavoro potrebbero incentivare un rientro in Italia, anche a fronte di attivit\u00e0 lavorative domiciliate all\u2019estero, sfruttando le possibilit\u00e0 derivanti da telelavoro e dallo smart working in generale [11].<br \/>\nIn effetti, non pochi connazionali all\u2019estero sono disposti a riconsiderare la loro scelta in una fase di grande incertezza economica e sociale e in presenza di un deciso cambio di fase e paradigma che potrebbe far diventare interessante una prospettiva finora scartata, data la necessit\u00e0 di svolgere la propria attivit\u00e0 lavorativa risiedendo all\u2019estero. Quindi sembrerebbe proprio che le stelle si stiano allineando per favorire un possibile rientro dall\u2019estero per molti dei nostri connazionali, se venissero eliminate quelle cause di fondo che hanno determinato l\u2019esodo in prima istanza.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>Il Rischio Dell\u2019inazione: Una Nuova Ondata Migratoria E L\u2019insostenibilit\u00e0 Del Debito Pubblico<\/strong><br \/>\nCosa succederebbe se l\u2019Italia, invece di cogliere l\u2019occasione per questa storica inversione di tendenza, si lasciasse sfuggire questa opportunit\u00e0? Gli effetti mi sembrano evidenti. Una caduta del PIL di quasi il 10% con un prevedibile incremento della disoccupazione e dei fallimenti aziendali, con l\u2019ulteriore restrizione delle opportunit\u00e0 di lavoro, sembrano essere la premessa di una nuova, imponente ondata migratoria dal nostro paese verso quelli che hanno reagito meglio alla crisi (come la Germania). Come successe all\u2019indomani della crisi del debito sovrano nell\u2019Eurozona del 2011, che vide un\u2019impennata degli espatri.<br \/>\nDirei quindi addirittura che ancor prima di riportare a casa chi gi\u00e0 \u00e8 uscito, bisognerebbe mettere mano al pi\u00f9 presto alle riforme di cui sopra per cercare di arginare una massiccia andata di nuove partenze. Lo stato ha tutto interesse a farlo, dato che l\u2019altra faccia della medaglia dell\u2019emigrazione \u00e8 l\u2019insostenibilit\u00e0 del debito pubblico. Infatti, ad ogni espatriato, per la cui formazione, mantenimento etc. lo stato ha speso denaro (spesso in deficit, cos\u00ec contribuendo alla crescita del debito) corrisponde \u2013 come visto in precedenza \u2013 anche una mancata crescita di PIL: pertanto, l\u2019emigrazione peggiora il rapporto debito\/PIL sia dal lato del numeratore che del denominatore. Arginare il fenomeno di nuova emigrazione, o incentivare il rientro, invece avrebbe un effetto benefico sul rapporto debito\/PIL, visto l\u2019incremento di reddito (e di entrate fiscali) che ne conseguirebbe.<br \/>\nIn effetti, l\u2019emigrazione di un giovane formato e cresciuto in patria costituisce un trasferimento fiscale indiretto dal paese di origine a quello di destinazione. Visto che nell\u2019ambito dell\u2019Eurozona il paese che attrae maggiormente i giovani lavoratori da tutta Europa \u00e8 la Germania, sarebbe giusto che che la Germania, beneficiaria di trasferimenti fiscali indiretti da tutta la \u201cperiferia\u201d dell\u2019Eurozona, desse il via libera a quell\u2019unione di trasferimento che sancirebbe il completamento del processo di integrazione Europea. Cosicch\u00e9 si potrebbe finalmente parlare di circolazione dei cervelli, piuttosto che di loro emigrazione, o peggio ancora, fuga.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>Conclusione: \u201cSe Non Ora, Quando?\u201d<\/strong><br \/>\nIn conclusione, mi pare di aver illustrato le ragioni per cui in questa fase sarebbe opportuno concentrare gli sforzi per permettere a chi \u00e8 uscito di poter tornare in patria e contribuire al rilancio del paese, nello spirito del \u201cRecovery\u201d fund e della Next Generation EU. Ecco perch\u00e9 mi sento di ripetere: \u201cSe non ora, quando?\u201d<br \/>\n&nbsp;<br \/>\nTwitter <a href=\"https:\/\/twitter.com\/brunello_rosa\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">@brunello_rosa<\/a><br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>NOTE<\/strong><br \/>\n\ufffc[1] Tra i contributi pi\u00f9 significativi all\u2019analisi del fenomeno appaiono le pubblicazioni della Fondazione Migrantes, con i suoi rapporti annuali \u201cItaliani nel Mondo\u201d (<a href=\"https:\/\/www.migrantes.it\/wp-content\/uploads\/sites\/50\/2019\/10\/Sintesi_RIM2019.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui l\u2019edizione 2019<\/a>) e lo studio \u201c<a href=\"https:\/\/media.algebris.com\/algebris_policy_research_forum\/Issue-3_Game-of-Brains-21st-century-Italian-emigration.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Game of Brains<\/a>. 21st century Italian emigration\u201d by Algebris Policy And Research Forum and Tortuga. \ufffc<br \/>\n[2] Questo studio \u00e8 stato presentato il 28 Novembre 2018 alla <a href=\"http:\/\/www.italoeuropeo.com\/2018\/11\/28\/migrazione-italiana-gran-bretagna-maledizione-o-opportunita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Camera dei Deputati<\/a> ed il 21 Gennaio 2019 al <a href=\"https:\/\/www.aise.it\/eletti-allestero\/-al-senato-il-presente-degli-italiani-in-europa\/125802\/1\/1\/8924\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Senato della Repubblica<\/a> Italiana. \ufffc<br \/>\n[3] Esiste anche la definizione di Prodotto Nazionale Lordo, che misura la somma dei redditi prodotti dalla comunit\u00e0 nazionale, sia in patria che all\u2019estero. Ma quando le \u201crimesse degli immigrati\u201d \u2013 che a spanne costituiscono la differenza tra le due misure \u2013 sono molto ridotte (come nel caso dell\u2019Italia) riferirsi al PIL o al PNL fa poca differenza. \ufffc<br \/>\n[4] CONFINDUSTRIA, <a href=\"http:\/\/www.confindustria.it\/wps\/wcm\/connect\/www.confindustria.it5266\/63683a3e-eff9-4766-9bb5-\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Le sfide della politica economica<\/a>, Centro studi, Scenari economici, 2017, n30. \ufffc<br \/>\n[5] In una recente risposta all\u2019interpello n. 274 del 26 Agosto 2020, l\u2019Agenzia delle Entrate ha stabilito che la legge 122\/2010 (cosiddetta Controesodo) si applica non solo ad istituzioni accademiche ma anche ad altri soggetti che offrano una posizione al lavoratore di rientro. \ufffc<br \/>\n[6] Fino alla famigerata espressione dell\u2019ex Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, per cui \u201ccerti giovani <a href=\"https:\/\/video.repubblica.it\/economia-e-finanza\/il-ministro-poletti-centomila-giovani-in-fuga-alcuni-e-meglio-non-averli-tra-i-piedi\/263177\/263536\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u00e8 meglio non averli tra i piedi<\/a>\u201d. \ufffc<br \/>\n[7] Tristemente noto \u00e8 il caso di Samantha Cristoforetti (Chiamata Astro-Samantha, dal nome del suo <a href=\"https:\/\/twitter.com\/astrosamantha?lang=it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">account Twitter<\/a>) per essere stata la prima donna italiana ad andare nello spazio. A inizio 2020, Samantha Cristoforetti ha lasciato l\u2019Aeronautica Militare Italiana, apparentemente a seguito di una promozione di un suo collega con meno titoli, per continuare a lavorare <a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/canale_scienza_tecnica\/notizie\/spazio_astronomia\/2020\/01\/03\/astrosamantha-disaccordi-lascio-per-mia-serenita-_0091b8c2-c19a-42de-95f5-e7c5c3bafa4c.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">solo per l\u2019Agenzia Spaziale Europea<\/a>. \ufffc<br \/>\n[8] In questo senso, concordo con l\u2019articolo di Giulia Pastorella e Fabio Migliorini, <a href=\"https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2020\/07\/28\/laureati-expat-politica-sviluppo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">apparso recentemente su Econopoly<\/a>. Non concordo invece nella parte in cui si sostiene che un massiccio rientro di italiani dall\u2019estero non costituirebbe uno shock positivo all\u2019economia del paese. \ufffc<br \/>\n[9] Seconda generazione rispetto alle solite ricette di liberalizzazione dei mercati dei prodotti, dei servizi e del lavoro, peraltro anch\u2019esse rimaste largamente inuattuate. \ufffc<br \/>\n[10] A questo proposito, si pu\u00f2 citare il piano organico presentato dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.centroeinaudi.it\/i-nostri-video\/5461-l-documento-di-minima-moralia-su-recovery-fund-come-non-disperdere-soldi-ed-energie-in-mille-rivoli.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Associazione Minima Moralia<\/a>. \ufffc<br \/>\n[11] A mio avviso bisognerebbe rifuggire dalle semplici sirene del cosiddetto \u201csouth working\u201d o dello svolgere il lavoro tipico della grande metropoli dalla spiaggia sulle rive del mediterraneo: questa si potrebbe rivelare piuttosto come triste premessa di un futuro licenziamento, alla prima ristrutturazione aziendale.<br \/>\n<\/section>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<strong>FONTE<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2020\/10\/01\/occasione-rientro-cervelli\/?refresh_ce=1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2020\/10\/01\/occasione-rientro-cervelli\/?refresh_ce=1<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Brunello Rosa (da: https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/) La pandemia da Covid-19 ha innescato una crisi economica paragonabile a quella della Grande Depressione degli anni venti. 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