{"id":35430,"date":"2022-06-09T17:41:47","date_gmt":"2022-06-09T17:41:47","guid":{"rendered":"https:\/\/filef.info\/?p=35430"},"modified":"2022-06-18T17:42:50","modified_gmt":"2022-06-18T17:42:50","slug":"lo-storico-ricciardi-cosi-gli-emigranti-italiani-hanno-plasmato-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2022\/06\/09\/lo-storico-ricciardi-cosi-gli-emigranti-italiani-hanno-plasmato-leuropa\/","title":{"rendered":"Lo storico Ricciardi. Cos\u00ec gli emigranti italiani hanno plasmato l\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<figure class=\"entry-thumbnail\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"Ricciardi-Avvenire\" src=\"https:\/\/sp-ao.shortpixel.ai\/client\/to_webp,q_glossy,ret_img\/https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Ricciardi-Avvenire-678x381.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<h3><strong>di Gianni Santamaria<\/strong><\/h3>\n<h3>Lo storico Toni Ricciardi: \u00abI riflettori puntati sui movimenti transoceanici lasciano spesso in ombra i fenomeni migratori interni al continente, non meno decisivi\u00bb. Marcinelle data spartiacque<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il visitatore di una libreria, guardando lo scaffale di storia, vedr\u00e0 che \u00abla met\u00e0 dei libri \u00e8 sul fascismo, un quarto sul miracolo economico, che \u00e8 durato otto anni, e l\u2019altro quarto sulla storia politica\u00bb. Poco o niente sulle migrazioni che pure sono un \u00abfenomeno sociale che ha interessato milioni e milioni di italiani e di italiane, tanto che dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia a oggi abbiamo sfondato il muro dei 35 milioni di partenze\u00bb. <b>Per \u00abinvertire questa gerarchia dei temi\u00bb Toni Ricciardi, storico delle migrazioni dell\u2019Universit\u00e0 di Ginevra, con un pool di studiosi, ha dato vita al progetto di una <\/b><i><b> Storia dell\u2019emigrazione italiana in Europa.<\/b><\/i> , di cui \u00e8 uscito per Donzelli il primo volume dei quattro in programma (pagine 240, euro 27,00), che va <i>Dalla Rivoluzione francese a Marcinelle (1789-1956).<\/i> Seguiranno quelli dal Trattato di Roma all\u2019elezione del primo Parlamento europeo (1957-1979); dalla generazione Erasmus al Trattato di Nizza (1987-2001); fino all\u2019ultimo ventennio, dall\u2019Euro al Covid (2002-2022).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"articleImage\">\n<p><img decoding=\"async\" class=\"lazyImage\" title=\"Genova: la Commenda di Pr\u00e9 ristrutturata e sede del Mei, Museo Nazionale dell\u2019Emigrazione Italiana\" src=\"https:\/\/www.avvenire.it\/c\/\/2022\/PublishingImages\/73a3863d3df94a95a0c0349ce2ac7b95\/museogenova.jpg\" alt=\"Genova: la Commenda di Pr\u00e9 ristrutturata e sede del Mei, Museo Nazionale dell\u2019Emigrazione Italiana\" \/><\/p>\n<p class=\"didascalia\">Genova: la Commenda di Pr\u00e9 ristrutturata e sede del Mei, Museo Nazionale dell\u2019Emigrazione Italiana \u2013 Ansa\/Luca Zennaro<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Quale l\u2019intento dell\u2019opera?<\/b><\/p>\n<p>Invertire la gerarchia dei temi della storia europea degli ultimi due secoli e mezzo, dove le migrazioni nel Continente sono state marginalizzate. Mentre \u00e8 il fenomeno sociale pi\u00f9 importante che ha caratterizzato e modificato non solo l\u2019Italia, ma l\u2019Europa. Mettere come chiave di lettura primaria la migrazione ci consente di rileggere i luoghi, le dinamiche, le direttrici. E capire come nasce e si sviluppa il lento processo di unificazione europea.<\/p>\n<p><b>Un volume per due secoli, tre sugli ultimi sessant\u2019anni, Come mai?<\/b><\/p>\n<p>La periodizzazione non \u00e8 quella classica. \u00c8 scandita da un fatto legato all\u2019emigrazione italiana o da uno legato al processo di integrazione europea. Come data d\u2019approdo del primo volume potevamo scegliere il 1945 o il 1946. Alla fine abbiamo deciso per Marcinelle.<\/p>\n<p><b>Perch\u00e9?<\/b><\/p>\n<p>Perch\u00e9 segna la chiusura di una stagione, anche narrativa, dell\u2019emigrazione. Fino ad allora era raccontata come sofferenza, si pensi al cinema neorealista. Dal 1960 con <i> La dolce vita<\/i> l\u2019Italia cambi\u00f2 la narrazione di se stessa, sia all\u2019interno che all\u2019esterno: non pi\u00f9 Paese in ginocchio, ma potenza mondiale.<\/p>\n<p><b>Perch\u00e9 riflettori sono stati puntati pi\u00f9 sui bastimenti diretti Oltreoceano?<\/b><\/p>\n<p>In parte perch\u00e9, per usare un termine moderno, chi salpava dai porti era in gran parte tracciabile, quindi le cifre pi\u00f9 certe. Poi c\u2019\u00e8 stato l\u2019atteggiamento dello Stato. Nel 1901 la prima legge organica, che istitu\u00ec il Commissariato all\u2019emigrazione, defin\u00ec l\u2019emigrante come colui che viaggia in terza classe e si reca al di l\u00e0 dello stretto di Gibilterra o del canale di Suez. L\u2019emigrazione europea non era contemplata e disciplinata. Eppure il bilancio complessivo tra 1876 e 1975 \u00e8 di 14 milioni di partenze per l\u2019Europa e 13 nel resto del mondo. Nonostante ci\u00f2 l\u2019emigrazione europea \u00e8 stata a torto relegata al Belgio, con il carbone e Marcinelle, e alla Germania con l\u2019industria automobilistica.<\/p>\n<p><b>Come se ne prese consapevolezza?<\/b><\/p>\n<p>Gli statistici sin dai primi del Novecento elaborarono la definizione di emigrazione temporanea o permanente. La prima era legata non tanto alla durata o alla stagionalit\u00e0, ma al fatto che ci si recava in Europa. Mentre la seconda era la transoceanica. Bisogner\u00e0 attendere la legislazione del 1919 perch\u00e9 si parli di emigrazione da lavoro in Europa.<\/p>\n<p><b>C\u2019era una differenza geografica tra i partenti?<\/b><\/p>\n<p>S\u00ec, verso l\u2019Europa si emigrava soprattutto dal Nord. Mentre l\u2019emigrazione transoceanica riguardava soprattutto il Mezzogiorno. Tant\u2019\u00e8 che sorse uno scontro sulle tasse che servivano a gestire le spese di assistenza: la maggior parte delle risorse venivano dai permanenti, dunque dai meridionali, ma i temporanei volevano gli stessi servizi.<\/p>\n<p><b>Ci si aspetta un inizio dalle grandi migrazioni ottocentesche. Perch\u00e9 dal 1789?<\/b> \u00c8 la data spartiacque. Fino a quel momento l\u2019immigrazione era incentivata e l\u2019emigrazione una piaga da com- battere. Con l\u2019avvento della prima e poi della seconda rivoluzione industriale e dell\u2019imperialismo bisognava giustificare perch\u00e9 si investiva nelle colonie. Uno degli elementi centrali divenne l\u2019emigrazione come valvola di sfogo, come soluzione possibile. L\u2019Italia repubblicana in piena continuit\u00e0 con il passato la user\u00e0 come pilastro della ripartenza economica. Tant\u2019\u00e8 che parlo di una Repubblica fondata sull\u2019emigrazione.<\/p>\n<p><b>Quanto pes\u00f2 nelle varie fasi?<\/b><\/p>\n<p>Fu un elemento essenziale, fu la politica economica pi\u00f9 forte adottata. Basti vedere il numero di convenzioni, trattati, protocolli siglati dall\u2019Italia. Dal primo, con la Svizzera nel 1868, sono stati oltre 200. Nella fase repubblicana ne abbiamo siglati con tutti: Cecoslovacchia, Svezia, Norvegia, Bulgaria. Pensiamo poi alla prima fase dell\u2019unificazione europea che avvenne attraverso il petrolio dell\u2019epoca: il carbone e poi l\u2019acciaio. La forza lavoro predominante era italiana. Il Trattato di Roma del 1957 sanc\u00ec per la prima volta la libera circolazione tra i sei Paesi aderenti alla prima costruzione europea. E assunse un valore simbolico altissimo, perch\u00e9 divenne la risposta a Marcinelle.<\/p>\n<p><b>Com<\/b><b>e?<\/b><\/p>\n<p>Si cap\u00ec che bisognava intervenire sulla qualit\u00e0 della vita di questi lavoratori per far ripartire l\u2019economia europea. Persone in carne ed ossa: i dollari del piano Marshall non si potevano certo mettere alla catena di montaggio. C\u2019era bisogno di un processo di assegnazione di diritti, anche per assicurare la tenuta sociale.<\/p>\n<p><b>Il ruolo della Chiesa?<\/b><\/p>\n<p>Ieri come oggi fu di grande supplenza alle manchevolezze dello Stato. A fine Ottocento in America con santa Francesca Cabrini. E quando in Svizzera si apr\u00ec il cantiere del Sempione, la prima opera di assistenza la forn\u00ec l\u2019Opera Bonomelli. Poi verranno gli Scalabriniani e infine nel secondo Dopoguerra la rete diffusa delle missioni cattoliche. Non era solo assistenza spirituale, ma sociale, anche di rivendicazione sindacale. Il prete faceva da filtro con le autorit\u00e0 consolari, si occupava anche del rinnovo dei passaporti.<\/p>\n<p><b>Conoscere il nostro passato di migranti ci d\u00e0 maggiore consapevolezza dei fenomeni di oggi?<\/b><\/p>\n<p>Purtroppo ben poco. Molti italoamericani di prima generazione sono oltranzisti contro l\u2019immigrazione ispanica. Un elemento di riflessione interessante piuttosto ce lo fornisce la cronaca. In poche settimane sono arrivati in Italia oltre 130mila ucraini, ma non c\u2019\u00e8 stata la stessa reazione rispetto al passato. Sono bianchi, biondi e cristiani, li notiamo meno. Ma la realt\u00e0 della guerra non esiste solo in Ucraina. Il ruolo delle migrazioni nel processo di integrazione europea, che ha significato pace, dovremmo usarlo per capire come contribuire a pacificare il continente africano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>: https:\/\/www.avvenire.it\/agora\/pagine\/leuropa-fatta-da-noi-emigranti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gianni Santamaria Lo storico Toni Ricciardi: \u00abI riflettori puntati sui movimenti transoceanici lasciano spesso in ombra i fenomeni migratori interni al continente, non meno decisivi\u00bb. 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