{"id":35622,"date":"2023-02-16T10:42:15","date_gmt":"2023-02-16T10:42:15","guid":{"rendered":"https:\/\/filef.info\/?p=35622"},"modified":"2023-03-01T10:44:13","modified_gmt":"2023-03-01T10:44:13","slug":"spopolamento-stipendi-bassi-e-pochi-servizi-lemigrazione-in-italia-diventa-un-problema-anche-ambientale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2023\/02\/16\/spopolamento-stipendi-bassi-e-pochi-servizi-lemigrazione-in-italia-diventa-un-problema-anche-ambientale\/","title":{"rendered":"Spopolamento, stipendi bassi e pochi servizi. L\u2019emigrazione in Italia diventa un problema anche ambientale"},"content":{"rendered":"<div id=\"gs-social-sharebutton-float\">\n<div class=\"viafoura\">\n<div class=\"vf-widget vf-share-bar-vertical\" data-widget=\"sharebar\" data-button-view=\"false\" data-show-labels=\"false\" data-show-counters=\"false\" data-show-total=\"false\" data-share-current-page-url=\"true\" data-vf-id=\"2\" data-engage=\"504828\">\n<div class=\"vf-widget vf-share-bar-vertical vf-share-bar vf-share-bar-default\" data-show-total=\"false\" data-show-counters=\"false\" data-button-view=\"false\" data-show-labels=\"false\" data-show-outlines=\"false\">\n<h3><em>Rilanciamo un interessante servizio pubblicato da La repubblica nella versione on line:<\/em><\/h3>\n<h3 class=\"story__summary\">Ormai si va via perfino dalla Lombardia, come non accadeva oltre un secolo. Ma a pagare di pi\u00f9 sono le cosiddette \u201caree interne\u201d, il 60% del Paese, dove mancano collegamenti, scuole, sanit\u00e0. E sono le zone pi\u00f9 esposte alla crisi climatica. Eppure un piano per cambiare lo avevamo fin dal 2013, ma lo abbiamo dimenticato<\/h3>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"viafoura\">\n<div data-vf-id=\"3\"><\/div>\n<div class=\"vf-tray-widget vf-tray--modal-override\" data-vf-id=\"3\"><strong>di Jaime D\u2019Alessandro<\/strong><em class=\"story__author\"> (da <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/green-and-blue\/2023\/02\/16\/news\/spopolamento_stipendi_bassi_servizi_ambiente_aree_interne_borghi_pnrr-388142884\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Repubblica on line del 16\/02\/2023<\/a>)<\/em><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"article-body\" class=\"story__content\">\n<div class=\"story__text\">\n<p>\u201cL\u2019emigrazione dal nord, specie dalla Lombardia, \u00e8 una novit\u00e0. Da l\u00ec si partiva verso le Americhe oltre un secolo fa e oggi si \u00e8 tornati ad andar via con numeri che solo la Sicilia eguaglia, bench\u00e9 i motivi di fondo siano diversi\u201d. <strong>Enrico Pugliese<\/strong>, professore emerito di Sociologia del lavoro alla Sapienza di Roma e in passato direttore dell\u2019Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Cnr, lo racconta con voce bassa, scandendo le parole. Originario di Cosenza, classe 1942, ha al suo attivo diversi saggi sul tema, fra i quali l\u2019ultimo:\u00a0<em>Quelli che se ne vanno, la nuova emigrazione italiana<\/em>. \u201cIl punto \u00e8 che in Italia si emigra come non accadeva da tanto tempo\u201d, prosegue. \u201cC\u2019\u00e8 una trasversalit\u00e0 che abbraccia le classi benestanti e quelle che lo sono meno, tutte colpite dalla continua diminuzione degli stipendi e dalla precarizzazione del lavoro. <strong>Nelle aree lontane dalle metropoli, prive di servizi essenziali, il fenomeno \u00e8 ancora pi\u00f9 forte. E le conseguenze saranno profonde, aggiungendosi all\u2019impatto economico causato dal cambiamento climatico<\/strong>\u201c.<\/p>\n<p>Si dice che la nuova emigrazione sia giovanile e scolarizzata. Secondo Pugliese \u00e8 vero solo in parte. Bench\u00e9 sia una componente del nuovo volto di un fenomeno antico, a lasciare il Paese sono prevalentemente i non scolarizzati. Se guardiamo in particolare a Milano, Bergamo e Brescia, dove ovviamente c\u2019\u00e8 anche il fenomeno dell\u2019immigrazione a bilanciare, si va via perch\u00e9 l\u2019offerta di lavoro \u00e8 nel terziario avanzato e comunque non \u00e8 abbastanza. Con una aggravante: la migrazione di rimbalzo che ricorda gli anni Cinquanta: si cresce al Sud, si fa tappa a Milano per studiare magari economia e ingegneria, si va all\u2019estero dato che gli stipendi sono pi\u00f9 alti e il costo della vita equiparabile. Contribuisce, almeno in parte, la crescita degli affitti nelle citt\u00e0, \u2013 non solo nel capoluogo lombardo \u2013 dove hanno raggiunto prezzi insostenibili, e dall\u2019altro il sottoimpiegare chiunque. Il racconto diventato virale di <a href=\"https:\/\/genova.repubblica.it\/cronaca\/2023\/02\/05\/news\/lingegnera_genovese_che_ha_rifiutato_750_euro_il_mio_no_a_una_paga_da_fame_problema_di_tutti_la_sinistra_dove-386518441\/\">Ornela Casassa<\/a>, ingegnere ventottenne di Chiavari, che a Genova si \u00e8 vista proporre una collaborazione da 900 euro lordi dopo il tirocinio a 750 euro netti, \u00e8 solo uno dei tanti casi.<\/p>\n<p>Stagnazione e declino delle retribuzioni, spopolamento, crisi ambientale, sono alcuni dei tasselli dello scenario che si sta configurando. Va aggiunta la denatalit\u00e0, il sorpasso dei pensionati sugli occupati in alcune regioni del Sud, la perdita di produttivit\u00e0 delle aziende cos\u00ec poco inclini ad innovare, il crollo dei patrimoni di quella met\u00e0 della popolazione che ha meno, passati da una media di 25mila euro circa degli anni Novanta agli attuali 5mila. Tutto questo ci rende una nazione fragile, specie se si presta fede alle previsioni fatte fra gli altri dal Centro comune di ricerca (Jrc) della Commissione europea: le conseguenze economiche dell\u2019innalzamento delle temperature sull\u2019area mediterranea saranno cinque volte superiori rispetto a quanto dovr\u00e0 subire l\u2019Europa del centro nord.<\/p>\n<div id=\"adv-Bottom\"><\/div>\n<h3>Non siamo i soli<\/h3>\n<p><strong>Difficile fronteggiare una tale emergenza con un Paese che si svuota, perde ricchezza e nel frattempo si desertifica<\/strong>. L\u2019unica consolazione, per modo di dire, \u00e8 che la precariet\u00e0 non ha investito solo l\u2019Italia. Altrove per\u00f2, come in Germania, si viene pagati di pi\u00f9 e comunque raramente in nero. Anche lo spopolamento \u00e8 un fenomeno con il quale stanno facendo i conti in tanti.<\/p>\n<p>In <strong>Giappone <\/strong>ad esempio, davanti alla prospettiva di un declino certo del numero di cittadini, dai 125 milioni attuali a 88 nel 2065, quasi un terzo in meno, il governo ha pensato di correre ai ripari. Lo ha fatto con una mossa che non risolver\u00e0 il problema del calo demografico, ma che comunque prova a invertire una delle tendenze dell\u2019era industriale, ovvero la sempre maggiore concentrazione di persone nelle citt\u00e0. Le metropoli globalmente occupano circa il 2% della superficie terrestre, ma ospitano met\u00e0 del gene umano e producono due terzi dell\u2019inquinamento atmosferico. E mentre si continua a migrare verso le citt\u00e0, il resto viene abbandonato come sta succedendo in Giappone e in Italia.<\/p>\n<p>Di qui l\u2019offerta di circa 8mila euro per ogni figlio alle famiglie che si trasferiscono dall\u2019area di Tokyo in altre regioni per arrestare l\u2019emorragia di cittadini nella provincia e il continuo afflusso verso la capitale. Avevano gi\u00e0 provato questa strada in passato ma con sovvenzioni pi\u00f9 basse. Agli ottomila euro per ogni figlio, si sono aggiunti altri ventiquattromila euro per chi vive nei ventitr\u00e9 quartieri centrali di Tokyo. Malgrado la popolazione della capitale sia diminuita per la prima volta nel 2022, \u00e8 diventato chiaro perfino per una politica immobile come quella giapponese che non si pu\u00f2 continuare ad amministrare le cose come in passato. \u00c8 per\u00f2 una strategia dalle possibilit\u00e0 di riuscita incerte. Come dicevamo prima, c\u2019\u00e8 infatti un rapporto diretto fra assenza di servizi e fuga dalle zone periferiche del Paese. Poco possono fare la sovvenzione diretta ai singoli cittadini, le ristrutturazioni dei palazzi, il dare le case a pochi euro, quando mancano le infrastrutture per permettere di avere una vita al passo con i tempi lontano dalle metropoli.<\/p>\n<h3>Pi\u00f9 della met\u00e0 dell\u2019Italia \u00e8 lontana da tutto<\/h3>\n<p>\u201cVengono definite aree interne tutte quelle zone dove \u00e8 complicato raggiungere servizi essenziali come sanit\u00e0, scuola e trasporti\u201d, racconta <strong>Filippo Tantillo<\/strong>, romano di 54 anni, ricercatore presso l\u2019Istituto Nazionale per l\u2019Analisi delle Politiche Pubbliche (Inapp) e autore assieme a <strong>Sabrina Lucatelli <\/strong>e\u00a0<strong>Daniela Luisi <\/strong>del saggio\u00a0<em>L\u2019Italia lontana: Una politica per le aree interne<\/em>.<\/p>\n<p>\u201cSi dividono in periferiche ultra periferiche e sono quelle che perdono pi\u00f9 popolazione rispetto alla media nazionale che \u00e8 comunque in declino in Italia. Spopolamento e assenza di servizi sono legati a doppio filo. Parliamo di borghi come di ex distretti industriali, paesi nelle valli come in montagna, zone costiere sia al sud che al nord. <strong>Non sempre sono aree povere: la marginalit\u00e0 viene dalla lontananza dei servizi pi\u00f9 che dalla tipologia geografica del territorio o dal livello del reddito della popolazione<\/strong>\u201c.<\/p>\n<p>In <strong>Francia <\/strong>li chiamano \u201cterritori dimenticati\u201d, dallo Stato e dal mercato, in <strong>Spagna <\/strong>\u00e8 la \u201cSpagna vuota\u201d, per gli inglesi \u201ci territori lasciati indietro\u201d. <strong>Sono comprese aree che svolgono o svolgevano un ruolo importante nella produzione agricola e industriale. Per quanto riguarda l\u2019Italia, \u00e8 il sessanta per cento del territorio: cinquemila comuni dove vivono fra i dodici e i quindici milioni di abitanti<\/strong>. Sono all\u2019estremo opposto rispetto alle grandi citt\u00e0 sempre pi\u00f9 affollate, care e inquinate. Ma \u00e8 una contrapposizione, la frattura fra centri e campagna, che si verifica anche in contesti come la provincia di Trento. I villaggi montani si svuotano e si riempie il fondo valle dove perfino gli asili nido sono sovraffollati. Aprire piccoli uffici postali, scuole e pronto soccorso, garantire collegamenti efficienti, portare la banda larga, ha un costo dove la densit\u00e0 abitativa \u00e8 bassa. Fino a ieri si sarebbe potuto sostenere che non ne valeva la pena, oggi per\u00f2 il prezzo di non farlo potrebbe essere anche pi\u00f9 alto. E i fondi in teoria li avremmo, come vedremo pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Perch\u00e9 \u00e8 anche una questione ambientale<\/h3>\n<p>Stando alle proiezioni del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici\u00a0(Cmcc), <strong>la crisi climatica porter\u00e0 cambiamenti profondi nell\u2019agricoltura, nel turismo e probabilmente anche nel settore immobiliare, producendo come effetto un ulteriore svuotamento di alcune delle zone gi\u00e0 colpite dal fenomeno dell\u2019emigrazione<\/strong>. Rispettivamente da noi questi tre settori valgono il 12%, 13% e 15% del prodotto interno lordo. <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/green-and-blue\/2021\/03\/09\/news\/manuale_di_sopravvivenza_nell_italia_della_crisi_climatica_ecco_in_quali_zone_sara_meglio_vivere_e_perche_-287986799\/\">Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in passato<\/a>, ma riassumiamo alcune cifre.<\/p>\n<p>Nell\u2019agricoltura lavorano circa un milione di persone, in diminuzione di 32 punti percentuali rispetto ai valori del 2000. Gi\u00e0 cinque anni fa l\u2019Istat avvertiva che \u201cgli eventi sfavorevoli connessi ai cambiamenti climatici, che ormai si presentano in modo ricorrente, hanno pesantemente condizionato la performance del settore, determinando una diminuzione della produzione\u201d. <strong>Bisogner\u00e0 puntare su maggiore efficienza e innovazione, in certi ambiti si pu\u00f2 adottare l\u2019acquaponica e l\u2019idroponica, che permettono di produrre ortaggi usando un decimo dell\u2019acqua dell\u2019agricoltura tradizionale e un quinto della terra<\/strong>. In ogni caso molte colture dovranno essere spostate verso nord e ad altitudini maggiori virando su mais, girasole e soia. Ci sar\u00e0 infatti un calo quantitativo e qualitativo della produzione di uva e olive nel sud dell\u2019Italia. In parte compenser\u00e0 la produzione di frumento, riso e orzo.\u00a0Nell\u2019allevamento di bestiame, a causa del caldo, si assister\u00e0 in generale ad una maggiore diffusione delle malattie e ad una decrescita del rendimento.<br \/>\n<strong>Dal turismo viene il 13% del nostro prodotto interno lordo<\/strong>. Quello balneare genera la maggior parte delle presenze, con il 31%. Seguono le citt\u00e0 d\u2019arte, con il 25% delle presenze, e il turismo montano con il 13%. Con l\u2019<strong>aumento delle temperature <\/strong>si prevede uno spostamento verso maggiori latitudini e altitudini, mentre i turisti provenienti dai climi pi\u00f9 temperati trascorreranno sempre pi\u00f9 tempo nei loro Paesi d\u2019origine. \u201c\u00c8 probabile, inoltre, il verificarsi di un mutamento anche a livello stagionale, con la crescita dell\u2019afflusso di turisti verso le coste nei mesi in cui la temperatura dell\u2019aria e dell\u2019acqua non saranno troppo calde, quindi dai mesi caldi estivi verso i mesi primaverili e autunnali\u201d, recita uno dei rapporti del Cmcc. <strong>Sempre pi\u00f9 turisti stranieri sceglieranno destinazioni meno afose delle nostre, mentre sempre pi\u00f9 turisti italiani resteranno in Italia invece di fare le vacanze in luoghi ancora pi\u00f9 caldi. Ma il saldo sar\u00e0 negativo, anche perch\u00e9 parte degli italiani contribuir\u00e0 al flusso verso Paesi storicamente freddi<\/strong>. Il fenomeno non sar\u00e0 uniforme, \u00e8 per\u00f2 molto probabile che le pi\u00f9 colpite saranno le aree costiere.<\/p>\n<p>Per il turismo invernale, la vulnerabilit\u00e0 ai cambiamenti climatici si esprime nella Linea di Affidabilit\u00e0 della Neve (Lab), quell\u2019altitudine che garantisce spessore e durata sufficienti dell\u2019innevamento stagionale e quindi la <a href=\"https:\/\/www.greenandblue.it\/argomenti\/montagna\">praticabilit\u00e0 degli impianti sciistici<\/a>. Con un aumento medio di oltre un grado centigrado, l\u2019attuale situazione, la presenza di neve naturale \u00e8 garantita per il 75 per cento dei comprensori alpini. A quattro gradi invece, lo scenario pi\u00f9 pessimista da qui al 2050, le stazioni sciistiche si ridurrebbero a solo il 18% di quelle attualmente operative.<\/p>\n<p>Riguardo all\u2019immobiliare, bisognerebbe chiedersi se i prezzi per metro quadro raggiunti da alcuni quartieri di alcune grandi citt\u00e0 e all\u2019estremo opposto la perdita di valore nelle aree interne, sia un fenomeno positivo. <strong>Due terzi delle famiglie italiane vive in case di propriet\u00e0. Alcune di queste hanno visto il valore dei loro immobili crescere negli anni, a differenza degli stipendi, molte altre si sono ritrovate per le mani abitazioni che non hanno alcun mercato<\/strong>. In fatto di valore a metro quadro i centri pi\u00f9 cari d\u2019Italia sono alcune aree di Cortina, Portofino e Capri. Milano, fra Scala, Manzoni, Vittorio Emanuele e San Babila, \u00e8 al sesto posto. Roma, nell\u2019area di Piazza Navona, \u00e8 all\u2019undicesimo. All\u2019altro capo della classifica Poggioreale, Salaparuta, Gibellina, tutte in provincia di Trapani. Fra questi due estremi, con il primo cinquanta volte maggiore dell\u2019altro, c\u2019\u00e8 l\u2019Italia.<\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3>Non la banda larga o trasporti, ma turismo e borghi (\u2026)<\/h3>\n<\/div>\n<\/div>\n<h3>Quando, nel 2013, eravamo all\u2019avanguardia (\u2026)<\/h3>\n<h3>Quel che resta della strategia del 2013 (\u2026)<\/h3>\n<h3>Una pubblica amministrazione diffusa (\u2026)<\/h3>\n<h3>Il miraggio di un\u2019alternativa alla concertazione nelle grandi metropoli (\u2026)<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>continua a leggere su:<\/em><\/p>\n<p class=\"story__tags__label\"><a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/green-and-blue\/2023\/02\/16\/news\/spopolamento_stipendi_bassi_servizi_ambiente_aree_interne_borghi_pnrr-388142884\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.repubblica.it\/green-and-blue\/2023\/02\/16\/news\/spopolamento_stipendi_bassi_servizi_ambiente_aree_interne_borghi_pnrr-388142884\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rilanciamo un interessante servizio pubblicato da La repubblica nella versione on line: Ormai si va via perfino dalla Lombardia, come non accadeva oltre un secolo. 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