{"id":36225,"date":"2024-06-04T13:35:41","date_gmt":"2024-06-04T13:35:41","guid":{"rendered":"https:\/\/filef.info\/?p=36225"},"modified":"2024-07-18T13:36:55","modified_gmt":"2024-07-18T13:36:55","slug":"i-referendum-della-cgil-possono-ridare-forza-ai-lavoratori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2024\/06\/04\/i-referendum-della-cgil-possono-ridare-forza-ai-lavoratori\/","title":{"rendered":"I referendum della CGIL possono ridare forza ai lavoratori"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Giovanni Orlandini<\/strong><i> (<\/i>*Ordinario di Diritto del Lavoro presso l\u2019Universit\u00e0 di Siena)<\/p>\n<p>Se c\u2019\u00e8 un merito da ascrivere alle iniziative referendarie della CGIL \u00e8 di portare all\u2019attenzione del dibattito politico e pubblico i temi del lavoro e di farlo rispetto alla riforma simbolo della stagione dell\u2019austerit\u00e0: il famigerato <i>Jobs Act<\/i>.<\/p>\n<p>Certo, si sa, il referendum \u00e8 uno strumento rozzo, di per s\u00e9 insufficiente e inadeguato per rispondere alle mille sfide poste dalle trasformazioni del mercato del lavoro. E per questo la stessa CGIL, attraverso la presentazione di un DdL di iniziativa popolare, ha iscritto i quattro referendum in una pi\u00f9 ampia prospettiva di riforma tesa a incidere su gli altri ambiti del diritto del lavoro, non modificabili per via referendaria.<\/p>\n<p>Questa precisazione basta a replicare al curioso argomento per cui i promotori dei referendum, avendo proposto l\u2019abrogazione di uno solo degli 8 decreti attuativi del Jobs Act (il d.lgs. 23\/15 in materia di licenziamento), avrebbero implicitamente approvato l\u2019impianto complessivo della riforma renziana.<\/p>\n<p>L\u2019argomento, al di l\u00e0 del suo carattere pi\u00f9 o meno strumentale, non coglie <u>il decisivo significato politico che il referendum intende avere<\/u>: <u>il decreto sul licenziamento rappresenta il cuore (nero) della riforma del 2015<\/u>, <u>perch\u00e9 con esso, grazie al superamento dell\u2019art.18 dello Statuto dei lavoratori, si sono indeboliti i lavoratori assunti dopo l\u2019entrata in vigore<\/u> (7 marzo 2015), <u>esponendoli al rischio della perdita del posto di lavoro e rendendoli pi\u00f9 ricattabili e meno inclini a rivendicare i loro diritti<\/u>. <u>Indebolendo i lavoratori si \u00e8 inteso indebolire anche il ruolo del sindacato in azienda<\/u>: il che \u00e8 ragione sufficiente per spiegare perch\u00e9 la CGIL ha scelto di chiamare i cittadini a esprimersi su questo quesito, tra i tanti possibili.<\/p>\n<p>Dal momento che il quesito referendario verte su questo decisivo tema (gli equilibri di potere nei rapporti di lavoro), \u00e8 bene far chiarezza sulla sua esatta portata, ovvero sugli effetti che un suo esito positivo \u00e8 destinato a produrre. Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 necessario per replicare a chi sostiene che, per una sorta di eterogenesi dei fini, la vittoria del S\u00ec andrebbe a danno dei lavoratori, perch\u00e9, determinando la (ri)espansione dell\u2019art.18 per tutti, assicurerebbe un indennizzo per licenziamento illegittimo non superiore a 24 mensilit\u00e0 di retribuzione; laddove, nel <i>Jobs Act<\/i>, il tetto massimo \u00e8 fissato in 36 mensilit\u00e0.<\/p>\n<p><u>La portata mistificante di questo argomento appare in tutta evidenza perch\u00e9, limitandosi a focalizzare l\u2019attenzione sul solo profilo risarcitorio della disciplina<\/u>, <u>omette del tutto di considerare l\u2019effetto ben pi\u00f9 importante e politicamente significativo dell\u2019abrogazione del <\/u><i><u>Jobs Act<\/u><\/i>: <u>la riespansione nei confronti di tutti i lavoratori della tutela della reintegrazione prevista dall\u2019art.18<\/u>; con conseguente riduzione della tutela indennitaria a ipotesi del tutto residuale.<\/p>\n<p>Lo scarto tra la disciplina statutaria e quella prevista dal <i>Jobs Act<\/i>, infatti, sta proprio nel diverso ambito di applicazione previsto per la reintegrazione nel posto di lavoro, come conseguenza dell\u2019illegittimit\u00e0 del licenziamento.<\/p>\n<p><u>La riforma del 2015 ha ridotto drasticamente la possibilit\u00e0 del lavoratore ingiustamente licenziato di mantenere il posto di lavoro<\/u>, <u>limitandola di fatto alle ipotesi di licenziamento discriminatorio<\/u> (per altro assai difficili da dimostrare), <u>mentre l\u2019art.18 mantiene la tutela reintegratoria nella stragrande maggioranza dei casi<\/u>.<\/p>\n<p>La tutela indennitaria resterebbe per i soli lavoratori delle piccole imprese (cio\u00e8 con meno di 16 dipendenti) ai quali, come noto, l\u2019art.18 non si applica.<\/p>\n<p>Questi ultimi per\u00f2 beneficerebbero del secondo quesito referendario in materia di licenziamenti, finalizzato a modificare la storica legge del 1966 che fissa in sei mensilit\u00e0 il tetto massimo dell\u2019indennizzo: un importo indecoroso, che il giudice potr\u00e0 superare in caso di esito positivo del referendum.<\/p>\n<p><u>\u00c8 dunque indiscutibile che il calcolo costi-benefici, in caso di vittoria del S\u00ec nei quesiti sui licenziamenti, sarebbe di segno assolutamente positivo per i lavoratori<\/u>, che nelle imprese piccole vedrebbero significativamente incrementato l\u2019importo dell\u2019indennizzo e nelle imprese medio-grandi riacquisterebbero il diritto di non perdere il lavoro se subiscono un licenziamento ingiustificato.<\/p>\n<p>Va da s\u00e9 che ci\u00f2 non risolverebbe tutti i problemi che la lunga stagione della <i>deregulation<\/i> ha prodotto (a partire dal lavoro povero), ma costituirebbe <u>il primo e necessario passo da fare se quella stagione si vuole realmente chiudere, abbandonando definitivamente la logica tossica dello scambio tra diritti (certi) e occupazione (incerta e sotto-tutelata) di cui il <\/u><i><u>Jobs Act<\/u><\/i><u> ha rappresentato la pi\u00f9 coerente e convinta declinazione<\/u>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>: <i>Fatto Quotidiano<\/i><i><b> <\/b><\/i><i>3\/6\/2024<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanni Orlandini (*Ordinario di Diritto del Lavoro presso l\u2019Universit\u00e0 di Siena) Se c\u2019\u00e8 un merito da ascrivere alle iniziative referendarie della CGIL \u00e8 di portare all\u2019attenzione del dibattito politico &hellip; 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