{"id":36236,"date":"2024-06-07T13:44:45","date_gmt":"2024-06-07T13:44:45","guid":{"rendered":"https:\/\/filef.info\/?p=36236"},"modified":"2024-07-18T13:46:40","modified_gmt":"2024-07-18T13:46:40","slug":"tra-cicli-e-interludi-sullultimo-libro-di-enrico-pugliese-e-mattia-vitiello-storia-dellemigrazione-italiana-dallunita-a-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2024\/06\/07\/tra-cicli-e-interludi-sullultimo-libro-di-enrico-pugliese-e-mattia-vitiello-storia-dellemigrazione-italiana-dallunita-a-oggi\/","title":{"rendered":"Tra cicli e interludi: sull\u2019ultimo libro di Enrico Pugliese e Mattia Vitiello, \u201cStoria dell\u2019emigrazione italiana dall\u2019Unit\u00e0 a oggi\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Lo scorso 5 giugno, presso il CNR a Roma \u00e8 stato presentato il libro di Enrico Pugliese e Mattia Vitiello, <b><i>\u201cStoria dell\u2019emigrazione italiana \u2013 <\/i><i>Dall\u2019Unit\u00e0 a oggi\u201d<\/i><\/b>. Un lavoro importante perch\u00e9 ci riconnette con un pezzo di storia del nostro paese che non \u00e8 un epifenomeno secondario, ma \u00e8 piuttosto costitutivo dell\u2019Italia contemporanea. E con ci\u00f2 si vuole intendere la scelta operata in ripetute occasioni dalle classi dirigenti che si sono susseguite alla sua guida, di lasciare andare, quando non sollecitare, la partenza di consistenti masse di persone verso l\u2019estero ogniqualvolta non si era in grado \u2013 o non si \u00e8 voluto \u2013 affrontare i nodi strutturali posti dagli squilibri territoriali o di classe.<\/p>\n<p>Il libro \u00e8 importante perch\u00e9 nel suo schema di <em>cicli e interludi<\/em> ricomprende anche l\u2019ultimo flusso emigratorio, quello che stiamo vivendo da circa 15 anni a questa parte e che va sotto il nome di nuova emigrazione italiana; come a confermare che il tempo passa, ma il vizio rimane; ed \u00e8 un vizio che consiste nell\u2019incapacit\u00e0 o nella mancata volont\u00e0 di valorizzare le persone e le competenze prodotte dal lavoro di generazioni, solo perch\u00e9 una loro endogena e piena valorizzazione metterebbe in discussione gli equilibri dati, sul piano nazionale, ma anche sul piano dei rapporti con i paesi limitrofi, con l\u2019Europa, ad esempio e con il rapporto che intercorre tra libera circolazione e coesione interna.<\/p>\n<p>Se aggiungiamo alla nuova emigrazione verso l\u2019estero, i flussi emigratori da sud a nord, che sono continuati dal dopoguerra ad oggi e che sono tuttora in grande spolvero, possiamo leggere, attraverso questa lente di ingrandimento che \u00e8 l\u2019emigrazione, molte delle contraddizioni centrali che attanagliano l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Dall\u2019ultima grande crisi globale del 2007-2008 ad oggi sono defluiti dall\u2019Italia circa 3 milioni di persone. E la seconda regione italiana dopo la Lombardia, fatta di 7,1 milioni di persone, \u00e8 quella all\u2019estero. Numeri, storie personali, storie di territori, che avrebbero dovuto preoccupare e dovrebbero preoccupare chi \u00e8 stato e chi \u00e8 alla guida del governo del paese, alla classe politica nel suo complesso, al mondo delle imprese, ai tanti attori sociali che definiscono il presente e il futuro dell\u2019Italia. Si tratta di vicende che Enrico Pugliese e Mattia Vitiello avevano gi\u00e0 in parte affrontato in diversi saggi e pubblicazioni fin dal 2017 (vedi.: \u201c<em>La ripresa dell\u2019emigrazione italiana e i suoi numeri: tra innovazioni e persistenze\u201d \u2013 <\/em>Mattia Vitiello, la Rivista delle Politiche Sociali \/ Italian Journal of Social Policy, 4\/2017 \u2013 \u201c<em>Quelli che se ne vanno<\/em>\u201d \u2013 E.Pugliese, Il Mulino, 2018).<\/p>\n<p>Invece, da 30 anni a questa parte, il dibattito sulle migrazioni si \u00e8 concentrata su discussioni e scontri talvolta degradanti riguardanti esclusivamente\u00a0 l\u2019immigrazione, in un paese, tra l\u2019altro, con il pi\u00f9 alto indice di declino demografico dell\u2019occidente che avrebbe grande necessit\u00e0 di accogliere e integrare seriamente chi arriva. (Soltanto nelle dichiarazioni recentissime del nuovo governatore della Banca d\u2019Italia, Panetta, le due vicende vengono rappresentate insieme, anche in riferimento agli scenari demografici, salvo poi non affrontare, ci sembra, neanche in questa occasione, in modo limpido, i nodi della questione).<\/p>\n<p>Forse tutto ci\u00f2 \u00e8 avvenuto proprio per nascondere il fallimento \u2013 secolare \u2013 sull\u2019altro lato della medaglia: quello dell\u2019emigrazione italiana. Un fallimento che ha coinvolto gran parte della politica politicante soprattutto da quando l\u2019egemonia culturale riassunta nei dogmi neoliberisti del pareggio di bilancio, nel jobs act, nella produttivit\u00e0 e competitivit\u00e0 costruita a spese del lavoro, si \u00e8 insediata nelle teste dei pi\u00f9 cancellando ogni pregressa conquista della teoria economica.<\/p>\n<p>Proprio mentre si abbondava in misure rigoristiche e di contrazione salariale che secondo alcuni avrebbero dovuto attrarre grandi investimenti internazionali per la ripartenza del paese, il paese ripartiva, effettivamente, ma verso l\u2019estero. E il redivivo patto di stabilit\u00e0 post-pandemico ci annuncia che questa stagione migratoria, questo terzo ciclo dell\u2019emigrazione italiana del XXI\u00b0 secolo avr\u00e0 probabilmente lunga vita.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo libro di Enrico Pugliese e Mattia Vitiello merita di essere letto con attenzione e fatto conoscere ai pi\u00f9. E\u2019 un libro di storia sociale, come lo definiscono gli autori, ma apre a scenari di riflessione molto ampi sul presente e sul futuro.<\/p>\n<p>Di seguito pubblichiamo una parziale recensione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<h3><\/h3>\n<h3 align=\"justify\"><b>Riflessioni su cicli e interludi della storia dell\u2019emigrazione italiana, come proposti da Enrico Pugliese e Mattia Vitiello nel loro recente libro <i>\u201cStoria dell\u2019emigrazione italiana \u2013 <\/i><i>Dall\u2019Unit\u00e0 a oggi\u201d- <\/i>Ed. Il Mulino, 2024<\/b><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-46283 alignleft\" src=\"https:\/\/sp-ao.shortpixel.ai\/client\/to_webp,q_glossy,ret_img,w_424,h_669\/https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Pugiese-Vitiello.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 424px) 100vw, 424px\" srcset=\"https:\/\/sp-ao.shortpixel.ai\/client\/to_webp,q_glossy,ret_img,w_424\/https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Pugiese-Vitiello.jpg 424w, https:\/\/sp-ao.shortpixel.ai\/client\/to_webp,q_glossy,ret_img,w_190\/https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Pugiese-Vitiello-190x300.jpg 190w\" alt=\"\" width=\"424\" height=\"669\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\">Tra i meriti di questo libro il principale \u00e8 forse quello di fornire una visione unitaria, ampia e coerente della storia dell\u2019emigrazione italiana sviluppatasi fin dall\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia. Una sorta di lettura in filigrana della storia del Paese letta con le lenti dell\u2019emigrazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si tratta dei tre cicli (e i due interludi) in cui gli autori suddividono questa storia: sono quello della grande emigrazione di fine ottocento\/inizio novecento, quello del secondo dopoguerra e, l\u2019ultimo, quello della nuova emigrazione nata dopo la crisi globale del 2007-2008.<\/p>\n<p align=\"justify\">I due interludi corrispondono alle due lunghe fasi di parziale pausa o di consistente riduzione dei flussi emigratori, il primo tra gli anni \u201820 e la fine del secondo conflitto mondiale e, il secondo, quello che va dagli anni \u201880 fino alla met\u00e0 degli anni zero del ventunesimo secolo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Emerge, nella suddivisione temporale proposta dagli autori, una sorta di <u>filo rosso o di continuit\u00e0<\/u> strutturale che lega questi periodi e in un certo senso caratterizza tutti i 160 anni che ci separano dall\u2019unit\u00e0 del Paese: <u>si tratta della originale <\/u><u>e singolare <\/u><u>modalit\u00e0 di <\/u><u>gestione di <\/u><u>contesti e situazioni sociali ed economiche critiche che compendiano \u2013 sempre \u2013 la scelta di lasciare defluire dal Paese ingenti masse di <\/u><u>persone<\/u><u>, anzich\u00e9 tentar<\/u><u>n<\/u><u>e una loro valorizzazione <\/u><u>endogena<\/u>, cosa che implicherebbe altre scelte e altre opzioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sia nel primo che nel secondo ciclo, <u>questo deflusso \u00e8 <\/u><u>trascinato <\/u><u>dalle forze motrici dei mercati <\/u><u>internazionali <\/u><u>in fasi espansive<\/u>: nella prima fase, o ciclo, la grande globalizzazione commerciale (tra il 1875 e il 1914), l\u2019apertura di nuovi mercati di approvvigionamento e di sbocco (Americhe), l\u2019innovazione tecnologica nei trasporti internazionali (piroscafi e grandi bastimenti); nella seconda fase (dal 1946 al 1980) siamo nel mezzo della ricostruzione postbellica in Europa e del successivo affermarsi del modello di produzione fordista e dei beni di consumo di massa.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sono entrambi periodi di grande apertura e di ottimistica proiezione internazionale: le persone emigrano seguendo la stessa direzione dei grandi movimenti di capitali e verso le aree di loro maggiore concentrazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">In entrambi i periodi, le condizioni di innesco dei movimenti migratori sono formalizzate da accordi taciti o espliciti tra stati: necessit\u00e0 di colonizzazione di grandi aree agricole e costruzione di grandi metropoli nelle Americhe; necessit\u00e0 di ricostruzione industriale di ci\u00f2 che aveva distrutto la guerra in Europa, accompagnata da accordi internazionali (per quanto riguarda l\u2019Italia, prima col Belgio, poi con la Germania) e dal pacato e apparentemente neutro invito di De Gasperi <i>\u201cimparate una lingua e andate all\u2019estero\u201d.<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><u>Una caratteristica comune di<\/u><u> entrambi i due <\/u><u>primi <\/u><u>cicli <\/u><u>\u00e8 <\/u><u>la condizione di sostenibilit\u00e0 dei flussi di espatri <\/u><u>che <\/u><u>\u00e8 <\/u><u>essenzialmente <\/u><u>rappresentata<\/u><u> dall\u2019alto tasso di crescita demografica della popolazione italiana che, <\/u><u>quindi, <\/u><u>pu\u00f2 essere rinnovata <\/u><u>in modo relativamente rapido<\/u>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per contro, i due interludi, cio\u00e8 gli spazi temporali tra un ciclo e l\u2019altro <u>sono caratterizzati da periodi di contrazione dei livelli di globalizzazione commerciale, da grandi crisi e da due guerre<\/u>: il primo interludio corre, oltre il termine del conflitto interimperialista, dal 1926 e si protrae fino al 1945, a conclusione della seconda guerra mondiale. In questo frattempo si assiste alla grande crisi del 1929, con i suoi esiti planetari e con modalit\u00e0 diversificate di risposta tra aree e paesi: fascismo e nazismo, prospettive economiche autarchiche o protezionistiche, contenimento dei flussi di espatrio per i paesi tradizionalmente erogatori e barriere progressive all\u2019ingresso nei paesi tradizionalmente accettori di flussi migratori.<\/p>\n<p align=\"justify\">I primi sintomi del secondo interludio possono invece essere riconosciuti nella crisi petrolifera del 1974; poi la successiva ristrutturazione industriale con la fine della grande fabbrica fordista e della produzione di massa; e conseguentemente l\u2019affermarsi della \u201cfabbrica diffusa\u201d prima a livello nazionale e poi transnazionale con le <i>lean production<\/i><i>s<\/i> che compendiano produzione e approvvigionamenti intercontinentali, delocalizzazioni produttive verso i Pvs e parallela deindustrializzazione e finanziarizzazione dell\u2019economia in molti grandi paesi occidentali.<\/p>\n<p align=\"justify\">Anche se con differenze talvolta molto accentuate da paese a paese (la Germania \u00e8 altra cosa dalla Gran Bretagna), la tendenza generale successiva ai <em>30 gloriosi<\/em> non richiede pi\u00f9 grandi masse concentrate di lavoratori disponibili, se non quelli di tecnici al seguito di grandi imprese per opere infrastrutturali (vedi ricostruzione della Germania Est o grandi opere in paesi terzi e Pvs), mentre buona parte delle precedenti generazioni di emigrati si sposta nei settori del terziario o dei servizi in economie che richiedono spesso pi\u00f9 lavoro autonomo che lavoro dipendente.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il secondo grande flusso emigratorio quindi si attenua, e resta sottotraccia un turn over tra l\u2019Italia e i paesi che erano state precedentemente mete migratorie privilegiate, con tassi di espatri e di rientri ridotti e che pi\u00f9 o meno si equivalgono.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo interludio \u00e8 accompagnato, a partire dagli anni \u201890, dal progredire del processo di unificazione europea (Mercato Unico del 1992, completamento della Libera Circolazione, Programmi FSE, Erasmus, Socates, Horizon, ecc.) che cambia e sposta lo stesso concetto di \u201cemigrazione\u201d trasformandolo in \u201cmobilit\u00e0 interna\u201d, come fatto ovvio, accessorio al progredire dell\u2019unificazione dello spazio europeo e connotandolo come elemento augurabile di modernit\u00e0 e di emancipazione che viene coniugato, all\u2019inizio degli anni 2000, col termine<i>\u201cexpat\u201d<\/i>.<\/p>\n<p align=\"justify\">In questo frattempo, che dalla prospettiva italiana possiamo chiamare un interludio, accade per\u00f2 uno dei massimi sconvolgimenti demografici e migratori dell\u2019intera storia europea: la caduta del muro dell\u201989 apre le porta ad un esodo colossale da est verso il centro del continente di cui pochi hanno chiare le dimensioni; quasi tutti i paesi est europei perdono dal 15% fino al 20% delle rispettive popolazioni, con punte che arrivano, per alcuni paesi balcanici, come la Croazia e l\u2019Albania ad oltre il 35%.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma per quanto ci riguarda, il terzo ciclo, quello pi\u00f9 recente, inizia al termine di un interludio durato oltre 30 anni che corrisponde all\u2019ascesa e all\u2019affermarsi del neoliberismo, con le innovazioni tecnologiche di internet, della digitalizzazione e delle protesi di comunicazione individuale (smartphone, social, ecc.) e con la sua egemonia culturale globale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si chiude bruscamente, tra il 2007 e il 2008, con il crollo dei mutui sub-prime, della grande banca Lehman&amp;Brothers e con gli effetti a catena che si irradiano dagli Usa all\u2019Europa, colpendo il debito sovrano di diversi paesi, in particolare dei paesi mediterranei, Grecia, Spagna e Italia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il 17 novembre del 2011, durante il suo discorso di investitura, Mario Monti, nuovo Presidente del Consiglio ex commissario europeo alla concorrenza richiamato da Giorgio Napolitano a sostituire Berlusconi e a porre un argine al rischio di default e alla crescita esponenziale dello spread sui titoli pubblici italiani (che avevano prodotto la famosa lettera di Trichet\/Draghi con gli ammonimenti e prescrizioni della Commissione Europea all\u2019Italia onde evitare l\u2019intervento della Troika), ad un certo punto, nel passaggio riferito alle modifiche necessarie al mercato del lavoro a sostegno del raggiungimento del pareggio di bilancio, pronuncia quasi sottovoce l\u2019invito fatale rivolto ai giovani e ai \u201ctalenti\u201d: <i>\u201c(\u2026<\/i><i>) la mobilit\u00e0 sociale e anche geografica \u00e8 la nostra migliore alleata <\/i>(per il risanamento del paese, nda)<i>; <\/i><i>mobilit\u00e0 <\/i><i>non solo all\u2019interno del nostro paese, ma anche e soprattutto nel pi\u00f9 ampio orizzonte del mercato del lavoro europeo e globale (\u2026)\u201d<\/i> (vedi: <a href=\"https:\/\/youtu.be\/Dr3DxGw-_Ns?si=TLEZCchkppBhoWon\">https:\/\/youtu.be\/Dr3DxGw-_Ns?si=TLEZCchkppBhoWon<\/a> dal min. 36 e seguenti).<i> <\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">Le caratteristiche di questo ultimo ciclo mostrano dunque alcune analogie con il secondo, almeno per quanto riguarda la direzione dei flussi che si indirizzano per la gran parte, come nel secondo dopoguerra, verso il centro-nord Europa; nuove mete minori sono i paesi emergenti del Golfo persico e dell\u2019Asia al seguito di imprese dislocate, e l\u2019Australia, che registra intorno al 2012-13 e di nuovo nel 2021-22 ingressi paragonabili ai massimi raggiunti negli anni \u201850. Irrisori invece sono i flussi verso sud e nord America.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma la vera specificit\u00e0 e la novit\u00e0 del nuovo ciclo emigratorio, che complessivamente si avvicina per entit\u00e0 a quello degli anni \u201860, \u00e8 che <u>esso avviene in un contesto internazionale di grave crisi, non di crescita<\/u>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Inoltre i nuovi flussi si sviluppano <u>in un contesto di forte contrazione demografica<\/u> dell\u2019Italia (e dell\u2019intera Europa); infine, diversamente dai precedenti, essi <u>non producono <\/u><u>significative <\/u><u>rimesse verso l\u2019Italia<\/u>, anzi, spesso implicano fonti di finanziamento a loro sostegno da parte delle stesse famiglie che sostengono i giovani nel loro tentativo di dislocazione all\u2019estero.<\/p>\n<p align=\"justify\">Diversamente dai canali di emigrazione del secondo dopoguerra che prevedevano contratti di lavoro alla partenza, i nuovi emigranti seguono un percorso di avvicinamento successivo ad occasioni di occupazione mirando ad una progressiva stabilit\u00e0, ma in <u>un contesto di accentuata precarizzazione <\/u><u>del mercato del lavoro <\/u><u>anche nei paesi di arrivo<\/u>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si tratta dunque, contrariamente alle fasi precedenti, di una emigrazione della crisi, che si produce dentro la crisi e <u>in un momento di contrazione e declino economico<\/u> certamente dell\u2019Italia, ma <u>senza prospettive convincenti di crescita <\/u><u>neanche negli<\/u><u> altri paesi<\/u>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si parte anche senza un saldo progetto emigratorio che, salvo necessaria verifica, intravvede qualche speranza di un avvenire pi\u00f9 stabile; si parte perch\u00e9 viene messo sul piatto della bilancia il vantaggio relativo \u2013 e magari provvisorio \u2013 di una collocazione in altri mercati del lavoro e sistemi di welfare <u>che offrono qualche maggiore garanzia rispetto al desolante quadro italiano<\/u>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Pronti ad una successiva ripartenza verso altri lidi qualora la situazione peggiori anche l\u00ec dove si \u00e8 arrivati, come in effetti accade stando alle restrizioni successive applicate in diversi paesi verso i nuovi immigrati provenienti dagli stessi paesi comunitari e dunque predisponendosi ad una sorta di nomadismo esistenziale <i>(v. <\/i><i>anche:<\/i><i> <\/i><i>Quelli che se ne vanno, E.Pugliese. Il Mulino 2018)<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">I progetti migratori appaiono incerti, quasi connotati da un realismo malinconico, piuttosto orientati ad una sussistenza dignitosa, decente; la dea Fortuna, che aveva assistito i precedenti disegni individuali e collettivi di espatrio, sembra essersi eclissata. <i>(v. <\/i><i>anche:<\/i><i> On the road again<\/i><i>. <\/i><i>Sulla nuova emigrazione italiana, M.Grispigni, P.Lunetto. Futura, 2021)<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">Da tutti questi punti di vista, l\u2019ultimo ciclo appare allora molto diverso qualitativamente dai precedenti.<\/p>\n<p align=\"justify\">E diversi appaiono anche <u>gli effetti che esso produce sui territori di origine<\/u>, gi\u00e0 aggrediti dalla crisi, o da gentrificazione, o da spopolamento delle aree pi\u00f9 svantaggiate, che vedono evaporare donne e uomini in et\u00e0 giovanile per i quali sono stati investiti risorse importanti e che non potranno fornire il proprio contributo non solo allo sviluppo, ma anche alla <u>stabilit\u00e0 demografica <\/u><u>delle aree di partenza<\/u>; mentre, sulla base della sua composizione in termini relativamente alti di scolarizzazione e qualificazione, sono anche diversi \u2013 e maggiori che nel passato \u2013 gli apporti diretti o potenziali che esso fornisce ai paesi di arrivo in competizione per aggiudicarsi nuova forza lavoro qualificata. E ci sembra questo il punto in cui sostiamo.<\/p>\n<h3 align=\"justify\"><b>Ma un\u2019ultima considerazione va fatta sul futuro interludio: vi si perverr\u00e0 ? in che tempi ? e quali caratteristiche avr\u00e0?<\/b><\/h3>\n<p align=\"justify\">A bocce ferme, considerando la recente conferma di politiche di contenimento e riduzione del debito approvate in sede comunitaria, quindi di ulteriore austerit\u00e0, il flusso potrebbe avere lunga vita a causa della ovvia permanenza di forti differenziali di produttivit\u00e0 e parallela scarsit\u00e0 di coesione territoriale interna all\u2019Unione; e l\u2019interludio procrastinarsi in avanti nel tempo dentro un scenario stabile nel suo insito e conosciuto squilibrio.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma vi \u00e8 un\u2019altra possibilit\u00e0 che potrebbe essere anche peggiore; una causazione ricorsiva del contesto geopolitico internazionale che potrebbe ripercorrere passaggi gi\u00e0 vissuti: i due interludi del novecento sono delimitati, il primo, da una guerra mondiale e chiusi dalla successiva; il secondo interludio si apre con una crisi energetica sistemica che apre le porte alla ristrutturazione industriale e al neoliberismo. Il futuro interludio possibile potrebbe essere aperto, come nel \u201814-\u201918, dalla guerra che \u00e8 gi\u00e0 in corso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Oppure, come terza variante, dalla ricomposizione in blocchi pi\u00f9 o meno autarchici e in competizione e dal nuovo protezionismo dell\u2019emisfero che si annuncia in occidente secondo il principio del <i>friend-shoring<\/i>. Ma questa ridefinizione delle catene del valore in termini di sovranismo euro-occidentale con annessa nuova cortina di ferro al suo limes orientale, potrebbe allontanarne l\u2019avvento incentivando ulteriormente la mobilit\u00e0 interna al sistema auro-atlantico (che riguarderebbe quindi tutti paesi implicati, non solo l\u2019Europa) in funzione di accentuata competizione con gli altri blocchi e a spese di un mondo del lavoro sempre pi\u00f9 segmentato e subalterno alle decisioni di classi apicali transoceaniche arroccate e rinserrate alla loro perpetuazione. Quest\u2019ultima variante implicherebbe, tendenzialmente, anche l\u2019assottigliarsi della classica differenziazione tra emigrazione e immigrazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Davvero difficile decidere quale sia la prospettiva migliore.<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>(Rodolfo Ricci)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso 5 giugno, presso il CNR a Roma \u00e8 stato presentato il libro di Enrico Pugliese e Mattia Vitiello, \u201cStoria dell\u2019emigrazione italiana \u2013 Dall\u2019Unit\u00e0 a oggi\u201d. 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