{"id":36422,"date":"2024-10-24T15:10:15","date_gmt":"2024-10-24T15:10:15","guid":{"rendered":"https:\/\/filef.info\/?p=36422"},"modified":"2024-12-15T15:11:49","modified_gmt":"2024-12-15T15:11:49","slug":"rapporto-cnel-dal-2011-al-2023-emigrati-allestero-550mila-giovani-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2024\/10\/24\/rapporto-cnel-dal-2011-al-2023-emigrati-allestero-550mila-giovani-italiani\/","title":{"rendered":"Rapporto CNEL: Dal 2011 al 2023 emigrati all\u2019estero 550mila giovani italiani"},"content":{"rendered":"<div id=\"main-content\" class=\"mh-content\" role=\"main\">\n<article id=\"post-50537\" class=\"post-50537 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-studi-e-ricerche category-nuova-emigrazione category-b-diritti category-lavoro category-cultura category-politica category-economia category-popolazione tag-italia tag-cnel tag-nuova-emigrazione\">\n<div class=\"entry-content mh-clearfix\">\n<figure class=\"entry-thumbnail\"><\/figure>\n<blockquote>\n<h3 class=\"sottotitolo\">Presentato al Cnel il Rapporto \u201cI giovani e la scelta di trasferirsi all\u2019estero\u201d, realizzato dalla Fondazione Nord Est. L\u2019Italia all\u2019ultimo posto in Europa per attrazione di giovani<\/h3>\n<\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In tredici anni, dal 2011 al 2023, sono 550 mila i giovani italiani di 18-34 anni <strong>emigrati<\/strong> all\u2019estero. Al netto dei rientri, il dato \u00e8 pari a 377 mila. Si stima che al capitale umano uscito corrisponda un valore di 134 miliardi, cifra che potrebbe triplicarsi se si considera la sottovalutazione dei dati ufficiali. Sono i dati del <strong>Rapporto \u201cI giovani e la scelta di trasferirsi all\u2019estero\u201d<\/strong>, realizzato dalla Fondazione Nord Est e presentato oggi al <strong>Cnel<\/strong>.<\/p>\n<p>Per ogni giovane che arriva in Italia dai Paesi avanzati, otto italiani fanno le valigie e vanno all\u2019estero. L\u2019Italia si piazza all\u2019ultimo posto in Europa per attrazione di giovani, accogliendo solo il 6% di europei, contro il 34% della Svizzera e il 32% della Spagna. Il Rapporto \u201cI giovani e la scelta di trasferirsi all\u2019estero\u201d, presentato oggi al CNEL dalla Fondazione Nord Est, fotografa un\u2019emigrazione intensa e inedita, con met\u00e0 dei partenti laureati e un terzo diplomati, provenienti principalmente dalle Regioni del Nord.<\/p>\n<p>Secondo il Rapporto della Fondazione Nord Est, presentato oggi al CNEL, il 35% dei giovani residenti nel <strong>Nord Italia<\/strong> \u00e8 pronto a trasferirsi all\u2019estero. Tra le motivazioni principali, spiccano le migliori opportunit\u00e0 lavorative (25%), le opportunit\u00e0 di studio e formazione (19,2%) e la ricerca di una qualit\u00e0 della vita pi\u00f9 alta (17,1%). Solo il 10% considera il salario pi\u00f9 elevato come principale ragione per l\u2019espatrio.<\/p>\n<p>I giovani settentrionali che sono emigrati stanno nettamente meglio di chi rimane in Italia: il 56% degli expat si dichiara soddisfatto del proprio livello di vita, contro solo il 22% dei giovani che sono rimasti in Italia. L\u201986% degli expat crede che il proprio futuro dipenda dal loro impegno, a fronte del 59% dei cosiddetti \u201cremainers\u201d. La visione del futuro \u00e8 nettamente pi\u00f9 positiva tra chi ha lasciato l\u2019Italia: il 69% si aspetta un domani \u201cfelice\u201d, contro il 45% di chi \u00e8 rimasto; il 67% lo ritiene \u201cricco di opportunit\u00e0\u201d, rispetto al 34%; e il 64% lo vede \u201cmigliore\u201d, contro il 40% di chi non ha lasciato il Paese. Al contrario, tra i giovani che restano in Italia prevalgono le visioni negative: il 45% teme un futuro \u201cincerto\u201d, il 34% lo vede \u201cpauroso\u201d, il 21% lo ritiene \u201cpovero\u201d, e il 17% lo immagina \u201csenza lavoro\u201d, contro percentuali molto pi\u00f9 basse tra gli expat.<\/p>\n<p>Gli ampi divari di vedute e opinioni discendono da significative differenze dalle condizioni professionali attuali: quasi l\u201980% degli expat \u00e8 occupato (il 100% tra quanti non hanno conseguito il diploma delle superiori), contro il 64% dei giovani che risiedono nel Nord Italia, e tra i primi il tasso di disoccupazione \u00e8 del 4,2%, contro il 12,5% tra i secondi.<\/p>\n<h2>Uno su 3 ha intenzione di rimanere all\u2019estero<\/h2>\n<p>Benessere percepito, visione del futuro e condizione professionale spiegano perch\u00e9 il 33% degli expat\u00a0ha intenzione di rimanere all\u2019estero, contro il 16% che sa che ritorner\u00e0 in Italia (prevalentemente per ragioni familiari). Il 51% andr\u00e0 dove si presenteranno le migliori opportunit\u00e0. Non a caso, l\u201987% degli expat valuta positivamente l\u2019esperienza all\u2019estero. La principale ragione per restare all\u2019estero \u00e8 la mancanza in Italia di analoghe opportunit\u00e0 di lavoro, seguita dall\u2019opinione che nel Bel Paese non ci sia spazio per i giovani, che non ci sia un ambiente culturalmente aperto e internazionale e che la qualit\u00e0 della vita sia migliore negli altri Paesi.<\/p>\n<p>In base alle caratteristiche personali (origini familiari, percorso di studi), sono stati tracciati due identikit di giovani expat: al primo appartengono i giovani che hanno avuto condizioni di partenza meno favorevoli e che al pi\u00f9 hanno ottenuto il diploma delle superiori (ma spesso non sono riusciti a completare il ciclo di studi che porta alla maturit\u00e0); nel secondo rientrano i giovani che hanno avuto punti di partenza fortunati. I primi sono andati all\u2019estero quasi per necessit\u00e0 (28% di chi ha risposto all\u2019indagine), mentre i secondi ci sono andati per scelta (23%). Il tasso di disoccupazione dal 4,2% sale al 7% tra chi se ne \u00e8 andato per necessit\u00e0 e scende all\u20191% tra chi se ne \u00e8 andato per scelta.<\/p>\n<p>Anche la <strong>tipologia di occupazione<\/strong> cambia significativamente: il 73,3% di chi se ne \u00e8 andato per scelta svolge attivit\u00e0 intellettuali o impiegatizie, mentre il 58,2% di chi se ne \u00e8 andato per necessit\u00e0 \u00e8 impiegato in ruoli per i quali in Italia le imprese denunciano una particolare carenza: tecnici, professioni qualificate nei servizi, operai specializzati e semi-specializzati, personale senza qualifica. In numeri assoluti, sono oltre 180 mila i giovani lavorano all\u2019estero in tali attivit\u00e0 (tenuto conto della sottostima dei dati ufficiali).<\/p>\n<p>Ci sono significative differenze anche sulle motivazioni per non tornare, al di l\u00e0 della convergenza sulla assenza in Italia di analoghe opportunit\u00e0 (per il 34,3% di chi se ne \u00e8 andato per necessit\u00e0 e per il 37,2% di chi l\u2019ha fatto per scelta). Infatti, chi ha trovato all\u2019estero un riscatto personale sono molto sentite le questioni ambientali (\u201cnon c\u2019\u00e8 spazio per i giovani\u201d 27,9%, contro 19,2%; \u201cmigliore qualit\u00e0 della vita\u201d all\u2019estero 19,8% contro 12,4%). Mentre tra chi se ne andato per scelta forte \u00e8 la critica verso il provincialismo culturale italiano (se rientrassi, \u201cnon troverei un ambiente aperto, internazionale\u201d \u00e8 indicato dal 23,3%, contro il 6,2% dell\u2019altro gruppo).<\/p>\n<p>L\u2019Italia manca di attrattivit\u00e0 sia per chi se ne \u00e8 andato sia per chi \u00e8 rimasto, ma con notevoli divari di giudizio sui fattori riguardanti le politiche pubbliche. Expat e giovani residenti al Nord concordano nel bocciare le politiche per i giovani: -88,3 tra gli expat e -54,0 tra i remainers.\u00a0Ma per i primi la carenza di infrastrutture digitali determina uno scarto di attrattivit\u00e0 pari a -80,4%, per i secondi solo di -21,7%. Politiche per il lavoro e politiche per la famiglia ricevono pessimi voti da entrambi i gruppi, mentre chi \u00e8 rimasto in Italia valuta meno severamente rispetto agli expat i servizi alla famiglia (-5,4 contro -51,6), i servizi di welfare (-16,4 contro -40,9) e la qualit\u00e0 della formazione (-2,5 rispetto a -39,6).<\/p>\n<h2>Giovani espatriati. in Italia poca meritocrazia<\/h2>\n<p>Il divario di valutazione \u00e8 massimo per i servizi sanitari, che stando ai giovani remainers sono un positivo fattore\u00a0di attrattivit\u00e0 dell\u2019Italia, +25,6; mentre non lo \u00e8 per gli expat,\u00a0con -51,6. Anche la qualit\u00e0 delle universit\u00e0 spinge a stare in Italia per chi ha optato per rimanere (+13,5), mentre gli expat formulano il giudizio meno severo rispetto ad altri fattori di non attrattivit\u00e0 (-39,4). La meritocrazia \u00e8 giudicata come assolutamente carente in Italia rispetto agli altri Paesi, e quindi una ragione di fuga per tutti i giovani italiani (-53,7 tra chi vive al Nord Italia e -84,9 per chi se ne \u00e8 andato), e altrettanto l\u2019apertura internazionale (-29,3 e -83,1). Mentre chi vive ancora nel Bel Paese ritiene che la qualit\u00e0 della vita sia ragione di attrattivit\u00e0 dell\u2019Italia (+1,7, contro -37,9). L\u2019arte e l\u2019offerta culturale restano un punto di forte attrattivit\u00e0 dell\u2019Italia sia per i giovani che ci vivono (+42,5) sia per chi vive fuori (+36,1).<\/p>\n<h2>Cultura imprenditoriale bocciata<\/h2>\n<p>I giovani italiani, sia quelli che vivono nel Nord Italia sia quelli che sono emigrati, bocciano senza appello la cultura imprenditoriale italiana. In particolare, giudicano un fattore di poca attrattivit\u00e0 del Paese l\u2019attenzione alle esigenze dei propri collaboratori (-34 tra chi risiede al Nord e -85,5 tra gli expat), la presenza di imprese innovative (-25,2 e -85) e la cultura manageriale e imprenditoriale (-25,2 e -77,6).<\/p>\n<p>Ancora peggio \u00e8 valutato l\u2019ambito lavoro, di nuovo con evidenti responsabilit\u00e0 delle imprese. Cos\u00ec i <strong>salari<\/strong> adeguati al lavoro svolto (che si ricollega alla meritocrazia) ricevono un -49,1 dai giovani che vivono al Nord e un -89,8 da quelli che sono all\u2019estero, le occasioni di lavoro in settori innovativi prendono un -31,2\u00a0\u00a0 e\u00a0\u00a0 un -88,2, le prospettive di crescita professionale un -38,2 e un -86,5 e i salari adeguati al costo della vita un -49,3 e un -84,1.<\/p>\n<p>Il giudizio dei giovani italiani sulla capacit\u00e0 attrattiva dell\u2019Italia rispetto ad altri Paesi appare netto: l\u2019Italia fatica a valorizzarli, riconoscendone il merito e le competenze che derivano da un sistema scolastico e universitario di eccellenza, perch\u00e9 le politiche del lavoro (compreso il sistema di contrattazione nazionale, verrebbe da suggerire) non fluidificano i percorsi e gli strumenti di inserimento e perch\u00e9 il sistema delle imprese viene considerato ancora molto tradizionale e poco innovativo e, quindi, scarsamente interessante per un percorso professionale.<\/p>\n<h2>In Italia prospettive troppo incerte<\/h2>\n<p>Anche quando si riesce a entrare nel mondo del lavoro, le prospettive future per i giovani appaiono incerte, i tempi di crescita lenti e influenzati da una diffusa reticenza ad affidare responsabilit\u00e0 ai giovani. Inoltre, c\u2019\u00e8 scarsa attenzione alle esigenze dei collaboratori (formazione, conciliazione), e i salari non sono sufficienti rispetto al costo della vita o coerenti con il lavoro svolto. In questo, le istituzioni pubbliche e private faticano a disegnare politiche coerenti rispetto alle esigenze delle nuove generazioni, soprattutto in merito al lavoro, ma anche alla famiglia, rendendo difficile oggi immaginare di lasciare la famiglia di origine, diventare genitori, e perfino imprenditori.<\/p>\n<h2>Brunetta: scarsa attrativit\u00e0 Italia emergenza nazionale<\/h2>\n<p>\u201cLa scarsa attrattivit\u00e0 dell\u2019Italia per i giovani \u00e8 una vera e propria emergenza nazionale, economica e sociale. Siamo entrati in una fase critica di carenza e fuga di giovani dal Paese. I giovani scarseggiano per le imprese, mancano nel sistema della PA e mancheranno sempre di pi\u00f9 in ogni ganglio vitale della vita civile ed economica dell\u2019Italia. Insensibilit\u00e0 e immobilismo sono scandalosamente inaccettabili\u201d. Cos\u00ec il presidente del CNEL <strong>Renato Brunetta<\/strong> alla presentazione del rapporto. \u201cVogliamo accendere un faro su una questione cruciale. Chiameremo a partecipare tutte le istituzioni coinvolte e sar\u00e0 aperto ai contributi del mondo accademico e dei centri di ricerca\u201d.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019emigrazione dei giovani italiani ha grandi impatti sulla crescita potenziale dell\u2019Italia e quindi sulla sostenibilit\u00e0 del debito. A cascata, produce effetti anche sulla tenuta del welfare e sui servizi sanitari. Senza dimenticare la difficolt\u00e0 per le imprese di trovare lavoratori e la riduzione della natalit\u00e0 delle imprese stesse. L\u2019intensit\u00e0 del fenomeno, inoltre, accelera i processi di invecchiamento della popolazione, visto che i giovani che vanno via fanno famiglia all\u2019estero, con ricadute sul livello e la composizione dei consumi\u201d, ha aggiunto Bruntetta.<\/p>\n<h2>Conti (Istat): all\u2019estero 1,6 milioni di giovani\u00a0tra 11 e 35 anni<\/h2>\n<p>\u201cI giovani tra 11 e 35 anni che risiedono all\u2019estero sono 1,6 milioni. Una popolazione che sta aumentando e che sta cambiando, perch\u00e9 un segmento rilevante sta acquisendo la cittadinanza dei Paesi dove sono emigrati. La quota di ragazzi di 11-19 anni che vorrebbero vivere all\u2019estero da grandi sono il 30,7% e le ragazze il 37,9%. Il Paese pi\u00f9 indicato sono gli Stati Uniti. I dati mostrano anche una relazione che vede una maggiore propensione ad andare all\u2019estero per chi appartiene a una condizione socio-familiare meno buona\u201d. Lo ha affermato <strong>Cinzia Conti<\/strong> (Istat), nel corso della presentazione al Cnel.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>:https:\/\/www.italiaoggi.it\/news\/dal-2011-al-2023-emigrati-all-estero-550mila-giovani-italiani-202410231156452095<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"section-article-image\">\n<div class=\"ratio ratio-21x9\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"section-tags mb-4\"><\/div>\n<div class=\"section-redazione-header\">\n<h2>PRESENTATO AL CNEL IL RAPPORTO GIOVANI ALL\u2019ESTERO<\/h2>\n<h3>Studio della Fondazione Nord Est. \u201cIn 13 anni 550 mila espatriati\u201d<\/h3>\n<div class=\"text-muted text-uppercase\">23 ottobre 2024<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"section-redazione-body\">\n<p>In tredici anni, dal 2011 al 2023, sono<strong> 550 mila<\/strong> i giovani italiani di 18-34 anni emigrati all\u2019estero. Al netto dei rientri, il dato \u00e8 pari a<strong> 377 mila<\/strong>. Si stima che al capitale umano uscito corrisponda un valore di 134 miliardi, cifra che potrebbe triplicarsi se si considera la sottovalutazione dei dati ufficiali. \u00c8 quanto emerge dal Rapporto \u201cI giovani e la scelta di trasferirsi all\u2019estero\u201d, realizzato dalla Fondazione Nord Est e <strong>presentato oggi al CNEL.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>BRUNETTA: \u00c8 VERA EMERGENZA NAZIONALE, NASCE OSSERVATORIO CNEL<\/strong><\/p>\n<p>\u201cLa scarsa attrattivit\u00e0 dell\u2019Italia per i giovani \u2013 <strong>ha dichiarato il presidente del CNEL Renato Brunetta<\/strong> \u2013 \u00e8 una vera e propria emergenza nazionale, economica e sociale. Siamo entrati in una fase critica di carenza e fuga di giovani dal Paese. I giovani scarseggiano per le imprese, mancano nel sistema della PA e mancheranno sempre di pi\u00f9 in ogni ganglio vitale della vita civile ed economica dell\u2019Italia. Insensibilit\u00e0 e immobilismo sono scandalosamente inaccettabili\u201d. <strong>Il presidente Brunetta ha anche annunciato il lancio dell\u2019Osservatorio sull\u2019attrattivit\u00e0 per i giovani<\/strong>: \u201cVogliamo accendere un faro su una questione cruciale. Chiameremo a partecipare tutte le istituzioni coinvolte e sar\u00e0 aperto ai contributi del mondo accademico e dei centri di ricerca\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>PAOLAZZI: NOSTRO PAESE ULTIMO PER ATTRATTIVIT\u00c0<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIl valore del capitale umano uscito \u00e8 stimato da Fondazione Nord Est in 134 miliardi. Ma il deflusso reale \u2013<strong> ha affermato Luca Paolazzi, direttore scientifico della Fondazione Nord Est<\/strong> \u2013 \u00e8 tre volte pi\u00f9 grande e alimenta la competitivit\u00e0 e la crescita degli altri Paesi europei. Nel movimento di giovani persone tra i Paesi europei l\u2019Italia partecipa da grande fornitrice di persone ed \u00e8 quindi fuori dalla circolazione di talenti perch\u00e9 \u00e8 ultima per attrattivit\u00e0. \u00c8 pericoloso continuare a cullarsi nella favola bella che facciamo parte di quella circolazione, perch\u00e9 vuol dire fingere che la bassa attrattivit\u00e0 non esista. L\u2019emigrazione dei giovani italiani non solo rende pi\u00f9 difficile per le imprese la ricerca di persone da assumere ma accentua enormemente il mis-match tra domanda e offerta di competenze\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CONTI: ALL\u2019ESTERO 1,6 MILIONI DI CHI HA TRA 11 E 35 ANNI<\/strong><\/p>\n<p>\u201cI giovani tra 11 e 35 \u2013<strong> ha evidenziato Cinzia Conti (ISTAT) <\/strong>\u2013 che risiedono all\u2019estero sono 1,6 milioni. Una popolazione che sta aumentando e che sta cambiando, perch\u00e9 un segmento rilevante sta acquisendo la cittadinanza dei Paesi dove sono emigrati. La quota di ragazzi di 11-19 anni che vorrebbero vivere all\u2019estero da grandi sono il 30,7% e le ragazze il 37,9%. Il Paese pi\u00f9 indicato sono gli Stati Uniti. I dati mostrano anche una relazione che vede una maggiore propensione ad andare all\u2019estero per chi appartiene a una condizione socio-familiare meno buona\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>VIVIANO: DA CRISI DEMOGRAFICA CALO FORZA LAVORO -9% NEL 2040<\/strong><\/p>\n<p>\u201cEntro il 2040 la popolazione tra i 15 e i 64 anni \u2013 <strong>ha sottolineato Eliana Viviano (Banca d\u2019Italia) <\/strong>\u2013 si ridurr\u00e0 di 5,4 milioni di individui (-14,4%). Ipotizzando che la partecipazione al mercato del lavoro segua i trend attuali, il calo demografico potrebbe comportare una riduzione della forza lavoro nel 2040 di circa il 9% rispetto a oggi, che pu\u00f2 corrispondere a un analogo calo del PIL. Sul mercato del lavoro incide soprattutto la scarsa partecipazione di giovani e donne. In particolare, per la componente femminile si registra ancora una marcata <em>child penalty<\/em>. La nascita di un figlio spinge le donne a lasciare l\u2019occupazione: la probabilit\u00e0 per le donne occupate di non avere pi\u00f9 un impiego nei 2 anni successivi alla maternit\u00e0 \u00e8 quasi doppia rispetto alle donne senza figli\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>BIANCHI: TRA CHI EMIGRA DAL SUD UNO SU DUE \u00c8 LAUREATO<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIl Sud ha sempre vissuto un intenso fenomeno di emigrazione. Ma ora \u00e8 un dramma \u2013 <strong>ha detto Luca Bianchi, direttore generale di Svimez<\/strong> \u2013 perch\u00e9 avviene in un contesto demografico molto diverso dal passato. Un tempo l\u2019emigrazione aiutava quanto meno a ridurre la pressione sul territorio, ora non \u00e8 cos\u00ec. Un tempo l\u2019emigrazione riguardava pi\u00f9 gli over 40, ora avviene il contrario. Gli under 40 dal 2002 al 2024 sono diminuiti di 2,1 milioni (-12,4%) nel Centro-Nord, contro i 3,1 milioni nel Mezzogiorno (-28%). Uno su due dei giovani meridionali che vanno al Nord \u00e8 laureato. Si va via dal Sud per lo stesso motivo che spinge i giovani settentrionali ad andare all\u2019estero. I nodi sono nel mercato lavoro, nei servizi, in particolare per quel che riguarda la conciliazione, nello spopolamento dei territori, che determina bassa partecipazione dei giovani. Su tutto questo dobbiamo intervenire\u201d. Cos\u00ec, nel corso della presentazione al CNEL del rapporto \u201cI giovani e la scelta di trasferirsi all\u2019estero\u201d, realizzato dalla Fondazione Nord Est.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>IL RAPPORTO<\/strong><\/p>\n<p><strong>PER OGNI GIOVANE CHE ARRIVA, OTTO EMIGRANO<\/strong><\/p>\n<p>Per ogni giovane che arriva in Italia dai Paesi avanzati, otto italiani fanno le valigie e vanno all\u2019estero. L\u2019Italia si piazza all\u2019ultimo posto in Europa per attrazione di giovani, accogliendo solo il 6% di europei, contro il 34% della Svizzera e il 32% della Spagna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AL NORD IL 35% \u00c8 PRONTO AD ANDAR VIA<\/strong><\/p>\n<p>Il 35% dei giovani residenti nel Nord Italia \u00e8 pronto a trasferirsi all\u2019estero. Tra le motivazioni principali, spiccano le migliori opportunit\u00e0 lavorative (25%), le opportunit\u00e0 di studio e formazione (19,2%) e la ricerca di una qualit\u00e0 della vita pi\u00f9 alta (17,1%). Solo il 10% considera il salario pi\u00f9 elevato come principale ragione per l\u2019espatrio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>UNO SU TRE HA INTENZIONE DI RIMANERE ALL\u2019ESTERO<\/strong><\/p>\n<p>Benessere percepito, visione del futuro e condizione professionale spiegano perch\u00e9 il 33% degli <em>expat<\/em> ha intenzione di rimanere all\u2019estero, contro il 16% che sa che ritorner\u00e0 in Italia (prevalentemente per ragioni familiari). Il 51% andr\u00e0 dove si presenteranno le migliori opportunit\u00e0. Non a caso, l\u201987% degli <em>expat<\/em> valuta positivamente l\u2019esperienza all\u2019estero. La principale ragione per restare all\u2019estero \u00e8 la mancanza in Italia di analoghe opportunit\u00e0 di lavoro, seguita dall\u2019opinione che nel Bel Paese non ci sia spazio per i giovani, che non ci sia un ambiente culturalmente aperto e internazionale e che la qualit\u00e0 della vita sia migliore negli altri Paesi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li>Cliccare <a href=\"https:\/\/www.cnel.it\/Portals\/0\/CNEL\/Comunicazione\/16%20ottobre%202024\/NOTA%20STAMPA%2023ott24%20DEf.pdf?ver=2024-10-23-112209-463&amp;timestamp=1729682539315\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">qui<\/a> per leggere le evidenze principali del Rapporto e gli interventi<\/li>\n<li>Cliccare <a href=\"https:\/\/www.cnel.it\/Portals\/0\/CNEL\/Comunicazione\/16%20ottobre%202024\/dossier%20agenzie%20su%20rapporto%20giovani.pdf?ver=2024-10-23-113305-227&amp;timestamp=1729683197523%C3%B9\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">qui<\/a> per consultare le uscite sulle agenzie di stampa<\/li>\n<li>Cliccare <a href=\"https:\/\/www.cnel.it\/Portals\/0\/CNEL\/Comunicazione\/MIMIT%20CNEL\/giovani%2023_10\/conti_cnel_23.pdf?ver=2024-10-23-093102-827&amp;timestamp=1729682157853\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">qui<\/a> per scaricare la presentazione a cura di Cinzia Conti (ISTAT)<\/li>\n<li>Cliccare <a href=\"https:\/\/www.cnel.it\/Portals\/0\/CNEL\/Comunicazione\/MIMIT%20CNEL\/giovani%2023_10\/lp_231024%20ROMA%20(3).pdf?ver=2024-10-23-093047-193&amp;timestamp=1729682187606\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">qui<\/a> per scaricare la presentazione a cura di Luca Paolazzi (Fondazione Nord Est)<\/li>\n<li>Cliccare<a href=\"https:\/\/www.cnel.it\/Portals\/0\/CNEL\/Comunicazione\/MIMIT%20CNEL\/giovani%2023_10\/VIVIANO%20Cnel%20-%20expat.pdf?ver=2024-10-23-093114-457&amp;timestamp=1729682206462\" target=\"_self\" rel=\"noopener\"> qui<\/a> per scaricare la presentazione a cura di Eliana Viviano (Banca d\u2019Italia)<\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>: https:\/\/www.cnel.it\/Comunicazione-e-Stampa\/Notizie\/ArtMID\/1174\/ArticleID\/4378\/PRESENTATO-AL-CNEL-IL-RAPPORTO-GIOVANI-ALL%e2%80%99ESTERO<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presentato al Cnel il Rapporto \u201cI giovani e la scelta di trasferirsi all\u2019estero\u201d, realizzato dalla Fondazione Nord Est. 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