{"id":36500,"date":"2024-12-06T16:23:41","date_gmt":"2024-12-06T16:23:41","guid":{"rendered":"https:\/\/filef.info\/?p=36500"},"modified":"2024-12-15T16:25:41","modified_gmt":"2024-12-15T16:25:41","slug":"sindrome-italiana-il-58-rapporto-censis-2024","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2024\/12\/06\/sindrome-italiana-il-58-rapporto-censis-2024\/","title":{"rendered":"\u201cSindrome italiana\u201d. Il 58\u00b0 Rapporto Censis 2024"},"content":{"rendered":"<div id=\"main-content\" class=\"mh-content\" role=\"main\">\n<article id=\"post-50986\" class=\"post-50986 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-studi-e-ricerche category-b-diritti category-lavoro category-cultura category-politica category-economia category-regioni category-popolazione tag-censis tag-italia\">\n<header class=\"entry-header mh-clearfix\">\n<p class=\"mh-meta entry-meta\">\n<\/header>\n<div class=\"entry-content mh-clearfix\">\n<header class=\"entry-title pls prs\">\n<h1 class=\"font-weight-light color-by-taxonomy\">Sindrome italiana<\/h1>\n<\/header>\n<div class=\"entry-summary pls prs\">\n<h3 class=\"h3 font-weight-light text-uppercase color-censis-light-gray mb-5\">La sindrome italiana \u00e8 la continuit\u00e0 nella mediet\u00e0, in cui restiamo intrappolati: n\u00e9 capitomboli rovinosi nelle fasi recessive, n\u00e9 scalate eroiche nei cicli positivi. Ma nasconde una insidia.<span style=\"color: #0000ff;\"> Se il ceto medio si sfibra (i redditi sono inferiori del 7% rispetto a vent\u2019anni fa) fermenta l\u2019antioccidentalismo e si incrina la fede nelle democrazie liberali, nell\u2019europeismo e nell\u2019atlantismo: il 66% degli italiani incolpa l\u2019Occidente dei conflitti in corso e solo il 31% \u00e8 d\u2019accordo con il richiamo della Nato sull\u2019aumento delle spese militari.<\/span> Intanto si infiamma la guerra delle identit\u00e0 sessuali, etnico-culturali, religiose, in lotta per il riconoscimento. Mentre \u00e8 in atto una mutazione morfologica della nazione (l\u2019Italia \u00e8 prima in Europa per acquisizioni di cittadinanza: +112% in dieci anni). Siamo preparati culturalmente? Nel Paese degli ignoranti, per il 19% Mazzini \u00e8 stato un politico della prima Repubblica e per il 32% la Cappella Sistina \u00e8 stata affrescata da Giotto o da Leonardo. Ecco i conti che non tornano nel sistema-Italia: pi\u00f9 lavoro e meno Pil, turismo su e industria gi\u00f9, carenza di personale e ipoteche sul welfare. Giovani: i disagiati e i salvati<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"entry-content pls prs\">\n<p>Roma, 6 dicembre 2024 \u2013<strong> Intrappolati nella sindrome italiana.<\/strong> Se a prima vista il 2024 potrebbe essere ricordato come l\u2019anno dei record (il record degli occupati e del turismo estero, ma anche il record della denatalit\u00e0, del debito pubblico e dell\u2019astensionismo elettorale), un\u2019analisi approfondita ci consegna una immagine pi\u00f9 aderente alla reale situazione sociale del Paese. La sindrome italiana \u00e8 la continuit\u00e0 nella mediet\u00e0, in cui restiamo intrappolati. Il Paese si muove intorno a una linea di galleggiamento, senza incorrere in capitomboli rovinosi nelle fasi recessive e senza compiere scalate eroiche nei cicli positivi. Anche nella dialettica sociale, la sequela di disincanto, frustrazione, senso di impotenza, risentimento, sete di giustizia, brama di riscatto, smania di vendetta ai danni di un presunto colpevole, cos\u00ec caratteristica dei nostri tempi, non \u00e8 sfociata in violente esplosioni di rabbia. Ci flettiamo come legni storti e ci rialziamo dopo ogni inciampo, senza ammutinamenti. Ma la spinta propulsiva verso l\u2019accrescimento del benessere si \u00e8 smorzata. Negli ultimi vent\u2019anni (2003-2023) il reddito disponibile lordo pro-capite si \u00e8 ridotto in termini reali del 7,0%. E nell\u2019ultimo decennio (tra il secondo trimestre del 2014 e il secondo trimestre del 2024) anche la ricchezza netta pro-capite \u00e8 diminuita del 5,5%. La sindrome italiana nasconde non poche insidie. L\u201985,5% degli italiani ormai \u00e8 convinto che sia molto difficile salire nella scala sociale.<\/p>\n<p><strong>La guerra delle identit\u00e0. <\/strong>All\u2019erosione dei percorsi di ascesa economica e sociale del ceto medio corrisponde una crescente avversione ai valori costitutivi dell\u2019agenda collettiva del passato: il valore irrinunciabile della democrazia e della partecipazione, il conveniente europeismo, il convinto atlantismo. Il tasso di astensione alle ultime elezioni europee ha segnato un record nella storia repubblicana: il 51,7% (alle prime elezioni dirette del Parlamento europeo, nel 1979, l\u2019astensionismo si ferm\u00f2 al 14,3%). Per il 71,4% degli italiani l\u2019Unione europea \u00e8 destinata a sfasciarsi, senza riforme radicali. Il 68,5% ritiene che le democrazie liberali non funzionino pi\u00f9. E il 66,3% attribuisce all\u2019Occidente (Usa in testa) la colpa dei conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente. Non a caso, solo il 31,6% si dice d\u2019accordo con il richiamo della Nato sull\u2019aumento delle spese militari fino al 2% del Pil. In una societ\u00e0 che ristagna, e che si \u00e8 risvegliata dall\u2019illusione che il destino dell\u2019Occidente fosse di farsi mondo, le questioni identitarie sostituiscono le istanze delle classi sociali tradizionali e assumono una centralit\u00e0 inedita nella dialettica socio-politica. Ora si ingaggia una competizione a oltranza per accrescere il valore sociale delle identit\u00e0 individuali etnico-culturali, religiose, di genere o relative all\u2019orientamento sessuale, secondo una ricombinazione interclassista. La rivalit\u00e0 delle identit\u00e0 e la lotta per il riconoscimento implicano l\u2019adozione della logica \u00abamico-nemico\u00bb: il 38,3% degli italiani si sente minacciato dall\u2019ingresso nel Paese dei migranti, il 29,3% prova ostilit\u00e0 per chi \u00e8 portatore di una concezione della famiglia divergente da quella tradizionale, il 21,8% vede il nemico in chi professa una religione diversa, il 21,5% in chi appartiene a una etnia diversa, il 14,5% in chi ha un diverso colore della pelle, l\u201911,9% in chi ha un orientamento sessuale diverso. Se il ceto medio si sfibra, il Paese non \u00e8 pi\u00f9 immune al rischio delle trappole identitarie.<\/p>\n<p><strong>La mutazione morfologica della nazione.<\/strong> Mentre il dibattito politico si arrovella sui criteri normativi da adottare per regolare l\u2019acquisizione della cittadinanza, il 57,4% degli italiani ritiene che l\u2019\u00abitalianit\u00e0\u00bb sia cristallizzata e immutabile, definita dalla discendenza diretta da progenitori italiani, per il 36,4% \u00e8 connotata dalla fede cattolica, per il 13,7% \u00e8 associata a determinati tratti somatici. Intanto, negli ultimi dieci anni sono stati integrati quasi 1,5 milioni di nuovi cittadini italiani, che prima erano stranieri. L\u2019Italia si colloca al primo posto tra tutti i Paesi dell\u2019Unione europea per numero di cittadinanze concesse (213.567 nel 2023). Con un numero molto pi\u00f9 alto delle circa 181.000 in Spagna, 166.000 in Germania, 114.000 in Francia, 92.000 in Svezia, le acquisizioni della cittadinanza italiana nel 2022 ammontavano al 21,6% di tutte le acquisizioni registrate nell\u2019Ue (circa un milione). E il nostro Paese \u00e8 primo anche per il totale cumulato nell\u2019ultimo decennio (+112,2% tra il 2013 e il 2022).<\/p>\n<p><strong>Il Paese degli ignoranti.<\/strong> Siamo culturalmente preparati al salto d\u2019epoca? La mancanza di conoscenze di base rende i cittadini pi\u00f9 disorientati e vulnerabili. Per quanto riguarda il sistema scolastico, non raggiungono i traguardi di apprendimento in italiano: il 24,5% degli alunni al termine delle primarie, il 39,9% al termine delle medie, il 43,5% al termine delle superiori (negli istituti professionali il dato sale vertiginosamente all\u201980,0%). In matematica: il 31,8% alle primarie, il 44,0% alle medie e il 47,5% alle superiori (il picco si registra ancora negli istituti professionali, con l\u201981,0%). Il 49,7% degli italiani non sa indicare correttamente l\u2019anno della Rivoluzione francese, il 30,3% non sa chi \u00e8 Giuseppe Mazzini (per il 19,3% \u00e8 stato un politico della prima Repubblica), per il 32,4% la Cappella Sistina \u00e8 stata affrescata da Giotto o da Leonardo, per il 6,1% il sommo poeta Dante Alighieri non \u00e8 l\u2019autore delle cantiche della Divina Commedia. Mentre si discute di egemonia culturale, per molti italiani si pone invece il problema di una cittadinanza culturale ancora di l\u00e0 da venire (del resto, per il 5,8% il \u00abculturista\u00bb \u00e8 una \u00abpersona di cultura\u00bb). Nel limbo dell\u2019ignoranza possono attecchire stereotipi e pregiudizi: il 20,9% degli italiani asserisce che gli ebrei dominano il mondo tramite la finanza, il 15,3% crede che l\u2019omosessualit\u00e0 sia una malattia, il 13,1% ritiene che l\u2019intelligenza delle persone dipenda dalla loro etnia, per il 9,2% la propensione a delinquere avrebbe una origine genetica (si nasce criminali, insomma), per l\u20198,3% islam e jihadismo sono la stessa cosa.<\/p>\n<p><strong>I conti che non tornano: pi\u00f9 lavoro, meno Pil. <\/strong>Molti conti non tornano nel sistema-Italia e molte equazioni rimangono irrisolte. Nonostante i segnali non incoraggianti circa l\u2019andamento del Pil, il numero degli occupati si \u00e8 attestato a 23.878.000 nella media dei primi sei mesi dell\u2019anno, con un incremento di un milione e mezzo di posti di lavoro rispetto all\u2019anno nero della pandemia e un aumento del 4,6% rispetto al 2007. Ma la distanza tra il tasso di occupazione italiano (siamo ultimi in Europa) e la media europea resta ancora significativa: 8,9 punti percentuali in meno nel 2023. Se il nostro tasso di attivit\u00e0 fosse uguale a quello medio europeo, potremmo disporre di 3 milioni di forze di lavoro aggiuntive, e se raggiungessimo il livello europeo del tasso di occupazione, supereremmo la soglia dei 26 milioni di occupati: 3,3 milioni in pi\u00f9 di quelli registrati nel 2023.<\/p>\n<p><strong>Il turismo su, l\u2019industria gi\u00f9.<\/strong> La produzione delle attivit\u00e0 manifatturiere italiane \u00e8 entrata in una spirale negativa: -1,2% tra il 2019 e il 2023. Il raffronto dei primi otto mesi del 2024 con lo stesso periodo del 2023 rivela una caduta del 3,4%. Invece le presenze turistiche in Italia hanno raggiunto i 447 milioni nel 2023, con un incremento del 18,7% rispetto al 2013. L\u2019aumento pi\u00f9 evidente nel decennio \u00e8 attribuibile alla componente estera (+26,7%), che si colloca sui 234 milioni di presenze, ma il turismo domestico \u00e8 comunque cresciuto del 10,9%. A Roma le presenze turistiche nel 2023 hanno superato i 37 milioni. In termini di produttivit\u00e0, nel periodo 2003-2023 le attivit\u00e0 terziarie registrano per\u00f2 una riduzione del valore aggiunto per occupato dell\u20191,2%, mentre l\u2019industria mostra un aumento del 10,0%.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia a corto di. <\/strong>Nel 2023 la quota di figure professionali di difficile reperimento rispetto ai fabbisogni delle imprese \u00e8 arrivata al 45,1% del totale delle assunzioni previste (era pari al 21,5% nel 2017). \u00c8 aumentato soprattutto il peso delle figure difficili da reperire per esiguit\u00e0 dei candidati: dal 9,7% del totale delle assunzioni previste nel 2017 al 28,4% nel 2023. Tra gli under 29 anni, sono di difficile reperimento per esiguit\u00e0 dei candidati il 34,1% delle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione e il 33,3% delle professioni tecniche. Nel 38,9% dei casi non si riescono a trovare giovani che vogliano fare gli artigiani, gli agricoltori o gli operai specializzati. Specialisti e tecnici della salute sono ormai la primula rossa del mercato del lavoro. Il ridotto numero di candidati riguarda ben il 70,7% della domanda di lavoro per infermieri e ostetrici, il 66,8% per i farmacisti e il 64,0% delle posizioni aperte per il personale medico. Ristoratori e albergatori non riescono a trovare soprattutto cuochi (il tasso di irreperibilit\u00e0 per ridotto numero di candidati \u00e8 salito al 39,1%) e camerieri (35,3%). La carenza di candidati riguarda anche gli idraulici (il 47,7% delle assunzioni previste) e gli elettricisti (40,2%).<\/p>\n<p><strong>Il divorzio tra citt\u00e0 e campagne.<\/strong> Si acuisce il problema della rarefazione dei servizi e delle infrastrutture di coesione sociale presenti sul territorio. Se in Italia le famiglie che sperimentano difficolt\u00e0 nel raggiungere una farmacia sono il 13,8% del totale (3,6 milioni) e per accedere a un Pronto soccorso sono il 50,8% (13,3 milioni), nel caso dei residenti in comuni fino a 2.000 abitanti le difficolt\u00e0 riguardano rispettivamente il 19,8% e il 68,6% delle famiglie. Sono poco pi\u00f9 di 8 milioni le famiglie italiane per cui \u00e8 difficile raggiungere un commissariato di polizia o una stazione dei carabinieri. Per pi\u00f9 di un quinto \u00e8 difficile raggiungere un negozio di generi alimentari o un mercato. Ma per il 54,9% delle famiglie che vivono nei piccoli comuni anche l\u2019accesso a un supermercato si rivela difficoltoso.<\/p>\n<p><strong>Le ipoteche sul welfare. <\/strong>Tra il 2013 e il 2023 si \u00e8 registrato un aumento del 23,0% in termini reali della spesa sanitaria privata pro-capite, che nell\u2019ultimo anno ha superato complessivamente i 44 miliardi di euro. Al 62,1% degli italiani \u00e8 capitato almeno una volta di rinviare un check up medico, accertamenti diagnostici o visite specialistiche perch\u00e9 la lista di attesa negli ambulatori del Servizio sanitario nazionale era troppo lunga e il costo da sostenere nelle strutture private era considerato troppo alto. Al 53,8% \u00e8 capitato di dover ricorrere ai propri risparmi per pagare le prestazioni sanitarie necessarie. Sul fronte previdenziale, il 75,7% pensa che non avr\u00e0 una pensione adeguata quando lascer\u00e0 il lavoro. In particolare, \u00e8 l\u201989,8% dei giovani ad avere questa certezza.<\/p>\n<p><strong>Giovani: i disagiati e i salvati. <\/strong>Il 58,1% dei giovani di 18-34 anni si sente fragile, il 56,5% si sente solo, il 51,8% dichiara di soffrire di stati d\u2019ansia o depressione, il 32,7% di attacchi di panico, il 18,3% accusa disturbi del comportamento alimentare, come anoressia e bulimia. Solo in alcuni casi si arriva a una vera patologia conclamata: un giovane su tre (il 29,6% del totale) \u00e8 stato in cura da uno psicologo e il 16,8% assume sonniferi o psicofarmaci. Ma c\u2019\u00e8 anche una maggioranza silenziosa fatta di giovani che mettono in gioco strategie individuali di restanza o rilancio per assicurarsi un futuro migliore, in Italia o all\u2019estero. Dal 2013 al 2022 sono espatriati circa 352.000 giovani tra i 25 e i 34 anni (pi\u00f9 di un terzo del totale degli espatri). Di questi, pi\u00f9 di 132.000 (il 37,7%) erano in possesso della laurea. Negli anni i laureati sono aumentati: nel 2013 erano il 30,5% degli emigrati dall\u2019Italia, nel 2022 erano diventati il 50,6% del totale.<\/p>\n<p><strong>L\u2019imbuto dei patrimoni.<\/strong> Si profila all\u2019orizzonte un imponente passaggio intergenerazionale di ricchezza. Uno degli effetti nascosti della denatalit\u00e0 che da molti anni preoccupa il Paese \u00e8 che, a causa della prolungata flessione delle nascite, il numero degli eredi si riduce, quindi in prospettiva le eredit\u00e0 si concentrano. Oggi le famiglie della \u00abgenerazione silenziosa\u00bb (i nati prima della Seconda guerra mondiale) e del baby boom (i nati tra il dopoguerra e i primi anni \u201960) detengono insieme il 58,3% della ricchezza netta delle famiglie. In attesa ci sono parte della \u00abgenerazione X\u00bb (i nati tra il 1965 e il 1980), i millennial e la \u00abgenerazione Z\u00bb (i nati negli ultimi decenni dello scorso secolo e nei primi anni del nuovo millennio). Quale sar\u00e0 l\u2019effetto psicologico su coloro che sanno di essere destinatari di un atto di successione? Forse una ridotta propensione al rischio imprenditoriale, compressa dalle aspettative dei potenziali rentier.<\/p>\n<p><strong>Il florido mercato della sicurezza.<\/strong> Il numero dei reati commessi in Italia ha conosciuto nel tempo una costante e prolungata riduzione. Nel 2023 per\u00f2 si \u00e8 registrato un aumento dei reati del 3,8% rispetto all\u2019anno precedente e dell\u20191,7% rispetto all\u2019anno pre-Covid 2019. \u00c8 presto per dire se si tratta di una fase congiunturale o di una inversione di tendenza. Bench\u00e9 gli episodi di criminalit\u00e0 facciano molta impressione nell\u2019opinione pubblica, in quanto i reati sono concentrati nelle aree urbane, a livello nazionale gli omicidi volontari sono per\u00f2 diminuiti dai 502 del 2013 ai 341 del 2023 (-32,1%), le rapine sono scese nel decennio da 43.754 a 28.067 (-35,9%), i furti nelle abitazioni si sono ridotti da 251.422 a 147.660 (-41,3%). Ma tra gli italiani aumenta l\u2019insicurezza e il bisogno di sentirsi protetti. L\u201985,5% possiede almeno un dispositivo per la difesa della propria abitazione e il 50,1% investir\u00e0 di pi\u00f9 nella sicurezza domestica negli anni a venire. Oggi in Italia sono quasi 1,7 milioni le persone che detengono regolarmente un\u2019arma da fuoco. Se si considerano i loro nuclei familiari, si possono stimare in 3,7 milioni (pari al 6,3% della popolazione) le persone che hanno una pistola a portata di mano e potrebbero utilizzarla, per sbaglio o intenzionalmente. Il 43,6% degli italiani pensa che sparare a un malintenzionato che si introduce in casa per rubare dovrebbe essere considerato un atto legalmente legittimo.<\/p>\n<p><strong>Le asimmetrie delle emozioni: i luoghi delle relazioni e la solitudine tra le pareti domestiche. <\/strong>Dopo l\u2019esperienza traumatica della pandemia, \u00e8 sempre pi\u00f9 evidente il ritorno alla convivialit\u00e0 e alla frequentazione dei luoghi pubblici. Il 58,8% degli italiani incontra gli amici durante il tempo libero almeno una volta alla settimana. Il dato sale tra i giovani, con punte intorno al 90% tra chi ha dai 15 ai 19 anni, mentre \u00e8 evidente una rarefazione delle relazioni tra le persone anziane. Nel 2023 si sono registrate pi\u00f9 di 10 milioni di presenze alle 2.397 fiere organizzate in Italia: +16,3% rispetto all\u2019anno precedente. Aumenta la partecipazione ai concerti, con oltre 28 milioni di presenze (+70,1% rispetto al 2019). La casa invece pu\u00f2 diventare il luogo della solitudine. Nel 2023 le persone sole hanno superato gli 8,8 milioni (+18,4% dal 2013). I vedovi (3,1 milioni) costituiscono il 34,8% delle persone sole, i single (celibi e nubili o separati e divorziati) sono il 65,2% (5,8 milioni).<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>: https:\/\/www.censis.it\/rapporto-annuale\/sindrome-italiana<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Presentazione del 58\u00b0 Rapporto sulla situazione sociale del Paese\/2024\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/LQwvndat1dk?start=867&amp;feature=oembed\" width=\"678\" height=\"509\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<header class=\"entry-title pls prs\">\n<h1 class=\"font-weight-light color-by-taxonomy\">Prendersi il rischio di andare oltre<\/h1>\n<\/header>\n<div class=\"entry-summary pls prs\">\n<h2 class=\"h3 font-weight-light text-uppercase color-censis-light-gray mb-5\">In una societ\u00e0 chiusa, la crescita o non c\u2019\u00e8 o \u00e8 drammaticamente lenta. Lo sviluppo economico, sociale e del benessere personale matura nelle societ\u00e0 capaci di aprirsi al nuovo, che sanno spezzare il recinto, accogliere innesti e correre nuovi pericoli<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"entry-content pls prs\">\n<p>Roma, 6 dicembre 2024 \u2013 Si torna a ragionare di crescita. La questione di come sostenere il progresso della societ\u00e0 italiana non pu\u00f2 pi\u00f9 essere rinviata. Il Paese ha iniziato timidamente a considerare la possibilit\u00e0 di assimilare i processi emergenti e di costruire percorsi di crescita con essi coerenti, perch\u00e9 \u00e8 emerso il deficit di padroneggiamento collettivo delle profonde trasformazioni che lo scorrere della storia impone alla societ\u00e0 italiana. Ne troviamo molti esempi: il problema dei salari e l\u2019impossibilit\u00e0 di continuare a considerare il costo del lavoro come il principale ammortizzatore della perdita di produttivit\u00e0; il rumoroso affermare l\u2019importanza dei dati e degli algoritmi per affrontare la sfida dell\u2019intelligenza artificiale; il richiamo a rimettere mano all\u2019integrazione europea rivedendo patti, trattati, istituzioni; il passaggio generazionale nella propriet\u00e0 e nella gestione delle imprese di ogni taglia e dimensione.<\/p>\n<p>Nel tempo si sono alternati miti e speranze della programmazione e delle riforme, senza rimuovere le incrostazioni del passato. Non hanno funzionato le ipotesi di un governo per carisma, per sovrabbondanza di poteri, per esercizio di capipopolo che decidono per tutti battendo i pugni sul tavolo. In mezzo, le abbiamo provate tutte: i governi tecnici dei migliori o di transizione, i governi sovranisti o populisti, la devoluzione dei poteri e l\u2019autonomia differenziata, l\u2019antipolitica asfaltante.<\/p>\n<p>Il corpo sociale, invece, anche in una societ\u00e0 fragile e slabbrata, segue sempre una sua logica e tende a riportare a regime il motore dello sviluppo. Dentro l\u2019oscillare di continuit\u00e0 e cambiamento, di attesa e trasformazione, di cinismo individualista e coesione collettiva, come sempre il respiro sociale cerca un proprio ritmo per esercitare le proprie intenzioni.<\/p>\n<p>Tuttavia, \u00e8 alto il rischio che, dopo la vigorosa ripresa post-pandemia, peraltro eccezionalmente sostenuta dall\u2019indebitamento pubblico, le prospettive di crescita dell\u2019Italia si vadano rapidamente annuvolando.<\/p>\n<p>Dopo anni \u2013 ormai pi\u00f9 di un quindicennio \u2013 in cui la societ\u00e0 italiana \u00e8 rimasta alla finestra, si affacciano all\u2019orizzonte un nuovo scenario mondiale e un nuovo scenario tecnologico nei quali le barche non salgono e non scendono pi\u00f9 tutte con la stessa marea. In larghissima maggioranza, gli italiani galleggiano, nonostante tutto e come sempre. Galleggiare abilmente non ci protegge per\u00f2 da una lunga serie di inconvenienti.<\/p>\n<p>In un Paese che sente l\u2019affanno del rimettersi in movimento, che rimette in gioco le sue dimensioni intermedie, che depotenzia le spinte imitative, che prova a muovere l\u2019acqua non solo per galleggiare e sopravvivere, ma anche per muoversi su nuove rotte, resta l\u2019antico vizio di una scarsit\u00e0 di direzione, di un\u2019assenza di traguardi e di coraggio per affermarli. \u00c8 faticoso dare direzione allo sviluppo, immaginare una rotta e seguire una tabella di navigazione.<\/p>\n<p>Fare politica \u00e8 un esercizio alto, \u00e8 l\u2019arte del consenso e dell\u2019interpretazione dei sentimenti e dei bisogni sociali, \u00e8 un compito complesso di responsabilit\u00e0 e immaginazione: significa leggere nel Paese lo sguardo nel futuro. Eppure, l\u2019anno che si chiude lascia l\u2019amaro sapore di una politica tutta giocata sul gusto non di fare, ma di essere politici.<\/p>\n<p>Non siamo una societ\u00e0 in corsa tuonante per lo sviluppo, quindi, ma nemmeno siamo diventati un popolo di poveri diavoli destinati a rimanere miserabili. La nostra societ\u00e0 \u00e8 molto pi\u00f9 meticcia di quanto si dica, avvezza a mescolare valori e significati, persone e comportamenti. Un po\u2019 occidentale e un po\u2019 mediterranea, levantina e mediorientale, contadina e cibernetica, poliglotta e dialettale, mondana e plebea.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 chiusa, la crescita o non c\u2019\u00e8 o \u00e8 drammaticamente lenta. Lo sviluppo economico, sociale e del benessere personale matura e diviene concreto nelle societ\u00e0 capaci di aprirsi al nuovo, di spezzare il recinto, di esplorare nuovi confini, di accogliere nuovi innesti, di correre nuovi pericoli. Quando, viceversa, a ciascun gruppo sociale non sono accessibili reali possibilit\u00e0 di mobilit\u00e0, avanzamento, promozione individuale, una societ\u00e0 resta intrappolata in s\u00e9 stessa, si ripiega, aspetta.<\/p>\n<p>Una societ\u00e0 aperta porta con s\u00e9 dei rischi, per le istituzioni collettive e per la vita privata. Con i rischi, porta anche preoccupazioni relative alla perdita di sicurezza, alle limitazioni alla redistribuzione delle rendite, all\u2019ibridazione culturale. Rischi che al momento la nostra societ\u00e0 non sembra disponibile ad assumersi, ma che, allo stesso tempo, non pu\u00f2 permettersi di non correre, se vuole crescere e non pi\u00f9 galleggiare.<\/p>\n<p>Dopo un cos\u00ec lungo tempo trascorso nell\u2019attesa, bisogna prendersi il rischio di andare oltre.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>: https:\/\/www.censis.it\/rapporto-annuale\/prendersi-il-rischio-di-andare-oltre<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>PER APPROFONDIMENTI E PER SCARICARE ALCUNE PARTI DEL RAPPORTO LEGGI ANCHE DIRETTAMENTE SUL SITO DEL CENSIS:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"related-block\">\n<div class=\"related-block-content\">\n<article id=\"node-37548\" class=\"node node-press teaser-minimal node-first_level_category node-sticky_home without-main-image clearfix\">\n<div class=\"d-flex mb-3\">\n<div class=\"col col-content\">\n<div class=\"main-category text-right\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<article id=\"node-37551\" 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class=\"color-censis-light-gray font-weight-light\" href=\"https:\/\/www.censis.it\/welfare-e-salute\/il-capitolo-%C2%ABil-sistema-di-welfare%C2%BB-del-58%C2%B0-rapporto-censis-sulla-situazione\"> Il capitolo \u00abIl sistema di welfare\u00bb del 58\u00b0 Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese\/2024 <\/a><\/h3>\n<p class=\"text-date text-small\">6 Dicembre 2024<\/p>\n<div class=\"main-category text-right\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<article id=\"node-37554\" class=\"node node-press teaser-minimal node-first_level_category node-sticky_home without-main-image clearfix\">\n<div class=\"d-flex mb-3\">\n<div class=\"col col-icon pr-4\">\n<div class=\"type-icon colored bg-color-14 bg-color-by-taxonomy\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"col col-content\">\n<h3 class=\"pb-4\"><a class=\"color-censis-light-gray font-weight-light\" 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dello sviluppo\u00bb del 58\u00b0 Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese\/2024 <\/a><\/h3>\n<p class=\"text-date text-small\">6 Dicembre 2024<\/p>\n<div class=\"main-category text-right\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<article id=\"node-37556\" class=\"node node-press teaser-minimal node-first_level_category node-sticky_home without-main-image clearfix\">\n<div class=\"d-flex mb-3\">\n<div class=\"col col-icon pr-4\">\n<div class=\"type-icon colored bg-color-16 bg-color-by-taxonomy\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"col col-content\">\n<h3 class=\"pb-4\"><a class=\"color-censis-light-gray font-weight-light\" href=\"https:\/\/www.censis.it\/comunicazione\/il-capitolo-%C2%ABcomunicazione-e-media%C2%BB-del-58%C2%B0-rapporto-censis-sulla-situazione-sociale\"> Il capitolo \u00abComunicazione e media\u00bb del 58\u00b0 Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese\/2024 <\/a><\/h3>\n<p class=\"text-date text-small\">6 Dicembre 2024<\/p>\n<div class=\"main-category 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font-weight-bold\">Download<\/h3>\n<div class=\"related-block-content\">\n<article id=\"node-37549\" class=\"node node-download teaser-minimal node-first_level_category node-sticky_home without-main-image clearfix\">\n<div class=\"d-flex mb-3\">\n<div class=\"col col-icon pr-4\">\n<div class=\"type-icon colored bg-color-11 bg-color-by-taxonomy\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"col col-content\">\n<h3 class=\"pb-4\"><a class=\"color-censis-light-gray font-weight-light\" href=\"https:\/\/www.censis.it\/sites\/default\/files\/downloads\/Sintesi%20Considerazioni%20generali%202024.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Il capitolo \u00abLe Considerazioni generali\u00bb del 58\u00b0 Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese\/2024 <\/a><\/h3>\n<p class=\"text-date text-small\">6 Dicembre 2024<\/p>\n<div class=\"main-category text-right\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<article id=\"node-37550\" class=\"node node-download teaser-minimal node-first_level_category 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