{"id":36789,"date":"2026-04-14T11:31:59","date_gmt":"2026-04-14T11:31:59","guid":{"rendered":"https:\/\/filef.info\/?p=36789"},"modified":"2026-07-07T11:33:05","modified_gmt":"2026-07-07T11:33:05","slug":"carlo-levi-60-anni-fa-le-bombe-non-vincono-vincono-i-popoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filef.info\/index.php\/2026\/04\/14\/carlo-levi-60-anni-fa-le-bombe-non-vincono-vincono-i-popoli\/","title":{"rendered":"CARLO LEVI, 60 anni fa: Le Bombe Non Vincono. Vincono i Popoli."},"content":{"rendered":"<header class=\"entry-header mh-clearfix\">\n<p class=\"mh-meta entry-meta\">\n<\/header>\n<div class=\"entry-content mh-clearfix\">\n<figure class=\"entry-thumbnail\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"CARLO-LEVI-1974\" src=\"https:\/\/sp-ao.shortpixel.ai\/client\/to_webp,q_glossy,ret_img\/https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/CARLO-LEVI-1974.png\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<h1><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-53834 aligncenter\" src=\"https:\/\/sp-ao.shortpixel.ai\/client\/to_webp,q_glossy,ret_img,w_589,h_312\/https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/LE-BOMBE-NON-VINCONO-IL-VIETNAM-HA-VINTO-300x159.png\" sizes=\"auto, (max-width: 589px) 100vw, 589px\" srcset=\"https:\/\/sp-ao.shortpixel.ai\/client\/to_webp,q_glossy,ret_img,w_300\/https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/LE-BOMBE-NON-VINCONO-IL-VIETNAM-HA-VINTO-300x159.png 300w, https:\/\/sp-ao.shortpixel.ai\/client\/to_webp,q_glossy,ret_img,w_768\/https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/LE-BOMBE-NON-VINCONO-IL-VIETNAM-HA-VINTO-768x406.png 768w, https:\/\/sp-ao.shortpixel.ai\/client\/to_webp,q_glossy,ret_img,w_794\/https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/LE-BOMBE-NON-VINCONO-IL-VIETNAM-HA-VINTO.png 794w\" alt=\"\" width=\"589\" height=\"312\" \/><\/h1>\n<h1><\/h1>\n<h1 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>Contro la guerra<\/strong> <strong>imperialista<\/strong><\/h1>\n<h3 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>Carlo Levi al popolo di Bari<\/strong><\/h3>\n<h3 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><a href=\"https:\/\/cambiailmondo.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/contro-la-guerra_carlo-levi-al-popolo-di-bari_domenico-rodolfo_1967.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Scarica il testo in PDF<\/a><\/h3>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><em>Discorso di Carlo Levi tenuto a Bari nel foyer del Teatro Petruzzelli il 22 ottobre 1967 (*)<\/em><\/h4>\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-81836 aligncenter\" src=\"https:\/\/cambiailmondo.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/carlo-levi-1974.png?w=450\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" srcset=\"https:\/\/cambiailmondo.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/carlo-levi-1974.png?w=450 450w, https:\/\/cambiailmondo.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/carlo-levi-1974.png?w=150 150w, https:\/\/cambiailmondo.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/carlo-levi-1974.png?w=300 300w, https:\/\/cambiailmondo.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/carlo-levi-1974.png 524w\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"305\" data-attachment-id=\"81836\" data-permalink=\"https:\/\/cambiailmondo.org\/2026\/04\/14\/carlo-levi-60-anni-fa-le-bombe-non-vincono-vincono-i-popoli\/carlo-levi-1974\/\" data-orig-file=\"https:\/\/cambiailmondo.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/carlo-levi-1974.png\" data-orig-size=\"524,356\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"CARLO-LEVI-1974\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/cambiailmondo.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/carlo-levi-1974.png?w=450\" \/><\/figure>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<h1 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><em><strong>Le bombe non vincono. Il Vietnam ha vinto.<\/strong><\/em><\/h1>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><em><strong>Le bombe su Hanoi, sulle citt\u00e0 e sulle campagne escono dalla buia foresta feudale della barbarie, residuo sanguinoso di riti arcaici che rifiutano la storia.<\/strong><\/em><\/h2>\n<div class=\"wordads-ad-wrapper wordads-ad-wrapper--inline\">\n<div class=\"wordads-ad\">\n<div class=\"wordads-ad-title\"><\/div>\n<div id=\"wordads-ad-445871\" class=\"wordads-ad-content\" data-ad-height=\"250\" data-ad-width=\"300\"><\/div>\n<div class=\"wordads-ad-controls\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00a0 \u00a0Cittadini di Bari, cari amici e cari compagni,<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">oggi 22 ottobre \u00e8 il giorno culminante della settimana di lotta americana e mondiale contro la guerra nel Vietnam.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre noi ci troviamo qui insieme, a Washington, a New York, in tutte le citt\u00e0 degli Stati Uniti si raccoglie, ormai numerosa e fatta cosciente della complessit\u00e0 e profondit\u00e0 dei suoi fini, la migliore giovent\u00f9 americana che non si accontenta pi\u00f9 di parole generiche di protesta e di pace, ma vede attraverso un movimento di vera resistenza civile la necessit\u00e0 di una nuova visione dell\u2019America e del mondo. Le prime notizie che possiamo vedere questa mattina sui giornali sono straordinariamente confortanti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E\u2019 l\u2019America cosiddetta del dissenso, l\u2019America dei giovani, quella che si chiama oggi <em>\u201cAmerica dei fiori\u201d<\/em>, che si muove. E se voi soltanto vedete la cronaca, le notizie sommarie che troverete anche sul quotidiano locale, vi renderete conto che sono veramente due nazioni, direi quasi due visioni del mondo che si affrontano oggi sulle strade di Washington.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggete anche il resoconto della \u201cGazzetta\u201d, che certo non \u00e8 tendenziosa, e vedrete in maniera evidentissima questo affrontarsi dei giovani che portano i fiori e che parlano di pace e che irridono ai provvedimenti da guerra civile approntati dalle autorit\u00e0 a difesa del Pentagono con truppe in tuta mimetica, con bombe lacrimogene, con piastre mobili in acciaio elettrizzato, con tutti gli apparati di una tecnica la pi\u00f9 moderna, che diventa veramente qualcosa di assurdo di fronte a questa semplice e giovane e fresca e libera volont\u00e0 dei giovani, dei ragazzi, dei poeti americani.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questa spinta muovono in questo stesso giorno i giovani di tutte le citt\u00e0 del mondo, su tutti i continenti, in tutte le nazioni: da Tokyo, da Londra, da Parigi, da Stoccolma, dalla Germania, dappertutto. E da noi, in Italia, riunioni come la nostra si sono svolte, si svolgono nel senso di una volont\u00e0 comune che si esprime negli atti, che si intende e che si riconosce fraterna, che non ha bisogno di parole, poich\u00e9 in essa si esprime quella amorosa somiglianza che nasce da una esperienza che \u00e9 la stessa in tutti, anche in chi, per tutto il resto, ha idee e interessi diversi e talvolta contrastanti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse \u00e8 per questo senso di una identit\u00e0 universale del tempo e del sentimento, che mi sono risolto ad accogliere l\u2019invito gentilissimo e a venire qui tra voi, qui a Bari dove non ho mai parlato in pubblico e non l\u2019ho mai fatto, chiss\u00e0, forse per un ritegno o un riguardo o un pudore fatto di affetto, di ricordo dei miei anni lontani di oscuro confino meridionale fra contadini, fra uomini che non parlavano. Non parlavano da secoli; dal muto tempo di secoli trascorsi fuori della storia. E ora essi parlano!<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come parlano i loro fratelli di tutti i Paesi del mondo, e una delle parole, forse la parola che li unisce e li tocca e li fa vivi e presenti, \u00e8 quella che noi oggi qui ripetiamo: Vietnam.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualche mese fa ero in Sicilia per la marcia per la programmazione democratica della valle del Belice, di cui certo avrete sentito parlare. Una sera dopo una tappa nei fondi deserti, una tappa di 40 Km., 40 chilometri senza case, senza persone, da Santa Margherita Belice a Roccamena, arrivammo in un paese sperduto di contadini, appunto Roccamena. E\u2019 un luogo remoto che difficilmente si immagina, il pi\u00f9 remoto che veramente possa entrare nella fantasia e nella realt\u00e0, non come un qualcosa a pochi chilometri da Palermo, ma nel centro dell\u2019India o delle Ande boliviane, chiuso nei limiti della solitudine e della mafia.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un locale imbiancato a calce ai contadini qualcuno parl\u00f2 dei problemi locali che erano il contenuto concreto della marcia: le strade, il lavoro, le scuole, la diga, problemi che Danilo Dolci persegue nell\u2019intento di vincere lo spreco economico e lo spreco di energie umane che caratterizza la situazione di quel paese cos\u00ec infelice economicamente: acqua, mafia e tanti problemi hanno la valle del Belice e la Sicilia.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi, ed era notte ormai, si proiettarono diapositive della guerra nel Vietnam, e per poterle proiettare in quel rustico deposito contadino, dovemmo spegnere le altre luci elettriche per utilizzare quel poco di energia che proveniva da una unica presa per alimentare la lampada di proiezione. Un giovane attore nato a Roccamena, che era venuto per l\u2019occasione, lesse un commento alle immagini che si proiettavano, ma per leggerlo dovettero accendere una candela ed a questo lume oscillante della candela la riunione continu\u00f2.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lume di candela, le immagini incerte sul muro bianco e immediatamente un\u2018attenzione profonda, un silenzio fatto di partecipazione riemp\u00ec questa assemblea contadina e insieme nei visi degli uomini, nel brillare degli occhi degli uomini, delle donne, dei bambini che riempivano la sala, si intravide la coscienza dell\u2019unit\u00e0 dei problemi, dell\u2019unit\u00e0 del mondo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non eravamo pi\u00f9 in un villaggio sperduto e isolato in Sicilia, perch\u00e9 quel luogo perduto e dimenticato era diventato per opera di quella coscienza uno dei luoghi veri, un centro vero nel mondo. Ed io sentii quella sorta di felicit\u00e0 che si sente soltanto quando ci si sente nel centro delle cose e nel centro della verit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci fu anche allora, dopo, chi per timore, per vilt\u00e0 \u2014 pi\u00f9 per timore dei potenti -, cerc\u00f2 di protestare e fu (mi dispiace dirlo) il sindaco di Roccamena, che del resto, invece, era per quanto riguarda gli altri problemi, addirittura presidente del Comitato per la valle del Belice, il quale disse che non era nei \u201cpatti\u201d parlare del Vietnam e che quindi lui non si poteva associare, per quanto fosse contro la \u201cguerra\u201d.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, la situazione, l\u00ec, dopo questo momento veramente straordinario di unit\u00e0 degli animi, dei cuori, dei pensieri e dei sentimenti si stava cos\u00ec sciupando. Ma c\u2019era fra noi un vietnamita, Rubamai, un poeta, un rappresentante dei buddisti che vivono fuori del loro Paese. Un piccolo vietnamita che fu forse il solo a fare a piedi tutta la marcia di 180 Km., che con i suoi piccoli piedi fu forse quello che diede l\u2019esempio anche di una resistenza fisica e morale, che forse nessuno aveva in grado cos\u00ec forte.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ebbene Rubamai rispose al sindaco quando si accorse che la situazione diventava cattiva, nel senso che poteva nascere una polemica miserabile, in fondo. Rispose in un modo sorprendente, raccont\u00f2 una parabola. Egli disse: \u00abNel mio Paese cera un professore, uno scienziato, che si rec\u00f2 a trovare il suo maestro che era un grande guru, un santo, un santo buddista, per parlare con lui di varie cose della saggezza; e il maestro, il santo, gli vers\u00f2, come \u00e8 usanza nel nostro Paese, per prima cosa, una tazza di t\u00e8, ma poich\u00e9 parlavano, vers\u00f2, senza fare molta attenzione, troppo t\u00e8 nella tazza, tanto che una parte si vers\u00f2 sul piatto. Il professore, allora, si permise di dire al suo maestro: \u201cMa come, una cerimonia cosi del t\u00e9 \u00e8 qualcosa che va fatta con estrema attenzione in un Paese dove le forme antiche conservano un valore simbolico e religioso!\u201d. Il professore fece notare al maestro: \u201cPerch\u00e9 hai versato il t\u00e8 fuori della tazza?\u201d. E il santo gli disse: \u201cHai ragione. Io ho versato il t\u00e8 fuori, ma non ti preoccupare, perch\u00e9 quello che conta \u00e8 versarlo, e se anche se ne versa troppo non importa, perch\u00e9 quello che conta, quando si versa la verit\u00e0, non \u00e8 di versarne troppa; quello che conta e che almeno una goccia di verit\u00e0 rimanga per noi\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con questa parabola, che fra l\u2019altro ci mostrava con quanta poetica saggezza gli uomini del Vietnam, e con quanto dolce e profondo equilibrio sappiano affrontare delle situazioni che facilmente diventerebbero misere, minute, con questa parabola gli animi si calmarono, non soltanto, ma si ritrov\u00f2, veramente, quella unit\u00e0 che aveva fatto di quella riunione un momento unico e cos\u00ec degno di ricordo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La verit\u00e0, almeno una goccia di verit\u00e0, appare ormai a tutti: la verit\u00e0 dei fatti \u00e8 la verit\u00e0 delle occasioni e dei significati.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Certo occorre che ciascuno si liberi, direi, come qualche secolo fa, in un inverno freddissimo, vicino alla stufa, avvenne di farlo all\u2019autore del <em>Discorso sul metodo<\/em>; che ciascuno si liberi da idee ricevute, delle parole accettate senza il controllo della falsit\u00e0, della propaganda e della diplomazia, e, soprattutto, degli stessi luoghi comuni che, in ciascuno di noi, stanno dentro di noi, che noi non controlliamo; e allora questa verit\u00e0, che ormai si \u00e8 fatta strada in tutto il mondo, sar\u00e0 a tutti ben chiara.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io non intendo qui rifarvi, e neanche accennare, alla storia dei fatti, alla storia del conflitto vietnamita. Voi la conoscete tutti abbastanza per avere un giudizio personale; e del resto non sono questo o quel particolare, questo o quel documento, che possono mutare una realt\u00e0 ormai evidente a tutti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Voglio, invece, parlare un poco con voi del senso e del valore di questo dramma storico, della sua interpretazione, dell\u2019azione dolorosa che ne deriva a ciascuno di noi, a ciascun uomo in un qualunque Paese del mondo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Certo non siamo ancora alla fine della guerra vietnamita; non siamo alla fine dei dolori, delle stragi e dell\u2019eroismo e neppure per quanto ci riguarda quello che noi, poco o molto, modestamente possiamo fare. Molti doveri e molte responsabilit\u00e0 ci aspettano ancora, anzi maggiori doveri e maggiori responsabilit\u00e0, ma possiamo, tuttavia, in un primo bilancio, dire quello che mi dicevano dei vietnamiti, due-tre mesi fa, a Mosca, questa estate.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi dicevano, cio\u00e8, che l\u2019America non pu\u00f2 vincere la guerra. Mi dicevano: 500 mila uomini combattono, americani, nel Vietnam del Sud, e non bastano. I fatti l\u2019hanno dimostrato. Non basterebbe neanche il doppio di uomini per vincere la resistenza Vietcong. Ma poich\u00e9 erano i giorni dell\u2019aumento della \u201cescalation\u201d dei grandi bombardamenti della zona cosiddetta smilitarizzata, e si parlava di una invasione (perch\u00e9 il problema \u00e8 sempre l\u00ec, \u00e8 una possibilit\u00e0 dibattuta dal Pentagono e che con molta facilit\u00e0 potr\u00e0 anche essere tentata), mi dicevano: \u00abSe invadessero il Nord non basterebbe, neanche allora, per vincere la guerra, n\u00e9 mezzo milione, n\u00e9 un milione di uomini. Con un milione di uomini nel Nord si troverebbero nella stessa situazione in cui con mezzo milione si trovano nel Sud. Occorrerebbero allora, probabilmente, altri due milioni di americani, il che, anche alla potentissima America del Pentagono, \u00e8 praticamente impossibile.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Noi \u2014 mi dicevano questi scrittori e combattenti vietnamiti \u2014, sappiamo resistere, sappiamo vivere sotto le bombe: abbiamo imparato a farlo da tanti anni, da quando eravamo bambini, da quando combattevamo contro i francesi; in fondo non conosciamo un altro modo di vita, noi sappiamo vivere nelle buche. I contadini scavano nelle loro capanne delle specie di fosse, e dormono e mettono le loro stuoie e i loro letti sopra queste fosse, e quando arrivano gli aeroplani non hanno neanche bisogno di alzarsi: ribaltano il letto e cadono nella fossa, e sono, gi\u00e0, l\u00ec, protetti contro le bombe.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Noi abbiamo vissuto cosi per vent\u2019anni. Abbiamo imparato a far andare avanti il Paese in tutte le sue forme: a produrre, a lavorare, a studiare nel suolo, a dipingere, a scrivere, a fare l\u2019amore sotto le bombe. Noi possiamo resistere molti anni, noi possiamo resistere per sempre\u00bb.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un sorriso mite, dolce era sui loro visi mentre mi dicevano, senza iattanza e senza presunzione, queste parole eroiche e queste parole di fiducia assoluta che corrispondevano alla verit\u00e0 e che non nascondevano i loro odii, sacrifici, stragi e terribili tragedie. Era un sorriso mite e dolce, ma nello stesso tempo una volont\u00e0 durissima: le bombe non vincono, e, praticamente, possiamo dirlo, il Vietnam ha vinto. Del resto queste stesse cose che mi dicevano questi scrittori e combattenti vietnamiti, voi le potete leggere nelle documentazioni ufficiali, e del resto io non vi star\u00f2 a fare nessuna citazione, ma questa \u00e8 abbastanza interessante, \u00e8 presa da un giornale delle relazioni internazionali: non \u00e8 che il discorso di MacNamara nei riguardi della utilit\u00e0 o meno delle spedizioni, dei bombardamenti nel Vietnam del Nord.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MacNamara (tra l\u2019altro sarebbe interessante, molto, leggere tutto il discorso, ma questo lo potrete leggere voi, dico, a titolo di indicazione), sui vari punti nei quali riconosce, praticamente, il fallimento dei metodi di guerra americani, dimostra la inutilit\u00e0 e lo scarsissimo risultato ottenuto finora da un apparato bellico addirittura unico al mondo nei riguardi del blocco dei rifornimenti ai combattenti nel Sud, e della possibilit\u00e0 di ricevere armi. Ma per quanto riguarda il punto fondamentale, quello che i generali americani ritengono e il presidente Johnson ritiene la ragione, la giustificazione dei bombardamenti indiscriminati delle citt\u00e0 per fiaccare la volont\u00e0 del Nord, lo stesso MacNamara dice: \u00abPer quanto riguarda il fiaccare la loro volont\u00e0, non ho costatato, dai molti rapporti informativi che mi giungono, alcuna prova che mi induca a ritenere che una campagna di bombardamenti meno selettiva [questo \u00e8 lo straordinario linguaggio, e vi pare che questa sia una campagna selettiva!\u2026] non muterebbe la decisione dei leader del Nord Vietnam e del Vietnam del Sud, n\u00e9 dell\u2019appoggio della popolazione.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019economia del Nord Vietnam \u00e8 agricola elementare. La popolazione conosce ben poco di quelle comodit\u00e0 e di quegli agi della vita moderna che la maggior parte di noi, abitanti del mondo occidentale, considera normali. Essa non deve contare, per il suo benessere, sul perfetto funzionamento delle grandi citt\u00e0. Essa pu\u00f2 essere nutrita quasi normalmente, secondo le sue consuetudini, senza dover contare per il trasporto sugli autocarri o sulla ferrovia o sugli impianti per la lavorazione dei viveri. Inoltre attacchi aerei hanno distrutto l\u2019ottantacinque per cento circa della capacit\u00e0 produttiva di energia elettrica del Paese. Ma \u00e8 importante rilevare che un solo nostro impianto, come per esempio la centrale di Alessandria, produce energia in quantit\u00e0 cinque volte superiore a quella prodotta da tutte le centrali elettriche del Nord Vietnam prima dei bombardamenti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A quanto pare, energia elettrica sufficiente ad attivit\u00e0 belliche e servizi essenziali pu\u00f2 essere fornita dai duemila generatori diesel attualmente in funzione. Poi, cosa forse pi\u00f9 importante fra tutte, la popolazione del Nord Vietnam \u00e8 abituata alla disciplina e alle privazioni, e privazioni e morte le sono familiari.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le informazioni disponibili attestano che, nonostante un certo disagio provocato dalla guerra stessa, la popolazione continua ad essere disposta a sopportare le dure condizioni esistenti e ad obbedire agli ordini impartiti dal regime di Hanoi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vi sono ben poche ragioni per ritenere che qualsiasi livello di azione convenzionale aerea e navale (badate, \u201cconvenzionale\u2019\u201d, il che fa supporre anche una possibile intenzione di mezzi \u201cnon convenzionali\u201d che significa \u201catomici\u201d), a meno che non si tratti di bombardamenti sostenuti e sistematici nei centri abitati, toglier\u00e0 ai nord-vietnamiti la volont\u00e0 di continuare ad appoggiare gli sforzi che il loro governo conduce per rovesciare il governo del Sud Vietnam e impadronirsene\u00bb.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo brano abbastanza agghiacciante, per\u00f2, \u00e8 la dimostrazione che gli stessi dirigenti americani hanno oramai chiara coscienza del fallimento della loro guerra, che, cio\u00e8, di fatto e in verit\u00e0, il Vietnam ha vinto, ha gi\u00e0 vinto; ma tuttavia esso pu\u00f2 essere ancora sterminato totalmente, cancellato dalla terra, poich\u00e9 la logica di questa atroce presa di posizione a questo pu\u00f2 portare. Anzi, la costatazione della impossibilit\u00e0 dei mezzi convenzionali usati finora, per quanto di sterminata potenza, pu\u00f2 veramente indurre, come induce, molti di loro, gli uomini del Pentagono, a passare a forme pi\u00f9 atroci e pi\u00f9 tremende, a fare \u201csoluzioni finali\u201d, come diceva Hitler, del problema; e quindi la vittoria, che non \u00e8 solo la vittoria morale del popolo vietnamita, pu\u00f2 essere nello stesso tempo anche la sua fisica fine, per quanto gloriosa possa essere la sua morte.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo l\u2019azione di tutti \u00e8 necessaria, di tutti gli uomini del mondo; e per questa azione, anche qui, possiamo, senza vani ottimismi, dire che il movimento di opinione di tutti i Paesi del mondo ha, in questi anni di azione, anch\u2019esso vinto, anche nel nostro Paese.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io ricordo i primi proclami fatti all\u2019inizio dell\u2019intervento americano armato, con cui pochi intellettuali si rivolgevano al Paese senza sapere se avrebbero trovato una immediata risposta; ma questi appelli non sono caduti nel vuoto, e quei legami internazionali che si cercavano in un primo momento scrivendo proclami o in altri modi di questo genere non avevano neanche bisogno di essere cercati come un qualcosa che non si sapeva esattamente, perch\u00e9 la risposta, spontanea e naturale, venne da tutte le parti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La situazione attuale \u00e8 molto diversa per l\u2019intervento massiccio dell\u2019opinione pubblica, per il movimento dei lavoratori di tutti i Paesi del mondo, dei partiti e, soprattutto, per un fatto di coscienza: oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuno che osi difendere senza riserve la guerra del Vietnam. Io ricordo, appunto, come segno di questo mutamento, la ferma discussione che avvenne al Senato sul bombardamento americano, sull\u2019intervento della flotta americana. Erano i tempi in cui si parlava di comprensione, di difesa (come parla ancora qualcuno) della civilt\u00e0 occidentale, termine senza alcun senso storico e senza alcun valore di pensiero. Tutti i non-pensieri, tutte le non-verit\u00e0, tutte le falsificazioni della servilit\u00e0 mentale e dell\u2019interesse correvano per le bocche di certi politici.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io ricordo che con quella certa, chiamiamola pure ingenuit\u00e0, con cui possono guardare le cose per la prima volta, ero non so se allibito o scandalizzato o nauseato, dopo il discorso di un senatore, di cui non star\u00f2 forse a fare neanche il nome perch\u00e9 si tratta di un morto, per quanto fosse una bravissima persona; ma l\u2019incaricato del partito di maggioranza relativa a discutere il problema era un professore universitario, non so dirvi se fosse di Roma, credo fosse professore di qualcosa come diritto navale, aereo, una cattedra di questo genere, che intrattenne il Senato per un\u2019ora, come una specie, veramente, di moderno azzeccagarbugli, di quelli che ce ne sono col latino dell\u2019avvocato, dell\u2019avvocaticchio, del giurista al servizio di interessi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su una discussione approfondita in termini giuridici sul diritto di rappresaglia navale, perch\u00e9 alcune giunche o barchette del Vietnam avrebbero assalito le grandi portaerei della 7* Flotta degli americani. Ora il povero senatore \u00e8 morto e speriamo che sia in paradiso; ma le cose, grazie ai vietnamiti, grazie alla loro lotta eroica e grazie anche alla solidariet\u00e0 universale, che \u00e8 andata sempre pi\u00f9 isolando questi creatori di guerra e di morte e i loro servi, le cose sono veramente mutate. Non si usa pi\u00f9 neanche il termine \u201ccomprensione\u201d e tutti, oggi, chiedono pi\u00f9 o meno esplicitamente, chiaramente, con maggiori o minori riserve, la fine dei bombardamenti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo chiede, persino, avete visto in questi giorni, l\u2019Internazionale socialista, socialdemocratica, lo chiede anche la Chiesa, in questi giorni, con maggiore energia, devo dire con forse maggiore, direi, sincerit\u00e0, con maggiore rispondenza a un fatto di coscienza e non tanto come una manovra politica. Lo ha chiesto anche il Convegno mondiale dell\u2019Apostolato dei laici. Lo chiede, lo ha chiesto in Parlamento con un discorso del sen. Banfi, un eccellente discorso di quel soldato e antico partigiano, il Partito socialista unificato, il Psu, che \u00e8 partito di Governo; e io credo che, anche se solo a mezza bocca, questo lo chieda anche il nostro ministro degli esteri, on. Fanfani.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una adesione incondizionata alla politica e ai piani del Pentagono dell\u2019aggressione americana \u00e8 oramai ridotta ad astuzie e a battaglie di retroguardia, e si accompagna a cattiva coscienza.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma devo insistere, perch\u00e9 queste cose non avvengono per una libera elezione, ma avvengono, veramente, sotto una pressione che parte da tutti i Paesi, da tutte le classi sociali, da tutti gli uomini di vari partiti, uomini liberi. Devo insistere, ma quello che conta ancora di pi\u00f9 \u00e8 il profondo mutamento, il profondo sviluppo che si riscontra nell\u2019opinione americana. Anche politici responsabili come Fullbright, grande capo del Partito democratico americano, parlano ormai chiaro e vedono chiaro, nei limiti, naturalmente, di una visione del mondo che \u00e8 prettamente anche nazionale e americana.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non possiamo chiedere, naturalmente, a Fullbright di diventare un difensore della rivoluzione; ma, tuttavia, se si scrivono libri come <em>Sull\u2019arroganza del potere<\/em>, noi vediamo che la coscienza della reale natura del conflitto nel Vietnam si fa strada in maniera esplicita. A pagina 130 del suo libro Fullbright dice: <em>\u00abPerch\u00e9 gli americani combattono nel Vietnam? Secondo me per la stessa ragione per cui gli Stati Uniti intervennero militarmente in Guatemala nel \u201954, a Cuba nel \u201961, a Santo Domingo nel \u201965\u00bb<\/em>. E a pagina 131, egli dice: <em>\u00abSi afferma che gli Stati Uniti combatterebbero contro l\u2019aggressione e non contro <\/em><em>l<\/em><em>\u2019ideologia nord-vietnamita, e che se si vuole portare la pace, l\u2019altra parte non dovrebbe fare altro che smettere di fare quello che sta facendo\u00bb<\/em>. Ma che cosa stanno facendo, i vietnamiti, questo non dice Fullbright, lo potete leggere quando volete, cosa stanno facendo i vietnamiti del Nord se non partecipare ad una guerra civile e non in un Paese straniero, ma dall\u2019altra parte di una linea di demarcazione che corre tra due settori dello stesso Paese; una guerra civile, per partecipare alla quale gli americani hanno varcato quindicimila chilometri di oceano. Che cosa farebbero di diverso di quello che fecero i Nordisti con i Sudisti di America un secolo fa, con risultati che adesso ben pochi dei miei amici del Sud rimpiangono. Questo \u00e8 un riconoscimento ben chiaro e abbastanza profondo. Vale a dire che Fullbright, grande dirigente del Partito democratico, riconosce che la guerra del Vietnam, nel Vietnam, ha la stessa natura che aveva avuto la guerra dei Nordisti contro i Sudisti in America, e che quei risultati sono stati per l\u2019America dei risultati positivi di acquisto di libert\u00e0; e non star\u00f2 a continuare a leggervi delle citazioni, ma Fullbright in questo libro riconosce anche l\u2019origine, da quando risale la responsabilit\u00e0 americana dell\u2019intervento, che non \u00e8 questa degli ultimissimi anni. Egli riconosce che l\u2019assistenza militare ai francesi d\u2019Indocina risale fino al 1950.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel settembre del \u201851 gli Stati Uniti sottoscrissero un accordo di assistenza economica diretta al Vietnam e nell\u2019ottobre del \u201852 giunsero a Saigon duecento navi americane che trasportavano aiuti militari; nel \u201852, cio\u00e8, molto prima che cominciasse la guerriglia, l\u2019azione del Vietcong; e del resto, perfino di Ho-Chi-Min, Fullbright parla non come di un fanatico asservito, come dicevano i nostri servi, ai piani palesi di Mao-Tse-Tung, ma come di un patriota. Fullbright, americano, dice: <em>\u00abHo-ChiMin non \u00e8 un supino agente della Cina comunista e tanto meno della cospirazione del comunismo internazionale, della quale si sente tanto parlare; egli \u00e8, invece, un rivoluzionario nazionalista in buona fede, il capo della rivolta del suo Paese contro il colonialismo francese. E\u2019 anche comunista, e questo e il motivo essenziale per cu<\/em><em>i<\/em><em>, almeno sin dal 1950, si \u00e8 dovuto considerare nemico degli Stati Uniti\u00bb.<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E arriva perfino, Fullbright, a intravedere quelle che possono essere le sole possibilit\u00e0 di una soluzione, seria, reale, quando scrive a pag. 143 del libro che vi ho citato: <em>\u00abAttualmente gli Stati Uniti si trovano coinvolti in una guerra di notevoli dimensioni e a esito imprevedibile, contro il comunismo, proprio nell\u2019unico Paese del mondo che si sia scrollato di dosso il peso della dominazione coloniale al seguito di un movimento comunista. Nel Vietnam del Sud come in quello settentrionale i comunisti rappresentano, ancor oggi, l\u2019unica forza politica saldamente organizzata. Tale circostanza \u00e8 contemporaneamente la misura del nostro insuccesso, \u00e8 la chiave della possibile soluzione del problema\u00bb.<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo mi pare che dimostri un mutamento nell\u2019opinione americana in generale; ma gli uomini di cultura libera, gli universitari, gli scienziati, hanno cominciato, seriamente, ad alzare la voce e cercano di distruggere le mistificazioni del potere.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avete tutti letto, probabilmente, quel libretto di Chomsky <em>\u201cThe responsability of intellectuals\u201d <\/em>[La responsabilit\u00e0 degli intellettuali], dove le falsit\u00e0 della propaganda e del luogo comune, del pensiero corrente non controllato, sono smascherate a fondo fino a proporre la resistenza civile come problema di coscienza, il rifiuto del servizio militare, il rifiuto di pagare le tasse, quelle forme che possono, senza impegnare le armi, diventare veramente una protesta nei fatti, una vera protesta nei fatti, una vera protesta civile.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma quello che pi\u00f9 conta, e questo \u00e8 un esempio fra i molti, ed \u00e8 recentissimo, perch\u00e9 questo saggio \u00e8 stato stampato in America, mi pare nel febbraio o nel maggio di quest\u2019anno, e adesso arriva qui tradotto; quello che pi\u00f9 conta \u00e8 che la giovent\u00f9 si muove, e si muove cercando al fondo dei problemi, le cause che vanno al di l\u00e0 della presente guerra. Questa giovent\u00f9 che sente la necessit\u00e0 di risolverle in America, lottando per una societ\u00e0 nuova, non accettando quella forma di societ\u00e0 integrata che si presenta infallibile e giusta e, collegando, sospinta da essa, la fine della guerra con l\u2019affermazione del mondo sulla rivoluzione americana che a sua volta va prendendo coscienza originale come Black Power, come Potere Nero.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora ci domandiamo qual \u00e8 il vero senso di questa protesta universale, di questa svolta di cui vediamo i primi segni e che speriamo si sviluppi fino a conquistare piena coscienza del mondo. Che cosa ha, attraverso il Vietnam, permesso questa iniziale possibilit\u00e0 di un\u2019azione comune in tutto il mondo e fatto intravedere le nuove basi, le nuove idee del mutamento, del progresso, in un periodo di crisi universale delle ideologie e delle vecchie posizioni?<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sono naturalmente, soltanto, ragioni di parte o di partito, e non \u00e8 soltanto l\u2019amore generico della pace che usava muovere sentimentalmente la tradizione anglosassone a qualunque violenza; non \u00e8 soltanto la giusta emozione di fronte agli orrori di una guerra barbara, disumana e ingiustificata, non \u00e8 soltanto lo sdegno, il disprezzo, l\u2019indignazione per la vilt\u00e0 dei metodi, la prepotenza di chi dispone di armi terribili; l\u2019ipocrisia e la falsit\u00e0 dei diplomatici, la vilt\u00e0 dei governanti, l\u2019inganno delle parole stravolte di democrazia e di civilt\u00e0 occidentale, di difesa dei valori culturali, essenziali, che coprono, invece, degli interessi particolari.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E\u2019 tutto questo ed \u00e8 giusto che questo sia: \u00e8 giusto lo sdegno, \u00e8 giusta la rivolta, \u00e8 giusto il sentimento, \u00e8 giusto anche il terrore. Il senso della vita del mondo, la sua stessa sopravvivenza fisica \u00e8 in pericolo; \u00e8 giusto il terrore del napalm, delle armi chimiche, delle graziose bombe a biglie, dei gas, degli elicotteri mortali, degli insetti di acciaio, delle zanzare gigantesche condotte da robot criminali, delle atomiche; \u00e8 giusto l\u2019orrore, pi\u00f9 giusto di una guerra non dichiarata, dei metodi giganteschi di una diplomazia di \u201csupermen\u201d e di \u201c007\u201d, di paranoica fantascienza infantile. E\u2019 giusto l\u2019orrore e la nausea per una concezione della scalata, per un sadismo astratto, che assapora gradino per gradino la propria capacit\u00e0 progressiva di morte. Tutto questo \u00e8 giusto, e ognuno di questi motivi basterebbe a fare sacrosanta la protesta universale; ma vi \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 profondo ancora, di pi\u00f9 radicale e, in un mondo sempre pi\u00f9 consapevole e vero, spinge, come a un dovere, tutti gli uomini liberi all\u2019azione necessaria.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le bombe su Hanoi, sulle citt\u00e0, sulle campagne del Vietnam sono per tutti una specie di barbara fanfara che sembra uscire dalla buia foresta feudale delle barbarie, un <em>hallali<\/em> di caccia dei nuovi signori su un gregge di servi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si pu\u00f2 non sentirlo questo ritorno modernissimo di riti e idoli e sentimenti arcaici, questo residuo, questo ripercorrere antiche strade sanguinose e primitive da cui la storia e la mitologia e il sangue sparso su tutti i campi d\u2019Europa in questi ultimi anni, pareva ci avessero finalmente liberati. Ci troviamo di fronte a tutta la parte negativa di una civilt\u00e0 nuova, il cui carattere fondamentale e costitutivo \u00e8 il rifiuto della storia: una rivoluzione individuale per la quale si annulla il passato per entrare in un presente senza futuro; un puro presente senza limiti dove l\u2019individuo, privato di radici e di personalit\u00e0, si annulla, si fonde e si perde in una identit\u00e0 collettiva di senile potenza, senza storia, cio\u00e8, senza parole espressive, senza religione, senza solitudine e passioni e nessun ideale, senza dolore e senza morte. Cosa manca, io mi domandavo, quando nel \u201947 andai per la prima volta in America, che cosa manca? Sentivo che qualcosa mancava, in una splendida campagna americana.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure era bellissima: alberi meravigliosi, paesaggi splendidi, cielo splendente, variato: che cosa sentivo che mancava? In fondo mancavano gli uomini.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era un Paese dove Ia storia non era passata e dove le cose non avevano ancora un nome. Vale a dire mancavano gli dei, quei dei che sono dentro ogni pietra delle nostre citt\u00e0, dentro ogni albero delle nostre campagne. Questo mondo astorico a contatto con la storia deve distruggerla, oppure ricrearla per s\u00e9, da capo, dai primi sacrifici saturniani, dai primi fratricidi e parricidi e incesti, dal primo accecamento di chi ha commesso la colpa.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste cose io le pensavo allora e ne feci perfino un\u2019immagine in un mio libro inedito, libro, proposta di libro, inizio di libro, che si chiamava appunto <em>Oedipus<\/em>, nel quale veniva raccontata la storia dei rapporti fra l\u2019America e il resto del mondo, fra l\u2019America e l\u2019Europa; questo libro l\u2019ho scritto nel \u201847 sotto una ripresa del mito di Edipo che innocentemente ripercorre, appunto, le strade arcaiche del peccato e della colpa, e deve ripetere tutti i delitti storici, che noi abbiamo nel nostro antico e remoto passato commesso, per riuscire a raggiungere in qualche modo una personalit\u00e0 degna di pensare.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, di fronte a necessit\u00e0 di questo genere noi siamo costretti, noi dobbiamo, siamo portati per forza a fare una scelta: \u00e8 una scelta grave e difficile, \u00e8 una scelta fondamentale. Del resto gli americani stessi l\u2019han fatta, non \u00e8 che le cose siano prestabilite (e noi non parliamo mai in modo manicheo) per cui quello che \u00e8, \u00e8 fatto in quel modo. Sappiamo benissimo come dentro ogni realt\u00e0 ci sia la sua contraddizione e la sua possibilit\u00e0 di rinnovamento, ma questa scelta difficile, fondamentale, tocca tutti gli aspetti della vita, \u00e8 una scelta, per usare un termine che i politici usano molto terra-terra, \u00e8 una scelta di civilt\u00e0, se mi permettete di usare questo gergo; e in fondo non \u00e8 molto lontana da quella scelta che noi abbiamo fatto tutti pochi anni fa, quando di fronte ad altri e diversi metodi di concepire la societ\u00e0 e lo stato, tutti, in Europa e in Italia, abbiamo combattuto o partecipato per la conquista della democrazia; \u00e8 una scelta analoga, forse molto pi\u00f9 difficile ora perch\u00e9, appunto, non \u00e8 una scelta di partito, non \u00e8 una scelta ideologica, \u00e8 una scelta fondamentale fra libert\u00e0 e servit\u00f9, fra due concezioni del mondo. Sarebbe probabilmente un abuso storico voler fare un parallelo fra avvenimenti che sono diversi, ma tuttavia non possiamo non sentirci colpiti da una certa analogia fra quella che \u00e8 stata la guerra partigiana in Italia, che noi conosciamo benissimo, e quella che \u00e8 la guerra partigiana nel Vietnam.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In fondo, senza voler stabilire quei paralleli, in fondo in Italia avevamo, da una parte, i partigiani, i comunisti, i gruppi di Giustizia e Libert\u00e0, i socialisti, i senza partito e le forze religiose anche, che in Italia erano cattoliche; e nel Vietnam ci sono i partigiani del Vietcong e le forze religiose che laggi\u00f9 sono i buddisti, e dall\u2019altra parte noi avevamo le Brigate Nere della Repubblica Sociale, e l\u00e0 hanno KaoKy e gli altri dirigenti di Saigon; e gli stranieri: l\u00e0 gli americani e noi avevamo i tedeschi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora anche le teorie di aggressione non hanno un\u2019assoluta differenza, perch\u00e9 qui abbiamo la \u201cescalation\u201d e allora avevamo Mein Kampf, la quale non \u00e8 altro che una teoria della \u201cescalation\u201d, della scalata, per conquistare pezzo per pezzo, con una progressiva, appunto, scalata di guerra, per conquistare l\u2019Europa prima e poi il mondo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come allora, noi dobbiamo fare una scelta di civilt\u00e0. Quella che si vuole imporre oggi \u00e8 forse pi\u00f9 pericolosa. La civilt\u00e0 che ci \u00e8 proposta oggi dal gruppo dirigente americano, \u00e8 forse pi\u00f9 pericolosa di quella che ci era proposta allora con le armi dai dirigenti della Germania, perch\u00e9 \u00e8 apparentemente affascinante, \u00e8 ricca di seduzioni, di merci, di vantato benessere, di vantata democrazia, \u00e8 ricchissima di parole, ma pi\u00f9 sottilmente metamorfosamente e pi\u00f9 realmente alienante di quella.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si trasforma qui materialmente l\u2019uomo in saponetta o in paralume, ma lo si trasforma (non solo i nemici ma tutti gli alleati, anche gli americani stessi, tutti gli uomini li si trasforma) in merce, in cosa, in oggetto, in numero di economia di mercato, in astratti consumatori, in elementi di un calcolo, in un tragitto senza fine e che non pu\u00f2 fermarsi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se per questo, per ottenere questo, basta l\u2019applicazione di un sistema che non lascia nulla di fuori, di una organizzazione sottilmente totalitaria, senza alternative, di una societ\u00e0 totalmente integrata, allora si parla di democrazia, di valori dello spirito, della libert\u00e0, ma quando non basta \u00e8 la guerra, il genocidio, l\u2019illimitata affermazione della potenza.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo il Vietnam \u00e8 oggi il simbolo e il centro di una lotta che comprende, che soffre, che muove tutti gli uomini, di una guerra che non si svolge soltanto sui campi di battaglia, nelle risaie, nelle giungle e nelle citt\u00e0, ma nel cuore di tutti gli uomini, nella loro vita quotidiana, nella vita privata e familiare, nei loro costumi, nel loro sentimento, nella scienza e nell\u2019arte, nel rapporto con la natura, nel pensiero, nel lavoro; nella difesa delle nostre radici storiche, della nostra indipendenza, della nostra autonomia, della nostra lingua stessa, della nostra storia.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Vietnam non \u00e9 pi\u00f9 un luogo lontano e la sua guerra non \u00e8 pi\u00f9 una guerra remota\u2026 L\u2019intervento americano ha fatto dell\u2019eroica guerra partigiana di indipendenza nazionale, di liberazione sociale del Vietnam, un momento di una guerra pi\u00f9 vasta che tocca ormai tutti i popoli del mondo, per i quali tutti e non solo per la loro piccola patria, si sparge ora il sangue dei martiri vietnamiti. La scalata, la escalation \u00e8 il metodo dichiarato e sistematico di un piano di dominio universale che non tiene conto delle civilt\u00e0 particolari della storia. La scalata al potere su tutta la terra, di cui i contadini vietnamiti sono oggi le ultime vittime, nasce da una spietata logica interna di interessi, di ideologia, di attivismo espansivo, di forza, e tende a costruire sulle rovine degli imperi, rovina storica degli imperi e degli stati, un grande, un unico impero illimitato e tecnologico. Si avvale questa volta dei mezzi pi\u00f9 diversi: le armi e la propaganda, la violenza e gli aiuti economici, e i colpi di stato e l\u2018industria culturale, i prodotti di consumo di massa e la pressione e la corruzione dei governi, le alleanze e i fumetti, la falsa filantropia degli aiuti e la strage. Persegue la sua opera sotto tutti i cieli, su tutti i continenti, dal Vietnam a Santo Domingo, al Venezuela, Cuba, l\u2019Argentina, la Bolivia, all\u2019Indonesia, al Congo e anche ai vecchi Paesi d\u2019Europa. Questo piano di dominio illimitato e totalitario che si serve di strumenti pi\u00f9 moderni e armi potenti di quello nazista, sostituendo alle arcaiche teorie razzistiche quelle di una societ\u00e0 integrata e affermando come quello la mistica di una missione, \u00e8 dovuto non tanto, come si usa dire, ai limitati gruppi di potere che governano oggi gli Stati Uniti, ma alla struttura stessa astorica di quella societ\u00e0, di quella societ\u00e0 di pura potenza. Altre volte, nella mitologia, i giganti hanno voluto dare la scalata al cielo, e nella storia tanti imperi sono crollati. Ora un altro impero, il pi\u00f9 potente, il pi\u00f9 totale, il pi\u00f9 alienante di tutti si cerca, ora di fondare.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli stessi americani non vogliono, gli americani liberi, dell\u2019America del dissenso, come si suol dire, non vogliono questo impero, vogliono essere soltanto una grande nazione libera; ma i dirigenti, i rappresentanti, i portavoce, strumento delle strutture di quella societ\u00e0, delle strutture attuali di quella societ\u00e0, vogliono questo potere imperiale di interessi, di potenza, di sviluppo economico senza limiti, e lo nascondono sotto la pretesa mistica di una missione di democrazia e di libert\u00e0. Le esperienze ci hanno ammaestrati contro i portatori di missioni e contro gli imperi dei padri travestiti da fratelli; ma nessuno potr\u00e0 fermare, nessuno potrebbe fermare la forza terribile di cui si vale questa struttura diretta da questo gruppo di potere, se non una forza maggiore di essa, altrimenti questo tentativo non trover\u00e0 ostacoli e i suoi alleati saranno i suoi servi. Anche per il nostro Paese l\u2019autonomia, l\u2019indipendenza nazionale, le tradizioni di cultura e di vita, le possibilit\u00e0 di essere padroni del nostro destino saranno annullate e distrutte e, in fondo, in termini pi\u00f9 semplici, sentivo l\u2019altra sera una dichiarazione di voto di Ferruccio Parri al Senato, in cui questa preoccupazione profonda era con dolore, con agitazione, ma con una profonda seriet\u00e0, espressa. Ebbene disse: <em>\u00abI modi sono diversi. Voi dite che qui in Europa l\u2019America fa una politica di alleanza, di appoggio, di sostegno, di democrazia; ma resta vero che in Asia fa la politica opposta, perch\u00e9 l\u00e0 non pu\u00f2 fare che questa politica; e chi ci garantisce della politica che fara domani con noi? In un qualunque momento le cose si possono mutare anche in Europa; in alcuni casi la politica americana \u00e8 stata di carattere asiatico\u00bb.<\/em> Un uomo moderato, ma un grande democratico, un grande uomo di libert\u00e0 come Parri, senza polemizzare, \u00e8 arrivato a questa coscienza e l\u2019ha espressa in una maniera che era veramente scottante. Per questo la guerra del Vietnam \u00e8 la nostra guerra e le sue sorti segneranno, in bene o in male, anche il nostro destino.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma nessuno potr\u00e0 fermare la sterminante macchina di guerra americana se non una forza maggiore di essa, e questa forza maggiore che sola pu\u00f2 garantire in modo enorme e totale e democratico la libert\u00e0 dell\u2019uomo, tuttavia esiste. Evento fondamentale del nostro secolo, gli avvenimenti degli ultimi anni la mostrano ormai chiaramente: non sono le armi, sono anche le armi, secondo chi le impugna; ma \u00e8 la forza dei piccoli, la forza di coloro che con un atto di volont\u00e0 e di espressione nuova si affacciano, dopo secoli, alla storia, \u00e8 la forza dei popoli nuovi, \u00e8 la forza delle generazioni nuove: la forza dei giovani \u00e8 una forza di vita morale che \u00e8 e che diventa anche una grandissima forza politica.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se ne avvedono anche i portavoce dell\u2019esercito americano quando scrivono con un certo realismo: <em>\u00abIl nostro problema<\/em> \u2013 questo \u00e8 uno del Pentagono che scrive \u2013 <em>il nostro problema consiste nel combattere <\/em><em>n<\/em><em>on una grande potenza militare, ma con una scarsa forza politica, <\/em><em>ma <\/em><em>un avversario dotato di una modesta forza militare ma con una enorme potenza politica\u00bb.<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E questa, questa guerra, che lo stesso Pentagono definisce con esattezza in questi termini, questa guerra fra la pura potenza militare e la forza di chi entra autonomamente nella storia e nella vita, \u00e8 una guerra civile, una guerra civile che si svolge nell\u2019interno di ogni uomo in questo secolo, \u00e8 una guerra civile, come dice lo stesso Fullbright nel brano che prima vi ho letto, nel quale paragonava la guerra nel Vietnam alla guerra civile americana, una guerra civile creatrice.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del resto, il nostro secolo, in ogni campo e molto di pi\u00f9 dopo l\u2019inizio dell\u2019era atomica, \u00e8 il secolo delle guerre civili: ch\u00e9 se mi permettete un gioco di parole, guerra civile significa anche \u201cguerra civile\u201d, cio\u00e8 guerra non barbara.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le altre guerre son tutte barbare, tutte le guerre sono barbare, ma la guerra civile ha in s\u00e9 degli elementi sul piano civile, non soltanto perch\u00e9 si svolge tra i cittadini ma perch\u00e9 \u00e8 veramente, pu\u00f2 essere, un modo di civilt\u00e0.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guerra civile \u00e8 stata la Resistenza in Europa, in Italia, la guerra partigiana, come lo \u00e8 la guerra nel Vietnam; e la sua forma, la forma pi\u00f9 recente, pi\u00f9 vera, la guerra civile, \u00e8 la guerriglia, quella che ha trovato il suo precursore, il suo teorico e il suo martire in Che Guevara, questo maggiore Pisacane della sicura rivoluzione latinoamericana.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel Vietnam si affronta la nuova forma civile della guerriglia che mette a confronto questa forma della guerriglia civile con la forma pi\u00f9 avveniristica e pi\u00f9 barbara della vecchia guerra incivile, ma il peso della potenza come violenza \u00e8 inaccettabile oramai dall\u2019uomo, ha il senso di una totale estraneit\u00e0, e questo peso della macchina americana \u00e8 sentito come un qualcosa che appartiene a un residuo storico intollerabile.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vietnamita \u00e8 anche all\u2019aspetto leggero e senza peso, cio\u00e8 senza potenza: \u00e8 tutto coscienza, \u00e8 tutto intima libert\u00e0, e dimostra che il mondo contadino vince anche morendo e che la potenza, la violenza \u00e8 troppo grande, \u00e8 troppo grossa, \u00e8 troppo estesa, \u00e8 troppo pesante per poter colpire la sua estrema sottigliezza toccata dalla grazia.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricordo che c\u2019\u00e8 un personaggio nell\u2019antico e classico teatro cinese che io vedevo comparire sempre in quegli antichi drammi eroici, e questo personaggio e chiamato il <em>\u201cRe delle scimmie\u201d<\/em>, ma questo Re delle scimmie rappresenta simbolicamente il popolo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo Re delle scimmie, leggero, aereo, saltellante, inafferrabile dai guerrieri in armatura, dagli imperatori, dai generali in catafratti, vince, vince sempre, nei vecchi drammi del periodo delle monarchie cinesi, perch\u00e9 \u00e8 appunto qualcosa che non segue le regole del peso e della potenza; \u00e8 qualcosa che segue gli sviluppi, gli sviluppi aerei della fantasia e della libert\u00e0, \u00e8 qualcosa che rappresenta effettivamente la capacit\u00e0 creativa del popolo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, una guerra civile \u00e8 la guerra del Vietnam, come era la nostra guerra partigiana; una guerra civile, se vogliamo estendere il termine, il senso del termine, anche quando non si combatte con le armi direttamente, una guerra civile \u00e8 forse anche quella a cui assistiamo nelle sue forme iniziali oggi negli Stati Uniti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perfino questa mattina sul vostro quotidiano locale questo termine di guerra civile \u00e8 esplicitamente portato, dove si parla di MacNamara che sta al balcone a guardare i 100 mila giovani che si avvicinano agli sbarramenti che dovrebbero impedire a questi di arrivare, e Johnson che a un altro balcone aspetta con preoccupazione e che prepara delle armi per reprimere ogni possibilit\u00e0 di questi giovani cosiddetti <em>\u201cdei fiori\u201d<\/em> che arrivano portando fiori.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche questa \u00e8 probabilmente una forma di guerra civile.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dove essa porti, fin dove essa giunga, se essa arriver\u00e0 veramente a modificare una cos\u00ec potente e monolitica struttura come quella della civilt\u00e0 americana di oggi, noi non possiamo prevedere.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Certo per modificare quelle strutture e quegli ideali della civilt\u00e0 americana astorica, della sua concezione di vita, non bastano queste dimostrazioni ma si richiede una profondissima rivoluzione, e le forze che sono gi\u00e0 in gioco in America sono appena iniziali; ma certo che fa impressione la possibilit\u00e0 di forza rinnovatrice in Inghilterra e in America e l\u2019impressione che oggi \u00e8 vivissima ma che si poteva avere anche qualche anno fa, quando io andai appunto in America per la prima volta: ebbi direttamente questa sensazione che gli unici europei, come si diceva allora in maniera paradossale, che ci fossero negli Stati Uniti erano i negri, gli unici capaci, cio\u00e8, domani di rovesciare in qualche modo le strutture di una societ\u00e0 integrata. Ora l\u2019America di oggi, dentro la sua terribile forma monolitica, \u00e8 tuttavia piena di eroi e piena di poeti: da Ginsberg a McKay, di uomini che rompono creativamente la sua compattezza senza alternative.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa loro guerra condotta in campi cosi diversi, dal problema negro alla poesia, \u00e8 la stessa in altre forme meno cruente di quella dei contadini del Vietnam, di quella di Che Guevara, di quella di tutti coloro che vogliono costruire le forme nuove della libert\u00e0.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diceva Bertold Brecht, parlando dell\u2019America, di un\u2019America che egli considerava diabolica, che noi non consideriamo diabolica in eterno e per definizione, di cui noi conosciamo la possibilit\u00e0, anche la possibilit\u00e0 di prima fila, di una lotta per la libert\u00e0, ma le difficolt\u00e0 anche, la contraddizione interna da cui queste difficolt\u00e0 sono nate, diceva in una poesia Bertold Brecht, <em><strong>\u201cMeditando sull\u2019inferno\u201d<\/strong><\/em>:<\/p>\n<div class=\"wordads-ad-wrapper wordads-ad-wrapper--inline\">\n<div class=\"wordads-ad\">\n<div class=\"wordads-ad-controls\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00ab[\u2026] meditando, mi dicono sull\u2019inferno il fratello mio <\/em><em>Shelley<\/em><em> trov\u00f2<\/em><em> che era un luogo pressappoco simile alla citt\u00e0 di Londra.<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Io che non vivo a Londra ma a Los Angeles trovo meditando sull\u2019inferno, che deve ancora di pi\u00f9 assomigliare a Los Angeles.<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Anche all\u2019inferno ci sono, non ne dubito, questi giardini lussureggianti con fiori grandi come alberi che per\u00f2 appassiscono senza indugio se non si innaffiano con acqua carissima.<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>I mercati con carrettate di frutta, che per\u00f2 non ha odore n\u00e9 sapore, e interminabili file di auto pi\u00f9 leggere della loro ombra, pi\u00f9 veloci di stolti pensieri, veicoli luccicanti in cui gente rosea che non viene da nessuna parte, non va da nessuna parte; e case costruite per uomini felici, quindi, vuote anche se abitate\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E ancora in un\u2019altra poesia, <em><strong>\u201cQuesto voglio dire\u201d<\/strong><\/em>: \u00abChe cosa possiamo dire all\u2019America \u2013 diceva Brecht negli anni in cui viveva in America durante la guerra \u2013 mi chiedevo perch\u00e9 parlare con loro?\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00abComprano il sapere per venderlo; vogliono sentire dove si sapeva a buon mercato da vendere a caro prezzo.<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Perch\u00e9 dovrebbero voler sapere ci\u00f2 che parla contro la compra e la vendita?<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Vogliono vincere, contro la vittoria, non vogliono saper nulla.<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Non vogliono essere oppressi, vogliono opprimere.<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Non vogliono il progresso, vogliono il vantaggio.<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sono obbedienti a chiunque prometta loro il comando.<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Si sacrificano affinch\u00e9 resti la pietra sacrificale\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora qualcosa c\u2019\u00e8 di nuovo anche nell\u2019America. Il Vietnam, in verit\u00e0, la grande verit\u00e0 che riunisce tutti noi, che ci da dei doveri e delle responsabilit\u00e0, \u00e8 questa: che il Vietnam si sacrifica e forse domani, con lui, si sacrificheranno anche i nuovi giovani americani, bianchi e neri; il Vietnam si sacrifica perch\u00e9 non resti, se non nel ricordo, alcuna pietra sacrificale in un mondo di nuova libert\u00e0.<\/p>\n<div class=\"wordads-ad-wrapper wordads-ad-wrapper--inline\">\n<div class=\"wordads-ad\">\n<div class=\"wordads-ad-title\"><\/div>\n<div id=\"wordads-ad-483328\" class=\"wordads-ad-content\" data-ad-height=\"250\" data-ad-width=\"300\"><\/div>\n<div class=\"wordads-ad-controls\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>*)<\/strong><\/em> \u2013 <em>Conferenza tenuta da Carlo Levi a Bari nel foyer del Teatro Petruzzelli il 22 ottobre 1967.<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il testo \u00e8 tratto da <strong>EMIGRAZIONE Filef,<\/strong> n. 12 \u2013 Dicembre 1975, rivista mensile della FILEF.<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il numero del mensile era dedicato a Carlo Levi, scomparso il 4 gennaio di quell\u2019anno.<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nel 2003, mentre era in corso la guerra di aggressione Usa all\u2019Iraq, Domenico Rodolfo, presidente della Filef Puglia, ne ha curato un\u2019edizione speciale per Schena Editore, con una breve introduzione, altrettanto attuale, che riportiamo di seguito.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Contro la guerra. Carlo Levi al popolo di Bari<\/strong><\/h2>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>di Domenico Rodolfo<\/strong><\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lupo chiar\u00ec all\u2019agnello che beveva a valle di non poter tollerare oltre che gli si intorbidisse l\u2019acqua.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Popolo iracheno avvisato, mezzo salvato!<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bush invita gli ispettori ONU a spicciarsi e trovare le armi letali, da la sua parola d\u2019onore che ci sono, Berlusconi giura sulla testa dei cinque figli e di un nipote.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 2003, quando studieranno la storia, sar\u00e0 ricordato come l\u2019anno della guerra per il petrolio spacciata per guerra al terrorismo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il disastro dell\u201911 settembre 2001, se da un lato fu vera tragedia, dall\u2019altro permise a Bush junior, Presidente-per-il-rotto-della-cuffia, di diventare capo reale dell\u2019Impero.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La guerra all\u2019Iraq fa mettere le mani sul petrolio, fa azzerare lo stock di bombe a magazzino, spinge alla risalita il ciclo economico con l\u2019aiuto della svalutazione del dollaro, cosa volere di pi\u00f9?<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altro risultato non piccolo, il passaggio dal diritto internazionale alla legge della giungla, ora finalmente consacrata globalmente.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono un dettaglio i lutti che procurer\u00e0 ai nostri paesani iracheni stretti sotto il tallone dal dittatore Saddam Hussein, che, riteniamo, non sar\u00e0 toccato dalle bombe \u201cintelligenti\u201d. Le centinaia di migliaia di sciiti e curdi, vittime del dittatore, rimarranno invendicate.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quante migliaia di morti: vecchi, bambini e donne, militari iracheni e giovani statunitensi?<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Occidente, nell\u2019occasione, la democrazia non far\u00e0 molti passi in avanti, anzi. Si sa come vanno queste tragedie, la certezza \u00e8 solo per la data d\u2019inizio. Dopo si contano le ferite e gli arretramenti: quelli della democrazia, della qualit\u00e0 della vita di persone e popoli, ma sempre meglio della gragnuola di bombe sulla testa come avverr\u00e0 in Iraq. Gi\u00e0 in tempo di pace, la vita di ciascuno \u00e8 talmente inverosimile che ci costringe ad attardarci e sperare che qualcuno battendoci la mano sulla spalla c\u2019inviti a svegliarci, che \u00e8 tutto uno scherzo! L\u2019inverosimiglianza di questo evento sciagurato ci costringe ad una ricerca molto difficile di parole e di frasi idonee a descriverlo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni generazione ha, purtroppo, qualche Capo ammalato che vuole un posto al sole, un pezzo di Carso, il giacimento di petrolio pi\u00f9 importante per s\u00e9 o per i compari, quello di platino o la eliminazione di certe persone malfidate o vuol farci diventare un popolo nerboruto e vitaminico tutto casa, business e inno nazionale. La quasi totalit\u00e0 delle persone preferirebbe astenersi, la sua vita gli basta cosi com\u2019\u00e8, magari con qualche agio in pi\u00f9, l\u2019invidia del vicino di casa o una donna che gli sorrida!<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma dove sta scritto che miliardi di persone provate da problemi di sopravvivenza, solo un quinto delle quali sbarca il lunario decentemente, in termini \u201cstatistici\u201d, debba introitare questo disorientamento e sconforto senza poter scorgere una condizione d\u2019uscita per i problemi che li attraversano nella carne e nell\u2019anima e per decisioni prese sulla loro testa?<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un futuro di guerra a tempo indeterminato ci annuncia il Presidente texano con quella sua faccia vieppi\u00f9 intransitiva. Precariet\u00e0 sempre pi\u00f9 spinta, questo l\u2019ideale demoniaco da trasmettere alle nuove generazioni? Lungi da noi un antiamericanismo d\u2019accatto, eleviamo forte la nostra voce unitamente alla maggioranza della popolazione mondiale. Il Papa, i governi di Germania, Francia e Benelux hanno tenuto fino ad ora un atteggiamento corretto e alto, cui s\u2019\u00e8 contrapposta la disinvoltura gregaria dei vari Blair (gli intimi lo chiamano familiarmente \u201cvasellina\u201d) e Aznar, fino al Berlusconi e ai quattro capi di Stato dell\u2019Est invasi da recente democrazia.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quale miscela esplosiva potr\u00e0 causare la guerra tra il Paese pi\u00f9 ricco del mondo e un Paese povero e disgraziato? E se prendesse piede (Dio abbia piet\u00e0 di Bush e dei suoi famigli) una guerra di religione tra Islam e Cristianesimo con corollario di attentati terroristici di ogni sorta?<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILEF-PUGLIA vuole dare il suo contributo contro questa guerra folle e sciagurata che sembra alle porte. Ripropone oggi il discorso di Carlo Levi, fondatore e primo Presidente di FILEF, dalla cui paterna amicizia traemmo beneficio in anni oramai lontani. Vi riproponiamo pari pari, a 35 anni di distanza, la comunicazione che Levi volle fare ai giovani e al popolo di Bari, dato che il discorso conserva intera una straordinaria attualit\u00e0 (Ricordo di Carlo Levi, 4 gennaio 1975, a cura di Luigi Boccasile, Enzo Mazzoccoli, Nelly Rettmeyer e Domenico Rodolfo). Ci parla della guerra nel Vietnam, quella volta in cui i militari statunitensi furono costretti a riavvolgere la bandiera a stelle e strisce e tornarsene a casa.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riteniamo sia interesse anche degli USA venire fermati in questa folle guerra e ridare finalmente forza e centralit\u00e0 all\u2019ONU.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come \u00e8 interesse anche degli Stati Uniti contrastare per davvero il loro modello di sviluppo vincente nel medio periodo ma distruttivo in ogni senso a lungo termine. N\u00e9 pensiamo, infine, che la pratica imperiale e salvatica sia un dato definitivo e immodificabile della politica USA.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con Clinton si dormiva la notte, con i petrolieri texani e capi di governo \u201cvalletti\u201d l\u2019inquietudine regna sovrana.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 15 febbraio <em>(2003, ndr)<\/em> le piazze di tutto il mondo hanno segnato un evento memorabile; milioni e milioni di persone hanno testimoniato con gioia e con determinazione la volont\u00e0 di vita e la ricerca di un mondo di nuova libert\u00e0.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ritroviamoci ancora, ritroviamoci presto.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nota<\/strong>:<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alle anime belle chiariamo che il prossimo avversario dell\u2019Impero sar\u00e0 l\u2019Europa, che verr\u00e0 affrontata certo senza bombe ma con una guerra economica di inaudita violenza.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I figuranti dei governi europei \u201cpi\u00f9 amici\u201d sono avvertiti.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Contro la guerra imperialista Carlo Levi al popolo di Bari Scarica il testo in PDF Discorso di Carlo Levi tenuto a Bari nel foyer del Teatro Petruzzelli il 22 ottobre &hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-36789","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-uncategorized"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36789","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=36789"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36789\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":36790,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36789\/revisions\/36790"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=36789"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=36789"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/filef.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=36789"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}