Il dibattito svoltosi a Matera il 18.11.2025 sulla ricerca della nuova emigrazione al femminile
Dalle migrazioni oltreceano, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, a quelle interne al Paese, le donne sono state protagoniste attive della storia delle migrazioni. Per questo la FILEF ha realizzato una raccolta di storie di giovani donne italiane emigrate all’estero, intervistando donne emigrate in Europa e in Sud America dal 2008 a oggi.
L’e-book, frutto di questa ricerca, è stato presentato al pubblico martedì 18 novembre presso il Palazzo della Provincia di Matera. L’evento ha visto un dibattito, moderato dall’attivista e studiosa di genere Chiara Saponaro, che ha riunito le studiose e le autrici dell’indagine per un confronto approfondito sul tema della migrazione femminile contemporanea.
Guardando alle statistiche, sono sempre di più le donne che con un “biglietto di sola andata” lasciano il paese natale e intraprendono un percorso migratorio volto a realizzare le loro aspettative. Questa tendenza conferma ampiamente la funzione emancipatrice della migrazione, permettendo alle donne di superare i limiti imposti dalla cultura d’origine e di affermare la propria autonomia.
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Abbiamo interrogato le donne su come abbiano mosso i primi passi, sullo stato dei diritti nel paese ospitante, sul loro grado di soddisfazione rispetto al lavoro, il loro impegno, l’attivismo, la militanza politica, il periodo del covid e infine il legame con l’Italia – afferma Elisa Castellano, coordinatrice dell’Indagine. L’emigrazione femminile che è rimasta per molto tempo un’appendice di quella maschile diventa adesso il racconto di un’avventura vissuta il più delle volte da sola o con un’amica, senza sostegno istituzionale delle autorità italiane e spesso senza nessun contatto nel Paese in cui ci si reca.
Le impressioni sui diritti sociali e civili nel Paese di arrivo – racconta Erika Bucca, sociologa e co-autrice della ricerca – è che siano più consolidati rispetto all’Italia, sia i diritti delle minoranze, delle donne che i diritti sul lavoro. Gran parte delle intervistate non si è confrontata con bisogni tali da farle interrogare sullo stato dei diritti nel Paese ospitante. Questo fa pensare che non sentano come discriminante la loro condizione di straniere e che sui diritti si riflette per lo più quando sono negati.
Alba Grazioli, ricercatrice in gender studies, ha passato in rassegna le parole utilizzate per definire chi emigra oggi – emigrante, expat, spatriat* – e gli immaginari culturali legati all’emigrazione (la valigia di cartone, la rappresentazione subalterna di italiani* all’estero) che traspaiono, tra l’altro, dalla produzione letteraria di donne italiane all’estero.
Le variabili da prendere in considerazione per offrire approccio intersezionale – continua Grazioli – al tema sono quelle identitarie come classe, processi di razzializzazione, cittadinanza e orientamento sessuale, che ci mostrano che dietro la ricerca di un lavoro migliore ci può essere il bisogno o il desiderio di sfuggire a etichette culturali “castranti”.
Gli studi e le ricerche dell’IPSAIC (Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea) sull’emigrazione affrontano le caratteristiche dei processi migratori di ritorno, focalizzandosi sul ruolo attivo delle donne in questi processi. Anna Gervasio, direttrice dell’IPSAIC, ritiene che tali processi possano essere riconsiderati come elementi propulsori di rinnovamento rispetto ai grandi problemi del Mezzogiorno come lo spopolamento delle aree interne, “fermo restando che alla base si deve difendere la libertà di movimento quale principio imprescindibile, il diritto alla mobilità e l’accoglienza in una comunità salda”.
Antonio Sanfrancesco, Filef Basilicata, conclude i lavori con un plauso all’analisi emersa dal dibattito odierno che merita certamente ulteriori approfondimenti. Il fenomeno dell’emigrazione italiana rappresenta una priorità per il futuro, e la sua dimensione femminile costituisce un pilastro della ricerca avviata dalla Filef.
L’indagine Esperienze migratorie di giovani donne italiane ci restituisce l’immagine di un’Italia economicamente e socialmente stagnante. Tuttavia, il rapporto non è solo una constatazione ma un monito urgente e uno strumento programmatico indispensabile. Fornisce infatti le basi per definire politiche attive e mirate, finalizzate a rendere il ritorno in Italia non un sogno astratto, ma una scelta concreta e sostenibile per le giovani donne.
(Erika Bucca)
22 novembre 2025

